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Obama, l’innovazione e il nuovo sogno americano

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“That’s the American way”, scandisce Obama di fronte ad una affollata platea di studenti del Northern Virginia Community College, illustrando il modo in cui il Governo Federale intende procedere nell’operazione di contenimento del deficit pubblico. La situazione economica è particolarmente grave e richiede interventi anche molto pesanti sul bilancio pubblico, ma non a costo di perdere la sfida degli Stati Uniti con il futuro. Non a costo di distruggere le prerogative del sogno americano, che ha fatto del Paese un simbolo di civiltà e di speranza.

E dunque, quali sono le “mirabili sorti e progressive” che Obama prospetta ai giovani americani, nonostante tutto?

Sono molto precise, e hanno un nome:  istruzione, ricerca e innovazione. Lungo una linea che, senza soluzione di continuità, diventa concreta attuazione di un “futuro sostenibile”, con al centro un grande progetto di promozione e, infine, di realizzazione di una estesa “piattaforma tecnologica” nazionale per la produzione di energia da fonti rinnovabili, onde evitare che la oramai obbligata riconversione energetica si tramuti in maggiori oneri di importazioni dall’estero.

Tutti devono fare sacrifici, ma il gioco deve essere “fair”. E quindi non gravare sui più deboli e sulle nuove generazioni.

Si può fare: tagliando eccessi di spesa militare e molti sprechi nei sussidi alle società di assicurazione, smettendola di detassare i redditi più alti. Certo, qualche taglio deve farsi, e comunque la spesa  va tenuta sotto controllo. Il che, in concreto, significa non riuscire più a raddoppiare il finanziamento degli istituti di ricerca e a correggere i finanziamenti previsti per l’anno fiscale 2011.

Obama sente tuttavia di poter vantare un successo, di fronte ad una opposizione Repubblicana che, due mesi prima, a febbraio (http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/laereo-usa-e-troppo-pesan...) pretendeva una drastica riduzione dei finanziamenti pubblici alla ricerca, facendo passare – forte della maggioranza al Congresso – tagli superiori al 5% per Istituti di importanza strategica quali il National Science Foundation (NSF) e i  National Institutes of Health (NHI). Questi tagli non sono passati al Senato - dove i democratici hanno la meglio - e sono stati contenuti entro una soglia dell’1%. Si tratta peraltro, e come è facile immaginare,  dei valori più bassi tra gli “aggiustamenti” praticati, confermando, in tal senso, il riguardo che è stato apposto all’attività di ricerca.

Non è ancora il tempo delle cifre definitive, volendo avere una valutazione su tutto il bilancio pubblico e, volendo, soprattutto, valutare l’impatto delle minori risorse rese disponibili. Quanto determinatosi finora, e in particolare sui fondi destinati alla ricerca, sembra tuttavia sufficiente per dimostrare la forza con cui l’Amministrazione Obama stia portando avanti un progetto di crescita di ampio respiro per gli Stati Uniti. E quanto tutto il bilancio pubblico tenda ad essere improntato ad uno stile “etico”.

Di questi tempi , che sono per tutti di crisi ma che al tempo stesso preludono ad una fase di ripresa economica internazionale, il pensiero non può che correre velocemente all’altra parte dell’Atlantico, dove l’Europa sta perseguendo con pervicacia l’obiettivo del pareggio di bilancio, invocando solo a parole l’obiettivo di uno sviluppo più equamente distribuito fra gli Stati membri e garante dell’integrità delle risorse ambientali. E non è così un caso che l’economista Aghion abbia recentemente sostenuto la necessità di una sorta di “Piano Marshall” – a guida europea -, orientato soprattutto a risollevare l’assai precaria situazione delle periferie europee nell’area mediterranea e a sanare, in particolar modo, quei deficit strutturali che tali economie manifestano in virtù dell’arretratezza del proprio sistema produttivo. Parole sagge, ma, ancora una volta il Vecchio Continente si ritrova a dover fare i conti con i propri conflitti interni: oggi, però, il mondo – con i paesi  “emergenti” in rapidissimo sviluppo -  si è fatto più grande, e le possibilità l’America del futuro continui a vederlo come un interlocutore obbligato, si fanno sempre più esili. C’è da rifletterci seriamente.

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