Spazio

Grosso guaio a Baikonur

La Soyuz MS-10 fotografata da Alexander Gerst, astronauta tedesco dell'ESA e attuale comandante della Stazione Spaziale Internazionale, postata su Flickr. L'autore scrive: "Sono contento che i nostri amici stiano bene. Grazie ai più di 1000 soccorritori! Oggi si è dimostrato ancora una volta quanto sia grande la Soyuz: nonostante una falsa partenza, l'equipaggio è stato sicuramente riportato sulla Terra. I viaggi spaziali sono difficili. Ma dobbiamo andare avanti, a beneficio dell'umanità."

Crediti: Alexander Gerst/Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0

Doveva trattarsi di una missione di routine. La Sojuz MS-10 avrebbe dovuto portare il cosmonauta russo Alexey Ovchinin e l’astronauta statunitense Nick Hague a bordo della Stazione spaziale internazionale per integrarne l’equipaggio attualmente composto dal tedesco Alexander Gerst (ESA), dal russo Sergey Prokopyev (Roscosmos) e dalla statunitense Serena Auñón-Chancellor (NASA). Qualcosa, però, è andato storto e il lancio è abortito dopo nemmeno due minuti di volo. Fortunatamente, nessuna conseguenza per l’equipaggio, ma inevitabili interrogativi e possibili ricadute sui prossimi voli.

Marte, sfida anche psicologica

Gli astronauti Kate Rubins (a sinistra) e Jeff Williams (a destra) osservano dalla cupola della Stazione spaziale l’arrivo di una navetta SpaceX Dragon con i rifornimenti. Sullo sfondo si nota la rassicurante immagine della Terra, un elemento che contribuisce a rendere meno pesante (e stressante) la lontananza da casa imposta dalle lunghe missioni sulla ISS. Elemento sul quale gli equipaggi in rotta verso Marte non potranno certo contare. Credits: NASA.

Ulteriore campanello d’allarme per le future missioni verso il Pianeta rosso. Oltre alle ben note problematiche tecnologiche e ai rischi per la salute degli astronauti si dovranno mettere in conto anche i problemi di natura psicologica e le difficoltà connesse a un proficuo lavoro di gruppo.

A fare il punto su questo importante aspetto della sfida marziana ci ha pensato un dettagliato studio apparso sull’ultimo numero della rivista American Psychologist interamente dedicato agli aspetti scientifici del lavorare in team.

Tiangong-1 e rottami spaziali

Tiangong-1 è una stazione spaziale davvero semplice se la paragoniamo alla Stazione spaziale internazionale. Sostanzialmente è formata da un corpo cilindrico del diametro di 3,5 metri e lungo 10,4 dal quale si dipartono due batterie di pannelli solari. Il volume abitabile pressurizzato è di 15 metri cubi e il peso complessivo è di 8,5 tonnellate. Crediti: China Manned Space

Sono trascorsi solamente poco più di sessant’anni dallo storico lancio dello Sputnik 1 che decretò l’inizio dell’era spaziale, eppure – dati ESA del gennaio 2017 – sono già stati effettuati oltre 5.250 lanci ufficiali che hanno messo in orbita circa 7.500 satelliti.

Febbre d'astronauta

Il nostro astronauta Luca Parmitano (ESA) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Primo italiano ad effettuare un'attività extraveicolare nello spazio, poco dopo l’inizio della sua seconda uscita è stato costretto a rientrare per il pericoloso accumularsi di acqua nel casco della sua tuta spaziale. Crediti: ESA/NASA.

Prima era solamente un sospetto che emergeva dai racconti degli astronauti, ora i dati raccolti da un team di ricercatori lo provano senza ombra di dubbio: tra le conseguenze di una prolungata permanenza nello spazio dobbiamo mettere anche la febbre. Un importante tassello va dunque ad aggiungersi alla nostra comprensione dei meccanismi fisiologici che si attivano quando abbandoniamo la superficie del nostro pianeta.

Suggestioni marziane

Panorama marziano. Questa immagine panoramica a 360 gradi è stata acquisita dalla Camera Mastcam del rover Curiosity mentre esplorava la regione chiamata ‘Murray Buttes’ ai piedi del Monte Sharp, uno dei paesaggi più scenografici mai visitati da un rover. © NASA/JPL-Caltech/MSSS

Ce l’abbiamo in testa come un capriccio. Davanti agli occhi come un’ambizione e nella fantasia come un’affascinante suggestione. L’interesse scientifico per il pianeta rosso si fa sempre più estetico e la narrazione dell’impresa marziana ha iniziato a nutrirsi di quella nota stilistica volta alla seduzione: non c’è cronaca che non aggiunga una punta d’incanto a scoperte, notizie o anche solo a fatti e aggiornamenti più o meno straordinari.

Un nuovo cacciatore di mondi

Veduta notturna delle tre cupole di ExTrA sotto un cielo spettacolare in cui spiccano gli asterismi di Orione, appena alla destra del centro, e dell'ammasso stellare delle Pleiadi, verso sinistra. Crediti: ESO/Petr Horálek.

All’Osservatorio di La Silla, sulle Ande cilene, ha iniziato la sua attività un innovativo sistema composto da tre telescopi per l’osservazione infrarossa dedicati alla ricerca e allo studio di pianeti extrasolari. Gli strumenti a disposizione dei cacciatori di pianeti, dunque, si arricchiscono di un nuovo importante elemento, ghiotta occasione per fare il punto di questa ricerca.

I comunisti sulla Luna

Foto originale di Jurij Gagarin durante il training fatta da un fotografo anonimo. Pubblico dominio. Credit: TASS. Immagine delle stelle e delle galassie ripresa dall'Hubble Space Telescope. Pubblico dominio. Credit: NASA - Immagine composta da Robert Couse-Baker - Licenza: CC BY-SA 2.0.

Il 31 gennaio 1958, sessant’anni fa, gli Stati Uniti d’America posero in orbita Explorer I. Iniziava così l’avventura americana nello spazio. Preceduta e per molti anni superata da quella dell’Unione Sovietica, come sostengono e dimostrano Stefano e Marco Pivato in un libro, I comunisti sulla Luna, pubblicato da Il Mulino (2017, pagg. 240, € 16,00).

‘Oumuamua, l’intruso d’altri mondi

Raffigurazione pittorica di ‘Oumuamua, il primo e unico asteroide interstellare scoperto finora. Le osservazioni, prontamente compiute da numerosi osservatori, indicano che si tratta di un oggetto scuro, rossastro, con composizione rocciosa o metallica e dalla struttura estremamente elongata. Da quanto ci è dato di sapere, insomma, ‘Oumuamua sarebbe completamente differente da tutti gli oggetti del Sistema solare a noi noti. Crediti: ESO/Martin Kornmesser.

In fondo ce lo aspettavamo. Con l’abbondanza di sistemi planetari esistenti nella nostra Galassia, è pressoché inevitabile che un oggetto sfuggito da uno di essi possa passare dalle parti del Sole. Considerando le situazioni confermate, a tutt’oggi siamo a quota 2.780 sistemi per un totale di 3.710 pianeti, ma se mettiamo in conto anche le situazioni in attesa di conferma i numeri lievitano a 6.339 pianeti in 5.152 sistemi planetari.

Filamenti cosmici e materia mancante

Istantanea di una tipica simulazione computerizzata dell’evoluzione dell’Universo in cui appare la misteriosa struttura spugnosa del Cosmo. Di questa immensa ragnatela tridimensionale è artefice la materia oscura (in viola nell’immagine) che, con la sua azione gravitazionale, plasma i lunghi filamenti, li collega tra loro con nodi e obbliga la materia ordinaria a concentrarsi nelle regioni con densità più elevata. Le galassie (in bianco) si trovano dunque nei punti più densi della struttura e sono maggiormente concentrate nei nodi, dove si raggruppano in ammassi e superammassi. Interessante osservare come gran parte del “volume” dell’Universo sia occupato dalle immense regioni desolatamente vuote che si estendono tra i filamenti. - Visualizzazione: Frank Summers, Space Telescope Science Institute.

Tra i molti problemi che astronomi e cosmologi si trovano a dover districare vi è anche quello della materia mancante. Le attuali teorie e i dati provenienti dallo studio della radiazione cosmica di fondo, il cosiddetto eco fossile del Big Bang, hanno suggerito quale potrebbe essere la composizione del Cosmo.

Florence e gli altri asteroidi che "sfiorano" la Terra

Un asteroide passa vicino alla Terra. Credit: ESA / P. CARRIL.

Non è certo una novità che un asteroide, nel corso della sua orbita, finisca col ronzare dalle parti del nostro pianeta. Finché in questo passaggio mantiene le dovute distanze, la Terra e i suoi abitanti non corrono alcun rischio. Anzi, il passaggio può costituire una ghiotta occasione per sapere qualcosa di più della popolazione di questi corpi celesti potenzialmente pericolosi. Proprio quanto è capitato lo scorso 1° settembre, quando l’asteroide 3122 Florence è passato a circa 7 milioni di chilometri dalla Terra.

Nanni Bignami, la stella che non c'è

Geminga, con la g iniziale dura all’olandese. Traslitterazione in linguaggio universale dal milanese «Gh’è minga»: non c’è mica. Ci vuole, nel medesimo tempo, una bella ironia, una notevole capacità di giocare con le parole e anche una buona dose di coraggio per dare un nome così a una stella che lì, nella costellazione di Gemini, emette raggi gamma eppure non si vede.

La lunga strada per il Pianeta rosso

Marte. Credits: Shutterstock/mr.Timmi, NASA.

Marte è sempre di più nel mirino delle Agenzie spaziali di tutto il mondo, sia nazionali che private. Il progetto di gran lunga più ambizioso non è certo farvi orbitare nuove sonde o atterrare nuovi rover, bensì quello di una missione umana. Le recenti prese di posizione della NASA e dello stesso Elon Musk, però, sembrano mettere un drastico freno ai facili entusiasmi. Proviamo a fare il punto su questa impegnativa sfida spaziale, pericolosamente al confine tra scienza e fantascienza.

Addio, fantastica Cassini

In questo fotogramma del film di animazione Cassini's Grand Finale la distruzione della sonda dopo l'ingresso nell'atmosfera di Saturno. La fine della missione è prevista per il 15 settembre 2017. Credit: NASA/JPL-Caltech.

Ormai manca davvero poco. Ancora un’orbita, spingendosi di nuovo con audacia tra Saturno e il suo anello più interno, poi il tuffo finale durante il quale, per un paio di minuti, la sonda riuscirà a violare l’atmosfera di Saturno prima d’essere distrutta. Occhio al calendario, dunque: il prossimo 9 settembre la sonda Cassini compirà l’ultimo sorvolo del pianeta, passando a poco meno di 1.700 chilometri dalla sommità delle sue nubi, mentre il 15 settembre sarà il giorno dell’addio.

Quel Giove che non t’aspetti

Fantastico collage delle riprese del Polo Sud di Giove catturate da JunoCam nel corso di tre distinti passaggi; al momento degli scatti la sonda si trovava poco più di 50mila chilometri al di sopra delle nubi di Giove. Grazie alla particolare elaborazione cui è stata sottoposta l’immagine, risultano molto evidenti i complicati meandri che caratterizzano le nubi di Giove e gli ovali chiari dei numerosi cicloni, anche di 100 chilometri di diametro, che vi imperversano (Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Betsy Asher Hall/Gervasio Robles).

Dalla pubblicazione dei primi risultati delle indagini della sonda Juno emerge un ritratto del pianeta Giove molto differente da quello che conoscevamo. I dati raccolti dagli strumenti della sonda della NASA stanno mostrando un pianeta ancora più enigmatico e dai tratti più estremi di quanto ci si potesse aspettare. Un’autentica sorpresa per i planetologi.

Fenomenologia degli UFO

I dischi volanti hanno fatto la loro comparsa ufficiale il 24 giugno 1947 quando Kenneth Arnold, che pilotava il suo aereo nei pressi delle Cascade Mountains, nello Stato di Washington, vide nove forme luminose disposte in formazione diagonale che sfrecciavano in cielo. Per descriverle disse che assomigliavano a saucer (piattini, come quelli del servizio da the) che rimbalzavano sull’acqua. Ai giornalisti piacque l’immagine dei piattini volanti, che divennero dischi volanti in italiano.

Doccia fredda per ExoMars

Raggiunto Marte dopo sette mesi di viaggio, ExoMars si è separato nei giorni scorsi nelle sue due componenti: l’orbiter TGO e il lander Schiaparelli. Inizialmente, la delicata fase di discesa di quest’ultimo verso la superficie del pianeta sembrava si fosse completata con successo. Poi, inaspettata, la doccia fredda: segnale perso un minuto prima del contatto con il suolo marziano.

Grazie, Rosetta!

Venerdì 30 settembre, alle 13:19 italiane, la sonda Rosetta ha terminato la sua missione posandosi sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Missione lunga e faticosa: prima la rincorsa alla cometa durata oltre 3800 giorni e culminata il 6 agosto 2014 con l’inserimento orbitale intorno al corpo celeste, poi lo studio ravvicinato della superficie cometaria e, nel novembre 2014, l’emozionante e in parte sfortunata discesa del lander Philae.

Asteroidi, nuova frontiera?

Dalla rampa di lancio di Cape Canaveral è appena iniziato il lungo cammino spaziale che condurrà OSIRIS-REx verso l’asteroide Bennu. Dopo lo studio particolareggiato dell’asteroide, la missione prevede di recuperare un campione della sua superficie e di riportarlo a Terra. Missione ambiziosa, dunque, che farà da apripista ad altri progetti spaziali ancora più ambiziosi.

L’uomo che ha camminato sulla Luna

“Occorre essere giovani per avere voglia di innovare spingendosi al di là dei limiti fino ad ora raggiunti?”. A giudicare da No dream is too high, il nuovo libro di Buzz Aldrin, l’età conta proprio poco. A 86 anni suonati, l’indomito Buzz scrive un inno all’innovazione basato sulle lezioni imparate da un uomo che ha camminato sulla Luna, come recita il sottotitolo.  

Juno: dopo il viaggio, il duro lavoro

Giunta felicemente a destinazione dopo quasi cinque anni di viaggio, la sonda della NASA si accinge a studiare Giove, il gigante del Sistema solare. Per farlo, Juno dovrà affrontare condizioni di lavoro proibitive e correre notevoli rischi. Prima che la sonda cominci il suo arduo compito, esaminiamo da vicino quali acrobazie sarà chiamata a compiere e quali strumenti metterà in campo per strappare al pianeta i suoi segreti.

Altra tappa cruciale per E-ELT, il telescopio europeo Extremely Large.

Giornata storica per l’astronomia europea. Il 25 maggio, con una solenne cerimonia tenutasi a Garching bei München (Germania), è stato ufficialmente firmato il contratto tra l’ESO (European Southern Observatory) e il Consorzio ACe per la costruzione delle strutture dell'E-ELT. Si tratta del più grande contratto mai stipulato per l'astronomia da terra, un contratto che apre la strada alla costruzione della cupola e della struttura portante di un telescopio che promette di essere il più grande occhio mai spalancato verso il cielo.

Intelligenza, impegno e fatica: la vera storia di Astrosamantha, icona femminile in un mondo maschile

Non capisco come mai il documentario Astrosamantha sia stato programmato in date anonime come 1 e 2 Marzo. Dopo tutto, sarebbe bastato aspettare una settimana per cadere su una data molto più simbolica: la Festa della donna. Festeggiare l’8 marzo con un documentario sulla prima astronauta italiana avrebbe offerto una perfetta occasione per sottolineare un modello femminile così inconsueto, ma così presente nell’immaginario collettivo.

La missione lunare cinese promette novità sul Mare Imbrium

Oltre che un “grande passo per l’Umanità”, come suggerito da Neil Armstrong, e un’incredibile iniezione di fiducia per le capacità tecnologiche degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica – ricordiamo che si era in piena Guerra fredda - le missioni con equipaggio verso la Luna segnarono una svolta nello studio del nostro satellite.

La parola a LISA Pathfinder, l’apripista

L’inizio della storia di questa missione spaziale risale a molti anni fa. Il suo nome era SMART-2 e avrebbe dovuto prendere il largo nel 2006. Il progetto, frutto della collaborazione tra ESA e NASA, prevedeva che i dati ottenuti dalla missione avrebbero permesso entro il 2011 di dare il via a una missione ben più impegnativa, dedicata a individuare - finalmente - le onde gravitazionali.

Marte, l’acqua e il Sole

Ormai quello dell’acqua su Marte non è più l’annuncio epocale di un tempo. Se volessimo ripercorrere le numerose tappe di questa scoperta, dovremmo elencare i contributi delle numerose sonde e dei rover che, nel corso di quattro decenni, hanno studiato l’arida superficie del Pianeta rosso. Per chi fosse particolarmente interessato a questa emozionante saga, si suggerisce come punto di partenza questa pagina di Wikipedia.

Non sarebbe notizia se…

Con quasi 200 pulsar rivelati in raggi gamma dalla missione Fermi, la notizia di una nuova stella di neutroni vista pulsare alle alta energie non farebbe notizia se non si trattasse del primo esempio di pulsar gamma rivelata al di fuori della nostra galassia. Stiamo parlando di PSR 0540-69 che si trova nella grande Nube di Magellano a 50 kpc da noi.

Figura 1

La strana stella nel Cigno

Distante poco meno di 1500 anni luce in direzione della costellazione del Cigno, KIC 8462852 è una delle oltre 100 mila stelle che l’osservatorio spaziale Kepler tiene costantemente sotto controllo. Costruito dalla NASA e lanciato nel marzo 2009, Kepler misura a intervalli di circa mezz’ora la luminosità delle stelle affidate alla sua cura (sparse in una zona di 115 gradi quadrati tra le costellazioni del Cigno e della Lira) cercando possibili cali di luce dovuti al passaggio di un pianeta davanti al disco stellare.

Acqua, esopianeti, ET. Guardare per vedere...

Le evidenze che il nostro Sistema solare contenga grandi quantità di acqua anche allo stato liquido, vanno continuamente aumentando e consolidandosi. Eppure fino a non molto tempo fa credevamo che solo la Terra disponesse di oceani. Mercurio e Venere li sapevano troppo caldi e le immagini che, prima i telescopi e poi le sonde inviate intorno e su Marte ci avevano fornito, mostravano chiari segni di fenomeni di erosione imputabili sì allo scorrere di grandi quantità di acqua, ma di cui da tempo non c’era più traccia.

Siamo pronti? (se si scoprisse la vita su Marte)

I pianeti extrasolari, contando oltre a quelli confermati anche i probabili candidati, si contano oramai a migliaia; i sistemi planetari complessi a decine. Di esopianeti ne sono stati trovati di tutti i tipi: grandi e piccoli, rocciosi e gassosi, caldi e freddi. Si procede spediti verso una loro caratterizzazione sempre più articolata, in attesa che diventino accessibili in grandi quantità informazioni dettagliate di miglior qualità di quanto sino a ora possibile.

Dietro l’angolo c’è un altro universo?

Per l’osservazione di molti fenomeni, l’esserne vicini è un vantaggio: sono possibili studi più dettagliati e quindi ne deriva una conoscenza più approfondita. È il caso del Sole, ad esempio, la cui prossimità ci ha permesso (e permette) osservazioni particolareggiate che ci fanno conoscere la nostra stella meglio di qualsiasi altra, proprio perché la vicinanza consente di registrare segnali non visibili nel caso di oggetti più lontani.

Quanto è grande il Sistema Solare?

E’ passato circa un anno da quando la NASA ha annunciato che la sonda Voyager 1 è “uscita” dal Sistema Solare e naviga nello spazio interstellare (v. “le Stelle n. 124, pp 12-13). Nel sito dedicato alla missione si possono trovare interessanti notizie su questa sonda dei record, che lanciata nel 1977 alla volta di Giove e Saturno, ha poi superato anche le orbite di Urano e Nettuno e si trova ora a poco meno di 20 miliardi (!) di chilometri dal Sole, circa 130 unità astronomiche (A.U.).

L’ho visto coi miei occhi!

Tutti noi abbiamo sentito dire, almeno una volta, “l’ho visto con i miei occhi!” Una frase usata per trasmettere una certezza, per comunicare che “è sicuramente così, non vi sono dubbi: credimi”. E se l’ho visto con i miei occhi, non può che essere vero; verrebbe quindi voglia di aggiungere: ci metto la mano sul fuoco.
Non fatelo, potreste perderla! L’abbiamo sperimentato personalmente con le illusioni ottiche. Ne ho riviste alcune che conoscevo, insieme con altre che non avevo ancora avuto modo di apprezzare, proprio qualche settimana fa: tutte sempre notevoli.

Il motore quantistico “impossibile”: realtà o bufala?

Immaginate un sistema di propulsione che funzioni senza carburante. Immaginate che qualcuno lo costruisca per davvero, e che lo faccia esaminare addirittura dalla NASA. Immaginate che la NASA lo analizzi con grande precisione e dica che effettivamente funziona, ma non si sa come né perché. Fantascienza? Balla colossale? Forse sì, forse no. Per provare a capirci qualcosa, però, dobbiamo raccontare la storia dall’inizio.

Nessuno tocchi Newton

Novae a emissione gamma

La scoperta di emissione gamma in concomitanza con il massimo di emissione in ottico da una manciata di Novae e uno dei risultati più sorprendenti (e inaspettati) della missione Fermi.
Benché le Novae siano oggetti celesti che contano su un consistente numero di appassionati, sia nelle file degli astronomi amatoriali sia in quelle dei professionisti, nessuno aveva mai pensato che fossero anche in grado di produrre raggi gamma di alta energia.

Opportunity: pulizie di primavera

Lo scorso gennaio il rover Opportunity ha festeggiato il suo decimo anno di permanenza su Marte. Risale infatti al 25 gennaio 2004 il suo arrivo sul Pianeta rosso, 21 giorni dopo il rover gemello Spirit. La ricorrenza è stata opportunamente celebrata da Science nel numero dello scorso 24 gennaio, dando particolare risalto all'esplorazione di Marte e allo studio della sua abitabilità.

L'avventura di Gaia

In origine GAIA era l'acronimo di Global Astrometric Interferometer for Astrophysics, ma l'evoluzione del progetto ha un po' cambiato le carte in tavola. All'ESA, però, non se la sono sentita di cestinare quel nome e l'hanno trasformato nel nome proprio di una sonda dalla quale gli astronomi si aspettano grandi cose. Gli obiettivi della missione sono incredibilmente ambiziosi.

Uno spazio pieno di Terre

Davvero interessante il metodo impiegato da tre astronomi nello studio recentemente pubblicato su PNAS. E ancora più interessanti le conclusioni alle quali giungono al termine della loro analisi, suggerendo che, là fuori, ci sarebbero un bel po' di pianeti potenzialmente in grado di ospitare la vita così come noi la conosciamo. Ma andiamo con ordine.

Cronache marziane

Dieci anni fa, più o meno in questi giorni, sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, un vettore Soyuz/Fregat stava pazientemente attendendo l'apertura della finestra di lancio per dare il via alla cavalcata spaziale della Mars Express, la prima missione dell'ESA con destinazione Marte. Un po' meno pazienti e tranquilli gli ingegneri responsabili del progetto.

Curiosity, un laboratorio su Marte

Alle 7.31 - ora italiana - la sonda della NASA Curiosity si è posata sul suolo di Marte, dopo un viaggio di otto mesi e più di 560 milioni di chilometri percorsi. Ci sono voluti 7 minuti di manovra per rallentare dai 21.000 chilometri orari di velocità fino a poggiare sulla superficie marziana, centrando il punto più interessante per poter cercare tracce di fossili, il Crater Gale.

BLiSS Sim: imparare a coltivare piante nello spazio

[video:http://www.youtube.com/watch?v=60RX_tBqZ0k]

Il Bioregenerative Life Support System Simulator, BLiSS Sim, è un simulatore e si basa sulle ricerche condotte da scienziati e ingegneri della NASA per conoscere come coltivare le piante in modo tale da fornire aria, acqua e cibo agli astronauti di una base lunare.

Exoplanet, tutti gli Esopianeti in una app

Exoplanet è una app che permette di trovare tutte le informazioni disponibili sui 758 esopianeti attualmente scoperti.
Quando un osservatorio, come Keplero, scoproe un nuovo esopianeta il database dell'app viene aggiornato con informazioni dettagliate relative anche alle caratteristiche fisico-chimiche del nuovo pianeta.
Notevole la funzione Milky Way di Exoplanet che permette di viaggiare all'interno o all'esterno della nostra galassia.

Viaggiare nello spazio con l'app NASA

NASA App è un’app gratuita prodotta dalla NASA, National Aeronautics and Space Administration statunitense, per accedere a informazioni e novità riguardanti le sue attività.
L'app consente tra le altre cose di vedere immagini, video e informazioni in tempo reale sulle missioni spaziali. E' possibile collegarsi alla NASA TV in diretta streaming, vedere i canali YouTube NASA, l'account Facebook e tutti i feed Twitter ufficiali compresi quelli degli astronauti.

Finisce lo Shuttle non l'avventura nello spazio

Parte l’ultima navetta da Cape Canaveral, il numero 135 dello Shuttle Transportation System. Fine di un’era? Sì, certo, fine dell’era Shuttle, durata 30 anni. L’Economist (quello che disse di Berlusconi “unfit to lead Italy”) intitola “End of Space”. Ha ragione? Questa volta no.

L'Europa e una stazione spaziale in cerca di uno scopo

L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha dato il nome di Edoardo Amaldi al suo nuovo Automatic Transfer Vehicle, il terzo di una serie di vettori cargo capaci di raggiungere e rifornire la Stazione spaziale internazionale (ISS). Amaldi (1908-1989) era un fisico italiano, allievo e amico di Enrico Fermi, co-fondatore sia del CERN sia della stessa ESA e, dunque, grande europeo.

L'Italia nello spazio

Era il 4 ottobre del 1957 e il primo satellite artificiale veniva messo in orbita intorno alla Terra dall'Unione Sovietica. Cominciava da quel momento l'era dello spazio e la sfida per la sua conquista tra le due superpotenze mondiali. A partire dallo shock procurato in tutto il mondo da quell lancio, Italy in Space, a cura di Michelangelo De Maria e Lucia Orlando (volume collettaneo con contributi dei curatori e di Lorenzo Sebesta, Alberto Traballesi, Filippo Pigliacelli e Maria Pia Bumbaca), pubblicato in inglese da Beauchesne Editeur (Parigi 2008; pp.

Andare su Marte o tornare sulla Luna?

Sono passati quarant'anni da quando il primo uomo ha messo piede sulla Luna. Oggi si discute di nuove missioni umane nello spazio profondo. Conviene tornare sul satellite naturale della Terra o puntare su Marte? La discussione è accesa e non ancora risolta. Anche perché l'una cosa, tornare sulla Luna, non esclude l'altra, portare un uomo sul pianeta rosso. di UMBERTO GUIDONI