Paolo Vineis

È professore oridnario di Epidemiologia Ambientale presso l'Imperial College di Londra e responsabile dell'Unità di Epidemiologia Molecolare ed Esposomica presso l’Italian Institute for Genomic Medicine – IIGM (Torino). Svolge ricerca nel campo dell'epidemiologia molecolare e le sue attività più recenti si concentrano sull'analisi di biomarcatori di rischio di malattia, su esposizioni complesse e su marcatori intermedi derivati dall’uso di piattaforme omiche in ampi studi epidemiologici. Tra le sue attività si annoverano anche ricerche sull'effetto del cambiamento climatico sulle malattie non trasmissibili in Bangladesh. È coordinatore di due grandi progetti finanziati dalla Commissione europea: Exposomics (sugli effetti molecolari dell’inquinamento atmosferico) e Lifepath (H2020, su disuguaglianze socioeconomiche ed invecchiamento), entrambi basati sull’utilizzo di tecnologie omiche; è inoltre coordinatore o co-investigator in altri progetti internazionali. Ha al suo attivo più di 950 pubblicazioni su riviste come Nature, Science, Lancet e Lancet Oncology (H-index 121), nonché autore del libro : “Health without Borders. Epidemics in the Era of Globalization” (Springer ed, 2017).

Un dibattito tra esperti sull’epidemia

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Quarantena di massa yo-yo per un anno?

Lo studio di Neil Ferguson di Imperial College e colleghi, basato anche sui drammatici dati italiani e rivolto ai governi del Regno unito e degli Stati Uniti, ipotizza uno scenario di “quarantena di massa” molto esteso nel tempo per fronteggiare l’epidemia montante di COVID-19. Abbiamo riassunto lo studio e chiesto ad alcuni esperti italiani il loro parere, nello stile del Science media center britannico (1), sperando di contribuire a un dibattito approfondito su misure che potrebbero riguardare anche il nostro Paese.

Avete capito bene. Secondo uno studio, condotto su dati in UK and USA, reso noto ieri e firmato dal noto epidemiologo dell’Imperial College Neil Ferguson, per evitare il peggio la soluzione più efficace potrebbe essere quella di proseguire con un isolamento collettivo fino a luglio. Poi interromperlo per un mese. Quindi riprenderlo per due mesi. Poi interromperlo per un altro mese. Poi riprenderlo di nuovo per due mesi.

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È pandemia, e le incertezze sul futuro restano

L'OMS ha formalmente etichettato come pandemia l'epidemia di Covid-19. restano però delle domande aperte su come questa evolverà in Italia; incertezze piccole e grandi, intrinseche all'epidemia. Ma scopo della ricerca è ridurre il più possibile il margine d'incertezza.
Crediti immagine: Vektor Kunst/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ieri l’Organizzaione Mondiale della Sanità ha formalmente etichettato l’epidemia di Covid-19 come pandemia. Significa che l’epidemia si sta generalizzando a gran parte del mondo. La definizione di pandemia è 

un’epidemia che si verifica a livello mondiale, supera i confini nazionali e coinvolge un numero di persone molto elevato

Che cosa vorremmo sapere e sappiamo solo in parte? Esaminiamo brevemente quattro domande cui si vorrebbe trovare risposta nel piu’ breve tempo possibile.

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COP25: verso i 3,2 gradi di aumento. Perché la politica fallisce?

cancello della IFEMA conventions center, Madrid, Spain, sede della COP25. December 2, 2019. [Photo/Agencies]

COP25 sembra sostanzialmente fallita sul piano delle decisioni poltiche. Alcune parole d’ordine degli eventi paralleli che avrebbero potuto influire sullo stile della politica non sono filtrate a livello delle negoziazioni: elevare il livello di ambizione; affrontare il problema con flessibilità, capacità di risposta e senso di responsibilità; coniugare innovazione tecnologica e “advocacy” (impegno). Hanno prevalso gli egoismi nazionali secondo il classico scenario della "tragedy of the commons", la tragedia dei beni comuni che sembrano non appartenere a nessuno. Immagine: cancello della IFEMA conventions center, Madrid, Spain, sede della COP25. December 2, 2019. [Photo/Agencies]

Il Pianeta mi ricorda un malato grave che viene affidato da un ottimo diagnosta a un’equipe di chirurghi litigiosi, invidiosi e pasticcioni. COP25 sembra sostanzialmente fallita sul piano delle decisioni poltiche, con la notevole eccezione del Green Deal di Ursula von der Leyen e di Frans Timmermans, che però è esterno e indipendente dalla negoziazione.

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Ghiacci e oceani: ecco cosa dice il rapporto IPCC

Il rapporto speciale dell'IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi. Rispetto ai precedenti rapporti IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi. Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo del ghiaccio mondiale, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell'innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni continuassero al ritmo attuale.  Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Ecco una guida ragionata al monumentale rapporto basata sulla sintesi di Carbon Brief.

Il rapporto speciale dell'IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi. Rispetto ai precedenti rapporti IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi. Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo del ghiaccio mondiale, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell'innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni contuassero al ritmo attuale.  Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Ecco una guida ragionata al monumentale rapporto basata sulla sintesi di Carbon Brief.

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Politiche per il cambiamento climatico: serve una bussola

Pakistan, 6 ottobre 2018, un abitante della Urak Valley cammina sul fondale prosciugato del lago Hanna. (Photo by BANARAS KHAN / AFP)

Due rapporti valutano in modo molto diverso il ruolo dei Sustainable Developmental Goals (SDGs) dell'Agenda 2030 e sul ruolo della green economy, in particolare come strumento di lotta ai cambiamenti climatici. Il primo, originato dal Forum di Davos del 2016 e sottoscritto da imprese e governi, pur non negando l'urgenza della situazione, si mostra ottimista sull'impatto degli SDGs su occupazione ed economia; il secondo, dello European Environmental Bureau, è molto più negativo. Ma che conclusioni possiamo trarre da tale differenza di prospettive?

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Una dieta per l'Antropocene

Un recente rapporto pubblicato su The Lancet suggerisce che in una dieta insieme sana e sostenibile per il pianeta la maggior parte delle proteine della nostra alimentazione dovrebbe provenire da legumi e frutta secca. Crediti: zuzyusa/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un recente rapporto firmato da un gruppo indipendente di scienziati e pubblicato sul Lancet analizza la “dieta per l'Antropocene”, usando il modello dei nove confini planetari per stabilire l’impatto sull’ambiente della produzione di cibo. L'insieme delle loro conclusioni suggerisce che la maggior parte delle proteine nella dieta dovrebbe venire da cibi di origine vegetale, legumi e noci, con il pesce e il pollame opzionali, poche uova e poca o nessuna carne rossa. Sono indicazioni che consentono molta flessibilità nelle raccomandazioni dietetiche e che, stimano gli autori del rapporto, se seguite potrebbero evitare 11 milioni di morti all’anno da malattie legate all’alimentazione entro il 2050. Inoltre, l’agricoltura e l’uso del territorio dovranno passare entro il 2050 dall’essere una sorgente positiva di immissioni di carbonio a una fonte di assorbimento

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Una strategia per combattere il cambiamento climatico

Crediti: Tumisu/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ha inizio con questo articolo il canale "Planet Intelligence". L'epidemiologo Paolo Vineis, il direttore dell'IIT Roberto Cingolani e il direttore di Scienza in rete Luca Carra richiamano l'attenzione sulle modalità d'intervento contro i cambiamenti climatici basate sul principio dei co-benefici. La mitigazione del cambiamento climatico può infatti andare di pari passo con la prevenzione di molte malattie e con lo sviluppo economico; sarebbe per questo necessario che i governi si orientassero verso politiche fortemente inter-settoriali

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Migranti: Quelli che affrontano i problemi e quelli che li fronteggiano

Un'operazione di salvataggio nell'ambito dell'operazione Triton, il 15 giugno 2015. Crediti: Irish Defence Forces/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

Secondo la Banca Mondiale nel 2050 vi saranno 140 milioni di migranti per motivi legati al cambiamento climatico: la desertificazione, il depauperamento delle aree fertili, la mancanza d’acqua, l’aumento del livello del mare e così via. Sarà un esodo drammatico, in cui è probabile che moltissimi moriranno senza lasciare traccia di sé, come la maggior parte dei 1.000 migranti affondati con il “Barcone” che nell’aprile del 2015 si rovesciò al largo della Libia.

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Cambiamento climatico: il suo più grande alleato è il populismo

Manifestazione sul clima

Manifestante a Katowice per la COP24 sul clima. Il cartello recita in polacco: "Atmosfera to nie smietnik". "L'atmosfera non è un bidone della spazzatura".

La gravità del cambiamento climatico ci porta a non poter evitare che la scienza entri nella politica

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Qualche utile precisazione sulla monografia IARC sul glifosato

Copertina della Monografia IARC n. 112.

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Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato

Roundup, Monsanto, 2/2015, by Mike Mozart of TheToyChannel and JeepersMedia on YouTube

Con questa lettera gli epidemiologi ed esperti di cancerogenesi ambientale Benedetto Terracini, Paolo Vineis, Annibale Biggeri e Franco Merletti hanno voluto rispondere all'articolo che la senatrice Elena Cattaneo ha pubblicato lo scorso 1° dicembre su La Repubblica titolata "Gli equivoci sul glifosato", in cui la staminologa avanzava dubbi sulla classificazione dell'erbicida come "probabile cancerogeno" stabilita dalla IARC di Lione, adombrando non meglio pr

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Il cancro non gioca a dadi

Facendo seguito al loro primo controverso articolo 1, che invocava la “sfortuna” (bad luck) per spiegare la maggior parte dei tumori, Tomasetti e Vogelstein hanno nuovamente ottenuto una grande copertura mediatica con il secondo articolo 2, anch’esso comparso su Science (con un terzo autore).

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Epigenetica della disuguaglianza

Si può iniziare a parlare del libro di Michael Marmot (La salute disuguale, Il Pensiero Scientifico editore, Roma 2016) citando alcune delle tante agghiaccianti statistiche: un ragazzo di 15 anni che vive in Russia ha una probabilità di soli due terzi di arrivare a 60 anni, e la Russia si colloca a livelli simili a quelli di molti paesi africani dal punto di vista sanitario. Ma gli USA non vanno certo benissimo: usando la stessa statistica del ragazzo quindicenne, gli Stati Uniti si collocano solo al 50esimo posto mondiale.

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Prevenire la paranoia: terrorismo, disordini mentali e comunicazione

In questi giorni la notizia di una nuova strage è esperienza quasi quotidiana, una situazione che è il riflesso non solo della jihad ma anche di altri fenomeni come il dark web (che consente il facile acquisto di armi) e la diffusione di disordini mentali e di disturbi della personalità. Il fatto che la malattia mentale sia in gioco è talmente evidente da far sì che l’attribuzione alla jihad non sia necessariamente l’unica preoccupazione, ma che si richieda una seria riflessione su quanto sappiamo della distribuzione delle malattie mentali, dei disturbi

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Some clarifications on red meat and cancer

The evaluation on the carcinogenicity of red meat by the International Agency for Research on Cancer (IARC) – and not by WHO as many media reported – has given rise to a range of misunderstandings and is an example of how scientific communication on topics with a major public impact may prove extremely difficult.

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Lifepath: how we will use biomarker research

Quality of life and life expectancy are not the same for all individuals. Dramatic differentials in these traits, as well as in many other health features, represent one of the biggest challenges for our society. Social and economic factors play a major role in determining these differences, as it has been proved that people from higher socio-economic groups are more likely to live longer and in better health conditions.

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Quanta confusione sulla carne rossa

La valutazione della cancerogenicità della carne rossa da parte dell’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (e non da parte dell’OMS, come quasi tutti i giornali hanno detto) ha dato origine a numerose incomprensioni ed è stato un esempio di come sia difficile la comunicazione scientifica su temi che hanno un grande impatto sull’opinione pubblica.

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Che sfortuna! L’articolo è sbagliato

Ormai non solo la stampa quotidiana ma anche quella scientifica è alla ricerca del sensazionalismo. Nel tentativo di nuotare contro la corrente di notizie che costantemente ci vengono riversate addosso (poche delle quali realmente informative), una rivista prestigiosa come Science accetta di pubblicare un articolo che nel riassunto dice che il cancro è dovuto alla “sfortuna” (“bad luck”, termine ripreso nell’editoriale di accompagnamento). Ohibò: sarà vero? O è una trovata pubblicitaria?

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Venezia, ambiente, salute

Il nuovo libro di Salvatore Settis è molto più di un grido di allarme sulle sorti di Venezia, è un libro importante per qualunque persona abbia a cuore la storia e la cultura, ed è altamente rilevante per la comunità scientifica oltre che per quella umanistica. Il libro è anzitutto un documento sulla rovinosa perdita dell’identità e della diversità.

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La globalizzazione fa bene alla salute?

È possibile istituire un parallelo tra i fenomeni economici e quelli sanitari? Certamente i paralleli sono molti, soprattutto se esaminiamo gli andamenti nel tempo in diverse aree del mondo.
Se per esempio consideriamo la crescita dell’aspettativa di vita in relazione al reddito pro capite, osserviamo una sequenza di fenomeni che coincidono approssimativamente con gli andamenti economici:

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A cosa serve Michelangelo

L'avvincente libro di Tomaso Montanari prende spunto dal noto episodio della vendita allo Stato di un crocifisso ligneo erroneamente attribuito a Michelangelo e pertanto largamente sovrastimato, con la complicità di un antiquario, di alcuni storici dell'arte e del Ministro Bondi. Il libro si presta ad almeno quattro chiavi interpretative.

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Cambiamento climatico: un problema urgente

Che il cambiamento climatico sia un problema urgente e in larga misura drammatico ormai non sfugge quasi più a nessuna persona razionale e in buona fede. Sir David King – professore di fisica a Cambridge - è uno degli scienziati che più si sono prodigati sia per attirare l’attenzione dei politici sull’argomento, rivestendo importanti cariche per conto del governo inglese, sia per contribuire alla ricerca di soluzioni.

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