fbpx Il sistema complesso della sanità

Un cuore bruciato: la sanità è un sistema complesso

ospedale

Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.

Tempo di lettura: 3 mins

La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.

La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.

La sanità è un sistema complesso che funziona solo se ogni parte lavora in sintonia con le altre. Dall’operatore socio-sanitario al primario, dall’infermiere al direttore sanitario fino al direttore generale: ognuno è parte di un ingranaggio delicato in cui ogni decisione e ogni gesto possono fare la differenza.

È un sistema che non si ferma mai: di giorno e di notte, nei giorni feriali e nei festivi, a Natale come a Pasqua. Per funzionare servono organizzazione, competenze, studio, aggiornamento continuo e spirito di squadra. Servono dedizione, equilibrio e una grande forza psicologica.

Ma basta che una sola rotella dell’ingranaggio, grande o piccola che sia, si blocchi perché l’intero sistema entri in difficoltà.

Far piena luce per migliorare il sistema

La vicenda del piccolo Domenico ha avuto un clamore mediatico enorme e, a tratti, scomposto. Non ha colpito soltanto un medico, un’équipe o un ospedale: ha finito per mettere sotto pressione l’intero sistema sanitario regionale, proprio mentre si sta cercando di uscire da vent’anni di commissariamento. Vent’anni in cui il servizio sanitario ha retto grazie all’impegno e all’abnegazione di migliaia di professionisti che, spesso con risorse limitate, hanno continuato a garantire assistenza ai cittadini.

In questa dolorosissima vicenda si è andati oltre il legittimo dovere di cronaca e di inchiesta, indispensabili in una democrazia, per lasciare spazio a una frettolosa caccia al colpevole. Ma analizzare eventuali errori in una delle procedure più complesse della medicina non si fa leggendo qualche riga su Google o affidandosi all’intelligenza artificiale. Servono competenze, conoscenze ed equilibrio.

L’obiettivo dovrebbe essere uno solo: fare piena luce su ciò che è accaduto, accertare eventuali responsabilità e migliorare il sistema. Solo così si può garantire ai bambini cardiopatici della nostra regione cure sicure e all’altezza dei migliori standard europei, senza costringerli a cercarle altrove.

Questo significherebbe rendere davvero giustizia al piccolo Domenico.

Una frettolosa caccia al colpevole

E invece, ancora una volta, si è cercato frettolosamente un colpevole. Sono stati sospesi due sanitari dalle funzioni, bloccate tutte le attività del reparto, anche se la procedura ha coinvolto tanti operatori di due équipe in due ospedali. Se non ci fosse stato tutto questo clamore mediatico rivolto contro due soli sanitari, che è superfluo ricordare che stavano lì per salvare Domenico, non certo per nuocergli, si sarebbe arrivati a privare un ospedale di un reparto di cardiochirurgia con una casistica di grande valore prima ancora di accertare i fatti?

Chi ha cavalcato l’onda mediatica dovrebbe sapere che oggi molti bambini con cardiopatie congenite o altre gravi malformazioni cardiache, fino a ieri ben curati al Monaldi, saranno costretti a spostarsi fuori dalla Campania per ricevere assistenza.

Le cronache registrano già disdette di visite e interventi. E un’équipe dell’ospedale Bambino Gesù di Roma verrà a Napoli per operare i pazienti ricoverati al Monaldi, una struttura che fino a poche settimane fa rappresentava un punto di riferimento non solo per la Campania.

Chi ha sbagliato pagherà, come ogni medico sa bene quando entra in sala operatoria o in reparto. Ma se si rompe il rapporto di fiducia tra medici e cittadini, a perdere saranno soprattutto i pazienti.

Perché senza fiducia la medicina diventa più fragile. E quando la medicina diventa più fragile, a pagare il prezzo più alto sono sempre le persone anche perché nessun medico vorrà più affrontare patologie complesse e ad alto rischio.

 

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

We cannot archive Covid-19 yet

Coexistence with Covid-19 cannot yet be said to be stable, especially due to the great variability of SARS-CoV-2. For this reason, as the number of cases in Italy is increasing, it is necessary to limit the impact of infections by acting on two fronts, which are not alternatives to each other: reduce the share of people who have become partially susceptible and limit the likelihood of the emergence of new variants.

Image credits: Prasesh Shiwakoti (Lomash)/Unsplash

Several attempts have been made to archive Covid-19, trying to leave behind an experience worthy of the worst dystopian novel (about 770 million officially registered cases worldwide and an estimated 18 million deaths), but it seems that the anticipated "coexistence" with the family of viruses has not yet stabilized, and it will take several years to get there.