Giulio Bizzozero

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Giulio Bizzozero (Varese, 1846 – Torino, 1901), medico e senatore del Regno d’Italia, è noto per essere stato il primo a descrivere le piastrine del sangue. Per i suoi studi sul tessuto connettivo e sul sistema linfatico è considerato il padre fondatore dell’istologia italiana, ma ha anche svolto un ruolo decisivo nello sviluppo del sistema sanitario italiano.

Nato a Varese, a vent’anni si laurea in medicina  presso l'Università di Pavia e già a 21 anni sale sulla cattedra di patologia generale, prendendo il posto di Paolo Mantegazza, e assume la direzione del laboratorio di patologia generale che Mantegazza ha creato proprio per lui. A 27 anni vince il concorso per la cattedra di patologia generale a Torino. Si sposta quindi nella capitale del regno sabaudo e lì resta per tutta la sua vita.

Tra il 1884 e il 1885 è rettore dell’Università di Torino.

L’attività di Bizzozero è varia. Da un punto di vista scientifico sono molto importanti i suoi studi sul sangue. È il primo a sostenere che il midollo osseo ha la funzione di produrre le cellule del sangue (emopoiesi). Ed è il primo a descrivere le piastrine. Notevoli sono anche i suoi studi sul tessuto connettivo, sul sistema linfatico, sull’origine infettiva della tubercolosi e sulla fagocitosi.

Come medico si impegna nel settore dell’igiene sociale, pubblica e privata, e della prevenzione. Se ne occupa, oltre che come medico in senso stretto, anche come membro del Consiglio superiore di sanità e poi, a partire dal 1890, come Senatore del Regno, impegnandosi nella prevenzione della malaria e della pellagra.

È stato anche autore di diverse opere che hanno arricchito la cultura medica del paese.  Tra loro: il Corso di istologia normale ed il rivoluzionario Lezioni di patologia generale Manuale di microscopia clinica,

È morto a Torino a soli 55 anni.

Nessuna epoca della storia della medicina può vantare tanti trionfi quanto l'epoca nostra: ma fra tutte le vittorie riportate in tempi antichi o recenti dalla medicina, nessuna può, nonchè superare, eguagliare in importanza quella ch'essa ha ottenuto scoprendo la natura e l'origine della tubercolosi. Poichè colle sue mirabili indagini ha saputo trovare quali sieno i mezzi con cui efficacemente combattere una malattia, che è da considerare come la più gran nemica del genere umano, tante sono le vittime ch'essa continuamente va spegnendo dopo lunghe torture. […] In Italia un movimento, nel senso stretto della parola, si è appena iniziato. La voce di alcuni benemeriti tenta di scuotere il paese dalla sua apatia, dimostrandogli la gravità del danno e l'urgenza e l'utilità di provvedere per l'avvenire1 ma ancora non si è ottenuto quella coordinazione di lavoro e quella universalità di consenso che sono necessarie perchè dalle generose aspirazioni scaturiscano le applicazioni pratiche. Conviene, adunque, che la questione si agiti nel gran pubblico, sui giornali, cogli opuscoli, colle conferenze. Ed io, per mia parte, vi porto il mio concorso col presente libriccino (Giulio Bizzozero)

Il sentimento dell'amore del popolo spira in singolare modo in tutti i suoi scritti che trattano dell'igiene così pubblica che privata, e sono tanto più degni di lode in quanto rivelano un senso pratico, che non è sempre la qualità prominente dello scienziato (Giuseppe Saracco, Presidente del Senato)