Valentina Meschia

Valentina Meschia, laurea in Farmacia e giornalista scientifica. Dal 2012 collabora con Focus Magazine e Focus D&R occupandosi in particolare di cibo, scienza e salute. Dal 2015 collabora con NostroFiglio.it portale dedicato al mondo delle mamme e del bambino. Si occupa di prevenzione promuovendo progetti e iniziative a livello locale con realizzazione di video, fotografie, interviste e grafiche. Attualmente studentessa presso MaCSIS (Università Bicocca, Milano).

Nanotubi di carbonio come l’amianto?

The view from inside a carbon nanotube. Created by Michael Ströck on February 1, 2006. Released under the GFDL. CC BY-SA 3.0

Ogni anno vengono prodotte migliaia di tonnellate di nanotubi di carbonio. Essi sono prodotti a forma cilindrica, chiusi alle estremità, costituiti da esagoni di carbonio che hanno molteplici applicazioni, spaziando dall’hi-tech al campo medico. La storia dei nanotubi di carbonio inizia nel 1991 quando, al NEC Laboratory di Tsukaba, lo scienziato giapponese Sumio Iijima scoprì la possibilità di formare tubi chiusi, con diametro di pochi nanometri, sovrapponendo fogli di grafite.

A Milano i cittadini a caccia di biossido di azoto

In tempi di ricorrente allarme smog, quando non subentra la rassegnazione capita di chiedersi cosa si potrebbe fare per contrastarlo. Una idea “scientifica” arriva dall’Associazione Cittadini per l’aria: impariamo a conoscerlo, e proviamo a monitorarlo via per via e piazza per piazza. Succede a Milano, sull’esempio di altre città europee.