Amicizie geneticamente modificate

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Caro Marcello,

Quando vedo tue interviste o interventi sugli OGM(2) mi chiedo ma cosa ti è successo rispetto a quando ci frequentavamo e si discuteva insieme sul futuro delle biotecnologie in Italia. Era il 1991, stavo finendo la tesi di dottorato e venivo a Firenze a rivedere con te alcuni capitoli. La mia ricerca era finalizzata allo studio della variabilità somaclonale per la selezione precoce di piante resistenti a funghi, una tecnica biotecnologica che allora sembrava una mutagenesi innovativa ma già la vedevamo superata dalle nuove tecniche di ingegneria genetica, molto più precise e capaci di modificare caratteri utili a migliorare le piante di interesse per il nostro paese.
Poi c’è stato il progetto Mipaf Biotecnologie, per me fu l’opportunità per continuare nel mondo della ricerca ma con un nuovo progetto dove tentavo di avviare i primi esperimenti di trasformazione genetica in fragola, non certo con geni di un pesce ma con geni che altri ricercatori italiani avevano identificato per aumentare la resistenza alla malattie con la speranza di ridurre l’uso dei pesticidi. Anche tu eri coinvolto in questi progetti, il tuo gruppo lavorava sul pomodoro e ricordo di aver citato più volte alcuni tuoi articoli pubblicati su riviste importanti dove concludevi che la tecnica dell’ingegneria genetica offriva importanti opportunità per il miglioramento genetico delle piante.
L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato nel 1996 quando ti invitai ad Ancona a commemorare l’improvvisa scomparsa del Prof. Rosati, mio maestro e allora tuo caro amico. Visitasti il laboratorio che avevamo avviato ed ancora ricordo le tue parole incoraggianti nel continuare il lavoro che stavamo facendo, compreso quello sulla trasformazione genetica della fragola.

Poi nel 1998 arrivò Pecoraro Scanio come ministro dell’Agricoltura che chiuse tutti i progetti sulle Biotecnologie, vietò ai ricercatori degli Istituti del CRA di brevettare i risultati ottenuti dallo stesso progetto. Con questa decisione furono buttati i risultati ottenuti da quasi 10 anni di ricerca, con tanti soldi spesi e anche tanti giovani che erano stati formati come ricercatori nel settore delle biotecnologie e che emigrarono o cambiarono mestiere, solo pochi ebbero la fortuna di continuare riciclandosi in altri settori di ricerca. Inserirei questo tra i grandi sprechi del nostro paese. Quel progetto, certo con qualche difetto, aveva dimostrato che poteva esserci una via Italiana delle Biotecnologie, che la ricerca italiana poteva sviluppare nuove conoscenze in questo settore e nuovi prodotti utili per la nostra agricoltura.

Ma “l’effetto Pecoraro”, così molti lo chiamavano, decretò la fine delle biotecnologie in Italia. Per chi faceva biotecnologie non cerano più finanziamenti ma improvvisamente comparvero tanti finanziamenti per chi sosteneva che le biotecnologie non servivano e rimasi molto sorpreso vederti da quella parte con un gruppo di ricercatori, mi viene da citare solo Giovannetti e Sorlini, altri faccio fatica a chiamarli tali (Tamino, Vieri, Monastra, etc.). Di fatto questi venivano identificati come ricercatori “buoni” mentre tutti gli altri erano diventati “cattivi”, inutili e solo al soldo delle fatidiche multinazionali.
Da allora per avere finanziamenti pubblici non si poteva più parlare di ingegneria genetica e OGM. Ci furono finanziamenti per grandi progetti di genomica ma a cosa sono serviti se poi non è possibile utilizzare le conoscenze del genoma del melo e della vite per studiare, validare e applicare i geni utili a migliorare importanti caratteri agronomici e qualitativi.

Solo pochi, quelli più convinti e che con un pò di fortuna sono riusciti a recuperare qualche finanziamento, hanno continuato a fare piante transgeniche. Nel mio caso sono riuscito a realizzare il primo vigneto transgenico, unico in Europa, l’ho tenuto in campo per circa 10 anni, in regola con le normative Europee. Oltre al vigneto c’erano fragole (sempre senza geni del pesce), lamponi e pomodori. Un piccolo orto biotecnologico. La scelta fu quella di portare avanti la ricerca con un basso profilo, forse grazie a questo si è riusciti ad evitare incursioni e danni da attivisti anti OGM.
Questa esperienza ha dimostrato che gli OGM non salvano l’agricoltura italiana e tanto meno quella mondiale ma che la ricerca in campo OGM si può fare, così come dimostrato anche dal collega Rugini all’Università della Tuscia, che non crea problemi (la collega Ilardi del CRA Patologia di Roma ha ricercato contaminazione geniche in un area di 100 km dal campo e non ha trovando nulla), e che permette di scoprire cose utili a migliorare l’efficienza produttiva di alcune nostre importanti colture (in quel caso differenziamento a fiore e produttività). Poi senza tanto spettacolo ho abbattuto il campo perché l’autorizzazione avuta dal Ministero, in regola con le normative comunitarie, era scaduta e non era possibile rinnovarla visto che nel frattempo era uscito anche il decreto Alemanno che con un balzello tecnico, neanche con una vera e propria imposizione, era riuscito a bloccare, come è ancora ora, il processo di autorizzazione per la sperimentazione in campo di OGM. Questo balzello rimane, pur essendo a mio parere contro le direttive comunitarie. Far saltare il decreto Alemanno e applicare le normative comunitarie, così come tutti i paesi in Europa, è l’unica via per far ripartire la ricerca OGM in Italia. Cosa che spero si realizzi al più presto visto che per mantenere una competitività nel settore agricolo anche il nostro paese deve prendere in considerazione, valutare e decidere come applicare tutte le conoscenze e le tecnologie disponibili, compresi gli OGM.

A mio parere dipende anche da te se ci troviamo nella seguente realtà:

  1. Siamo incolpati di essere al soldo delle multinazionali quando sai benissimo che quel poco che si è riusciti a fare è stato grazie a soldi pubblici o di piccole aziende locali che ancora sperano di poter essere competitive a livello internazionale.
  2. Non è che si è fatto il grande favore alle multinazionali di togliere dal mercato le poche conoscenze e i risultati che la ricerca Italiana aveva prodotto consolidando così il loro monopolio?
  3. Bloccare la ricerca Biotech ha avuto un grosso impatto anche su tutta la ricerca genetica del nostro paese, tale da provocare la perdita di aziende, conoscenze e competenze.
  4. Si è favorito lo sviluppo di una coltura anti brevetti che ha permesso la perdita della proprietà intellettuale di quasi tutti i prodotti della nostra ricerca e come conseguenza della capacità imprenditoriale delle nostre aziende che credevano nelle tecnologie genetiche.
  5. Si continua a dire che gli OGM non servono quando, come tutti sanno, le nostre filiere alimentari sono sempre più dipendenti da loro, solo che li importiamo e sono prodotti dalle multinazionali, che come detto ringraziano, provocando la crisi per tante aziende e la perdita di quasi interi settori di produzione del nostro paese.
  6. Si propongono soluzioni genetiche uniche come i marcatori molecolari, tecnologie molto utili per accelerare i programmi di miglioramento genetico tradizionale, non alternative ma eventualmente solo integrative, come lo sono anche gli OGM, entrambi devono essere applicate per sviluppare nuove conoscenze e risolvere problemi delle nostre produzioni agricole.
  7. Si racconta di fantomatiche contaminazioni o alterazioni genetiche che si possono ottenere con gli OGM ma tu mi hai spiegato che le stesse alterazioni si possono ottenere con la mutagenesi e la ricombinazione che avviene con un incrocio. Saranno queste più naturali?
  8. Ricordo una tua relazione ad un congresso Eucarpia a Dublino dove raccontavi che le piante si erano evolute utilizzando anche geni dei batteri. Dimostrando quindi, così come poi hanno confermato molti ricercatori, che l’ingegneria genetica non l’ha inventata l’uomo ma l’uomo, come molte altre cose, l’ha copiata dalla natura.
  9. Molto curioso è anche il tuo sostegno al lavoro di Seralini sul grave rischio per la salute dei prodotti OGM. Tutto il mondo sta ridendo di questo studio anche retratto dalla rivista che l'ha pubblicato, smentito anche da accademie scientifiche. Per altro verso centinaia di lavori scientifici, da progetti pubblici molti dei quali finanziati dalla Comunità Europea, dimostrano quanto gli specifici prodotti biotech analizzati siano sicuri per l’ambiente, per la salute del consumatore e possano offrire opportunità importanti per i sistemi agricoli.
  10. Poi certo i prodotti biologici sono i migliori, i più sicuri per i consumatori (perché non si possono elencare i morti e gli intossicati per contaminazioni microbiologiche e da aflatossine o i campi che non si possono più coltivare per la quantità di rame usato per la coltivazione biologica della vite o del melo), i più sostenibili (ma perché un prodotto deve essere pagato 2 volte da un consumatore tramite i contributi che da anni sostengono le aziende biologiche e il prezzo aumentato al mercato), i più controllati (sappiamo che ancora è quasi tutto basato sull’autocertificazione e non su una vera e propria rete di controlli analitici). 

Al termine della mia tesi di dottorato ero molto onorato di aver avuto la possibilità di realizzare la mia ricerca grazie anche ad una tua guida ma da tempo faccio fatica a rivedermi come un tuo ex studente. Sicuramente sarai fiero di quanto hai fatto e sarai pure convinto di aver fatto del bene al nostro paese. Io purtroppo non lo credo, anzi penso che è grazie a persone come te che si è persa la fiducia verso la comunità scientifica e ritardata (non è ancora completamente persa) la capacità del nostro paese di confrontarsi con un modo scientifico e imprenditoriale capace di sviluppare e applicare le biotecnologie vegetali per risolvere problemi della nostra agricoltura.

Cari saluti
Bruno Mezzetti
Borsista Progetto Mipaf Biotecnologie (1992-1994) 

NOTE
(1) Versione pubblica di una nota inviata per email al Prof. Buiatti nella quale chiedo un confronto su una serie di sue posizioni. Questa è una ulteriore occasione di chiarimento pubblico 
(2) A questo link è possibile ascoltare l’audizione del professor Marcello Buiatti presso la Commisione Sanità in Senato.
Questo il link alle slide cui il prof. Buiatti fa riferimento nel corso dell’intervento:
Questa la relazione depositata agli atti della Commissione

La scienza e gli OGM 
di Marcello Buiatti
Con una certa sorpresa negli ultimi giorni ho ricevuto una serie di mail che attaccavano la mia presentazione sul tema degli OGM, effettuata in una audizione al Senato della Commissione di igiene e sanità a cui ero stato invitato ufficialmente il 19 maggio scorso.
Anzi, per essere più chiari, quello che mi ha più nettamente colpito, è che l’attacco è stato personale e sono stato accusato di aver distrutto la genetica vegetale italiana bloccando i finanziamenti e quindi il futuro che, secondo i miei interlocutori non può che venire dalla produzione di nuove piante geneticamente modificate. Non commento le critiche anche piuttosto risibili che mi sono state scritte. Come ad esempio la affermazione di un mio finanziamento fa parte delle organizzazioni ambientaliste della agricoltura.
In realtà nel Ministero della agricoltura per molti anni ho lavorato perché ci fossero finanziamenti sia a livello nazionale che a quello internazionale quando sono stato responsabile italiano del Comitato della UE per ben dieci anni. Non solo ma io non sono mai stato contro le piante GM in quanto tali come è dimostrato dal fatto che io e i miei collaboratori siamo stati i primi a compiere esperimenti ingegnerizzando cellule vegetali, costruendo piante GM da esse derivate e pubblicando i risultati su riviste internazionali. 
Questo fino ad oggi come è dimostrato dalla nostra recente partecipazione a un grande progetto nazionale di studio sulla ingegnerizzazione di piante di una specie di Nicotiana con il gene per il recettore dei gluco-corticoidi di ratto ottenendo e studiando piante con l’intero sistema ormonale pesantemente cambiato.
Tutto questo lavoro è stato fatto non tanto per immettere le piante GM in agricoltura ma proprio per cercare di comprendere gli effetti e le interazioni positive o negative della integrazione nei genomi delle piante.
Quando abbiamo incominciato con successo a modificare cellule e piante speravamo infatti veramente che la ingegneria genetica potesse portare facilmente risultati positivi e controllabili ma abbiamo invece dimostrato anche nei primi esperimenti che le risposte delle piante non erano quelle previste, una scoperta che adesso direi ovvia, dato che, mentre le macchine sono costruite da pezzi indipendenti gli uni dagli altri, gli esseri viventi sono reti connesse e dinamiche per cui anche un solo cambiamento di un componente o la inserzione di un nuovo gene inevitabilmente modifica la struttura complessiva. Su questo tema abbiamo lavorato a lungo studiando così a fondo la dinamica fisiologica di diverse piante e confermando così la meravigliosa duttilità e capacità di risposta di queste. Non solo, ma recentemente in collaborazione con altri Dipartimenti a Firenze ci è stato chiesto dalla OMS di vedere cosa succedeva nei topi se si inseriva un gene per la contrattilità dei muscoli, un tentativo di ottenere e magari brevettare persone con capacità atletiche elevate. Il risultato è stato negativo perché il DNA inserito si distribuiva e interagiva in tutto il corpo tanto che ne abbiamo trovato tracce anche nelle lacrime.
Questo confermava quanto era avvenuto molto prima con i tentativi falliti di inserzione del gene per l le ’ormone somatotropo in topi, tutti diventati sterili e poi deceduti in poco tempo e purtroppo anche nel caso della terapia genica umana. Purtroppo la ricerca mondiale sulle piante non è stata condotta per poter controllare il numero di frammenti di DNA che si stava inserendo nelle singole piante, i luoghi di integrazione dei geni alieni, gli effetti della rottura del DNA preesistente da parte di quello inserito, le interazioni fra quel prodotto genico e il resto del genoma, fra i nuovi RNA e le proteine “nuovi”. Purtroppo questo tipo di esperimenti che senza dubbio potrebbe portare a miglioramenti di eventuali piante GM anche ora non è stato implementato e dopo la immissione sul mercato di pochissime piante geneticamente modificate non se ne sono viste altre ormai da molti anni che abbiano dato risultati veramente utili alle agricolture. Anche qui, per rispondere alle critiche ricevute io negli anni “90 non sono stato contrario  per partito preso alla sperimentazione anche in Italia delle piante GM già esistenti ma ho invece partecipato insieme con il genetista vegetale Veronesi e il genetista ed evoluzionista Tamino a interminabili discussioni in cui si cercava di stabilire la grandezza delle fasce di rispetto che separavano le PGM dalle altre piante per essere sicuri di evitare l’inquinamento da parte del polline delle prime.
Questo per separare secondo le direttive UE i diversi tipi di piante ed evitare che piante derivanti dalla impollinazione portassero alla riscossione di royalties dai prodotti anche con leggero inquinamento secondo il brevetto internazionale industriale delle piante, appoggiato nel 1998 dalle multinazionali. Le nostre commissioni di lavoro allora lavorarono bene e si ottenne un protocollo con la unanimità dei componenti che era stato accettato in commissione. Purtroppo questo protocollo è scomparso nei meandri del Ministero della agricoltura e quindi si è acutizzato lo scontro fra pro e contro le piante OGM ora in commercio. Purtroppo e lo dico seriamente dopo tanti anni anche adesso, se si guarda in ISAAA, il sito delle grandi imprese che producono OGM, si vede che la quantità di piante geneticamente modificate coltivate è aumentata enormemente e in questo momento copre più di 171 milioni di ettari a livello mondiale, ma le piante GM attualmente coltivate sono solo quattro piante ( soia, mais, cotone e colza) modificate per soli due caratteri ( resistenza ai diserbanti e ad insetti) tutte prodotte e lanciate nei primi anni ottanta del Novecento.
Sono invece stati tolti dal mercato precocemente il pomodoro Flavr Savr che resisteva alla marcescenza ma era immangiabile, il cosiddetto Golden Rice produttore di provitamina A ma in quantità non sufficienti, che è stato ritirato mentre è in  corso un tentativo ancora non riuscito di miglioramento e molte altre che nel mercato non sono mai entrate. Altri tentativi di introduzione di altre piante GM come ad esempio la patata Amflora non hanno avuto successo nel mercato. Quella patata infatti adesso copre solo pochi ettari coltivati e poco altro. Questo tuttavia non significa che la genetica vegetale in tutto il Mondo non si è davvero fermata e molte nuove varietà sono state brevettate con il sistema di brevettazione classico della UPOV che ha il notevole vantaggio di non richiedere le royaltie, in questo caso giusti pagamenti ai selezionatori, vengono pagate solo la prima volta ma dopo la prima coltivazione si possono seminare i prodotti della prima generazione cresciuti nel campo del coltivatore che può persino incrociarsi con altre varietà ottenendone una poi più terze e quarte.
Le nuove varietà “tradizionali” sono moltissime centinaia in tutto il mondo a differenza delle pochissime GM di cui ho scritto. Anche qui devo rispondere alla affermazione dei miei detrattori ove mi si dice che ho distrutto le agricolture mentre tutti sanno che mi sono strenuamente battuto e mi batto tuttora per l’uso di metodi molecolari di vario tipo che non portano alle conseguenze negative che hanno impedito il successo delle piante GM ma anzi accelerano la immissione sul mercato di tante varietà anche derivanti dalla esistente biodiversità vegetale esistente ancora nel Mondo e nel nostro Paese che è l’unica speranza di risposta agli effetti negativi del cambiamento climatico visto che nessuna pianta OGM che io almeno sappia sul mercato che sia resistente alla siccità, all’eccesso di Sali, al calore ecc. Ci si potrebbe chiedere a questo punto come mai tanti ettari sono coperti da queste sole quattro piante modificate per soli due caratteri, ma la risposta ha ben poco a che fare con la biologia, né con le tecniche di ingegneria genetica e in genere con la scienza ma deriva invece dalla attuale economia mondiale che ha abbandonato il vecchio sistema delle domanda e della offerta e si basa invece per il 92% sulla economia finanziaria. Nel caso delle piante transgeniche infatti, sono essenzialmente tre le grandi multinazionali che le hanno brevettate e ne traggono ogni anno i diritti ( Monsanto, Syngenta, Dupont).
Di fatto la potenza delle “tre sorelle” quindi non deriva dalla immissione sul mercato di nuove varietà come si fa invece con le tecniche tradizionali, ma dalla occupazione anche forzata delle terre e la conseguente costruzione di enormi imprese agricole soprattutto produttrici di soia e un po’ di mais, che ogni anno pagano le royalties ai detentori dei brevetti come non avveniva con il vecchio sistema di protezione delle novità agricole detto UPOV. Queste imprese agricole hanno soppiantato, spesso con la forza, le agricolture tradizionali ad esempio di Argentina, Brasile, Paraguay, che adesso producono solo soia al posto delle innumerevoli varietà e specie delle piante locali che costituivano la fonte di cibi delle popolazioni. I contadini per questo sono finiti spesso nelle favelas dove hanno perso tradizioni millenarie e persino i linguaggi e hanno contemporaneamente lasciato e perso i semi delle piante coltivate riducendo così di un buon terzo la biodiversità agricola di cui invece avremmo enorme bisogno vista la accelerazione letale del cambiamento climatico globale. Le tre mega-imprese citate erano in realtà originariamente chimiche e in seguito anche farmaceutiche e sono infatti collegate alla cosiddetta
Big Pharma, un altro insieme di holding che controllano gran parte della nostra salute. Merita qui notare che sia le “tre sorelle” degli OGM che le grandi farmaceutiche spendono sempre meno per la ricerca come si può vedere dalla assenza di nuove piante geneticamente modificate e dal fatto che da una diecina di anni non vengono immessi sul mercato nuovi antibiotici e si torna quindi a morire per le polmoniti per la presenza di ceppi batterici resistenti ai vecchi prodotti. Da tutto questo si vede che le “tre sorelle” non sono davvero il futuro delle agricolture ma solo il passato, visto che nessuna pianta geneticamente modificata è stata accettata dal mercato mondiale in modo consistente dopo gli anni “80-“90, e le agricolture tradizionali dei Paesi occupati sono scomparse quasi completamente con tutti i problemi che citavo prima. Per tutto  questo la mia personale preoccupazione per la possibile introduzione delle piante GM nel nostro Paese, deriva relativamente poco dai pericoli per la salute, anche se sappiamo che il complesso diserbante Round Up è stato recentemente definito  ufficialmente cancerogeno dalla OMS, ma mi viene soprattutto dalla molto probabile distruzione delle agricolture locali italiane che nel caso del nostro Paese sono per noi direttamente e indirettamente fondamentali, per la enorme quantità e varietà di cibi che ne derivano che vengono esportati con notevole guadagno e attirano fortemente il turismo. La nostra agricoltura è adesso da molto tempo la più ricca del Mondo e anche la più varia e vari sono i nostri cibi necessari per le vite umane come continuano ad affermare agli altri 6 milioni di contadini che sono riuniti nelle loro associazioni. Detto questo sono d’accordo con alcuni dei miei detrattori che la spesa per la ricerca di nuove varietà e in genere di prodotti agricoli è in questo momento quasi inesistente come purtroppo del resto avviene in tutto il campo della ricerca agraria e biologica. E’ assolutamente essenziale quindi che la ricerca sia rilanciata possibilmente con metodi veramente innovativi che certo non sono almeno per ora quelli della ingegneria genetica tradizionale che è come penso di avere chiarito, quasi totalmente fallita. Le cose potrebbero cambiare solo se si trovassero metodi innovativi che tengano conto della complessità degli esseri viventi e in particolare delle piante e quindi dei modi per controllare gli effetti possibilmente negativi dell’inserimento di geni alieni.
E’ ovvio da questo punto di vista quindi che nuove piante GM potrebbero essere costruite se si facesse quello che non si sta facendo nel Mondo e cioè se si studiassero sistemi di controllo a livello molecolare, fisiologico, di interazione con altre piante, batteri ecc. come purtroppo nel nostro pochi genetisti italiani ma anche mondiali hanno  fatto e tentano di fare ancora rendendo utilizzabili senza problemi nuove piante GM controllate da agenzie ben più sicure indipendenti e competenti di quelle attuali ad ogni livello dalla cellula agli ecosistemi. Questo perché adesso come accennavo, quando facciamo un esperimento di ingegneria genetica non sappiamo a priori a) quanto frammenti di DNA inseriamo, dove si inseriscono nel genoma della pianta,b) che interazioni ci sono fra il DNA inserito e il genoma ricevente, c) che interazioni ci sono fra la o le proteine che producono il costrutto inserito e il resto del corredo proteico della pianta, d) che interazioni ci sono fra i prodotti dell’inserto e il resto del metabolismo ecc. Tutto questo è fattibile e nel nostro laboratorio come in tanti altri se aumentano i finanziamenti abbiamo sistemi utili per meglio prevedere gli effetti della modificazione genetica sul metabolismo della pianta, sulla struttura cellulare , sulle interazioni delle piante modificate e l’agro-ecosistema, sui possibili effetti del cibo per la salute ecc. Solo così, mettendo in campo una scienza nuova e non quella fallita ed obsoleta degli attuali prodotti geneticamente modificati, potremmo pensare ad ottenere veramente piante utili e non pericolose. Va da sé che questa proposta è molto diversa dalla cosiddetta “sperimentazione” di molti miei colleghi che è soltanto almeno fino ad ora la immissione sul mercato italiano di piante GM ben conosciute e in totale possesso da parte delle grandi multinazionali.
La sperimentazione infatti può essere benissimo fatta con poca spesa con varietà nuove o in un buon stadio di selezione, mantenendone il possesso ai coltivatori del nostro Paese, in condizioni di totale sicurezza. Certamente ci vogliono soldi ma basta vedere come sta ancora andando avanti qualcosa di simile ed utile con metodi molto avanzati ma senza necessariamente la introduzione non controllabile di frammenti di DNA, come fanno ancora con grande fatica le organizzazioni FAO alcune delle quali come quella condotta da Salvatore  Ceccarelli in Siria.
Tutto questo però vincerà solo se il sistema agro-economico mondiale viene modificato e non semplicemente controllato dalle tre mega-imprese di sempre. La battaglia da condurre nella economia agraria è quindi una parte fondamentale del ritorno a un vero mercato dei prodotti agricoli per cui vengano comprate piante ed altri prodotti veramente migliori di altri per le nostre ed altrui vite.  

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