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Dimmi quello che mangi: nuovo grande studio sulle abitudini alimentari

Una tavolata di piatti contenenti insalata e il logo YouGoody - la ricerca bella e buona in sovraimpressione

I ricercatori e le ricercatrici dell’Istituto dei Tumori di Milano chiedono la nostra collaborazione per un grande studio di coorte che vuole approfondire la relazione tra gli alimenti che consumiamo e più in generale le nostre abitudini di vita e il rischio di sviluppare una malattia. Lo studio vuole completare e aggiornare i già importanti risultati ottenuti attraverso il precedente studio Epic, che è stato alla base delle prime linee guida per un’alimentazione sana. Per partecipare basta andare sul sito di YouGoody – La ricerca bella e buona. Crediti immagine: elaborazione da Sigueme/Pixabay

Tempo di lettura: 7 mins

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha fatto molti progressi nel chiarire i legami tra alimentazione, stile di vita e rischio di sviluppare tumori. Alcuni fattori di rischio sono ormai ben documentati: l’obesità, l’inattività fisica, l’eccesso di alcol e il fumo aumentano la probabilità di sviluppare diverse forme di cancro. Anche la dieta ha un ruolo chiave: un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali è associata a una riduzione del rischio, mentre un consumo elevato di carni rosse e lavorate è stato collegato, ad esempio, al tumore del colon-retto.

Tuttavia, restano molte questioni aperte: e per chiarirle servono più dati. Inoltre nuovi modelli alimentari (pensiamo per esempio ai citatissimi alimenti ultraprocessati), nuovi stili di vita, nuove abitudini (pensiamo alle sigarette elettroniche) pongono nuove questioni che meritano di essere studiate.

Ne abbiamo parlato con Sabina Sieri, che dirige la Struttura Complessa di Epidemiologia e Prevenzione all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: «Non tutto è ancora chiaro nelle nostre conoscenze sui fattori di rischio tumorali. Facciamo un esempio: benché l’obesità sia un fattore di rischio accertato, non tutte le persone che hanno un eccesso di adiposità sviluppano il cancro. Esistono obesità metabolicamente sane e le ragioni di questa variabilità non sono del tutto chiare. Allo stesso modo, nonostante sia stato stabilito il ruolo protettivo dell’attività fisica nella prevenzione del cancro, vari aspetti dell'esercizio fisico necessitano di approfondimenti: ad esempio, è necessario comprendere il tipo, l'intensità, la durata e la frequenza ottimale di esercizio fisico utili alla prevenzione ed al miglioramento della prognosi dei diversi tipi di cancro».

Servono nuovi dati per approfondire la relazione tra alimentazione, stile di vita e tumori

L’incertezza si può allargare ad altri aspetti dello stile di vita. Continua Sieri: «Anche se negli ultimi 50 anni si è assistito, in Italia come in tutto il mondo occidentale, ad una graduale diminuzione delle persone che fumano, il fumo attivo rimane la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile in Italia. Oggi l'uso di sigarette elettroniche sta aumentando, in particolare nella fascia di età giovane-adulta: nonostante la loro popolarità, non c’è consenso tra le agenzie europee per la salute sulla loro efficacia come alternative meno dannose per chi già fuma, ed i loro effetti sulla salute a medio e lungo termine non sono chiari».

C’è poi un altro aspetto su cui mancano dati: anche quando determinati fattori di rischio o protettivi sono noti, spesso non se ne conosce con esattezza la diffusione.

Spiega Sieri: «Per esempio è ben dimostrata la funzione preventiva di un generico “modello mediterraneo” di dieta, che privilegi gli alimenti di origine vegetale, l’olio extravergine di oliva, il pesce ed un consumo ridotto di carni bovine e suine. Quello che si sa meno è se questo modello mediterraneo esista davvero nella pratica e se sia popolare nel nostro Paese: nonché quanto e come sia declinato nelle innumerevoli varianti regionali».

Allo stesso modo, che l’alcol sia dannoso per la salute ed aumenti il rischio di cancro anche a basse dosi è ormai noto e ben documentato, ma non esistono indicazioni chiare sulla quantità di alcol minima che si possa consumare senza aumentare i rischi per la salute.

E ci sono altri aspetti su cui servirebbero dati ulteriori: «Non ci sono studi di popolazione sugli effetti sulla salute delle bevande alcoliche zuccherate. L'aggiunta di zucchero ad una bevanda alcolica sotto forma di succhi di frutta, bibite analcoliche o anche solo come “sugar rim”, ovvero il classico cerchio di zucchero applicato intorno al bordo del bicchiere, non aumenta il grado alcolico, anzi il metabolismo dello zucchero potrebbe teoricamente rallentare la velocità di assorbimento dell'alcol. Lo svantaggio è che le bevande dal sapore dolce sono gradevoli e possono rendere difficile valutare quanto si beve e facilitare l'abuso di alcol involontario. Uno studio ha esaminato la combinazione di alcol e bevande zuccherate tipo “Energy drink” nelle persone giovani e ha evidenziato un aumentato rischio di dipendenza».

Gli studi su alimentazione e rischio di tumori alla base delle raccomandazioni per una vita sana

Dei molti studi sull’associazione tra stile di vita e malattie cronico-degenerative, alcuni sono stati ideati e condotti da ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che ha un’esperienza ormai pluridecennale in questo campo.

Già nel 1987 l’Istituto ha avviato uno studio prospettico di coorte (“Ordet: Ormoni e Dieta nell'Eziologia dei Tumori Mammari”), per indagare sul ruolo degli ormoni e della dieta sull'insorgenza del tumore della mammella. Lo studio aveva reclutato 10.788 donne sane, residenti in provincia di Varese, di cui erano stati anche raccolti campioni di sangue e urine, creando una banca biologica.

Anche grazie a questa esperienza fu in seguito lanciato lo studio Epic, finanziato dall’ Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, che è stato il primo grande studio in Europa disegnato proprio per studiare il ruolo della dieta, dell’attività fisica, del metabolismo e della genetica nell'insorgenza dei tumori. Con le informazioni raccolte attraverso questo grande studio si sono definite le prime linee guida e raccomandazioni per una dieta sana utile a prevenire il cancro.

Come spiega Sieri: «In Europa c’è una notevole variabilità di alimentazione, dai modelli dei Paesi mediterranei più ricchi di alimenti di origine vegetale e olio di oliva a quelli del Nord Europa con presenza un po’ maggiore di grassi di origine animale, ma anche di cereali integrali: proprio grazie a questa variabilità siamo riusciti a far emergere più chiaramente la relazione tra dieta e rischio di malattie. Negli Stati Uniti, per esempio, nonostante fossero stati effettuati grandi studi di coorte, a causa di modelli alimentari più uniformi non si era ancora riusciti a dimostrare il legame tra un maggior consumo di grassi saturi e l’aumento del rischio di tumore alla mammella, che noi in Europa invece abbiamo accertato. Un altro esempio: in Italia siamo riusciti a trovare una relazione importante di aumentato rischio di tumore al seno nel consumo di tanti carboidrati ad alto indice glicemico, legata al fatto che si consumano molti carboidrati diversi con indice glicemico differente».

Purtroppo, con il passare degli anni, questi studi oggi sono diventati un po’ datati: le informazioni dello studio Epic infatti sono state raccolte a partire dagli anni Novanta e le persone coinvolte sono ormai avanti con l’età.

Spiega Sieri: «Lo studio Epic continua e continuerà sicuramente a darci informazioni importanti, ma abbiamo l’esigenza di raccogliere dati più aggiornati e anche provenienti da persone più giovani. Le persone coinvolte nello studio Epic in Italia oggi hanno 70 anni o più. Oggi in Italia sappiamo molto poco sugli effetti sulla salute delle nuove abitudini alimentari, dei nuovi modi di assumere bevande e alcolici, sulle alternative al fumo senza combustione, sui nuovi alimenti e sulle nuove modalità di praticare attività fisica. Pensiamo per esempio a un tema recente, quello dell’influenza sulla salute degli alimenti cosiddetti ultraprocessati: bisognerebbe capire meglio quali sono e come sono consumati».

Partecipare a YouGoody serve ad aiutare la ricerca

Proprio per affrontare queste sfide e identificare le migliori strategie per una prevenzione di precisione è nato un nuovo studio: YouGoody, nuovo progetto promosso dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che si propone di arruolare 100.000 persone volontarie in tutta Italia.

L’obiettivo, anche in questo caso, è raccogliere informazioni dettagliate su alimentazione, attività fisica, fumo, alcol, sonno e molti altri aspetti dello stile di vita, per incrociarle con gli output di salute e comprendere meglio come le nostre abitudini di vita influenzano il rischio di ammalarsi, non solo di cancro, ma anche di altre malattie croniche.

Spiega ancora Sieri: «I dati raccolti saranno fondamentali per costruire le evidenze scientifiche del futuro e migliorare le raccomandazioni per la prevenzione. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutte e di tutti. Partecipare è semplice: è richiesta circa un’ora e mezza di tempo, che avrà un valore enorme per migliorare le nostre conoscenze sui fattori di rischio evitabili: ogni contributo può fare la differenza. Per questo, invitiamo tutte le persone adulte, motivate e consapevoli dell’importanza della prevenzione, a unirsi a YouGoody. La salute di domani si costruisce con la conoscenza di oggi».

Per chi si iscrive, è prevista anche una newsletter che contiene consigli di salute e ricette sane.

Per partecipare allo studio basta andare al sito del progetto YouGoody.


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