Claudio Elidoro

Claudio Elidoro (1956), laureato in Astronomia all'Università di Bologna, divulgatore scientifico. Ha scritto numerosi articoli, pubblicati su riviste astronomiche italiane, circa i corpi minori del sistema solare.

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Antichi sconvolgimenti galattici

Ricostruzione pittorica dell’incontro tra una galassia come la Via Lattea e una galassia più piccola. Le tracce lasciate da un incontro di questo tipo, avvenuto tra gli 8 e i 10 miliardi di anni fa, sono state individuate nei dati dinamici e chimici delle stelle osservate da Gaia. Crediti: V. Belokurov (Cambridge – UK)

La ricostruzione è una rielaborazione dell’immagine dell’interazione delle galassie NGC 5426 e NGC 5427, note collettivamente con il nome di Arp 271. Crediti: ESO/Juan Carlos Muñoz

Solamente qualche mese fa mettevamo in giusto risalto la pubblicazione di Gaia DR2, il secondo catalogo dei dati collezionati dal fantastico satellite dell’ESA. Gli addetti ai lavori hanno da subito messo in evidenza quanto fosse cruciale che Gaia avesse raccolto una simile mole di dati stellari e quanto fosse importante la sua affidabilità e il numero di stelle coinvolte.

Il lago sotterraneo di Marte

Rappresentazione pittorica della sonda Mars Express in azione intorno a Marte. Nella parte superiore dell’immagine è riportato il segnale radar acquisito da MARSIS che rileva la risposta della superficie del pianeta (in alto), degli gli strati ghiacciati della calotta polare (zona intermedia) e l’intensa discontinuità (colorata in azzurro) riconducibile ai depositi di acqua salmastra. Crediti: ESA/INAF/Davide Coero Borga-Media INAF

La possibilità che vi potesse essere acqua allo stato liquido su Marte era già stata ventilata almeno tre decenni fa. Non c’era nessuna prova concreta, ma considerazioni termodinamiche avevano portato Stephen Clifford (Lunar and Planetary Institute) a suggerire nell’agosto 1987 che al di sotto delle regioni polari del Pianeta rosso si potessero nascondere bacini di acqua liquida.

La lunga rincorsa di Hayabusa 2

All’immagine pittorica della sonda Hayabusa 2 è stata sovrapposta una panoramica di Ryugu, catturata lo scorso giugno, in cui sono già ben visibili molte caratteristiche superficiali (crateri, grossi macigni,…) dell’asteroide. L’insolita forma e la rapida rotazione del corpo celeste, completata in 7 ore e 38 minuti, lo rendono ancora più interessante per i planetologi. Crediti: Go Miyazaki – JAXA

Spinta per tre anni e mezzo dai suoi quattro motori a ioni di Xeno, la sonda giapponese ha percorso oltre tre miliardi di chilometri e alla fine non ha mancato il suo bersaglio: a partire da metà giugno Hayabusa 2 ci ha finalmente svelato il vero – e curioso – aspetto dell’asteroide Ryugu. Caratterizzato da composizione carboniosa e con dimensioni di circa un chilometro, Ryugu appartiene alla classe dei NEA, gli asteroidi che percorrono orbite che li conducono, periodicamente, ad avvicinarsi al nostro pianeta e attraversarne il cammino celeste.