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Covid-19/

Giuseppe Ippolito

Salernitano di Sant’Arsenio, classe 1954, laurea in Medicina e specializzazioni in Infettivologia e Dermatologia presso l’Università Sapienza di Roma, master in Organizzazione e gestione delle istituzioni sanitarie presso l’Università di Roma Tor Vergata. È direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani e del Centro di collaborazione dell’OMS per l’assistenza clinica, la diagnosi, la risposta e la formazione sulle malattie altamente infettive. È fellow del Royal College of Physicians of England e professore straordinario di Malattie infettive e Salute internazionale presso la Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma. Al suo attivo ha più di 600 articoli su riviste scientifiche, con oltre 15.000 citazioni, su argomenti e temi riguardanti malattie infettive, epidemiologia, sanità pubblica, etica. Durante la pandemia Covid-19 ha fatto parte del Comitato tecnico-scientifico istituito presso la Protezione civile per supportare l’attività di risposta sanitaria all’emergenza epidemica.

Le varianti virali: che cosa cambia?

Prima la Gran Bretagna, poi il Sudafrica e da ultimo il Brasile: le nuove “versioni” del coronavirus sono al centro dell’attenzione degli scienziati e dell’opinione pubblica. Cosa ne sappiamo? Sono più pericolose? Possono davvero cambiare la traiettoria della pandemia e mettere a rischio l’efficacia dei vaccini e delle terapie? Perché è importante sequenziare il virus?

Durante i mille anni che separano la caduta dell’Impero Romano d’Occidente dall’invenzione della stampa, nei monasteri benedettini sparsi per l’Europa legioni di monaci amanuensi copiavano su robusti fogli di pergamena ricavati dalla pelle di agnello o di vitello i testi antichi, tramandati su fragili rotoli di papiro e sopravvissuti al trascorrere del tempo e alle vicissitudini politiche e militari dell’Alto Medioevo.

Vaccini: tra scienza, politica ed economia

Con una corsa che non ha precedenti nella storia della scienza, in meno di un anno si è arrivati dalla scoperta di un nuovo patogeno, il SARS-CoV-2, ad avere a disposizione diversi vaccini per combattere l’infezione. Adesso però inizia un’altra corsa, non meno complessa e delicata: passare dal vaccino alla vaccinazione effettiva, superando ostacoli, distorsioni di mercato, esitazioni e dubbi dei cittadini, nazionalismi e interferenze economiche e geopolitiche. Se ne è parlato nel corso di un webinar organizzato dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e svoltosi Il 27 novembre scorso, nell’ambito della quindicesima notta europea dei ricercatori, con la partecipazione di Giuseppe Ippolito, Franco Locatelli e Rino Rappuoli. Ne ripercorriamo gli aspetti principali.

Immagine: Aly Song.

E dunque il traguardo è vicino: le sperimentazioni cliniche hanno fornito risultati promettenti e, sulla base di questi dati e dell’assenza di rilevanti reazioni avverse nel corso di tutte le fasi di sperimentazione, le società produttrici di due candidati vaccini – Moderna e BioNTech-Pfizer – hanno richiesto alle autorità regolatorie negli USA e in Europa l’autorizzazione all’uso emergenziale.