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Non si uccidono così le rinnovabili

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Ci sono associazioni ambientaliste che invece di rallegrarsi che la produzione di energia pulita in Italia aumenti (nel 2014 il 9-10% dell’elettricità italiana sarà prodotta con il solare fotovoltaico e il 5-6 con l’eolico), considerano questo fatto una fonte di preoccupazione. Strano ma vero. Con il pretesto che le rinnovabili deturperebbero il paesaggio, queste associazioni intendono punire attraverso una tassazione retroattiva chi ha deciso di investire e produrre energia solare o eolica. Sì, avete letto bene. Una tassa sull’energia solare ed eolica: a quando una tassa per chi decide di respirare aria pulita in montagna? Ovviamente, la controreplica è che non si tratterebbe di una tassazione sull’energia prodotta, ma su incentivi elargiti con troppa generosità in passato.
Ora, ci chiediamo: quale credibilità ha uno Stato che prima introduce degli incentivi e poi, dopo qualche anno, decide di tassare quegli stessi incentivi? È un po’ come se Renzi tra un paio d’anni dicesse agli italiani: gli ottanta euro adesso li rivogliamo indietro perché abbiamo fatto male i conti e siamo stati troppo generosi. Ci sarebbe da rispondergli che nessuno glieli ha chiesti gli 80 euro e che forse dovrebbe andarli a cercare da qualche altra parte…
Qui di seguito cercheremo di analizzare le altre evidenti contraddizioni di questa nuova crociata anti-rinnovabili.

Un onere troppo gravoso?

In Italia l’incentivazione alle rinnovabili ammonta ogni anno a circa 12 miliardi di euro (6,7 miliardi per il fotovoltaico da solo). Troppo? Può darsi, ma sono tanti i vantaggi che nascono dalla produzione locale di energia pulita: diminuzione nelle importazioni di fonti fossili, creazione di posti di lavoro, miglioramento della qualità ambientale, diminuzione della dipendenza dall’estero. Le rinnovabili hanno contribuito a far raggiungere all’Italia gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e, dal punto di vista economico, se non ci fosse il business del fotovoltaico il PIL italiano nel 2011 sarebbe stato negativo. Le rinnovabili hanno già ridotto il prezzo dell’energia sulla borsa elettrica di circa il 40% negli ultimi mesi. Perché non battersi affinché questa diminuzione ricada direttamente sul mercato al dettaglio? Per ora famiglie e imprese hanno goduto molto poco in bolletta di questa diminuzione. Secondo assoRinnovabili si potrebbe arrivare a ridurre di circa 8 miliardi (i due terzi dell’incentivazione totale alle rinnovabili) la bolletta elettrica annua complessiva degli italiani modificando adeguatamente la creazione del prezzo del kWh per i clienti finali.

Gli incentivi a solare ed eolico tolgono risorse a efficienza e rinnovabili termiche?

Ogni anno in Italia le fonti fossili sono incentivate con una cifra di poco superiore ai 12 miliardi di euro tra sussidi diretti e indiretti: autotrasporto, produzione di energia elettrica da centrali a fonti fossili, trivellazioni, sussidi per la realizzazione di strade e autostrade. Perché non battersi per eliminare questo tipo di sussidi? Perché non proporre l’introduzione di una carbon tax, basata sul “chi inquina paga”? Perché mettere in contrapposizione le rinnovabili elettriche contro le rinnovabili termiche e l’efficienza energetica? Tutte le fonti pulite e le azioni di efficienza energetica andrebbero supportate. Ciò contro cui si dovrebbe combattere in Italia è la produzione di energia fossile.

La bolletta degli italiani è cara a causa delle rinnovabili?

Per prima cosa non è vero che la nostra sia la bolletta più cara d’Europa. Le aziende con i consumi più elevati godono di sconti rilevanti in bolletta (su cui il Governo attuale ha dichiarato di voler finalmente intervenire) e pagano l’energia elettrica quanto le aziende corrispondenti in Germania. Le famiglie italiane con consumi fino a 2.500 kWh/anno pagano il 30% in meno rispetto alle corrispondenti famiglie tedesche. Chi paga di più sono le piccole e medie imprese: 30% in più rispetto alla media europea e 4% rispetto alla Germania. È vero che la bolletta elettrica delle famiglie italiane è aumentata negli ultimi dieci anni (dai circa 340 euro in media nel 2002 ai circa 490 euro di oggi), ma come evidenziato dal rapporto “La verità sulle bollette elettriche” di Legambiente la quota maggiore di incremento va addebitata soprattutto all’aumento del prezzo del petrolio e del gas e in parte molto inferiore alle rinnovabili.

Le rinnovabili deturpano il paesaggio?

Ci sono siti in cui si può installare un impianto eolico o fotovoltaico, altri siti in cui questo va evitato. E’ vero che certe localizzazioni sono state inopportune e andavano evitate. Ma lo stesso vale per un qualsiasi edificio: un condominio, una fabbrica, una scuola, un ospedale. Il fatto ad esempio che una scuola in un sito ci stia male non vuol dire che non dobbiamo costruire nessuna scuola in nessun sito. Dobbiamo scegliere i siti giusti e costruire nella maniera giusta, visto che ci sono siti in cui un impianto a fonti rinnovabili si integra perfettamente. In alcuni casi, visto il contesto,  può addirittura migliorare il paesaggio.

Le rinnovabili sono in mano alla criminalità organizzata?

C’è qualche legame intrinseco fra rinnovabili e criminalità? Assolutamente no. La criminalità organizzata, purtroppo, si è insinuata in tanti ambiti produttivi e industriali italiani. Non per questo le nostre industrie devono chiudere per evitare infiltrazioni mafiose: bisogna aumentare i controlli, non ridurre le possibilità di far crescere il Paese.

Le rinnovabili non portano posti di lavoro?

Secondo i dati del GSE, nel 2012 il numero di addetti italiani nelle rinnovabili era di 190.000 unità, di cui 72.000 nel fotovoltaico. Il numero degli addetti è oggi senz’altro inferiore: questi neo-disoccupati devono ringraziare le numerose misure retroattive dei governi che, a parole e soltanto a parole, hanno tanto a cuore la creazione di posti di lavoro e la qualità ambientale del nostro Belpaese. Se ci soffermiamo sul fotovoltaico, la realtà è che non esiste unicamente la produzione di moduli (ormai concentrata in Asia: 90% della produzione nel 2013), ma tutta una serie di attività che richiedono molta manodopera: produzione di inverter (concentrata in Europa e Stati Uniti e con l’Italia in prima linea grazie a produttori leader nel mondo), progettazione degli impianti, installazione, manutenzione, telecontrollo, ecc. Nella spesa complessiva per un impianto fotovoltaico, l’acquisto dei moduli conta oggi per circa il 35-40%. In altre parole: non è vero che installare un impianto fotovoltaico vuol dire regalare ricchezza alla Cina, ma significa creare ricchezza e lavoro anche in Italia.

Come far diminuire la bolletta elettrica degli italiani?

Per prima cosa si potrebbe introdurre un regime fiscale basato sul “Chi inquina paga”, i cui proventi potrebbero andare almeno in parte a diminuire la bolletta elettrica pagata da famiglie e imprese. In secondo luogo, far ricadere anche sul mercato al dettaglio la diminuzione del prezzo del MWh indotto dalle rinnovabili sul mercato all’ingrosso.
Terzo: installare più impianti a fonti rinnovabili e puntare sull’efficienza. Pensiamo a una famiglia che installi un impianto solare sul tetto di casa: con i prezzi attuali degli impianti solari, anche senza incentivi (del tipo la detrazione fiscale) in meno di dieci anni si ammortizza la spesa iniziale e la famiglia continua ad auto-produrre energia pulita per un totale di 20-25 anni. Una bella dieta dimagrante per le bollette degli italiani. Per le aziende (piccole, medie e grandi) il discorso non è molto diverso.

Per approfondire:

- Il Mito del caro energia (link
- I “sussidi” alle fonti fossili (link
- Posizione Amici della Terra (link
- Posizione di Italia Nostra (link


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