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Matematica per l’autostima, parliamone

E se i problemi matematici permettessero di migliorare la fiducia in se stessi? È la proposta che Flaminia Malvezzi spiega in questo articolo.

Crediti immagine: Greg Rosenke/Unsplash

Tempo di lettura: 3 mins

Potrebbe sembrare strano, eppure la cosiddetta “ansia per la matematica” o “ansia dei numeri” non è solo una paranoia di studenti e genitori, ma è stata oggetto di studio e ricerca per diversi decenni, studi che proseguono tutt’ora.

Da una parte l’esperienza insegna che la matematica crea frustrazione e che gli insegnanti di matematica sono i più “odiati”, o semplicemente temuti; dall’altra, in ambito scientifico sembra ampiamente accettato che le scarse prestazioni matematiche compromettono la fiducia in se stessi e l'autostima. Vi sono anche studi che hanno trovato prove di una relazione tra genere e ansia per la matematica, con le femmine che tendono a segnalare livelli di ansia più elevati rispetto ai maschi. Anche la genetica, l'età e la cultura possono essere associate all'ansia per la matematica.

I ricercatori concordano sulla necessità di interventi volti a ridurre l'ansia per la matematica e migliorare le prestazioni degli studenti e delle studentesse in matematica. Alcuni studi di ricerca, infine, hanno dimostrato che i bambini con autismo mostrano modelli unici di attivazione cerebrale quando sono impegnati a risolvere problemi matematici.

La scorsa estate, in occasione del Simposio internazionale sull’Educazione IAFOR di Parigi, queste osservazioni mi hanno spinta a proporre un approccio di tipo inverso: analizzare il possibile effetto terapeutico dell'impegnarsi in problemi matematici ben concepiti per migliorare la fiducia in se stessi, specialmente in adolescenti o adulti che soffrono di disturbi mentali. Una sorta di matematico-terapia dedicata allo sviluppo di buone pratiche per insegnare e apprendere efficacemente la matematica, incoraggiando il problem solving e le attitudini personali. Tanto per fare un esempio concreto, il lavoro di squadra nella competizione Matematica senza frontiere offre l’esempio di quesiti matematici pratici, ben posti, alla portata di tutti, che coinvolgono il lavoro di squadra.

L'idea è quindi spostare l'obiettivo dal miglioramento delle prestazioni in matematica al miglioramento della fiducia in se stessi degli studenti. Esistono diverse strategie che potrebbero essere utilizzate per raggiungere questo scopo, tra cui:

  • incoraggiare un ambiente di classe positivo e solidale, creando un senso di sicurezza e accettazione. Ciò può essere ottenuto attraverso l'uso di rinforzi positivi, strategie di gestione della classe e fornendo opportunità agli studenti di lavorare in modo collaborativo
  • affrontare le idee sbagliate sulla matematica: molti studenti che provano ansia per la matematica lo fanno perché credono di non essere "persone di matematica" o di non essere in grado di capire la matematica. Affrontando questi preconcetti e fornendo agli studenti il ​​supporto e le risorse necessarie, possono iniziare a vedere la matematica come una materia in cui avere successo
  • fornire un'istruzione differenziata che dia a studenti diversi, diversi modi di apprendere e praticare la matematica in base alle loro esigenze e capacità individuali
  • uso della tecnologia: l'uso di tecnologie come la realtà virtuale, la ludicizzazione e l'apprendimento adattivo può aiutare gli studenti a praticare la matematica in modo divertente e interattivo e può ridurre la loro ansia
  • sviluppo professionale per gli insegnanti: fornire agli insegnanti opportunità di sviluppo professionale per conoscere le ultime ricerche sull'ansia da matematica e strategie efficaci per affrontarla può aiutarli a sostenere meglio i loro studenti.

È importante notare che ridurre l'ansia per la matematica è un processo graduale e potrebbe richiedere una combinazione di diverse strategie e uno sforzo costante nel tempo. Il progetto presentato al Simposio è stato anche più ambizioso, immaginando che la matematico-terapia possa essere utile a persone con disturbi mentali o difficoltà di relazioni, come accade nel caso dell’autismo. Se infatti questa disciplina riesce ad attivare percorsi cerebrali privilegiati, forse può accadere anche negli studenti o in giovani adulti che abbiano esperienza di difficoltà mentali o scarsa autostima a livelli patologici. In queste situazioni, vengono spesso offerti corsi di arti varie come disegno o musica; si parla anche di pet-therapy. Qui si propone una mathematics therapy che, se completa, potrebbe fornire anche un titolo di studio o un percorso di reinserimento nel tessuto sociale attraverso le competenze legate al ragionamento logico-matematico.

Difficile da attuare? Probabilmente sì, ma le sfide difficili a volte sono le migliori.

 

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