Paolo Vezzoni

Paolo Vezzoni, nato a Milano il 14.11.1950, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso l’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano, si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1974 presso l’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito la specialità di Endocrinologia presso l’Università di Pavia nel 1977 e quella di Oncologia presso l’Università di Genova nel 1980. Dopo un periodo trascorso presso l’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, dal 1986 lavora presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR, dove si è occupato di genetica umana nell’ambito del Progetto Genoma Umano. E’ stato vicecoordinatore del Progetto Genoma Umano del CNR diretto dal prof Renato Dulbecco. Dal 2004 è membro del Comitato Etico dell’IRCCS “Medea” di Bosisio Parini. Dal 2007 è responsabile del Laboratorio di Biotecnologie Mediche dell’Istituto Clinico Humanitas.
Nell’ambito del Progetto Genoma ha contribuito ad identificare i geni responsabili di alcune malattie ereditarie, tra cui recentemente, l’osteopetrosi maligna infantile e la sindrome di Cornelia de Lange. Si è inoltre occupato di oncologia, mettendo a punto un sistema per lo studio di terapie innovative del cancro della mammella e di un modello per lo studio della tossicità di agenti fisici e chimici.
E’ autore di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche e di vari libri su argomenti di filosofia della biologia : “Biotecnologie della vita quotidiana”, Laterza, 2000 (con A. Bazzi, vincitore del Premio Serono 2003 per la divulgazione scientifica); “Si può clonare un essere umano”, Laterza, 2003; “Intersezioni. Questioni biologiche di rilevanza filosofica”, McGrawHill, 2000; and “Il futuro e il passato dell’uomo”, Bruno Mondadori, 2006. Ha curato per l’Enciclopedia Treccani la voce “Biotecnologie”. Per la rivista “Le Scienze” ha curato due dossier e pubblicato alcuni articoli.

Pubblicazioni su argomenti etici, sociali e filosofici

  • Dulbecco R, Raineri P, Vezzoni P, Lucchini F, Brovedani E, Fariello R. Clonazione: problemi etici e prospettive scientifiche. Le Scienze, suppl, maggio 1997
  • Dulbecco R. Vezzoni P, “Il progetto Genoma Umano”. Le Scienze, Quaderni-Dossier, marzo 1998 
  • A. Bazzi, P. Vezzoni. “Biotecnologie della vita quotidiana”, Laterza, 2000 
  • P. Vezzoni. “Intersezioni. Questioni biologiche di rilevanza filosofica”, McGrawHill, 2000 
  • P. Vezzoni.  “Si può clonare un essere umano”, Laterza, 2003 
  • P. Vezzoni. “Il futuro e il passato dell’uomo”, Bruno Mondadori, 2006 
  • A Albertini, P. Vezzoni. “Biotecnologie”. In “Enciclopedia del Novecento”, Enciclopedia Italiana Treccani, 2004 
  • P. Vezzoni. “Geni, evoluzione e malattie”. Le Scienze, dicembre 2007 
  • P. Vezzoni. “Biotecnologie”.Enciclopedia della Scienza e della Tecnica,Enciclopedia Italiana Treccani, 2008, in corso di stampa

In ricordo di Arturo Falaschi

Arturo Falaschi è mancato improvvisamente a 77 anni. Ricercatore di inesauribile curiosità intellettuale, straordinario maestro, uomo di ineccepibile moralità ha lavorato sino all’ultimo per promuovere lo sviluppo della Genetica e della Biologia Molecolare in Italia, malgrado un problema di salute che avrebbe dovuto limitare la sua attività da ben 20 anni.

Pioniere della genetica in Italia, dopo la laurea in Medicina a Milano nel 1957 lavorò negli Stati Uniti prima con H.G. Khorana nel Wisconsin, e successivamente con A. Kornberg a Stanford, entrambi premiati con il Nobel.

Un appello pro staminali

La Canadian Stem Cell Foundation ha appena redatto una Carta che difende il diritto a ricercare liberamente sulle cellule staminali riconoscendone il potenziale terapeutico. Da un lato, Barack Obama ha parzialmente liberalizzato l'uso di queste cellule, consentendo di utilizzare fondi federali per il loro studio ma non per la loro derivazione. Questa limitazione ha una spiegazione legal/burocratica, in quanto non è certo che un semplice decreto del Presidente possa annullare una legge dello stato (la legge Dickey-Wicker), che attualmente impedisce l'uso di fondi federali per ricerche su embrioni umani da cui necessariamente le CSEh devono essere derivate. A loro volta, i National Institutes of Health hanno emanato “linee guida” per il loro utilizzo. Sono segnali importanti di rilancio per questa nuova branca della medicina.