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Approvata la mozione Cattaneo sulla ricerca. Ora speriamo che le cose cambino davvero

La mozione in difesa della ricerca scientifica presentata il 18 febbraio in Senato da Elena Cattaneo - e sostenuta da un appello su Scienza in rete - è stata approvata all'unanimità. Vi è dunque, almeno a parole, l'accordo per dare più fondi alla ricerca, tempi certi ai bandi, e un'Agenzia per la valutazione dei progetti da finanziare. Silvio Garattini ha firmato la petizione e si augura che non restino, come al solito, solo parole. La ricerca è fondamentale per la nostra economia, ma anche per la nostra salute. Merita quindi tutta la nostra attenzione e sostegno.

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La ricerca scientifica in Italia è ormai al lumicino da troppo tempo. È tuttavia incoraggiante che ieri la mozione disposta dalla Senatrice a vita Elena Cattaneo sia stato accolta all’unanimità dal Senato, sperando che alle buone intenzioni seguano i fatti. Ho firmato anch'io con convinzione l'appello pubblicato su Scienza in rete, ed è notevole che le firme in un paio di giorni siano state diverse migliaia e continuino a crescere. Dobbiamo ringraziare tutti per questa adesione, che dimostra quanto la ricerca sia in realtà percepita come una risorsa fondamentale. Ciò che si chiede è semplice e in armonia con quanto succede in altri Paesi europei. Anzitutto occorre modificare il bilancio della ricerca, che non va considerata una spesa ma un investimento. La ricerca è fondamentale per l’economia di un Paese perché si calcola che renda almeno 9 euro per ogni euro speso, ma è soprattutto fondamentale per la salute. Non possiamo lasciare la nostra salute solo al mercato farmaceutico e alimentare. 

Se dovessimo avvicinarci a quanto spende la Francia per la ricerca dovremmo aggiungere almeno 22 miliardi di euro ogni anno al nostro magro bilancio, ma al tempo stesso dobbiamo ridurre la burocrazia migliorando l’organizzazione. Ad esempio, per utilizzare animali d’esperimento - ancora oggi indispensabili per molti tipi di ricerca - dobbiamo compilare montagne di carte, tempo sottratto alla ricerca, dobbiamo affrontare 4 Comitati , dobbiamo aspettare circa 6 mesi e pur occupandoci di studi di interesse pubblico dobbiamo pagare una tassa per ogni progetto. Tutto ciò in contrasto con il regolamento europeo sulla sperimentazione animale che richiede tempi più brevi. Non dobbiamo perciò sorprenderci se molti ricercatori che vincono importanti contratti europei vanno a realizzare le ricerche in laboratori stranieri.

Come abbiamo detto occorrono più soldi, ma non basta, perché è necessaria più certezza nelle date dei bandi annuali, nei tempi di valutazione e nei tempi del finanziamento. Più attenzione al contenuto ed al valore del progetto piuttosto che a complessi parametri bibliografici. I bandi devono essere orientati sui temi di interesse per la salute: è importante aver risorse per confrontare farmaci che hanno la stessa indicazione terapeutica. Abbiamo oltre 120 principi attivi nel Prontuario Terapeutico del Servizio Sanitario Nazionale e non sappiamo quale è meglio o peggio in termini di benefici-rischi perché l’industria che li produce non ha ovviamente interesse a fare confronti. Gli studi per approvare nuovi farmaci sono realizzati prevalentemente su animali e pazienti maschi, ma poi vengono prescritti anche per le femmine che per le stesse malattie hanno frequenza, sintomi ed esiti diversi nonché un differente metabolismo di molti farmaci. Per essere onesti nei confronti delle donne dovremmo avere due protocolli per maschi e femmine, ma ciò costa il doppio e non fa comodo all’industria. Ho segnalato questi esempi perché sono facilmente comprensibili da tutti perché appunto riguardano la nostra salute, ma permetterebbero anche di risparmiare risorse a vantaggio del nostro SSN. 

Speriamo quindi di poter superare un periodo oscuro per la ricerca italiana che dura da troppo tempo. I ricercatori italiani sono creativi e produttivi come quelli di altri Paesi, ma sono troppo pochi perché li offriamo gentilmente ai nostri competitori.

Speriamo quindi che il Senato faccia presto a trasformare le buone intenzioni in atti concreti. 

 

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