Covid-19/

Maurizio D’Auria

È professore ordinario di Chimica Organica presso l’Università della Basilicata. Ha cominciato la sua attività scientifica nel 1979 come borsista della Fondazione Donegani presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Successivamente è stato ricercatore presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 1992 diventa professore associato di Chimica Organica presso l’Università della Basilicata e nel 2001 diventa professore ordinario. È stato per molti anni coordinatore del dottorato in Scienze Chimiche dell’Università della Basilicata. È presidente della European Photochemistry Association di cui è stato per molti anni Editor-in-Chief della sua newsletter. È autore di più di 300 articoli e libri nel settore della chimica organica e della fotochimica.

La luce ultravioletta può far male al virus (ma anche alle persone)

L’irraggiamento con radiazione ultravioletta per combattere il SARS-CoV-2 negli ambienti è un’idea valida e condivisibile tra gli scienziati, e merita di essere approfondita. E’ però necessario specificare che la radiazione dev’essere del tipo UV-C, e precisamente ad una lunghezza d’onda di 207-222 nanometri. Inoltre bisogna considerare che l’efficacia e la mancanza di rischio per la salute umana dipende dall’intensità e durata dell’esposizione. Le radiazioni ultraviolette (non soltanto l’UV-C) sono potenzialmente pericolose per gli esseri umani e devono essere utilizzate solamente sotto stretto controllo di personale esperto.
Nell'immagine: UV Light in a photography studio (Robertgombos, Wikimedia).

In un articolo pubblicato sulla rubrica Scienze di Repubblica il 30 Aprile scorso, intitolato “La luce (ultravioletta) può far male al virus”, Marco Tedesco descrive la ricerca del gruppo del Prof. Brenner della Columbia University Medical Center di New York.