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Comunicazione del rischio e libertà di stampa

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Una delle più grandi conquiste democratiche dei nostri costituenti è certamente l'articolo 21 della Costituzione italiana, che dichiara la libertà di stampa e disciplina il diritto di cronaca e il diritto di critica. Un'opportunità preziosa, ma anche uno strumento delicato, soprattutto se esercitato durante la comunicazione del rischio, scrivendo, per esempio, di salute, farmaci o alimenti. La recentissima cronaca è una buona occasione per riflettere su questo tema. Tiene, infatti, banco, in queste settimane, la vexata quaestio sugli esperimenti del biologo molecolare, dell'Università di Caen, Gilles-Eric Séralini - pubblicati su Food and Chemical Toxicology - che evidenzierebbero una relazione tra Ogm e cancro. Notizia ripresa in copertina dal numero del 19 settembre 2012 de Le Nouvel Observateur con un titolo su due colonne, e punto esclamativo, che non lascia speranza: «Oui, les ogm sont des poisons!». 

Apriti cielo. La "notizia" ha fatto il giro del mondo. Nei servizi viene spiegato che il governo francese minaccia di bloccare le importazioni di mais contenente Ogm NK 603 dagli Stati Uniti, sulla scorta dell'allarme lanciato dai laboratori francesi, secondo cui il mais transgenico della Monsanto – che la catena alimentare porta in tavola – provoca tumori nel ratto. Il caso Séralini è uno spunto notevole per ragionare sul rapporto tra responsabilità e libertà, implicito nel sacrosanto diritto alla libertà di informazione garantito dall'articolo 21: come deve porsi un giornalista, sia esso un divulgatore esperto in materia o un laico cronista, nei confronti di un nuovo studio scientifico? Già, perché un comunicato dell'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha consideranto lo studio di Caen «inadeguato» nel disegno e «infondato» dal punto di vista scientifico. Per entrare nel merito della bontà dello studio il lettore può consultare direttamente l'articolo dell'equipe francese riportato. Di seguito, invece, le essenziali perplessità che ha sollevato. L'istituto di biologia cellulare e neurobiologia di Roma del Cnr riporta, su il Venerdì di Repubblica (12/09/2012), che lo studio è stato condotto «su dieci ratti per gruppo, un quinto del numero di solito utilizzato in tossicologia», e Roberto Defez, dell'Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli spiega che «i ratti usati [nello studio Séralini] sono del ceppo Sprague-Dawley, noto per sviluppare spontaneamente tumori: in media l'81% di loro si ammala di cancro nel corso della vita». Insomma, si obietta, è difficile distinguere le neoplasie casuali da quelle indotte, nelle cavie di Séralini.

Il diritto di critica offre comunque la democratica possibilità di prendere parte (contro, come il periodico francese) nella querelle, però, c'è un "però". È altresì vero, infatti, che il diritto a informare (partigianamente o meno) comporta, da parte del giornalista, a essere informato: se pretendi di informare devi essere informato, così come suggeriscono le norme codificate nella deontologia seguita dall'Ordine dei giornalisti e il loro sindacato, la Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana). Ecco perché l'intenzione dell'intervento vuol portare un'occasione per ripensare all'utilizzo del diritto alla libertà di informazione e di critica, riflettendo se di esso si possa anche abusare o, perlomeno, strumentalizzare: è possibile che toni partigiani su caratteri cubitali rischiano di trascurare il diritto all'informazione garantito dalla Costituzione ai cittadini? La risposta è banale se consideriamo le pagine di politica e altro genere di cronaca. Meno banale se consideriamo la cronaca dedicata alla scienza. Il lettore medio è colpito da copertine e titoli, magari arriva al sommario, ma poche volte legge per intero l'articolo fino alla fine, dove, come nei servizi apparsi in Italia, più spesso, nel caso Séralini, è stato riportato il comunicato dell'Efsa.
La frittata, dunque, è presto fatta. 

Nei media non è interesse delle gerenze forzare il comune pensare del proprio bacino di lettori: gli Ogm – come molti altri temi caldi –  frenano quindi anche il divulgatore informato, se la percezione del rischio, da parte del pubblico, è negativa nei confronti degli Ogm, temendo di perdere lettori ma anche visibilità e credibilità. Certamente si può esercitare il diritto costituzionale di informare (informati) scrivendo, alle orecchie di un pubblico che non aspetta di sentire altro, che un Ogm è cancerogeno, in virtù del fatto che è stato riportato da biologi molecolari, ottendendo così vantaggio e cautela. Basta aumentare il corpo del carattere alla parte del servizio che parla dello studio, e diminuire quello del comunicato dell'Efsa. Ma così facendo, non si rischia che cautela e vantaggio divengano autocensusa e bavaglio? L'articolo 21 della Costituzione è un enorme elemento di democrazia, riconquistato durante la Costituente, dopo il 1925, quando il regime aveva inquadrato la stampa secondo le proprie regole. Teniamocelo ben stretto questo strumento.

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