Covid-19/

L’alba delle città resilienti

di MCS
Read time: 4 mins

Le città del futuro non saranno solo intelligenti, ma pure capaci di resistere alle emergenze  climatiche, sociali ed economiche a cui saranno sottoposte. Accanto alla affermazione delle smart cities, che puntano al miglioramento della qualità della vita grazie all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici, negli ultimi anni va diffondendosi in tutto il mondo un modello diverso di pianificazione urbana che fa dell’adattamento e della capacità di reazione il proprio cardine. Le città prendono il nome di resilient cities, dove “resilienza” in ecologia definisce la capacità di una comunità di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione. Questa concezione capovolge l’attuale approccio urbano nell’affrontare le emergenze. La città resiliente non corregge l’ambiente circostante o il tessuto sociale, ma vi si adatta costruendo risposte sociali, economiche e ambientali inedite, per resistere nel lungo periodo e rilanciarsi.

La resilienza urbana si sviluppa inizialmente per adattarsi all’aumento dei fenomeni meteorologici estremi che provoca ogni anno ingenti danni economici, perdite di vite umane e impatti notevoli sulla salute, quali ondate di calore, alluvioni e altri eventi estremi. Uno degli esempi più riusciti è il piano urbanistico di Rotterdam, porto olandese storicamente colpito dalle inondazioni. L’intera città è progettata come un sistema interconnesso di piazze, parchi, fontane e canali che diventano all’occorrenza veri e propri sistemi di contenimento, raccolta e deflusso delle alte maree. Tutto pensato in modo organico, perché la città possa restare agibile anche durante le inondazioni maggiori. La consulenza dei progettisti olandesi è richiestissima e sta facendo proseliti in altre regioni del mondo minacciate dall’arretramento della costa. Sul modello delle piattaforme offshore, a Miami si sceglie piuttosto la via “americana” di costruire un quartiere galleggiante, composto da isole artificiali ancorate al fondo tramite un sistema di catene telescopiche.

La resilienza urbana può riguardare anche altre emergenze: disoccupazione, crisi economica, epidemie, flussi migratori, corruzione.  A Florianòpolis, popolosa città del Brasile meridionale, il piano di riqualificazione urbana delle Favelas punta alla loro rigerenerazione mediante attrazioni turistiche e servizi essenziali che possano riscattare le zone più disagiate: orti urbani, scuole di samba, centri culturali, strutture per spettacoli all’aperto, attività commerciali, spazi informativi e Bed and Breakfast. Anche a Medellìn, già nota come capitale del narcotraffico, si lavora alla rinascita delle favelas. Più che al turismo, la metropoli colombiana ha scommesso sull’aumento di consapevolezza dei cittadini,  tramite la creazione di una rete di spazi pubblici che favoriscano l’incontro e la socialità. Progettate da architetti locali, sono sorte scuole, biblioteche, parchi della scienza e giardini botanici. Inoltre, la costruzione della funivia Metrocable ha unito la città alle periferie, rendendo per la prima volta le favelas accessibili a tutti.

Ma tanti esempi non bastano a consolidare un’esperienza comune, perché una soluzione ottimale per una città può rivelarsi sbagliata in altre. Per questo stanno nascendo programmi di condivisione e pianificazione delle esperienze, quali “Life ACT” (Adapting to Climate change in Time, http://www.actlife.eu/) finanziato dall’Unione Europea oppure “100 Resilient Cities” della Rockefeller Foundation (http://www.100resilientcities.org/) che ogni anno premia i progetti più virtuosi a livello mondiale. Nella lista anche città italiane come Roma (2013) e Milano (2014), per aver adottato - si legge nelle motivazioni - strategie volte alla mitigazione degli eventi meteorologici estremi (onde di calore e precipitazioni straordinarie) e alla valorizzazione del patrimonio storico e naturale dei quartieri periferici. Un segno di incoraggiamento per città che hanno ancora un ungo cammino da fare…

Bibliografia e approfondimenti
- Eraydin, Ayda, Tasan-Kok, Tuna (editors), 2013 - “Resilience Thinking in Urban Planning”, Springer. Fabbricatti K., 2013 - “Le sfide della città interculturale. La teoria della resilienza per il governo dei cambiamenti”, Franco Angeli Editore.
- Shah F., Ranghieri F., 2012 - “A Workbook on Planning for Urban Resilience in the Face of Disasters: Adapting Experiences from Vietnam to Other Cities”, World Bank Publications.
- Tidball K.G., Krasny M.E., 2007 - “From Risk to Resilience: What Role for Community Greening and Civic Ecology in Cities?” in “ Social Learning Towards a more Sustainable World” (editor: A. Wals, capitolo 7. Wageningen Academic Pubblications.
http://www.resalliance.org/
- http://www.resiliencelab.eu/

di Davide Michielin

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Pollution and Covid. Two vague clues don't make an evidence

In these days, newspapers and television programs (and the web, of course) are giving space to a statement by the Italian Society of Environmental Medicine (SIMA) announcing important discoveries on the link between airborne particulate matter and Coronavirus, even describing them as important for the decisions to be taken in the coming weeks.