Nicola Cabibbo

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Nicola Cabibbo (Roma, 1935 – Roma, 2010) era nato a Roma nel 1935 e si era laureato in fisica, discutendo una tesi sulle interazioni deboli, nel 1958 con Bruno Touschek, un fisico teorico austriaco trapiantato nella capitale. Dopo la laurea Cabibbo accoglie l’invito e va a lavorare, all’inizio degli anni Sessanta, a Frascati con Touschek alla realizzazione di Adone, un’evoluzione a grande scala dell’acceleratore Ada, prototipo della “fisica italiana delle alte energie”. Insieme a Raoul Gatto stila un elenco dettagliato di tutti i processi che possono prevedibilmente nascere dall’urto ad alta energia fra elettroni e positroni. Questo lavoro a Frascati era noto come «la Bibbia».

Cabibbo parte poi per gli Stati Uniti. E lì scrive e nel 1963 pubblica, a ventotto anni, l’articolo scientifico più citato nella storia della Phisical Review Letters e, probabilmente, nella storia della fisica. In quell’articolo introduce un parametro (che da allora in poi sarà chiamato l’angolo di Cabibbo) che consente di spiegare come un insieme di particelle diverse possa essere confinato in una sola. Ancora non si conoscevano i quark, ma Cabibbo già spiegava come tre di loro potessero, per esempio, ritrovarsi in un protone o in un neutrone. Spiegava, in altri termini, come possa esistere quella che noi chiamiamo la “materia ordinaria”.

Il “mescolamento” di quark spiegato in anticipo da Nicola Cabibbo è oggi alla base della cromodinamica quantistica e del Modello Standard delle Alte Energie. Ovvero di tutta la fisica delle particelle elementari. A illustrarne l’importanza, sempre con grande modestia, era lui stesso: oggi esistono, diceva, venti parametri fondamentali con cui siamo in grado di spiegare la fisica delle particelle. Otto di quei parametri hanno a che fare con il mescolamento e, dunque, con l’angolo di Cabibbo. Ciò spiega perché quell’articolo giovanile sia così citato dalla comunità dei fisici. E non spiega come mai Nicola Cabibbo non abbia ricevuto il Nobel, sebbene nel 2008 siano stati premiati ricercatori per lavori fondati sull’articolo del fisico romano.

Dopo il successo lavora e insegna tra gli Stati Uniti e l’Europa, prima di tornare in Italia, prima a L’Aquila e poi alla Sapienza di Roma. La sua carriera ormai non è più solo quella del ricercatore, ma anche quella del manager della scienza. Viene chiamato, tra l’altro, a presiedere l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – durante la sua presidenza vengono inaugurati i Laboratori del Gran Sasso, i più grande al mondo nel campo della fisica “sotterranea” – e poi l’ENEA. I suoi interessi spaziano dalla fisica quantistica all’alta informatica; dall’insegnamento al lavoro ininterrotto con l’INFN. I riconoscimenti sono eccezionali: diventa membro, tra l’altro, dell’Accademia dei Lincei di Roma; della National Academy of Sciences degli Stati Uniti – solo altri tre italiani (Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia e Giorgio Parisi) ne fanno parte – e dal 1993 fino alla morte è stato Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze.

Nicola Cabibbo era, infatti, cattolico. Pensava che i frutti economici e sociali della scienza dovessero essere più equamente ripartiti. Non vedeva mai in contrasto la scienza e la fede, riconoscendone con grande lucidità i rispettivi ambiti. Proprio per questo non entrava mai nelle polemiche. Anche se, quando c’erano questioni dirimenti, non si tirava affatto indietro. È il caso del dibattito sulla teoria dell’evoluzione biologica di Darwin, messa in discussione di recente anche in autorevoli ambienti cattolici. Ebbene, sosteneva Cabibbo, non dimenticando affatto di essere Presidente della Pontificia Accademia delle Scienza, non solo la teoria è compatibile con la religione cattolica, ma metterla in discussione è come credere ancora che il Sole ruoti intorno alla Terra.

Il rapido progresso della conoscenza scientifica e delle capacità tecnologiche pone un problema di giustizia e di equità. Molta della conoscenza scientifica è prodotta in paesi ricchi, ed e perciò questi paesi sono quelli che godono di più dei frutti economici associati alle nuove tecnologie. La differenza tra i ricchi e poveri tende così ad aumentare, e i poveri diventano sempre più dipendenti dai ricchi per le loro necessità fondamentali. Il problema va oltre la scienza […] I paesi poveri devono acquisire la possibilità di contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica e partecipare in maniera equa ai frutti del progresso (Nicola Cabibbo, Address to the Holy Father John Paul II, Jubilee for Scientists, 25 May 2000)