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ERC: formidabili gli italiani, ma all'estero

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"Preparing Scientific Equipment". Credit: photo by National Eye Institute - Licenza: CC BY-SA 2.0.

 

 

 

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I ricercatori italiani? I più bravi di tutti, in termini relativi. L’Italia della scienza: non vuole venirci nessuno. Questa è - ancora una volta - la fotografia estrema che emerge dai dati statistici dei Consolidator Grants appena assegnati dell’European Research Council. Si tratta di fondi assegnati a progetti presentati da ricercatori europei e non con esperienza di ricerca successiva al PhD tra 7 e 12 anni da spendersi in uno dei paesi europei.

Come mostrato nella figura 1, quest’anno sono state presentati 2.538 progetti: la maggior parte (45%) nelle scienze fisiche e ingegneristiche, seguiti da quelli in scienza della vita (31%) e infine dalle scienza sociali e umane (24%). Sono stati selezionati e hanno vinto grant fino a 2 milioni di euro 329 progetti (il 13% di quelli presentati). Per la maggior parte, (46%) il successo ha arriso ai progetti in fisica e ingegneria; il 31% il grant è andato a progetti in scienze della vita e il 23% a progetti in scienze sociali e umanistiche. Insomma, il successo nei tre settori è stato assolutamente proporzionale ai progetti presentati.

La selezione, dunque, è stata altissima. Ed è stata effettuata solo sulla base del merito. Senza riguardo alcuno alle nazionalità dei candidati.

Figura 1

Ma i dati più interessanti, per quanto riguarda il nostro paese, sono evidenti in figura 2: quelli relativi alla distribuzione per nazionalità dei vincitori. Ebbene, in termini assoluti i ricercatori - con 33 progetti vincitori - sono secondi solo ai colleghi tedeschi (55 vincitori). Ma tenuto conto che in Germania la comunità scientifica è almeno quattro volte superiore a quella italiana e, soprattutto, è più ricca, potendo contare su investimenti rispetto al Pil del 2,9%, contro l’1,3% dell’Italia, possiamo ben dire che, in termini relativi, gli italiani sono primi.

D’altra parte, anche in termini assoluti, hanno preceduto francesi e inglesi, che, ancora una volta, sono in comunità ben più numerose e ricche di quella italiana. Dunque, i ricercatori italiani si sono dimostrati i più bravi di tutti. Non è la prima volta.

Ma qui terminano le note positive. Tra i vincitori italiani il numero di donne è molto basso. C’è un tetto di cristallo che ancora impedisce alla ricercatrici italiane di imporsi.

Figura 2

Ora, diamo uno sguardo alla figura 3, quella che prende in considerazione i paesi dove i vincitori andranno a spendere i loro grant. La situazione cambia radicalmente. Spenderanno i loro soldi in Italia solo 14 tra i vincitori. E sono tutti italiani. Questo dato ha due risvolti. Su 33 italiani vincitori, ben 19 (il 58%) andranno a lavorare all’estero. In nessun altro paese la fuoriuscita è stata così imponente sia in termini assoluti che in termini relativi.

Ma c’è un aspetto del dato ancora peggiore, se possibile. Nessun ricercatore straniero ha scelto l’Italia come paese dove spendere il suo grant.

L’insieme di questi dati parla, ancora una volta, chiarissimo. I ricercatori italiani sono molto bravi, tra i più bravi al mondo. Ma il sistema Italia non ha alcun appeal: né per gli italiani né per gli stranieri

Figura 3

La maggior parte dei ricercatori scegli paesi ben più attrezzati. Il Regno Unito, malgrado la Brexit; la stessa Germania; la Francia; ma anhe l’Olanda o la Svizzera. Ma anche l’Austra, la Danimarca, il Belgio.

Eppure nel nostro paese esistono istituzioni scientifiche di valore assoluto. Uno per tutti, il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, tra i piùgrandi centri sotterranei di ricerca al mondo.

Occorrerebbe una riflessione ampia e seria di tutto il Paese su questa dicotomia: i ricercatori italiani bravissimi, il sistema Italia senza nessun appeal. La contraddizione è così stridente, che difficilmente potrà durare a lungo. Dobbiamo scegliere: o puntare sui nostri bravissimi ricercatori e ribaltare la situazione del sistema Italia, o rassegnarci al declino scientifico pressoché totale.


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