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In un clima sempre più caldo, mai sottovalutare il freddo

Paesaggio tropicale disegnato da AI Midjourney

Crediti: Luca Carra via Midjourney: In a tropical landscape a sudden cold blizzard strikes passers-by.

Tempo di lettura: 3 mins

Ondate di caldo e di freddo sono ormai diventate la nuova normalità climatica. Chi fosse interessato seguire l’altalena delle temperature nelle diverse macroregioni del pianeta può seguire la rubrica Weather Extremes compilata periodicamente dal Metdesk britannico sul Guardian. Gli sbalzi di temperatura, talvolta superiori di 10°C rispetto alle medie stagionali, sono riconducibili ai cambiamenti climatici, anche se ci si aspettano ragionevolmente più ondate di calore che di freddo. In effetti è proprio ciò che accade. Ma tra le condizioni estreme vi sono anche i cosiddetti cold spell, ovvero periodi eccezionalmente rigidi, con crolli improvvisi della temperatura anche di 10°C. A fronte di un clima sempre più caldo parlare di intense ondate di freddo può sembrare un controsenso, finché non si considera la differenza tra la media a livello globale e gli estremi localizzati. «Localmente, sarebbe in teoria possibile avere una temperatura media in rapido aumento, un numero di estremi caldi in rapido aumento e un numero di estremi freddi grossomodo invariato o in lieve diminuzione. Le diverse cose non sono in contrasto tra di loro», spiega Gabriele Messori, professore associato di Meteorologia presso l’Università di Uppsala sul sito Climalteranti.  

Mentre la Terra nel complesso continua a riscaldarsi senza sosta, alcune sue regioni sono colpite anche da cali repentini di temperatura. Lo abbiamo visto nelle ultime settimane sia in Turchia e in Siria, purtroppo proprio durante i giorni del terremoto che ha costretto migliaia di persone all’addiaccio, sia negli Stati Uniti, per esempio a Boston dove è stata registrata la temperatura più bassa dal gennaio del 1957, con un abbassamento di circa 10-15°C rispetto alla media stagionale. Con inevitabili impatti sulla salute.

Un intero capitolo dell’ultimo rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), pubblicato a febbraio 2022, è dedicato proprio all’impatto che il cambiamento climatico ha avuto finora e avrà nel prossimo futuro sulla salute e sul benessere umano. Nel periodo compreso tra il 1998 e il 2017 sono stati attribuite 526.000 morti agli 11.500 eventi estremi  registrati, ma si prevede che la mortalità per cause climatiche, e in particolare per gli estremi di temperatura, sia destinata a crescere nei prossimi decenni. 

Le malattie più influenzate dal clima, o climate-sensitive, sono quelle cardiovascolari e respiratorie, seguite da malattie croniche come diabete. Secondo i primi dati del progetto europeo EXHAUSTION, condotto su oltre due milioni di adulti in Europa, tra il 1994 e il 2010 queste variazioni anomale di temperatura hanno provocato un aumento del 19% del rischio di morte per malattie di cuore e circolatorie. I ricercatori hanno analizzato i dati di persone provenienti da cinque Paesi europei con condizioni climatiche molto diverse tra loro: Norvegia, Italia, Germania, Regno Unito e Svezia. 

«Per le malattie cardiovascolari esistono molti fattori di rischio a livello individuale, ma nessuno sembra avere un impatto pervasivo come le condizioni meteorologiche», spiega Joel Aik, epidemiologo ambientale il cui gruppo di ricerca ha studiato l’effetto dell’abbassamento repentino di temperatura, anche di pochi gradi, sulla salute deii cittadini di Singapore, quindi in un clima tropicale umido. «Nel contesto del cambiamento climatico, queste scoperte mettono in luce un fattore di rischio di estrema importanza per la salute pubblica».

Un’analisi pubblicata di recente sulla rivista medica Circulation, che ha preso in considerazione i decessi per malattie cardiovascolari come eventi ischemici, insufficienza cardiaca, aritmie e ictus avvenuti negli ultimi decenni in 27 paesi, ha osservato un tasso di mortalità più elevato nei giorni con temperature anomale, calde o fredde. I dati raccolti evidenziano la necessità di tutelare in maniera diretta o attraverso la formazione dei medici, cardiologi in particolare, le fasce di popolazione identificate come più vulnerabili al clima che cambia. Creare nuove procedure d’intervento per gli operatori sanitari e linee guida per i pazienti sono solo alcune delle sfide che gli esperti dovranno affrontare in futuro. D’altronde i risultati dello studio hanno portato a galla una statistica significativa: circa 1 decesso ogni 100 è legato a fattori meteorologici estremi, con un impatto maggiore dei giorni freddi rispetto a quelli caldi.  

 


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