Guido Castelnuovo

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Venezia
Italy
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Le curve algebriche sono create da Dio, le superfici sono opera del Demonio.

                                                                Federigo Enriques

Tutti sono allarmati dalle riforme Gentile. La nostra Facoltà ha votato un ordine del giorno, ma non così vivace come avrei voluto. Né è passata la proposta di inviarlo anche al Presidente del Consiglio. Fui tra i pochi che votai in questo senso. Nell’ultima seduta dell’Accademia [dei Lincei] fu proposto e accolto il voto di incaricare una commissione di riferire sulle riforme, giacché l’Accademia non poteva disinteressarsene. Nella commissione sono entrati Scialoja, Pais, Bonfante, Castelnuovo ecc. […] Dopo ampia discussione il Castelnuovo relatore ha redatto un rapporto fatto a mio avviso molto bene il quale figura come relazione della Commissione alla Accademia.

                                                                               Vito Volterra

V’è poi il comunicato del Consiglio dei Ministri con cui Gentile annunzia le linee generali della riforma universitaria [...]; nel quale comunicato il Ministro dice che timori ed accuse furono sparsi ad arte di trattato in trattato negli ambienti accademici, ove credono di aver qualche seguito i settari oppositori del Ministero che non vogliono ancora piegarsi a riconoscere che la rinascita culturale del Paese è uno dei punti principali del programma del Governo presieduto dall’on. Mussolini» [...] Non ho visto finora quasinessuno dei colleghi. Le persone con cui ho parlato son unanimi nel criticare le riforme Gentile, ma ben pochi avranno il coraggio di farlo apertamente.

                                                          Guido Castelnuovo

 

Guido Castelnuovo (Venezia, 1865 – Roma, 1853) nasce a Venezia nel 1865 in una famiglia di origine ebraica e di solida cultura umanistica. Il padre, Enrico, è uno scrittore e saggista molto noto. Ma al liceo incontra un professore di matematica, Aureliano Faifofer, che lo introduce allo studio e, anche, al piacere intellettuale della geometria non euclidea, che in quegli anni è ancora poco nota in Italia. Così il giovane si iscrive alla facoltà di matematica dell'università di Padova, dove si laurea nel 1886. Uno dei suoi docenti, Giuseppe Veronese, gli consiglia di proseguire gli studi a Roma, con Luigi Cremona, considerato il maggiore esperto italiano di geometria.

Castelnuovo resta a Roma per un anno, dove approfondisce la sua conoscenza nel campo della geometria proiettiva, di cui Veronese e Cremona sono maestri. Poi nel 1887 si sposta a Torino, come assistente  presso la cattedra di Enrico D'Ovidio. Nella città piemontese resta fino al 1891. L’anno prima accetta un incarico di insegnamento di balistica presso la Regia Accademia di Artiglieria. Intanto stringe amicizia con Corrado Segre col quale, grazie anche a memorabili passeggiate sotto i portici di via Po, elabora quella teoria delle curve algebriche che rende famosi entrambi nell’ambito della comunità scientifica internazionale.
La consuetudine delle passeggiate peripatetiche viene ripresa a Roma, quando, nel 1891, Guido Castelnuovo vi si trasferisce, avendo vinto il concorso alla cattedra di geometria analitica. Conserverà quella cattedra per 44 anni, fino al 1935.  A Roma nel 1892 incontra Federigo Enriques con cui, appunto, riprende a riflettere passeggiando. Oggetto delle comuni riflessioni è la geometria delle superfici algebriche. Per questi lavori ottiene, nel 1895, la medaglia d’oro dell’Accademia dei XL.

Negli anni 1904 e 1905 ai due si aggiunge Francesco Severi. Con lui Castelnuovo approfondisce lo studio delle superfici algebriche irregolari. Intanto il sodalizio con Enriques è diventato un rapporto di parentela: Guido, infatti, sposa la sorella maggiore di Federico.
All’università, dopo la morte di Cremona, avvenuta nel 1903, tiene anche  il corso di geometria superiore, dedicandone una parte alla teoria delle curve algebriche.
A partire dal 1907 Castelnuovo si interessa degli aspetti culturali della matematica e della fisica. È seguendo questi interessi che in seguito si occuperà della teoria della relatività di Einstein. Nel 1923 scrive un libro sull’argomento,  Spazio e tempo secondo le vedute di Albert Einstein (1923). È anche autore della voce Relatività  per L’Enciclopedia Treccani e interviene spesso sulla rivista Scientia sul tema del determinismo sollevato dalla teoria dei quanti.
Come matematico in senso stretto, a partire dal 1913, inizia ad approfondire il calcolo delle probabilità.
Amico di Vito Volterra, con lui si batte contro la “riforma Gentile”, entrando in polemica aperta col ministro del governo Mussolini.

Messo a riposo nel 1935, reagisce alle leggi razziali del 1938 sia prodigandosi a favore dei giovani ebrei, facendo in modo che possano seguire i corsi in Svizzera, sia dando vita  a Roma alla cosiddetta Università Clandestina.
Riesce a scampare ai rastrellamenti nazisti e, subito dopo la Liberazione, nel 1944, è nominato commissario generale del CNR e poi presidente del comitato per la matematica del consiglio stesso. Dal 1946 è anche presidente dell’Accademia dei Lincei. Nel 1949 il presidente Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita per meriti scientifici.
Muore a Roma nel 1952.