Guido Poli

Laureato in Medicina e Chirurgia a Ferrara (1982) inizia a fare ricerca su HIV/AIDS nel 1984 nel laboratorio di Alberto Mantovani all’Istituto “Mario Negri” di Milano. Dal 1986 al 1993 lavora nel laboratorio di Tony Fauci all’NIAID, NIH di Bethesda, USA e dal 1994 dirige l’Unità d’Immunopatogenesi dell’AIDS all’IRCCS San Raffaele di Milano. Dal 2002 è Professore Associato di Patologia Generale (Professore Ordinario dal 2016) presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, per la maggior parte dedicate ad HIV, per un IF complessivo >1.200 e un indice h di 54.

Un vaccino antiHIV, sogno o realtà?

Credit: ISO Republic. Licenza: CC0.

"If you think research is expensive, try disease" è una famosa citazione di Mary Lasker, filantropa americana nata nel 1900 a cui è intitolato uno dei più prestigiosi premi della Medicina dopo il Nobel. Il principio si applica bene all’estenuante ricerca di un vaccino preventivo dell’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) con cui convivono circa 37 milioni di persone sul pianeta e che, nel solo 2016, nonostante i numerosi e convergenti sforzi di prevenzione, ha causato 1,8 milioni di nuove infezioni.

HIV: eradicare o controllare?

"HIV and antibodies, HIV viral life cycle, illustration" di David S. Goodsell. Credit: David S. Goodsell, The Scripps Research Institute. CC BY

Basterebbe la battuta di Anthony S. Fauci (direttore NIAID) in apertura del workshop “HIV Persistence During Therapy. Reservoirs & Eradication Strategies” (Miami 12-15 dicembre 2017) a riassumere lo stato dell’arte della ricerca sulla Cure (eradicazione del virus da uno o più individui): 

HIV/AIDS: anticorpi in pole position

Dopo 16 anni, la Conferenza Internazionale su HIV/AIDS (AIDS 2016) torna a Durban, Sud-Africa, dove il virus HIV mantiene livelli di prevalenza (con oltre 6 milioni di persone infettate) e di trasmissione da record, nonostante i molti progressi degli ultimi anni, soprattutto grazie al sempre migliore uso dei farmaci antiretrovirali che, in vari cocktail di “combination Anti-Retroviral Therapy (cART)” sono in grado di arrestare la replicazione virale, fermare la progressione di malattia nonché diminuire grandemente la trasmissione del virus ad altri e, in genere,

Infezione da HIV: progressi scientifici e battute d’arresto

Si è da poco conclusa a Melbourne la XX Conferenza Internazionale sull’HIV/AIDS, che ha raccolto quasi 14.000 partecipanti tra clinici, ricercatori, attivisti e giornalisti. Un incontro funestato prima del suo inizio dall’assurda tragedia del volo MH17 abbattuto da “folli ribelli” al confine russo-ucraino in cui hanno perduto la vita anche diversi ricercatori e attivisti diretti alla Conferenza.

I nuovi studi presentati alla XIX Conferenza Internazionale

Del contesto e del “feeling” generale percepito alla conferenza internazionale, tornata negli USA dopo 22 anni, abbiamo recentemente scritto. Di seguito, le novità principali secondo chi scrive (a proposito, tutte le sessioni dei diversi “track” sono state riassunte da un team di relatori e possono essere visualizzate a questo indirizzo).

La cura a un punto di svolta. Ma l’Italia (forse) non lo sa

Si chiude la XIX Conferenza internazionale su HIV/AIDS - con oltre 23.000 partecipanti - tornata negli USA, a Washington DC, dopo 22 anni, a causa del divieto di accesso ai sieropositivi che ha stigmatizzato la xenofobia americana fino alla sua rimozione da parte del presidente Obama. Il tema della Conferenza è stato “TurningThe Tide Together” (ovvero "invertiamo la rotta – dell’infezione - insieme") perché si percepisce che la realtà dell’AIDS su scala globale sta cambiando.

La situazione del (non) finanziamento italiano sull'AIDS

La prestigiosa rivista scientifica Science ha proclamato lo studio HPTN052 (in cui si dimostra in modo inequivocabile la capacità della terapia anti-retrovirale di prevenire la trasmissione sessuale di HIV-1) quale “breakthrough” del 2011.1 Inoltre, è di questi giorni l’annuncio del magnate Bill Gates di aver rilanciato con 750 milioni di dollari l’impegno della sua Fondazione nella lotta contro le tre principali “malattie della povertà”: AIDS, malaria e tubercolosi.2 E l’Italia?

AIDS: cauto ottimismo per il "vaccino italiano"

Recentemente in Italia ha ricevuto grande attenzione mediatica uno studio coordinato da Barbara Ensoli dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato dalla rivista Plos One (Ensoli 2010). Questo studio ha riguardato un’analisi in corso d’opera (interim) fino a 48 settimane successive alla somministrazione intradermica di un vaccino terapeutico della proteina virale Tat (poco studiata all’estero quale immunogeno vaccinale anti-HIV) somministrata per 3-5 volte in due dosaggi (7,5 o 30 µg) intra-dermici in 8-16 settimane.

Standing ovation per il microbicida che previene l'AIDS

Non capita spesso in una conferenza scientifica di assistere, anzi partecipare, a ripetute “standing ovation” quasi che sul palco ci fossero rockstar e non ricercatori. Eppure è quanto successo alla XVIII Conferenza Internazionale sull’AIDS tenutasi a Vienna dal 18 al 23 luglio quest’anno – oltre 20.000 partecipanti - quando sono stati presentati i risultati dello studio clinico di fase III (efficacia clinica) “CAPRISA 004”.