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Covid-19/

Andrea Monti

È professore di Diritto dell’ordine e della sicurezza pubblica all'Università di Chieti-Pescara e coautore del libro “COVID-19 and Public Policy in the Digital Age

Sul dissequestro dei lotti di AstraZeneca

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulla somministrabilità off-label dell’idrossiclorochina, un’altra iniziativa della magistratura dimostra l’effetto della scarsa dimestichezza dei poteri pubblici con la razionalità, prima ancora che con il metodo scientifico. Il prezzo da pagare è il ritardo nella campagna vaccinale e l’aumento della diffidenza verso i vaccini.

Crediti immagine: Generalitat de Catalunya / Flickr.

Nelle ultime tre settimane due lotti del vaccino AstraZeneca sono stati sequestrati per ordine di due procure della Repubblica.

Analisi del percorso argomentativo dell’ordinanza 11 dicembre 2020 sull’idrossiclorochina

La terza sezione del Consiglio di Stato (https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato7506782.pdf) applica confusamente i fondamenti del metodo scientifico e afferma principi problematici nel rapporto fra scienza e diritto

Il passaggio cruciale del provvedimento è questo:

Il complicato rapporto tra diritto, politica e metodo scientifico

Due eventi (uno giuridico e uno politico)  apparentemente non correlati evidenziano l’incapacità dei decisori di rapportarsi in modo sensato con il metodo scientifico.  Non è un ritorno a Lysenko, ma è preoccupante l’assenza di una prospettiva razionale nell’uso della scienza per giustificare scelte che incidono direttamente sulla vita delle persone.

Nel giro di pochi mesi, diritto e politica sono stati messi di fronte alla necessità di decidere questioni che non potevano essere gestite con il semplice esercizio dell’autorità. Lo scorso dicembre, un’ordinanza del Consiglio di Stato ha deciso, pur in via provvisoria, che l’idrossiclorochina poteva essere prescritta off-label ai malati di COVID-19 in condizioni non gravi.

Le ragioni di Peter Doshi sui vaccini: "Fidati, ma verifica"

La richiesta (negata) di Peter Doshi dell'accesso ai dati grezzi della sperimentazione sui vaccini pubblicata sul British Medical Journal è l'esempio che fa da spunto per la riflessione sul delicato rapporto tra scienza e media di Andrea Monti, professore di Diritto dell’ordine e della sicurezza pubblica dell'Università di Chieti-Pescara. 

Crediti immagine: Technology photo created by wayhomestudio - www.freepik.com

Chi pratica il metodo scientifico ha la testarda abitudine (incomprensibile ai più) di trarre conclusioni dall’analisi di dati secondo i criteri di un'ipotesi di ricerca e applicando un metodo che consente la verificabilità intersoggettiva dei risultati. Questo atteggiamento mentale è diametralmente opposto a chi basa le proprie opinioni e—peggio— decisioni sulla “fiducia” (spesso tramutata in “fede”) e dunque sull’autorità di eminenze varie. Non discuto questo atteggiamento nell'ambito religioso; ma in quello laico, quello della scienza, sì.