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Il Green pass è utile, ma attenzione a licenziare o discriminare chi non ce l'ha

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L'efficacia del Green Pass non sta nella certezza dell'assenza di contagiosità bensì nella drastica riduzione della sua probabilità. Con alcuni conti semplificati, in questo articolo l’epidemiologo Cesare Cislaghi mostra come il Green Pass possa contribuire a raggiungere qualcosa di simile all'immunità di gruppo. Sarebbe però pericoloso, osserva, se portasse a delle vere e proprie discriminazioni sociali: è importante che ci si limiti a forme sanzionatorie, che non costituiscano una sostanziale discriminazione di alcuni gruppi basata solo sulle loro opinioni e non sui loro comportamenti.

Crediti immagine: sentidos humanos/Unsplash

Possiamo ben dire che al mondo accade raramente che si inventi qualcosa di nuovo, basti dare un'occhiata ai lasciapassare sanitari riprodotti della Repubblica di Venezia riprodotti qui sotto.

"Green Pass" del 1713, del 1765 e del 1799

In questi giorni si è scatenato un acceso dibattito, spesso ahimè dai toni sopra le righe, con interventi che hanno addirittura paragonato in modo inaccettabile questa misura di prevenzione con altri orridi esempi di soppressione delle libertà di parte della popolazione.

Non si vuole qui entrare nel dibattito etico-politico, perché se è vero che una misura sanitaria potrebbe anche essere usata, come è stata, anche a scopi oppressivi, non pensiamo proprio che questo sia il caso, né per lo meno sia l'aspetto principale da dibattere. Al proposito ci sia concesso di richiamare uno scritto che ci pare equilibrato e chiarificante, qui.

Come epidemiologi, credo invece ci si debba innanzitutto chiedere se può essere uno strumento efficace e, perché no, anche efficiente, per contenere l'epidemia da Covid-19. Togliamo subito di mezzo quella che forse è stata la ragione principale che ha portato all'obbligazione del Green Pass e cioè l'incentivo a farsi vaccinare per poter poi svolgere le odierne attività. Se lo scopo fosse stato solo questo, allora forse alcune accuse non sarebbero del tutto fuori luogo, perché meglio sarebbe stato imporre direttamente l'obbligo vaccinale.

Si deve inoltre dire che il Green Pass non può dar certezza che un suo titolare non possa essere portatore o ricettore di contagio, infatti ben si sa che i vaccini danno una immunità parziale stimata tra l'80 e il 90% a seconda dell'età e di altre condizioni personali.

Ma l'efficacia del Green Pass non sta nella certezza dell'assenza di contagiosità bensì nella drastica riduzione della sua probabilità. Per raggiungere quella che viene chiamata immunità di gruppo non si può pensare di poter usare misure che rendano i contagi impossibili, ma solo molto improbabili in modo che si riducano via via sino a esaurirsi.

Proviamo a fare dei conti molto semplificati e approssimativi ma utili per capire come il Green Pass possa contribuire a raggiungere qualcosa di simile all'immunità di gruppo, quella in cui un contagioso è molto improbabile che possa entrare in contatto con un contagiabile.

Due conti solo per esemplificare

Su 60 milioni di abitanti, possiamo ipotizzare che ci siano 40 milioni di vaccinati e 20 milioni di non vaccinati. Se l'immunità al contagio dei vaccinati è dell'80%, allora i soggetti suscettibili al contagio sarebbero 8 milioni di vaccinati più i 20 milioni di non vaccinati, cioè 28 milioni, e gli immuni sarebbero invece 32 milioni.

In un periodo in cui sono diagnosticati circa 5 000 positivi al giorno, si può pensare che i soggetti diagnosticati siano in isolamento e non possano più contagiare, ma sia prima di esser diagnosticati, sia perché non sintomatici, i positivi "a piede libero" potrebbero essere per esempio almeno 40 000, cioè un contagioso ogni 1 500 abitanti ma ogni 700 suscettibili. È allora probabile che di questi 40 000 il 71,5% (20 milioni / 700 =28 571) sia di non vaccinati e il 28,5% (8 milioni / 700 = 11 429) di vaccinati. Se non vi sono misure di controllo i possibili contatti teorici con esito di contagio possono essere il prodotto tra 40 000 contagiosi e 28 milioni di suscettibili (diviso 2), cioè 112 x 1 010 /2.

Se invece fossero impediti i contatti tra non vaccinati, cioè tra coloro che non hanno un Green Pass, allora i possibili teorici contatti a rischio sarebbero tra 11.429 contagiosi vaccinati e 8 milioni di vaccinati senza immunità al contagio (diviso 2), cioè 9,14 x 1 010 /2.

I possibili contatti sarebbero 60 milioni x 60 milioni (diviso 2), cioè 3,6 x 1 015 e nel primo caso ci sarebbe un contatto a rischio ogni 3.214 contatti, nel secondo un contatto a rischio ogni 39.374 contatti.

E se si calcola il rapporto tra 1/39 374 e 1/3 214 si ottiene il 8,16%, cioè il rischio diminuirebbe di oltre dodici volte! Una parte importante della riduzione del rischio sarebbe la riduzione complessiva dei possibili contatti ma un'altra parte della riduzione deriverebbe dal fatto che i contatti potrebbero avvenire solo tra soggetti a basso rischio di contagiare e di essere contagiati.

La realtà è ben più complessa di questo semplice calcolino e certo non si può pensare che chi non ha il Green Pass non possa in alcun modo aver contatti con altri! E poi non si può neppure pensare che tutte le caratteristiche siano distribuite in modo omogeneo nella popolazione mentre di sicuro vi sono zone con maggior contagiosi o con minor vaccinati o altro.

Ma l'esempio può solo servire a capire che il Green Pass può avere un effetto molto efficace nella forte diminuzione della probabilità di contatto tra un contagioso e un contagiabile. E se la probabilità diminuisce, allora diminuiscono anche i contagiati, diagnosticati e non, che a loro volta, grazie al Green Pass, potranno contagiare di meno, e così via.

Non usiamo però il Green Pass per discriminare

Sarebbe però sgradevole, e pericoloso, se il Green Pass portasse a delle vere e proprie discriminazioni sociali, e quindi le ipotesi di possibili perdite di diritti a causa del Green Pass, e non di introduzione di condizioni per il loro esercizio, devono essere evitate. È giusto che in un ristorante al chiuso entri solo chi ha il Green Pass, ma che ciò non porti a fare dei cartelli come "vietato ai no-vax" che assomigliano ad altri cartelli che nei primi anni dopo la guerra mi è capitato di vedere al Nord. Non si entra al ristorante non perché la si pensa come i no-vax, ma perché non si è vaccinati. Può sembrare la stessa cosa, ma non lo è: il Green Pass deve servire solo "per fare", e non "per essere".

Anche il licenziamento automatico per un dipendente che rifiuta il vaccino può essere un provvedimento pericoloso, perché tra l'altro potrebbe estendersi anche a condizioni meno giustificate. È importante distinguere tra autorizzazione e discriminazione: un diritto può essere limitato a chi non ha le condizioni necessarie per esercitarlo ma diventa discriminazione se non si tratta di condizioni realmente necessarie ma di caratteristiche delle persone che non determinano reali differenze nell'esercizio dei diritti. Limitare la guida a chi ha la patente o anche limitare la patente ai maggiorenni si giustifica in relazione alle reali possibili capacità di guidare evitando così alla comunità almeno parte degli incidenti dovuti ad imperizia. Ma se si volesse limitare la guida alle donne, come è successo in alcuni paesi arabi, sarebbe un'orrida discriminazione del tutto ingiustificabile. È allora importante che ci si limiti a forme sanzionatorie, anche pesanti e che creino sia svantaggi sia limitazioni, per chi non accetta di non creare maggiori rischi nella società, ma non costituiscano una sostanziale discriminazione di alcuni gruppi basata solo sulle loro opinioni e non sui loro comportamenti.

E soprattutto è importante che la comunicazione istituzionale sia chiara e convincente e che non venga principalmente usato questo argomento come forma di opposizione al potere. Ci sono certamente dei No-Green Pass che basano la loro opinione su valori almeno in via teorica rispettabili, ma ci sono anche molti che seguono solo dei "cattivi maestri" che per varie ragioni, spesso non nobili, scelgono di lavorare contro lo sforzo di controllo dell'epidemia. Speriamo che la popolazione riesca a identificare costoro come tali e passi quindi a isolarli. Se non ci fossero questi cattivi consiglieri, forse non sarebbe neppure necessario prevedere sanzioni per chi non ha il Green Pass, che assumerebbe così il ruolo di semplice invito a tutti perché considerino quali sono i comportamenti più opportuni da seguire vivendo in una comunità.

 

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