
Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.
L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?
La difficoltà a tracciare confini è, in fondo, un tratto distintivo della nostra società. Non a caso il filosofo Luciano Floridi parla di “società delle mangrovie”, dove l’acqua dolce si mescola a quella salata, senza essere più né l’una né l’altra: allo stesso modo, nelle nostre esperienze, la dimensione digitale si intreccia con quella reale.
Il libro EmoziIonAbili. Intelligenza artificiale generativa tra emozioni, racconti e musica, uscito da poco per i tipi della Pisa University Press (e liberamente scaricabile dal sito della casa editrice), prende a prestito questa efficace metafora per descrivere lo spazio simbolico e reale di incontro di un gruppo di giovani adulti con disabilità che, grazie all’intelligenza artificiale generativa, hanno potuto trovare una voce per esprimere la propria interiorità, muovendosi in un continuum “salmastro” in cui esseri umani e macchine si compenetrano. In questo spazio, l’IA permette di superare le barriere linguistiche e cognitive che impediscono loro di raccontare le proprie emozioni.
L’autore, Gian-Luigi Ferrari, al contempo attivo nell’Associazione Caregivers Pisa che ha promosso il progetto alla base del libro e professore di Informatica all’Università di Pisa, parla infatti di “esoscheletro cognitivo” per la mente, per indicare come questa tecnologia possa supportare il pensiero e facilitare la capacità di espressione, diventando uno strumento di inclusione e di amplificazione. Da qui la “iI” e la successiva “A” inserite nel titolo EmoziIonAbili, a sottolineare il ruolo dell’intelligenza artificiale generativa come amplificatore narrativo.
Una boccata di ossigeno in mezzo a tante discussioni allarmistiche e un po’ aprioristiche sull’IA. Come ogni tecnologia è infatti uno strumento indubbiamente potente, che può però essere utilizzato anche in modo etico, a patto di adottare un modello di progettazione responsabile e sicura, capace di tutelare la privacy di chi lo usa, e di offrire un ambiente protetto.
L’IA può raccogliere allora gli spunti e le parole dei ragazzi, anche se frammentari, e restituirli in forma chiara, “in bella”, senza alterarli. Ferrari la definisce «empatia artificiale», perché l’IA si limita a riflettere fedelmente ciò che percepisce, senza proiettarci nulla di proprio, come farebbe inevitabilmente un essere umano. Così le emozioni non vengono «interpretate, ma amplificate; non spiegate, ma rese abitabili».
Ottenere questo risultato non è immediato: occorre una progettazione ben strutturata. Alla fase di ascolto segue quella dell’ideazione della storia, accompagnata dal costante aiuto degli educatori. Solo in un secondo momento entra in gioco l’IA che, attraverso un’attenta attività di prompting, viene guidata nella generazione di testo e immagini.
I dati personali dei ragazzi non vengono esposti, ma trasformati in preferenze astratte per adattare comunque le risposte ai singoli individui. Così restano custoditi in un contesto sicuro, senza contribuire in alcun modo all’aggiornamento della conoscenza generale dell’IA, in linea con i principi di tutela della privacy by design e data minimization.
Sulle storie si fa poi un lavoro collettivo di lettura, discussione e rielaborazione, sino al momento festoso della presentazione pubblica delle versioni finali. Possono essere creati, in modo analogo, anche canzoni (sia testo che musica) e fumetti. In queste creazioni trovano spazio tutte le emozioni, positive o negative: gioia, impazienza, paura, rabbia, nostalgia, meraviglia, e altre ancora. Le storie che ne nascono colpiscono per la loro vividezza e autenticità.
Il libro non si limita a testimoniare un’esperienza, ma propone un uso nuovo ed etico dell’IA. Questo progetto, che consente a tutti di esprimersi, nel rispetto della propria unicità e della propria privacy, lascia infatti intravedere un modo concreto di dare attuazione alla dichiarazione ONU sui diritti delle persone con disabilità, secondo cui quello alla comunicazione non consiste semplicemente nella possibilità di parlare o esprimersi, ma anche nel poter essere ascoltati, compresi e messi nelle condizioni di partecipare pienamente alla vita culturale e sociale.
