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Guerra al bracconaggio di elefanti: un aiuto dal DNA

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Una tonnellata di avorio distrutta pubblicamente a Times Square, nel cuore di Manhattan. Organizzata per la mattina di venerdì 19 giugno 2015 dallo US Fish and Wildlife Service (FWS), un’agenzia statunitense per la gestione e conservazione della fauna selvatica, quest’azione dimostrativa è servita a dare maggiore vigore all’ennesima denuncia del traffico illegale di zanne di elefante.
I metodi cruenti utilizzati dai bracconieri per asportare le zanne agli elefanti stanno mettendo a rischio la specie Loxodonta africana, oggi classificata dalla Lista rossa IUNC come vulnerabile.
Le stime del 2013 valutano in 434.000 il numero di elefanti africani esistenti, di cui circa 50.000 uccisi in un anno per alimentare il traffico illegale di avorio. Sono 51 le tonnellate di questo materiale sequestrate dalle autorità internazionali nello stesso periodo.

In un articolo pubblicato su Science lo scorso 18 giugno, un gruppo di biologi dell’Università di Washington, a Seattle, descrive un metodo di analisi del DNA a scopi forensi messo a punto per tracciare la provenienza dell’avorio africano illegalmente commercializzato nel mondo.
Con l’analisi di alcuni microsatelliti, una tecnica del tutto analoga a quella utilizzata dalla polizia per determinare l’impronta del DNA lasciata sul luogo di un delitto, gli scienziati di Seattle sono riusciti a identificare la provenienza dell’avorio commercializzato illegalmente proveniente da 28 sequestri (ognuno corrispondente a circa mezza tonnellata di zanne) realizzati in Africa e Asia tra il 1996 e il 2014.

I biologi hanno cominciato il progetto con una mappatura genetica delle popolazioni di elefante africano facendosi inviare campioni di sterco provenienti da varie località, per estrarne il DNA. Hanno così disegnato il quadro genetico delle popolazioni di elefanti di tutta l’Africa. Il gruppo di ricerca ha poi analizzato il dna estratto dai campioni di avorio requisito e incrociato i dati.
I risultati mostrano i luoghi ricorrenti di probabile provenienza, collegati a organizzazioni criminali transnazionali africane. Quasi tutti i grandi sequestri di avorio fanno capo a solo quattro aree geografiche fino al 2007 e a solo due aree dopo questa data. Gli scienziati auspicano interventi mirati in queste aree per identificare i bracconieri, diminuire il traffico illegale di avorio e proteggere le popolazioni di elefanti.

di Anna Piseri

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