Luigi Berlinguer

Luigi Berlinguer nasce il 25 luglio 1932 a Sassari, da una famiglia di tradizione repubblicana e antifascista. Dopo aver compiuto gli studi classici nel liceo “Azuni”, si laurea nel 1955 in giurisprudenza con 110/110 e lode e invito a pubblicare la tesi. Diventa subito assistente volontario di Antonio Era, a sua volta allievo di Enrico Besta, specialista di storia delle istituzioni giuridiche della Sardegna e del diritto catalano-aragonese. Presso la cattedra di storia del diritto italiano dell’Ateneo sassarese consegue nel 1959 il posto di assistente ordinario.

Dopo un’intensa parentesi di ricerca nel Regno Unito, pubblica i suoi primi studi, concentrati sulla storia del diritto del mare e sul giurista che tra il XVIII e il XIX secolo contribuì all’affermarsi del moderno diritto del commercio: Domenico Alberto Azuni, del quale traccia un ampio profilo attraverso una approfondita ricognizione degli archivi italiani ed europei in quella che sarà la sua prima monografia. Pubblica in questa prima fase anche un altro volume, sui progetti di codice di commercio del Regno d’Italia 1807-1808, che costituisce per l’epoca un contributo alla storia delle codificazioni napoleoniche in Italia. Ed è dallo studio delle codificazioni ottocentesche che deriva quella sensibilità verso una concezione rinnovata della storia del diritto che pur nella tradizionale prevalenza dello studio del diritto comune, della tradizione medievale e dell’umanesimo giuridico non può esaurirsi in esso, deve anzi necessariamente aprirsi anche alle consolidazioni settecentesche, al costituzionalismo e alle codificazioni contemporanee, alla storia del diritto più recente.In quest’ambito si collocherà nel 1974 lo stimolante contributo Considerazioni su storiografia e diritto (in “Studi storici”, XV, 1974, n. 1) messa a punto critica e non convenzionale sul metodo dell’insegnamento e sui risultati della ricerca nel campo della storiografia giuridica in Italia.

Si svolge frattanto la sua esperienza politica, che proseguirà parallela agli studi anche negli anni successivi. Segretario provinciale e regionale della Federazione giovanile comunista sarda, membro dal 1952 della direzione nazionale della stessa organizzazione, viene eletto consigliere comunale di Sennori (un piccolo centro della provincia di Sassari) dal 1956 al 1960, e sindaco dello stesso comune nel 1960-64. Consigliere provinciale nelle liste del Partito comunista italiano (dal 1956), è deputato del Pci per la Sardegna nella quarta legislatura 1963-68, membro della Ia Commissione Affari costituzionali della Camera, impegnato in modo particolare sui temi della riforma della scuola e dell’università.

La fine di questa prima fase di impegno nelle istituzioni coincide con il rientro a pieno titolo nell’università. Data in questo periodo l’incontro con Domenico Maffei, alla cui scuola affinerà le doti storiografiche e filologiche. Maffei è stato infatti determinante nella formazione di Luigi Berlinguer studioso, grazie alla sua enorme competenza professionale ed alla costante opera di cura e di insegnamento del giovane storico del diritto. Nel 1968 consegue la libera docenza in storia del diritto italiano e in quell’anno accademico è professore incaricato di esegesi delle fonti del diritto italiano nell’Università di Sassari. Nel 1969-70 si trasferisce presso l’Università di Siena. Ma, dopo un anno da professore incaricato, vinto il concorso a cattedra, è subito chiamato (1970) al suo antico ateneo sassarese. A Sassari, dove ricopre temporaneamente anche gli incarichi di esegesi delle fonti del diritto italiano e di storia delle istituzioni politiche, viene eletto preside della facoltà di giurisprudenza (1972) e contribuisce in modo incisivo alla costruzione del nuovo corso di studi in scienze politiche, nato come corso di laurea della facoltà giuridica. Nel 1973 viene chiamato a Siena (facoltà di giurisprudenza, cattedra di esegesi delle fonti del diritto italiano, poi dal 1988 di storia del diritto italiano), dove i suoi interessi si concentreranno ulteriormente verso la storia del diritto moderno, segnatamente quello commerciale, penale e delle codificazioni.

A Siena compie un’altra importante esperienza amministrativa come membro della Deputazione amministratrice del Monte dei Paschi (1970-75) Dal 1971 al 1984, assunta la direzione della rivista “Democrazia e diritto” imprime al periodico una vivace apertura verso i temi della riforma delle istituzioni e dell’amministrazione, chiamando a collaborarvi soprattutto la nuova generazione dei giuristi progressisti italiani. Anche in virtù di questo impegno, dal 1982 al 1985 è incaricato di dirigere la commissione per la riforma della pubblica amministrazione istituita dalla direzione del Pci. Dal 1975 è eletto nelle liste comuniste consigliere regionale della Toscana, carica che mantiene sino al 1982.

Nel frattempo ha diretto (1972-77) il gruppo di ricerca Cnr sulla storia dei partiti popolari in Sardegna, nel cui ambito saranno pubblicati alcuni innovativi studi sulla storia politica dell’isola in età contemporanea. Nell’ambito dell’ateneo senese fonda il Dipartimento di studi politici e di storia politico-giuridica, divenendone il direttore nel triennio 1984-87. Dal 1982 è a Siena membro della Commissione di ateneo. Membro della commissione tecnico-scientifica del Dipartimento della funzione pubblica per la riorganizzazione della Scuola superiore della pubblica amministrazione (1988), è nominato in questo periodo membro del Consiglio superiore della pubblica amministrazione.

Negli anni Ottanta si colloca anche il suo impegno nell’ambito della ricerca Cnr sulla “Leopoldina” (“Criminalità e giustizia criminale nelle riforme del ‘700 europeo”), ambiziosa iniziativa capace di raccogliere studiosi italiani e stranieri e culminata in una sequenza di prestigiosi volumi che, nell’insieme, danno un quadro esaustivo sul diritto e sulla giustizia criminale del Settecento europeo. Dal 1985 è eletto rettore dell’Università di Siena, carica che manterrà sino al 1994 imprimendo a quell’ateneo una rinnovata modernizzazione e inserendolo in modo marcato in una importante rete di collegamenti internazionali. Dal 1989 al 1994 è anche il segretario generale della Conferenza permanente dei rettori italiani. L’esperienza di rettore e quella di segretario generale gli consentono di esercitare un’indubbia influenza sugli indirizzi riformatori di quegli anni, contribuendo da protagonista all’elaborazione della svolta dell’autonomia universitaria e alla messa in cantiere delle successive riforme tese ad adeguare il quadro italiano a quello della comunità europea. Nel corso di quegli stessi anni è membro del Consiglio nazionale della scienza e della tecnologia (CNST), presidente del Consiglio dei rettori nel Consorzio per le università a distanza (CUD), presidente del Consorzio per la cooperazione allo sviluppo e la formazione nei Paesi in via di sviluppo (CONICS), presidente del Consorzio Siena-Ricerche.

E’ inoltre dal 1986 membro della Commissione ministeriale per lo sviluppo dell’università. Prosegue frattanto la sua attività scientifica, sempre più attratta dai nuovi temi della riforma istituzionale e costituzionale. Gli scritti degli anni Settanta e Ottanta vertono sul Parlamento, sullo Stato delle autonomie (Regioni a statuto ordinario, enti locali), sul ruolo dei partiti nella democrazia di massa, sulle riforme istituzionali, sul garantismo e i diritti dei cittadini, infine sull’autonomia degli ordinamenti universitari e sulle riforme organizzative degli atenei. In particolare, nel 1991 pubblica negli “Scritti in onore di Domenico Maffei” un saggio sull’autonomia universitaria tra la Legge Casati e la riforma Gentile. Nel 1998 cura, con Antonello Mattone, nella Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità ad oggi, il volume dedicato alla Sardegna.

Nel 1993, lasciando il rettorato di Siena, accetta la designazione a ministro dell’Università e della ricerca scientifica offertagli dal presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Ma si dimette immediatamente dall’incarico, insieme al collega Visco, per sopravvenute difficoltà politiche. Nel 1994 si candida alla Camera come capolista progressista nella circoscrizione della Toscana. Eletto, torna a far parte della Ia Commissione Affari costituzionali e assume la guida del gruppo dei deputati “progressisti-federativo”.

Ricandidatosi nel 1996, viene eletto nel collegio di Firenze 1. Nel 2000-2001 è presidente della XIV commissione permanente della Camera “Politiche dell’Unione europea”. Poi, nel 2001, è eletto al Senato della Repubblica nel Collegio di Pisa, chiamato a far parte della VII Commissione permanente Istruzione pubblica e ricerca e della Giunta per gli affari delle comunità europee.

Dal 1996 al 1998 assume nel primo governo Prodi la guida del Ministero della pubblica istruzione e, ad interim, di quello dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica, per proseguire poi nei successivi governi sino al 2000 come ministro della Pubblica istruzione. Nel corso della sua attività di governo tenderà a introdurre nel campo dell’istruzione e della ricerca innovazioni profonde, tutte all’insegna dell’adeguamento alle esigenze nuove di una società in rapida trasformazione, sempre più integrata nella cornice europea e mondiale e segnata dall’economia della conoscenza. Rifletterà su questa fase nel volume La nuova scuola (Laterza, 2001).

Nel 2002, mentre è ancora nel pieno della attività parlamentare al Senato, viene eletto dal Parlamento come membro laico del Consiglio superiore della magistratura per il quadriennio 2002-2006. Nel nuovo incarico mette a frutto sia le sue profonde conoscenze giuridiche sia la sua vasta esperienza delle istituzioni, nonché la spiccata sensibilità per i temi dell’Europa unita. In questa prospettiva, in particolare, favorisce la nascita della Rete europea dei Consigli di giustizia (ENCJ), che raggruppa le rappresentanze degli organi di autogoverno della magistratura negli Stati membri dell’Unione Europea. Dal 2004 al 2007 è il primo presidente della Rete. Attualmente è, presso il Ministero della pubblica istruzione, presidente dei comitati di nuova istituzione per la diffusione della musica e della cultura scientifica e tecnologica nelle scuole superiori.

http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Berlinguer

Per un liceo (più) scientifico

Il mondo della ricerca deve prendere atto di un dato ormai irreversibile: la società è retta da un crescente bisogno democratico, e persino da un nuovo assetto democratico. E' la società "dei più" non dei pochi. E "i più" oggi rivendicano diritti, nel passato sconosciuti, fra i quali l'accesso alla conoscenza. Ciò cambia le cose anche nel campo scientifico, perché postula che le conquiste della scienza siano socializzate in misura (e forma) finora inedite. Sono due i profili interessati: gli studenti e i cittadini, l'insegnamento e la comunicazione della scienza. Le dimensioni numeriche del fenomeno sono ormai macroscopiche, perché la domanda sociale di conoscenza è enorme rispetto al passato. In tema di insegnamento scientifico abbiamo voluto assumere un simbolo: il liceo scientifico. L'Italia, da cento anni, non ne ha mai avuto uno adeguato. Ha avuto un liceo considerato di serie B, un "liceo classico senza il greco"!