Sergio Cima

Laureato in filosofia, si occupa di data journalism e comunicazione in ambito medico e scientifico. Web editor di Scienza in rete, segue in particolare i new media. Studia web semantico, open data journalism e web analytics.

Deutschland über Alles, soprattutto über Italien?

Immagine tratta dal video Italien ist nicht Deutschland! della ZDF - Zweites Deutsches Fernsehen (Seconda Televisione Tedesca).

I tedeschi non ci hanno mai perdonato di aver perso tutte le semifinali dei Mondiali. Forse è offensivo ricordare ai nostri connazionali la sequela di disfatte - che riproponiamo in un articolo dedicato a una realtà triste come l’attuale epidemia di Covid solo per temperare con un sorriso questa tragedia. 

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Liberate i dati per sconfiggere Covid

La scienza sta avendo una sua rivincita sulla politica e la società. Arrivata l’emergenza, declinano i negazionisti e si rivalutano le competenze. Ma è sufficiente quello che il mondo della ricerca sta facendo per ricostruire e consolidare questa fiducia? Sicuramente nessuno si aspettava una pandemia di questa gravità, e i piani di preparazione pandemica non erano di fatto pronti a scattare in gran parte dei paesi. Eppure sarebbe stato utile avere anche in Italia, come in altri paesi ad alto investimento in ricerca e sviluppo, una immediata circolazione pubblica dei dati che man mano la sanità pubblico andava raccogliendo. Non è stato così.  (Immagine: Geralt, Pixabay)

La scienza sta avendo una sua rivincita sulla politica e la società. Arrivata l’emergenza, declinano i negazionisti e si rivalutano le competenze. Ma è sufficiente quello che il mondo della ricerca sta facendo per ricostruire e consolidare questa fiducia? Difficile rispondere.

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Roy Anderson: cruciale il comportamento delle persone per fermare la pandemia

Individual behaviour will be crucial to control the spread of COVID-19. Personal, rather than government action, in western democracies might be the most important issue. Early self-isolation, seeking medical advice remotely unless symptoms are severe, and social distancing are key.”
Sir Roy Anderson
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Covid-19: laboratori di tutto il mondo, unitevi!

Dal 31 dicembre i ricercatori di tutto il mondo, per la gran parte in Cina e negli USA, hanno iniziato a studiare il virus e pubblicare ricerche. E' presto per misurare l'impatto scientifico di queste pubblicazioni ma, utilizzando le alternative metrics, è possibile capire quali sono state le ricerche più influenti, che hanno catturato l'attenzione dei ricercatori e li hanno spinti a condividere le informazioni nel web. Una miniera di dati in cui sarà facile perdersi senza uno sforzo collettivo e la creazione di nuovi network. Intanto è possibile, anche solo scorrendo i titoli e gli abstract degli studi, farsi un'idea di quanto questo ambito di studi sia complesso, affascinante e vitale. Elaborazione nostra a partire dall'immagine del genoma di SARS-CoV-2 sequenziato dall'Istituto Pasteur di Parigi. Crediti: Institut Pasteur / CNR / France. Nella elaborazione di Scienza in rete si intravede il volto di Mao Zedong.

Dati aggiornati al 4 marzo 2020.

Dal 31 dicembre i ricercatori di tutto il mondo, per la gran parte in Cina e negli USA, hanno iniziato a studiare il virus la sua malattia (COVID-19) e pubblicare ricerche in proposito.

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Anche per le epidemie meglio prevenire che curare

Fin dall'inizio dell'epidemia, le pubblicazioni sul nuovo coronavirus hanno avuto un picco quasi istantaneo. Ma non è una buona notizia: indica, piuttosto, la superficialità con cui ricerca scientifica e la sanità pubblica mondiale si preparano alle nuove minacce epidemiche. Come osserva un editoriale sul Singapore Medical Journal, “non era inaspettata la comparsa di nuovi coronavirus. […] In un mondo con cambiamenti significativi nel clima, nel commercio e nell'ecologia, c'è un rischio costante di nuove emergenze di malattie”.
Nell'immagine: un uomo, indossando una mascherina, usa una pompa per spruzzare una sostanza "anti-influenzale" sconosciuta. Regno Unito, 1920 circa. Hulton-Deutsch Collection/Corbis/Getty Images.

Dati aggiornati al 4 marzo 2020.

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ERC 2019: per vincerli bisogna emigrare?

Lo European Research Council è un programma di finanziamento della ricerca attivo dal 2007 con l'obiettivo di incoraggiare la ricerca di alta qualità in Europa attraverso bandi competitivi che riguardano tutte le discipline: scienze della vita, scienze fisiche, scienze sociali. Dal primo gennaio 2020, il nuovo presidente è l'italiano (ma attivo scientificamente all'estero) Mauro Ferrari. Lo schema del finanziamento prevede tre linee principali: Starting grant, riservato a giovani; Consolidator, rivolto a scienziati che hanno completato il phd da qualche anno; Advanced, diretto a ricercatori che hanno già guidato team di ricerca. Per l'Italia potrebbe essere una fonte prestigiosa di finanziamento, anche se limitata a pochi ricercatori. Le capacità degli scienziati ci sono (infatti gli italiani all'estero vincono parecchi bandi) ma il sistema italiano sembra inadeguato attrarre questo tipo di fondi (anzi, a dar retta a recenti polemiche sembra addirittura respingerlo come nocivo al sistema). I dati del 2019 sono lo specchio della situazione: l'Italia, oltre a scontare il cronico sottofinanziamento interno, è sempre meno competitiva a livello internazionale. Gli scienziati italiani invece riescono a emigrare e vincere, ma la concorrenza è sempre più agguerrita. Immagine: intervista a Mauro Ferrari, presidente di ERC.

Mentre in Italia si dibatte più o meno a proposito dell'utilità dell'European Research Council (ERC) (qui l'editoriale su Corriere della Sera di Walter Lapini e qui la risposta di Gianfranco Billari e del rettore della Bocconi Gianmario Verona) si comincia ad avere un quadro pressoché completo

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Test PISA: sono asini questi italiani?

I risultati del Programme for International Student Assessment (universalmente noto con il suo acronimo: PISA) sono arrivati puntuali. Agli studenti italiani è toccato nuovamente sentirsi dire che non sanno leggere, contare, non sanno nulla di scienze. Accade dal 2000, anno di nascita del PISA, e ogni tre anni gli studenti italiani per un giorno diventano gli zimbelli d’Europa. Gli organizzatori asseriscono che i test fotografano la situazione e indicano quali politiche sono necessarie perché i giovani acquisiscano le competenze utili per primeggiare nei prossimi anni. Ma esiste anche una larga e autorevole schiera di detrattori che invece hanno un'opinione opposta: semplicemente bisognerebbe evitare di partecipare alla rilevazione. Su Scienza in rete una breve rassegna di queste argomentazioni e una prima breve analisi dei dati appena pubblicati cui seguiranno indagini più specifiche. Immagine: statua colossale di Costantino I, IV sec. dC, Musei Capitolini, Roma.

I risultati del Programme for International Student Assessment (universalmente noto con il suo acronimo: PISA) sono arrivati puntuali. Agli studenti italiani è toccato nuovamente sentirsi dire che non sanno leggere, contare, non sanno nulla di scienze. Accade dal 2000, anno di nascita del PISA. Da allora ogni tre anni gli studenti italiani per un giorno diventano gli zimbelli d’Europa. Poi l’eco si esaurisce, ma lascia strascichi, critiche e buoni propositi.

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Open access: l'esempio dell’Università degli Studi di Milano

Qualcosa si sta muovendo a favore dell'Open Access (OA), che riduce i costi e rende accessibile il sapere veicolato dalle riviste. Oltre alle indicazioni che provengono dall’Europa, va segnalato un decreto annunciato dal ministro Fioramonti che sembra voler ammettere alla nuova Valutazione della qualità della ricerca (VQR) solo gli atenei in regola con l’OA. E c’è già chi si sta preparando: è il caso dell’Università degli Studi di Milano che si è da tempo dotata di una piattaforma di riviste Open Access, liberamente accessibili a lettori, autori e comitati editoriali. Le riviste (attualmente 41) hanno generato circa 70.000 download al mese di traffico culturale, che a sua volta promuove contatti e citazioni, e stimola gli autori a scrivere senza nessun costo di iscrizione e pubblicazione. Per il momento le riviste open sono quasi esclusivamente umanistiche, anche per la difficoltà di “liberare” le riviste STEM, legate a editori internazionali che richiedono abbonamenti per un totale di circa 80 milioni di euro l’anno per gli atenei italiani (nostra stima su dati CRUI).

Crediti: Sfondo vettore creata da vectorpouch - it.freepik.com

L’Open Science è una delle grandi sfide del mondo della ricerca. A oggi il modello prevalente è quello commerciale: gli editori, garanti della qualità, ricevono gli articoli, li sottopongo a revisione, li pubblicano, il lettore se li vuole leggere li compera. Il problema è che gran parte della ricerca è finanziata da soldi pubblici, quindi ci si chiede perché i lettori/cittadini dovrebbero pagare per leggere quello che in qualche modo hanno già pagato.

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Ecco chi sono i ricercatori più citati (2008-2018)

Ed ecco l’attesa lista annuale dei ricercatori Highly Cited pubblicata oggi (19 novembre) da Clarivate Analytics. La lista comprende i ricercatori che nel periodo 2008-2018  hanno pubblicato il maggior numero di articoli molto citati ("Highly Cited Papers"), cioè articoli che si collocano nel primo 1% per cento al mondo per numero di citazioni. L'analisi è condotta distinguendo 21 diverse aree scientifiche: dalla medicina clinica alla fisica, dalla matematica alle scienze agrarie e così via.

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L'impresa italiana spende poco in ricerca e attrae poco dall'estero

Il ministro del MIUR Lorenzo Fioramonti.

Lo scorso 23 ottobre il ministro per l'università e la ricerca Lorenzo Fioramonti ha presentato alla Camera dei deputati il Patto per la ricerca con le seguenti parole: "Chiediamo al mondo imprenditoriale di sottoscrivere un Patto per la ricerca, con cui ci impegniamo congiuntamente (istituzioni pubbliche e imprese) a rilanciare gli investimenti in ricerca come volano

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I ricercatori italiani più citati: chi sono, dove sono

Le classifiche lasciano il tempo che trovano (La classifica è vera gloria? e Autocitazioni: gli italiani esagerano?) ma probabilmente offrono un quadro attendibile della ricerca di qualità: effettivamente i ricercatori migliori emergono (Ricerca in Italia: non piangiamoci addosso).

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L'Italia globalizzata della scienza

Il Centro di ricerche economiche di Praga ha indagato il grado di internazionalizzazione della ricerca di 174 paesi analizzando 22 milioni di paper del database Scopus. Risultati: i paesi europei e gli USA hanno indici di globalizzazione più alti. Tra i paesi principali, l’Italia è stabilmente al primo posto da anni. La Cina, tra i paesi emergenti, sta recuperando rapidamente mentre la Russia prosegue (o forse persegue) un perfetto isolazionismo scientifico. A determinare il risultato della Cina sembra essere il rientro dei ricercatori dall’estero, Europa e USA: brain drain e brain gain gestito bene.

Un’altra analisi sulla produzione dei ricercatori. Il Centro di ricerche economiche di Praga ha indagato il grado di internazionalizzazione della ricerca di 174 paesi analizzano 22 milioni di paper del database Scopus. Ne ha ricavato un articolo e ha prodotto uno strumento con cui è possibile divertirsi a giocare con i vari parametri indagati.

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In Europa si può fare di più

La Relazione sulla ricerca pubblicato dal CNR il 15 ottobre 2019 contiene un'analisi dettagliata delle prestazioni del sitema italiano in relazione agli obiettivi fissati dai programmi di finanziamento europeo alla ricerca. Perché portiamo a casa meno degli altri paesi? Perché soffriamo la competizione nell'eccellenza? Perché invece il CNR è forte in Europa? L'Italia arranca ma avanza e Brexit ci può aiutare ma non basta: bisogna attuare le misure necessarie se non si vuole perdere il treno del prossimo programma quadro in partenza nel 2021.

I programmi europei che si sono succeduti dal 2004 a oggi sono stati per l’Italia -oltre che un benefico flusso di euro- un’occasione per creare connessioni e dotarsi di infrastrutture più efficienti. L'Italia è cresciuta sia in termini di partecipazione sia di quantità di finanziamenti ma resta fanalino di coda rispetto agli altri grandi paesi dell'Unione.

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La classifica è vera gloria?

Il dibattito su come debba essere valutata la ricerca si incendia quando si invoca il criterio bibliometrico. Nonostante le classifiche in base alle citazioni vengano criticate e messe in discussione, ogni qualvolta viene diffuso un nuovo ranking, parte la caccia ai vincitori. È accaduto anche per l'ultima ricerca pubblicata da John Ioannidis, che ha presentato un algoritmo per liberare le classifiche dalle autocitazioni e restituire una fotografia più aderente alla realtà. Al di là dei nomi dei singoli ricercatori, l'Italia come ne esce?

L’Imperial College dichiara che 

“no longer considers journal-based metrics, such as journal impact factors, in decisions on the hiring and promotion of academic staff."

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Autocitazioni: gli italiani esagerano?

Quanto vale una ricerca e quanto dobbiamo finanziarla? Basta un semplice calcolo delle citazioni ottenute? Oppure la questione è un po' più complessa? (Crediti: Jedediah Laub-Klein, via Flickr)

Quanto vale quella ricerca e quanto dobbiamo finanziarla? Da sempre la comunità scientifica ha individuato gli effetti collaterali causati da un uso brutale dei criteri bibliometrici, come una crescita artificiale del numero di pubblicazioni, strategie citazionali più o meno lecite (leggasi autocitazioni) per incrementare il proprio ranking eccetera. Nonostante questi avvertimenti l'Italia, a partire dalla riforma universitaria del 2010, ha esteso il peso di questi criteri attraverso la creazione dell'ANVUR, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Due articoli pubblicati recentemente su riviste scientifiche hanno riacceso il dibattito nostrano portando nuovi elementi di discussione. Uno mostra che l'introduzione di criteri strettamente bibliografici per valutare la ricerca induce la comunità scientifica a costituire in modo spontaneo club più o meno numerosi propensi a citarsi vicendevolmente, in una misura chiamata inwardness, che aumenta a seguito dell’introduzione di stringenti criteri bibliometrici nella valutazione della ricerca. Secondo lo studio del biostatistico John Ioannidis, però, l’effetto inwardness può essere dovuto a un numero molto limitato di ricercatori che si citano a vicenda e comunque non si può escludere che il risultato sia dovuto al caso più che alle regole introdotte dall’ANVUR. 

La situazione è complessa e calcolare è un po' come giudicare il pulito dal profumo: non basta, perché la ricerca è un'opera collettiva il cui valore difficilmente può essere fotografato da una semplice formula

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Leonardo scienziato polifunzionale

Leonardo Da Vinci, Autoritratto

Leonardo scienziato, di Enrica Battifoglia ed Elisa Buson, è un libro di 130 pagine che ha il pregio di raccontare la vita di Leonardo da una prospettiva non comune. Come si capisce dal sottotitolo: “Macchine, invenzioni e curiosità di un genio normale”. Crediamo di sapere molto su Leonardo da Vinci, orgoglio nazionale, abbiamo visto le sue opere, documentari, film, le sue macchine ricostruite sono sparse in musei e parchi divertimenti di tutta Italia. La figura di Leonardo è così diventata una icona, a suo modo distante: che uomo straordinario, che cervello fuori dal comune.

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La ricerca di punta è senza lucro

Ricerca medica

Crediti: Belova59/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Pur non essendo il contributo più consistente alla ricerca medica, i finanziamenti delle non profit hanno il vantaggio di una valutazione rigorosa e indipendente dei progetti e la natura competitiva dei bandi. Questi oltre 300 milioni di euro, che rappresentano un decimo degli stanziamenti in ricerca medica, vanno a finanziare le ricerche di punta, e i ricercatori si rivolgono prevalentemente alle onp per tenere viva la ricerca indipendente e di base italiana. Il finanziamento nella ricerca biomedica rappresenta solo una frazione dell'intera ricerca italiana che, nonostante il netto divario di finanziamenti rispetto ad altri Paesi, si mantiene al vertice delle classifiche mondiali

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ERC chiama. Italia non risponde

Palazzo della Civiltà Italiana

Palazzo della Civiltà Italiana. Roma

Scorrendo i nomi dei vincitori degli ultimi bandi European Research Council si scoprono parecchi cognomi italiani. ERC, per motivi di privacy, non rivela la nazionalità dei singoli vincitori, mentre è certo che le istituzioni italiane che ospitano un vincitore di un bando ERC sono poche.

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Le aziende italiane che credono ancora nella ricerca

La classifica delle prime 1.000 aziende europee per spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) pubblicata nel report The 2018 EU Industrial R&D Investment Scoreboard, ci dice che l'Italia segue a distanza le nazioni più sviluppate, anche se qualche azienda riesce ancora a tenere il passo. Sono 39 le aziende italiane nella top 1.000, con una spesa media di 167 milioni di euro per un totale di 6,5 miliardi di euro (l'investimento complessivo del settore privato italiano in R&S è di circa 12 miliardi di eur

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Il governo Conte ha investito di meno in ricerca e università?

In questi giorni di polemiche intorno alla legge di bilancio appena pubblicata in Gazzetta ufficiale si leva la voce anche degli studenti universitari che hanno rinfacciato al governo Conte di aver tradito le aspettative dei ricercatori tagliando le spese in R&S. Risponde a verità questa critica? Vediamo.

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Chi sono i ricercatori highly cited

Steacie Science and Engineering Library presso l'università di York. Credit: Raysonho @ Open Grid Scheduler / Grid Engine / Wikipedia. Licenza: Public Domain.

È stata pubblicata il 27 novembre scorso la lista dei ricercatori Highly Cited secondo Clarivate Analytics. La lista comprende i ricercatori che nel periodo 2006-2016 hanno pubblicato articoli con un un eccezionale numero di citazioni. L'analisi è condotta distinguendo 21 diverse aree scientifiche: dalla medicina clinica alla fisica, dalla matematica alle scienze agrarie e così via.

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Biohacking de noantri

Mike & Amanda Knowles from Tacoma, WA, USA

Il 20 giugno una persona a Colonia viene arrestata mentre stava costruendo una bomba biologica. Lo scorso aprile Aaron Traywick, 28enne biohacker convinto sostenitore delle sperimentazioni fai da te, si inocula un - evidentemente presunto - vaccino contro l’herpes e muore pochi giorni dopo.

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Gli italiani che hanno fatto gli ERC

Scienza in Rete si è occupata spesso dei grant dell'European Research Council, i bandi in assoluto più competitivi a livello europeo. Avendo ora acquisito le statistiche complete di ERC, è possibile approfondire l'analisi di questi bandi nei primi dieci anni di questa istituzione. E la prima cosa che salta all'occhio è che - per quanto riguarda il nostro paese - a fare gli ERC Grants non sia tanto l'Italia, quanto gli italiani.

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L'antro dei disguidi

A Cuma c'è un luogo straordinario. Un tunnel scavato nel tufo lungo 130 metri alto cinque e largo due e mezzo. Ha forma trapezoidale, un accorgimento antisismico pensato dai primi colonizzatori greci in Italia che avviarono quest'opera circa 2600 anni fa.

Planimetria del cosiddetto Antro della Sibilla. Clicca sull'immagine per ingrandire.

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Cingolani ce l'ha fatta: parte Human Technopole

Il grande progetto per un “Umanesimo” tecnologico italiano ha levato ufficialmente le ancore. Oggi a Milano il Premier Renzi presenta ufficialmente la versione definitiva di Human Technopole, che riceverà un finanziamento di circa 150 milioni di euro l'anno per 10 anni, e che sorgerà nei luoghi di Expo Milano, coinvolgendo 1.500 persone in 30 mila metri quadri di laboratori. 

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Una ricerca da tre soldi

Nel 2007 il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica pubblicò “La ricerca tradita: Analisi di una crisi e prospettive di rilancio”: un primo bilancio assai negativo della ricerca pubblica e privata in Italia. Qual è la situazione della ricerca in Italia quasi dieci anni dopo? Potremmo dire la stessa o forse peggio che nel 2007, vista anche la crisi economica intervenuta nel frattempo. Per usare le parole di allora di Guido Tabellini: “I numeri non suggeriscono nessun ottimismo”.

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Argomenti deboli contro la sperimentazione animale

Martedì 5 maggio sono state presentate in Parlamento 3 mozioni con l’obiettivo di impegnare il Governo a limitare fortemente o eliminare il ricorso alla sperimentazione animale nella ricerca scientifica (si veda Senza sperimentazione animale la ricerca biomedica in Italia muore).

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Horizon 2020: per ora l'Italia delude

CORDIS ha pubblicato i primi dati di partecipazione al programma Horizon 2020. I dati riguardano i 2.399 progetti avviati a partire dal primo gennaio 2014, e le relative 10.200 partecipazioni, per un ammontare di circa 3 miliardi e 500 milioni di euro erogati (una media di circa 350.000 euro per ogni partecipazione). Su 94 paesi che hanno partecipato finora il Regno Unito precede tutti per numero di partecipazioni (1.406) ma è la Germania a contare il maggior numero di finanziamenti ricevuti.

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Laureati dove vuoi, basta che diventi ingegnere (uomo)

L'università non serve solo a trovare un lavoro. Non è solo un ascensore sociale che porta - incrociando le dita - verso l'alto. Ma le mamme spesso pensano che lo sia. Questo articolo è per le mamme, meno per chi pensa che l'università sia anche un luogo di ricerca, di innovazione, di eccellenza. 

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I Parlamenti danno i numeri

In tempi di riforme costituzionali, e in particolare della profonda mutazione cui dovrebbe andare incontro il Senato, ci è sembrato interessante indagare i parlamenti dei paesi europei a noi più prossimi per vedere somiglianze e differenze. Da un lato, quindi, riportiamo i dati del percorso di studi dei parlamentari di Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna. Dall’altro - in tempi di polemiche su quote rosa e gerontocrazia - abbiamo analizzato anche il peso di uomini e donne nelle camere e la distribuzione per età.

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Il peso della ricerca scientifica nel governo Renzi

Che peso ha la ricerca scientifica nel governo Renzi e in Parlamento?

 

Sono giorni di polemica sulla scelta dei ministri e soprattutto dei sottosegretari. Lasciando da parte le controversie più politiche, e limitandoci a esaminare i CV dei neonominati alla ricerca scientifica e a quella sanitaria (elenco dei nuovi sottosegretari) non possiamo non osservare scarse competenze ed esperienze maturate in questo ambito. 

Sottosegretari alla Ricerca e all'istruzione:

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Science and innovation in Italy: some figures to understand

Despite Italy investing so little in research, Italian researches are holding on, at least if we consider the number of cited publications at international level. What is critical, however, is the following step: from research to industrial applications, as shown from patents, start-ups and other indicators statistics. Yet, it is the combination of research, innovation, industrial dynamism and capability of winning new markets that can really “re-start” our Country, recovering employment and withstanding the more and more intense international competition.

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Scienza e innovazione in Italia: 
qualche numero per capire

Nonostante l'Italia investa poco in ricerca, i suoi ricercatori si difendono, almeno a giudicare dal numero di pubblicazioni citate a livello internazionale. Critico è invece il passaggio dalla ricerca alle applicazioni industriali, almeno a leggere le statistiche di brevetti, start up e altri indicatori. Eppure è proprio il combinato di capacità di ricerca, innovazione, dinamismo industriale e capacità di conquistare nuovi mercati che può riavviare il Paese, recuperare occupazione e reggere una competizione internazionale sempre più intensa.