fbpx La stella che più brilla in cielo, parlare di morte con i bambini | Science in the net Parlare di morte con i bambini

La stella che più brilla in cielo, parlare di morte con i bambini

Quadro di Munch La madre morta e la bambina

Come parlare di morte ai bambini? E perché? Maurizio Bonati affronta il tema con leggerezza nel suo libro La stella che più brilla in cielo uscito per i tipi di Giannini Editore. In attesa del webinar di giovedì 9 aprile alle 17.00 (in streaming sul sito e sul canale YouTube di Scienza in rete), ne pubblichiamo un estratto.

Tempo di lettura: 3 mins

Nano per Matilde è la stella che più brilla in cielo e ogni sera la cerca e le augura la buonanotte. Matilde ha da poco compiuto due anni e Nano è il cocker spaniel inglese, fulvo, che per 14 anni ha accompagnato la vita della mamma di Matilde. Nano, intelligente, socievole e giocherellone se ne è andato da poco ma era stato ben presente nel mettersi in piedi, camminare, cadere e giocare di Matilde. La strada scelta dalla mamma di Matilde è stata quella di raccontarle che Nano è andato in cielo ed è diventato una stella. Qualche tempo dopo il primo racconto e gli auguri quotidiani serali, Matilde ha chiesto alla mamma: “Mamma anche tu diventerai una stella?”.

Quando una stella muore, la sua luce continua a propagarsi per molto tempo, come il ricordo di una persona, di un animale caro può durare oltre la sua vita.

[…]

Martino ha tre anni e mezzo e dopo aver ascoltato la lettura di una delle tante storie classiche dell'infanzia con la morte di una protagonista o di un animale (la Regina Cattiva di Biancaneve, la nonna di Cappuccetto Rosso, il Re Leone…), chiede alla mamma “Ma anche tu mamma devi morire?” Non è facile rispondere in modo appropriato alla domanda di Martino, ma intorno ai 4 anni (e poi per tutta la vita) le domande sulla vita e quindi anche sulla morte ci accompagnano.

[…]

I bambini e le bambine fanno spesso domande sulla morte, mettendo in imbarazzo gli adulti, affannati a trovare risposte che quasi sempre non hanno perché da sempre hanno rifuggito dal porsele, rimandando al poi, al dopo e al se proprio. Tuttavia il crescere implica un continuo confronto (anche) con le perdite, il dolore e il lutto. Tacere, nascondere, negare sono spesso atteggiamenti ritenuti protettivi a giustificazione (anche) di incapacità e di limiti da parte degli adulti. L’accompagnamento istruttivo alla crescita dovrebbe essere invece l’opposto, dovrebbe essere positivo, trasparente e il più possibile veritiero della quotidianità.

Nasce così questo scritto, con la consapevolezza dei limiti, per riflettere sulle domande dei bambini e le bambine, in particolare quelle più critiche per gli adulti, perché li mettono in difficoltà, prima di tutto con sé stessi, come è il caso di trattare della morte.

Ho scelto di indicare alcune possibilità, in termini di approcci e possibili strumenti da usare, su come costruire una risposta, forse non appropriata perché in quest’area è pressoché impossibile ritenersi nel giusto, ma che sia almeno razionale, ponderata, costruttiva, condividendo con la mamma di Matilde e quella di Martino, ma anche con altri genitori, nonni ed educatori, possibili azioni formative per tutti.  

Perché “i bambini che riescono ad essere bambini hanno molta magia e molta fortuna”, ma quei bambini e quelle bambine che hanno genitori che contribuiscono a farli essere tali hanno molta più magia e fortuna.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Europe’s Freedom of Research: €100 Billion for ReBrain Europe

Una rivisitazione dell'immagine dello zio Sam con la scritta "I want you" e il volto di Ursula von der Leyen

A European programme could attract a counter-exodus of scientific talent from the United States, revitalising our research institutions.

In the 1930s, the disastrous Nazi-fascist policies induced an unprecedented exodus of at least 15,000 intellectuals - scientists and artists, Jews and non-Jews - to the United States. See. e.g., the historical accounts in Adorno, Fleming, & Bailyn: The Intellectual Migration.