Covid-19/

Enrico Bucci

Enrico Bucci si è laureato con lode in Scienze Biologiche presso l’Università “Federico II” di Napoli nel 1997. Nel 2001, dopo un periodo di 2 anni trascorso presso i laboratori dell’IMB di Jena (diventato poi Leibniz Institute on Aging) ha ottenuto il dottorato in Biochimica e Biologia Molecolare. Nello stesso anno è diventato ricercatore a tempo indeterminato presso l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR (Napoli). A partire dal 2006, ha partecipato ad una serie di iniziative di trasferimento tecnologico, fondando tre aziende nel settore biofarmaceutico e assumendo fino alla fine del 2008 la direzione scientifica del BioIndustry Park del Canavese (Ivrea).

Attualmente è Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia (dove conduce attività di ricerca sulla biologia dei sistemi del cancro) e ha fondato una piccola azienda dedicata all’analisi dei dati scientifici, con particolare riguardo alla loro integrità (Resis Srl). È autore di circa 80 pubblicazioni peer-reviewed e di un libro divulgativo dedicato alla frode scientifica pubblicato nel 2015 (Cattivi Scienziati, ADD editore, Torino).

Si interessa di:

  • Estrazione e analisi di dati di interesse biologico
  • Analisi di Big Data e Reti Sociali per lo sviluppo Biofarmaceutico
  • Biologia delle Reti
  • Analisi di Immagini
  • Etica ed integrità della ricerca scientifica

Per quel che riguarda l’ultimo punto, il suo lavoro è stato più volte coperto a livello nazionale (quotidiani, RAI) e internazionale, inclusi alcuni pezzi su Nature. Inoltre, è coinvolto come editor con competenza specifica nell’analisi delle immagini per le riviste FEBS Letters e la nuova rivista Cell Death Discovery (gruppo Nature). Sempre nello stesso ambito, dal 2016 è membro esperto del comitato di bioetica della European Society for Cardiovascular and Endovascular Surgery, la più antica società europea nel settore della chirurgia vascolare, con il compito specifico di organizzare le attività di controllo e le linee guida per la integrità della ricerca scientifica nel settore di interesse della Società.

Novità positive su Remdesivir e altri farmaci

L'FDA ha approvato il Remdesivir per la terapia dei pazienti con Covid-19: si tratta di un farmaco che impedisce la replicazione del virus, e i trial in corso sono una decina. Il Remdesivir non è, comunque, l'unico farmaco che può aiutarci contro Covid-19, come spiegano Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli in quest'articolo, e lo stesso Remdesivir potrebbe essere sostituito da un farmaco che agisce in modo analogo ma, da studi condotti sui topi, sembra essere ancora più potente.
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Possiamo dirlo? Era ora: qualche giorno fa la notizia è finalmente arrivata con tutti i crismi dell’ufficialità, e con il fragore internazionale che si meritava: il Remdesivir mostra attività interessante e utile, ed è ora il primo farmaco anti-Covid-19 ufficialmente approvato da FDA. Ne siamo contenti, avendo suggerito a più riprese le potenzialità di questo farmaco (vedi articoli in fondo).

Verso una stima di morti dirette e indirette per Covid

Spesso si sente dire che il numero di vittime che sta mietendo l’epidemia di SARS-CoV-2 in Italia sia ben superiore ai numeri che ci vengono forniti quotidianamente dalla Protezione Civile. Inoltre si leggono sempre più notizie relative a decessi non direttamente dovuti al virus ma indirettamente dovuti all’epidemia: sono spesso persone con patologie serie, che nulla hanno a che vedere con Covid-19, ma che hanno difficoltà o ritrosia ad accedere in tempo al servizio sanitario e ciò ne provoca a volte il decesso. Purtroppo ad oggi una stima accurata di questi due numeri, ossia dei reali decessi dovuti direttamente e indirettamente al virus, non è disponibile. In questo articolo cerchiamo di supplire a questa lacuna, fornendo una stima ragionevole di tali decessi tramite l’analisi statistica dei dati messi a disposizione dall’Istat sui decessi totali che sono avvenuti in Italia fino al 4 aprile 2020, anche elaborando scenari che partono dalla constatazione della minore prevalenza di donne nella mortalità da Covid-19. Nel grafico, sbilanciamento di genere nella mortalità Covid in Lombardia per fasce di età.

Un'analisi dei dati Istat sui decessi legati all'epidemia Covid-19 in Italia: verso una stima del numero di morti dirette e indirette, anche grazie allo sbilanciamento di genere

Messaggi chiave

  • la copertura dei dati dell’Istat è tale da non permettere stime significative in molte regioni italiane.

AVIGAN e le terapie a furor di popolo

Un video su YouTube, una proposta che non trova nessun riscontro in letteratura scientifica e, per dirla con le parole di De Andrè, una freccia che "come dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca". Ma gli scienziati, che sono conservatori, si fidano ancora del metodo scientifico...
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Ci risiamo! Sembra un sequel del caso Stamina, quando 3 milioni di euro furono destinati per una sperimentazione, mai partita, intesa a provare quello che gli scienziati sapevano e dicevano, cioè che non era una cura. Cambia il contenuto ma non il metodo. Nell’emergenza e nella paura viene spontaneo smanettare o agitarsi o ignorare le regole e le buone pratiche, per cui i richiami al metodo scientifico cadono inascoltati e nelle società/economie fondate sulla conoscenza paradossalmente la mentalità tribale torna in auge.

Perché nessuno parla di farmaci anti-Covid-19?

Nella gestione dell'emergenza da Covid-19, è di assoluto rigore parlare di alcuni aspetti: primo, che il contenimento del contagio è fondamentale ma non ha valore terapeutico, e servono metodi attivi per opporsi al virus; secondo, tra questi ultimi il vaccino non può essere atteso in modo messianico, perché il suo sviluppo - ammesso che si riesca a svilupparlo - richiederà tempo. E dunque, terzo, cosa fare nell'attesa, adesso, per contenere e se possibile neutralizzare Covid-19?

Scriveremo arrabbiati. Regola vuole che non lo si faccia, ma il dormirci sopra da almeno una settimana nel nostro caso non è servito. Quindi lo facciamo, se si vuole chiedendo scusa. Qual è il punto? Semplicemente che vi sono cose di fondo sulla presente emergenza, e sono cose importanti, che informatori e informatrici di professione, ed epidemiologi esperti, nemmeno sfiorano. E delle quali sarebbe invece di assoluto rigore parlare. Eccole:

Le terapie per Covid-19, la lotta entra nel vivo

Il vaccino sarebbe senz'altro la fine vittoriosa della storia di SARS-CoV-2; tuttavia è difficile ottenere vaccini efficaci contro i virus a RNA,come questo. Ci sono però composti che aiutano a contrastare la malattia, fornendo un armamentario ai farmacologi e ai medici: Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli li descrivono qui, spiegandone il meccanismo d'azione.
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In realtà noi ne abbiamo parlato sin dall’inizio nei nostri interventi, ma per la comunicazione, anche da parte degli esperti, il mantra ha continuato a essere lo stesso, ossessivo: contro Covid-19 non abbiamo nulla, al di fuori dell’attesa messianica del vaccino. Allora, vediamo di mettere qualche puntino sulle “i,”, per completare e aggiornare i nostri ultimi interventi: anche perché possiamo fornire alcune notizie fresche.

Clorochina e remdesivir, i dati sui farmaci per SARS-CoV-2

Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli precisano alcuni aspetti dell'uso di clorochina e remdesivir nel trattamento di SARS-CoV-2, raccogliendo gli articoli e le evidenze cliniche disponibili.
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Ci è stato chiesto da Scienzainrete di integrare il paragrafo 1 del nostro articolo “Alcuni punti fermi sul coronavirus”. Era il paragrafo in cui scrivevamo che la dichiarazione ossessivamente ripetuta dei media e da taluni esperti, secondo la quale non esiste al momento alcun presidio terapeutico contro il Covid-19, era falsa.

Alcuni punti fermi sul coronavirus

Quattro punti, riguardanti l'epidemia di SARS-CoV-2, su cui non si è sufficientemente insistito; quattro punti che potrebbero aiutare a ricordare fatti acquisiti di cui non si parla e fare alcune ipotesi ragionevoli che potrebbero aiutare a ricondurre l’atmosfera nei limiti della naturale attenzione richiesta.
Nell'immagine: immagine al microscopio elettronico a trasmissione del nuovo coronavirus, isolato da un paziente negli Stati Uniti. Crediti: NIAID/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

L’articolo del 9 febbraio "2019 n-CoV: dobbiamo proteggerci anche dall’infodemia" aveva come bersaglio i limiti dell’informazione sul problema dell’attuale emergenza, ed è stato evidentemente gradito, giudicando dal numero di letture.

L’evoluzione dell’epidemia da coronavirus in Italia

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-nCOV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti. Contrariamente a quanto ventilato in qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale. Pertanto, lungi dall’abbandonare le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno proseguire secondo alcune importanti raccomandazioni.

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-nCOV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.

2019-nCoV: dobbiamo proteggerci anche dall'infodemia

Siamo esposti a un profluvio di fatti, fattoidi e falsità, cui tutti i sistemi di informazione, reali e virtuali, fanno da immediata cassa di risonanza. Come possiamo eliminare il rischio che le informazioni passino senza che un pubblico non formato a trarre giudizi corretti, presentate da chi non ha le capacità tecniche di comprendere appieno ciò che riporta, porti per via democratica alle peggiori decisioni possibili? L'articolo di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci per la nostra rubrica Vero o Falso, si occupa di questo. Nell'immagine: un mercato a Wuhan chiuso dopo l'epidemia di coronavirus. (Crediti: Felix Wong/SCMP)

La comparsa, lo scorso gennaio, nella provincia cinese dello Hubei della patologia simil-influenzale provocata dal nuovo coronavirus “2019-nCoV” ha letteralmente sconvolto la scena internazionale con un crescendo di informazioni e iniziative assolutamente senza precedenti. Misure draconiane, che di fatto hanno isolato la Cina dal resto del mondo, sono state immediatamente messe in atto da gran parte dei Paesi occidentali, e gli organi d’informazione, sia stampati che televisivi, hanno fatto a gara nel fornire panorami di vivissima preoccupazione sui possibili rischi dell’infezione.

Xylella: qualche risposta per fare chiarezza

È vero che gli scienziati non sono ancora concordi nel ritenere Xylella responsabile del disseccamento rapido degli ulivi? Perché si parla di epidemia se le piante infette sono poche? Perché non si prendono in considerazione altri fattori per spiegare la malattia delle piante? Enrico Bucci risponde a otto domande ricorrenti su Xylella fastidiosa, un batterio che sta minacciando gli ulivi nei Paesi del Mediterraneo e sul quale è ancora molta la disinformazione

Animalismo e pallottole

La sperimentazione sugli animali è un tema fortemente divisivo da tempo, ma in questo periodo particolarmente sentita a causa del progetto torinese che impiega i macachi per studiare il blindsight. I ricercatori che conducono lo studio hanno subito insulti e minacce, tra cui una lettera accompagnata da un proiettile. Enrico Bucci e Gilberto Corbellini, che hanno riflettuto sulla vicenda in un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, rispondono ora alle critiche suscitate, e in particolare a quella del filosofo Leonardo Caffo, pubblicata dalla LAV. Ricordando che, in conclusione, nella sua massima parte la sperimentazione animale è ancora, purtroppo, irrinunciabile.

Editing genomico: maneggiare con cura

Crediti: Elias Sch./Pixabay. Licenza: Pixabay License

Le considerazioni finali di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci sulle tecniche di gene editing, e in particolare sull'uso di CRISPR nel caso delle gemelle cinesi. Moratorie o regolamenti repressivi, concludono, non saranno efficaci: se qualcosa è scientificamente realizzabile, prima o poi qualcuno la realizzerà. Occorrerà, con molta umiltà e molta pazienza, lavorare, lavorare, e ancora lavorare sul genoma per comprenderne appieno il funzionamento; e solo allora passare alla pratica, avendo però ben presente che gli effetti inaspettati sono sempre in agguato

Dall'ossitocina alle gemelline cinesi

Crediti: MaxPixel. Licenza: CC0 Public Domain

Cosa accomuna l'ossitocina e il lavoro del ricercatore cinese che ha portato alla nascita di due gemelle con il genoma modificato attraverso la tecnologia CRISPR?L'ormone ossitocina, oltre al ruolo nel parto e nella lattazione, è coinvolta anche in fenomeni attinenti alla sfera sessuale e soprattutto sociale. Per quanto riguarda il gene CCR5, quello che He Jiankuj ha inattivato nelle gemelle, uno studio del 2016 ne aveva messo in luce il coinvolgimento sulle funzioni di cognizione e memoria. Il caso delle gemelle su cui il ricercatore cinese He Jiankuj ha eseguito un editing del genoma con la tecnologia CRISPR pone quindi da una parte il problema dell'utilizzo di tecniche ancora giovani e dagli effetti irreversibili, dall'altra quello dei possibili effetti cognitivi che la delezione del gene CCR5 può determinare. Il controllo di quelle che sono comunemente intese come le capacità superiori dell’essere umano, già forse possibili con interventi ormonali, può ora essere dietro l’angolo: non deve essere possibile esplorarle senza avere una maggiore e approfondita comprensione di cosa significhi l’introduzione nel genoma di variazioni in grado di modificare la nostra vita psichica.

Agricoltura biodinamica al vaglio della scienza

Cornoletame usato nella agricoltura biodinamica. Crediti: Stefano Lubiana. Licenza: CC BY 2.0.

Negli scorsi giorni si è appreso che il Politecnico di Milano, insieme all'Associazione nazionale di agricoltura biodinamica, si appresta a tenere un convegno sul tema al Politecnico il 16 e 17 novembre. La notizia ha provocato la reazione della senatrice Elena Cattaneo, che ha scritto al Rettore Ferruccio Resta una lettera aperta sul rischio di prestare il Politecnico a operazioni contrarie alla scienza. A questa è seguita una lettera aperta al Rettore del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica e una raccolta firme all'interno dello stesso Politecnico. Abbiamo quindi deciso di indagare se esistono prove scientifiche che supportino la presunta efficacia della agricoltura biodinamica.
Biodinamica: ciò che non sanno i consumatori, di Donatello Sandroni

Epistemologia della Sindone

Negativo della Sindone (Giuseppe Enrie, 1931.Wikipedia)

Sull'autenticità della Sindone di Torino si dibatte da tempo, ed è un classico esempio dell’impossibilità di raggiungere un accordo tra chi è interessato a sottolineare l’aspetto sacro e "inspiegabile" dell’immagine impressa su un lenzuolo che taluni vorrebbero avere avvolto il corpo di Cristo deposto dalla croce, e chi invece, sulla base dell’ evidenza scientifica ora abbondantemente disponibile, ritiene che si tratti di un falso costruito ad arte in età medioevale.

Xylella e la fabbrica delle insinuazioni

Ulivi secolari in Salento. Credit: Deblu68/Wikimedia Commons. Licenza: Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported

Sebbene sia vero che ogni posizione scientifica può essere rivista alla luce di nuove evidenze, gli scienziati non possono e non devono essere chiamati continuamente a rispondere su cose che già hanno trovato risposta, senza che fatti nuovi costringano a riesaminare una data questione.

Scherzo di mezza estate: come confezionare una sana frode scientifica e restare impuniti

Se non avete mai provato il brivido della cattiva condotta accademica, adesso potete farlo senza rischiare la vostra reputazione, grazie ad un nuovo gioco da tavolo messo fuori da due simpatici ricercatori. Se però non dovesse bastarvi, nulla può sostituire l’adrenalina dell’emozione dal vivo.

Il web rivela il calo d'interesse verso l'università

Gli ultimi dati rilasciati dall’Anvur hanno, fra le altre cose, evidenziato un calo di immatricolazioni del 20% dal 2004, che è particolarmente allarmante tenendo conto del basso rapporto fra laureati e popolazione complessiva osservato in Italia (stessa fonte).
Appare quindi sensato porsi la domanda se, vista la comune percezione di un declino generalizzato nel nostro Paese, la diminuzione di immatricolazioni