Covid-19/

Marina Venturini

È professoressa associata e direttrice della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Brescia. Svolge attività di ricerca presso il Centro di Fototerapia e Fotobiologia dell’ASST- Spedali Civili di Brescia, contribuendo significativamente alla realizzazione di progetti di ricerca e sperimentazioni cliniche nel campo della fotodermatologia, fotodiagnosi e fototerapia, con particolare interesse alla terapia fotodinamica e alle metodiche diagnostiche di tipo non-invasivo per la diagnosi precoce dei tumori cutanei (microscopia confocale in vivo, ecografia cutanea). È attualmente coordinatrice del Gruppo Italiano di Fotodermatologia della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).

La luce ultravioletta può far male al virus (ma anche alle persone)

L’irraggiamento con radiazione ultravioletta per combattere il SARS-CoV-2 negli ambienti è un’idea valida e condivisibile tra gli scienziati, e merita di essere approfondita. E’ però necessario specificare che la radiazione dev’essere del tipo UV-C, e precisamente ad una lunghezza d’onda di 207-222 nanometri. Inoltre bisogna considerare che l’efficacia e la mancanza di rischio per la salute umana dipende dall’intensità e durata dell’esposizione. Le radiazioni ultraviolette (non soltanto l’UV-C) sono potenzialmente pericolose per gli esseri umani e devono essere utilizzate solamente sotto stretto controllo di personale esperto.
Nell'immagine: UV Light in a photography studio (Robertgombos, Wikimedia).

In un articolo pubblicato sulla rubrica Scienze di Repubblica il 30 Aprile scorso, intitolato “La luce (ultravioletta) può far male al virus”, Marco Tedesco descrive la ricerca del gruppo del Prof. Brenner della Columbia University Medical Center di New York.