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La chimica alla prova della TV

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breaking bad

La passione per la scienza può passare per canali inusuali. “Breaking Badreazioni collaterali” è una serie televisiva americana costruita su una sceneggiatura fatta d’azione, intrighi, bugie, tradimenti e attività illecite nel sud degli Stati Uniti. La solita ricetta per rendere popolare uno show in tv, insomma. In Breaking Bad c’è però un protagonista insolito, tutt’altro che comprimario: la chimica. Walter White, insegnante di chimica in un mediocre liceo del New Mexico deve affrontare la drammatica sorpresa di avere un tumore ai polmoni, con una prospettiva di vita di due anni – il punto di rottura del titolo. Questo lo costringe a rimettere in discussione le sue certezze, per la paura di lasciare moglie e figli senza protezione e sicurezze economiche. E’ la chimica che arriva in soccorso del professore. Il protagonista della fiction decide infatti di sfruttare le sue profonde conoscenze per ‘cucinare’ la migliore metanfetamina mai immessa nel mercato delle droghe. Ispirato dal lavoro di investigazione di suo cognato, agente della DEA (l’Agenzia federale Antidroga), il professore riesce a diventare appetibile per i più temibili criminali legati al traffico di droga.

Inizialmente sono formule scritte sulla lavagna di un’aula, lezioni appassionate ricche di citazioni storiche. Poi la chimica inizia a farsi presente e visibile nella costruzione di un piccolo laboratorio di anfetamine, viene tirata in ballo nei dialoghi attraverso la descrizione di specifiche tecniche, sempre in maniera ineccepibile e facilmente verificabile per chiunque. Becker, bollitori, maschere antigas, bilance, catalizzatori e reazioni si legano allo slang da strada degli spacciatori, alle immagini di vita quotidiana e ai momenti di maggiore tensione narrativa – si potrebbe imparare velocemente quali sono le proprietà di resistenza di certe plastiche, se ci si volesse disfare di qualcosa con dell’acido. Dettagli e particolari che crescono e si arricchiscono insieme alle vicende, alla psiche e ai drammi dei protagonisti. Il mite e insoddisfatto professore, in particolare, passa per un percorso di emancipazione, riconquistando il carattere e la volontà che gli erano stati scippati insieme alle sue ricerche innovative in una multinazionale. Anche in questo caso, gli spettatori più attenti potrebbero non trovare nulla di particolarmente entusiasmante. Quello che sembra essere davvero interessante è lo spazio che viene concesso alla chimica, evitando di strumentalizzarne troppo l’immagine a favore della narrazione.

Già in passato, prodotti televisivi analoghi hanno offerto al grande pubblico un’interpretazione di temi scientifici attraverso la lente della fantascienza. “Ufo” del 1975 - a cui seguì la produzione anche italiana “Spazio 1999” - serie più popolari come come “Star Trek” o, recentemente, “CSI”, “XFiles”, “Lost”, “Fringe”. Al di là del valore televisivo, estetico e tecnico, del successo mediatico e dell’ immaginario che questo tipo di intrattenimento può offrire, le fiction televisive hanno avuto e hanno spesso un ruolo non trascurabile nel veicolare l’immagine della scienza, a volte sfruttandola - “La fisica di Star Trek”, ad esempio, è un celebre saggio del 1995 di Lawrence M. Krauss, ispirato e pensato grazie alla tv.

In Breaking Bad la componente di fantascienza manca totalmente. La chimica è qui un protagonista più ‘carnale’, fatto di fumi, veleni, droghe, ampolle rotte, calcoli scritti a matita sul tavolo di un laboratorio clandestino, acquisti di attrezzi in supermercati, mani sudate e stracci che puliscono i residui di metanfetamina. Gli sceneggiatori hanno, forse, fornito un inconsapevole contributo alla chimica e l’ultima stagione trasmessa arriva, guarda caso, nell'Anno Internazionale dedicato a questa disciplina. Peccato che si tratti di raccontare la preparazione di droghe, non proprio utile agli scopi dell’ “Anno” promosso dall’Onu.

Ma le suggestioni di questa serie dicono molto di quello che si può vedere e provare in un vero laboratorio di chimica, come la fatica e la soddisfazione di un lavoro che può (anche) salvare la vita. Un tipo di ‘emozione’ che è difficile trovare, come lettore e spettatore, non solo a cinema o in televisione.

<<Ha sempre della magia, non è vero?>>
Walter White, protagonista di Breaking Bad


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