Raffaele Piria

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Raffaele Piria (Scilla, 1814 – Torino, 1910) è un chimico di origine calabrese. Frequenta il liceo a Reggio Calabria e poi si laurea in medicina a Napoli nel 1834. Ma più che la medicina gli interessa la chimica, per cui dopo la laurea resta all’università occupandosi di chimica farmaceutica. Dal 1837 al 1839 è a Parigi, dove lavora con Jean Baptiste Dumas, considerato allora il massimo chimico francese. Nel 1838 scopre l’acido salicilico, forse il suo maggiore successo scientifico. Piria è un grande chimico sperimentale ed è impegnato nello studio dei principi attivi delle sostanze naturali organiche.

Tornato a Napoli fonda, con l’aiuto di Macedonio Melloni, una scuola privata di chimica. Nel 1842 è chiamato a Pisa, dove occupa la cattedra di chimica presso l’Università. Qui, con un gruppo di giovani valenti, tra cui Stanislao Cannizzaro e Cesare Bertagnini. La scuola pisana di Piria è considerata quella che ha fondato in Italia la chimica moderna.

E' amico di Carlo Matteucci, con cui fonda nel 1844 Il Cimento e nel 1855 Il Nuovo Cimento.

Nel 1848 entra a far parte del battaglione dei professori e degli studenti dell’Università di Pisa che partecipa alla Prima guerra di indipendenza. Come comandante del Battaglione partecipa alla battaglia di Curtatone.

Nel 1849, anche in seguito a pesanti tagli nei fondi per il suo laboratorio, lascia Pisa e si sposta a Firenze prima  di approdare definitivamente a Torino nel 1855.

Nel 1860, per volontà di Cavour, ritorna a Napoli per assumere la funzione di Ministro dell’istruzione pubblica durante la Luogotenenza di Luigi Carlo Farini. Elaborò una riforma della scuola elementare che, tuttavia, non sarà mai attuata. Nel 1862 torna a Torino e viene nominato Senatore del Regno.

Il nome del professore commendatore Raffaello Piria è europeo. Eminente nella scienza chimica è decoro della patria nostra. Altri più valente di me saprà più rettamente tesserne l'elogio pe’ suoi meriti scientifici. Riesce a me grato il pensiero d’avere impedito ch’esso abbandonasse il seggio da lui degnamente ed utilmente occupato nell'Ateneo torinese dal quale diffondeva tanta copia di sapere. Il suo nome rimarrà onorato negli annali della scienza e sarà compiacenza al nostro consesso d'averlo enumerato fra i suoi (Gabrio Casati, Presidente del Senato del Regno d’Italia, 1865)