Antropologia

La razza bianca? Cinque domande e una mozione

Ku Klux Klan mascotte. Cerimonia di iniziazione ad Atlanta, Georgia, 24 luglio 1948. Credit: Image Editor / Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0.

In questi giorni si è tornato a parlare di diversità umana dopo che un esponente politico lombardo ha invocato un argine a difesa della “razza bianca”, la quale (lui dice) sarebbe messa a repentaglio dagli attuali flussi migratori massicci e senza controllo. Lascio ad altri e più competenti il compito di chiarire gli aspetti demografici e sociali del problema, provando a concentrarmi su quelli più squisitamente antropologici.

Via la parola "razza" dalla Costituzione

Con una mozione resa pubblica lo scorso 7 maggio (vedi allegato), l’Associazione Antropologica Italiana (AAI) e l’Istituto Italiano di Antropologia (IsItA), chiedono alle massime autorità istituzionali del nostro paese – il Presidente della Repubblica; i presidenti di Senato e Camera; il Presidente del Consiglio – di farsi carico, per quanto di loro competenza, di un problema: l’eliminazione del termine “razza” dalla Costituzione e, di conseguenza, da tutti gli atti ufficiali della Repubblica. Il motivo?

Diversità umana, Costituzione e razzismo: un mese dopo il Bataclan

Si torna a parlare di “razze umane”, a chiedersi se, e come,  questo termine debba continuare ad avere posto nella nostra Costituzione. A distanza di poco più di un anno dal dibattito su Scienza in Rete, un mese dopo le terribili vicende di Parigi.

Nella mente del terrorista. Aggiornamenti dopo la strage di Parigi

Negli ultimi anni si sono avvicendate molte teorie sulla genesi del terrorismo suicida, che ha lasciato l’ultimo orribile segno a Parigi il 13 novembre. Quanto contano gli individui e la loro psicologia, le loro motivazioni? Quanto gli stati e i gruppi che li sostengono? Un importante contributo alla genesi sociale del terrorismo suicida è stato portato da Scott Atranantropologo che lavora presso l’University del Michigan ad Ann Arbor e al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi.

Homo naledi, ecco un nuovo progenitore dell’uomo

Il cespuglio della nostra linea evolutiva, quella ominina, ha acquisito un nuovo ramo e proprio all’interno del nostro genere Homo. La nuova specie però – Homo naledi, che nella lingua sesotho significa stella – si sta dimostrando per gli antropologi un vero e proprio rompicapo, perché complica il percorso evolutivo degli ominini che è stato tracciato a partire dai fossili finora conosciuti.

Tre domande su Diversità umana e Costituzione italiana

La Costituzione italiana all’articolo 3 recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"

Il cammino dell'uomo sulla Terra

Siamo in viaggio, da due milioni di anni. Da quando i primi esemplari del genere Homo, completamente bipedi, si diffusero a partire dal continente africano e colonizzarono l’Eurasia. Da quando – molto tempo dopo - piccoli gruppi appartenenti alla nostra specie curiosa e intraprendente, Homo sapiens, uscirono ancora dall’Africa e affrontarono l’esplorazione di vecchi e nuovi mondi. Oggi quell’avventura non è ancora finita e non esiste frammento delle terre emerse che non abbia visto il passaggio o l’insediamento di esseri umani.

Gould si è sbagliato su Morton?

Nel suo libro The Mismeasure of Man, del 1981 (tradotto in italiano da Il Saggiatore nel 1998 con il titolo Intelligenza e pregiudizio), Stephen Jay Gould aveva sostenuto che la misura della capacità cranica, che fornisce la dimensione scheletrica e quindi indiretta del volume del cervello, effettuata da Samuel George Morton nel decennio compreso tra il 1839 e il 1849 sulla sua collezione di alcune centinaia di crani umani provenienti da popolazioni di tutto in mondo era involontariamente errata, perché lo studioso era inconsciamente viziato dall’idea che i popoli di origi

Quando una pianta e un uomo diventano “plantimal”

Il lavoro di Eduardo Kac (Rio de Janeiro, 1962; vive a Chicago) è sempre attuale, quanto al tempo stesso dibattuto e controverso. Sebbene le sue opere siano il risultato formale di esperienze di laboratorio, volutamente non esposto, la sua ricerca indaga gli aspetti cognitivi alla base della comunicazione e messi in atto per la costruzione di nuovi dialoghi.

Genetica e identità ebraica

Due nuovi studi sulla genetica delle comunità ebraiche, appena pubblicati su “Nature” (il 9 giugno on line, dal gruppo di Doron Behar, del Rambam Health Care Campus di Haifa) e su “The American Journal of Human Genetics” (nella prima settimana di giugno, dal gruppo di Harry Ostrer, della New York University Medical School), hanno fornito elementi di chiarezza sull’origine e sullo svolgersi della storia di quel popolo.

Meditazione: una breve storia

"Sistema le gambe nella posizione che ti è più comoda, tieni la colonna vertebrale dritta come un fuso e metti le mani nella posizione meditativa, con le quattro dita all'altezza dell'ombelico e i pollici congiunti a formare un triangolo. Così avrai il maggiore contatto possibile con il calore generato all'interno del tuo corpo. Tieni gli occhi socchiusi, senza forzarli e se hai gli occhiali toglili, ma stai attento a non rilassarti troppo per via degli oggetti sfuocati. Dopo un po' di pratica vedrai la tua mente come acqua pura".

Incontri ravvicinati con Neanderthal

Il gruppo diretto da Svante Pääbo, del Max-Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, ha pubblicato sul numero del 7 maggio di Science la sequenza di oltre 4 miliardi di nucleotidi del genoma dell’uomo di Neanderthal: circa il 60 per cento dell’intero genoma. Il DNA è stato estratto dai resti fossili di tre neandertaliani e la loro sequenza genomica è poi stata confrontata con quella di cinque individui della nostra specie provenienti dai diversi continenti.

2009, anno di Darwin o di Lamarck?

Già mezzo secolo fa il biologo americano Tracy Morton Sonneborn (1905-1981) osservò che il protozoo Paramecium aurelia può trasmettere alla progenie cicatrici superficiali acquisite. Nei processi di riproduzione sessuata, durante la coniugazione due cellule di Paramecium si appaiano formando un ponte citoplasmatico attraverso il quale avviene lo scambio di materiale genetico.