Covid-19/

Monica Di Fiore

Si è laureata in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza di Roma e successivamente ha conseguito il dottorato in sistemi sociali, organizzazione e analisi delle politiche pubbliche. Dal 2005 presso il Consiglio nazionale delle ricerche, ha collaborato a progetti di ricerca nazionali ed europei. Si è occupata di ricerca e innovazione nelle imprese; di accettazione sociale delle innovazioni tecnologiche nel campo delle energie rinnovabili, di ricerca e innovazione responsabile, etica della quantificazione, crisi della scienza e diffusione della conoscenza scientifica.
Ha recentemente curato il volume “Scienziati in Affanno”, edito dal CNR, sulla crisi della scienza

Per un'etica dei numeri e dei modelli

Tempio di Horo, Idfu, Assuan, Egitto (foto di Luca Carra).

I modelli servono? Dipende. Covid-19 ci ha fatto toccare con mano l'importanza di elaborare modelli quantitativi per cercare di fornire scenari ai decisori. I primi modelli - a partire dai più famosi di Neil Ferguson dell'Imperial College - hanno avuto la funzione di allertare l'opinione pubblica e i politici sulla gravità della situazione e a spingere verso risposte decise come il lockdown, ma certamente partivano da dati molto parziali e, secondo i critici, hanno prodotto scenari eccessivamente pessimistici. Con l'avanzare della pandemia i modelli si sono via via raffinati.