Ricerca e sviluppo

Veli di cristallo: donne ricercatrici e Islam

Copertina del documentario 'Veli di cristallo. Donne e Islam nell'Italia della ricerca scientifica', di Ilaria Ampollini e Alberto Brodesco.

Un video di 8’ minuti racconta le testimonianze di nove ricercatrici, raccolte grazie al Premio Bassoli 2016. Tante le tematiche affrontate: dal soffitto di cristallo alla discriminazione; dalla scelta di fare ricerca al rapporto tra fede islamica e conoscenza.

​​​​​​​L’Europa sta perdendo la sfida della ricerca

Il Brunswick, nel Land della Bassa Sassonia, non molto lontano da Hannover, ha di che esserne fiero. Il recente rapporto pubblicato a Bruxelles, Science, Research and Innovation Performance of the EU 2018. Strengthening the foundations for Europe's future, con il 9,5% di investimenti rispetto al Prodotto interno lordo (PIL), lo classifica primo tra le trenta aree a maggiore intensità di R&S (ricerca scientifica e tecnologica) dell’Unione Europea.

La ricerca dimenticata dalla politica

Fuga dei cervelli. Licenza: CC BY-SA 2.0.

E’ sorprendente che finora la campagna elettorale in Italia non abbia toccato il tema della ricerca scientifica, considerata evidentemente da tutti i partiti come un argomento trascurabile. Eppure investire in ricerca è una delle strade maestre per far ripartire l’economia e l’innovazione nel Paese.

E se scrivessimo i progetti PRIN in italiano?

L’obbligatorietà dell’uso dell’inglese nella compilazione dei progetti PRIN 2018 era una decisione prevedibile e attesa. Come puntigliosamente precisa la ministra Fedeli: “nel 2012 (obbligatoriamente) e nel 2015 (opzionalmente) la domanda PRIN poteva essere compilata in italiano e in inglese. Ma si dimentica che nel 2014 con il bando SIR (era l’acronimo del PRIN di quell’anno) le domande dovevano essere redatte esclusivamente in inglese1.

Dieci miliardi al Mezzogiorno, ma per far cosa?

Se si avverasse l'ipotesi secondo la quale il governo sembrerebbe intenzionato a iscrivere dieci miliardi di euro nella legge di bilancio del 2018 sotto l'obiettivo “Mezzogiorno”, si potrebbe pensare di essere di fronte ad una inversione di marcia rispetto a una politica economica che da molti anni aveva fatto finta che non esistesse più la questione “Mezzogiorno”; non ultimo il caso del Progetto Industria 4.0, dove non esisteva più nemmeno la parola Mezzogiorno.

Il declino scientifico del Giappone

Today's sunset - Photo di Halfrain. Licenza: CC BY-SA 2.0.

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Sono pochi le donne e gli uomini di scienza in Giappone che hanno sorriso per la vittoria di Shinzo Abe alle elezioni anticipate dello scorso 23 ottobre. Lo scarso entusiasmo non è dovuto a motivi ideologici. Ma al timore che Abe porterà a termine il suo programma e ridurrà gli investimenti pubblici nelle università e nella ricerca, soprattutto di base. Finendo per acuire quel lento declino della scienza nell’Impero del Sol Levante che i ricercatori avvertono.

Scienza aperta e integrità della ricerca

La cupola del telescopio Hale che si apre al tramonto presso l'Osservatorio Palomar. Credit: Coneslayer / Wikipedia. Licenza: CC BY 3.0.

Il tema della research integrity, termine che si riferisce a una visione complessiva dei principi, valori e comportamenti essenziali per una conduzione responsabile delle attività che concorrono alla ricerca scientifica, ha assunto una notevole importanza nel dibattito internazionale. Questo si lega ai profondi e continui cambiamenti nei processi di produzione e comunicazione scientifica che hanno avuto inizio con l’avvento della rete e dei metodi digitali.

Fraunhofer-Gesellschaft ūber alles

In Germania ci sono quasi mille istituzioni finanziate con fondi pubblici che si occupano di ricerca e sviluppo (R&S). In totale, oltre 600.000 persone hanno un impiego in questo settore con almeno 350.000 ricercatori. La spesa interna lorda è pari a 84,5 miliardi di Euro (dati 2014), con più di due terzi del totale provenienti dall'industria.

Medico e ricercatore: come bruciare i due lati della candela, senza scottarsi

I nuovi farmaci e le tecnologie a supporto della diagnosi e cura sono senza dubbio uno dei frutti più tangibili e attrattivi del processo di ricerca in medicina. La prospettiva di contribuire al progresso delle cure, e il fatto che nella ricerca clinica si concentrino ingenti risorse (ovvero posti di lavoro), sono tra i principali fattori che spingono gli scienziati non medici a lanciarsi nell’arena della ricerca applicata.

La storia dei terremoti, da Lisbona ad Amatrice

Al Festival della scienza Alessandro Amato, geologo e dirigente di ricerca presso l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha tenuto una conferenza sui terremoti partendo dal sisma in centro Italia di questi giorni. Nell'intervista l'esperto spiega perché i sismi non sono prevediibili, e perché si è parlato nei giorni scorsi di magnitudo diverse (6.1 scala Richter, 6.5 magnitudo del momento sismico).

Se la ricerca si misura in Higuain

Il ministro francese della ricerca, Thierry Mandon, annuncia il budget per la ricerca 2017. Con quasi 8 miliardi, sarà il più alto da 15 anni e cresce del 3,7% rispetto all’anno scorso. E un aumento ancora maggiore, del 9%, è stato annunciato da Hollande in persona per la ANR (Agence nationale de la recerche): avrà più di 600 milioni nel 2017. Il presidente ha aggiunto: “Non si può risparmiare sulla ricerca fondamentale, che determina, nel tempo, il livello economico della nazione”. Che musica, che invidia.

Moltiplichiamo per dieci i fondi PRIN

In Italia la ricerca scientifica sta morendo, in particolare nelle Università e negli Enti Pubblici di Ricerca. Da oltre venti anni le risorse destinate alla ricerca sono in costante diminuzione, in eclatante controtendenza rispetto a tutti gli altri Paesi sviluppati, per non parlare di quelli “emergenti”.

L’Europa a più velocità, terza potenza nel mondo della ricerca

Un secolo fa l’Europa aveva il monopolio pressoché assoluto degli investimenti in R&S ed era, senza dubbio, l’area tecnologicamente più avanzata del mondo. Oggi il nostro continente è in terza posizione, preceduto dall’Asia e dalle Americhe (essenzialmente dal Nord America, essenzialmente dagli Stati Uniti d’America).

L’Europa, terza forza dopo Asia e America

Europa a più velocità, terza potenza nel mondo della ricerca

Un secolo fa l’Europa aveva il monopolio pressoché assoluto degli investimenti in R&S ed era, senza dubbio, l’area tecnologicamente più avanzata del mondo. Oggi il nostro continente è in terza posizione, preceduto dall’Asia e dalle Americhe (essenzialmente dal Nord America, essenzialmente dagli Stati Uniti d’America).

L’Europa, terza forza dopo Asia e America

L’ Asia vola, anche senza le ali del Dragone cinese

Toglietele pure la Cina e l’Asia resterà comunque un top player sulla scena mondiale della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico (R&S). Con 859 miliardi di dollari (a parità di potere di acquisto delle monete), pari al 41,8% della spesa totale mondiale, l’Asia (Cina inclusa), è di gran lunga il continente che in questo 2016 investirà di più in R&S.

Asia, top player della ricerca

La Cina, nuova potenza mondiale in ricerca e innovazione

Si chiama QUESS. Ha raggiunto la base di lancio di Jiuquan a giugno. E quando, entro il mese di agosto, sarà messo in orbita, diventerà il primo satellite per comunicazioni quantistiche al mondo con molte ambizioni: realizzare una svolta nella criptografia, rendendo la trasmissione di messaggi intrinsecamente sicura, testando le leggi della meccanica quantistica e, in particolare, verificando il “quantum entanglement”, la correlazione a distanza tra particelle quantistiche, a scala globale. Davvero una bella impresa, se riuscirà.

La ricerca scientifica negli Usa: un primato mondiale tutto a stelle e strisce

In attesa di sapere chi vincerà le prossime elezioni presidenziali e quale sarà, di conseguenza, la politica della ricerca, gli Stati Uniti si confermano nel 2016 il paese che, di gran lunga, investe di più al mondo in scienza e tecnologia (R&S).

Il mondo della ricerca, 2016. Record assoluto di investimenti a livello globale.

Il R&D Magazine ha pubblicato di recente il 2016 Global R&D Funding Forecast, l’analisi degli investimenti mondiali in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico (R&S) e le previsioni relative a l’anno in corso, il 2016. Tutti i dati sono calcolati a parità di potere d’acquisto delle monete nazionali. Quello essenziale è che la spesa mondiale in R&S continua ad aumentare e nel 2015 ha raggiunto, secondo le stime degli esperti del R&D Magazine, i 1.883 miliardi di dollari.

Ricerca: anche all’Italia serve un’Agenzia

L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha ancora un’agenzia deputata a distribuire in maniera competitiva e meritocratica i fondi pubblici a sostegno della ricerca. Fino a poco tempo fa, l’Italia condivideva questo non invidiabile primato con la Spagna, dove però l’Agenzia della ricerca è già in fase di attuazione, con inizio delle attività previsto nel 2017.

C'è una scienza per l'uomo, e una per la donna

Londa Schiebinger parla di bias, ovvero di errori strutturali, quando spiega perché sia ancora difficile tenere conto delle dimensioni di genere nei diversi ambiti della ricerca scientifica. Docente di Storia della scienza all’Università di Standford, Schiebinger è dal 2013 a capo di un progetto “Gendered Innovation in Science, health and medicine, engineering and environment” che coinvolge Unione europea e Stati Uniti.

La ricerca scientifica ha bisogno di risorse e trasparenza

Il Convegno “Mind the Gap. Il finanziamento della ricerca in italia” (24 giugno, Aula Magna, Università Statale di Milano) ha riunito alcuni dei più autorevoli esponenti della comunità scientifica per un confronto pubblico, e un contributo operativo, sul tema della governance della ricerca in Italia.

Continuare a studiare dopo la laurea: quanto pesano le differenze di reddito

In Italia, lo sappiamo, ci sono pochi laureati rispetto agli altri paesi europei. Ci sono però altri due aspetti che vengono solitamente meno sottolineati: il primo è che dal 2007 a oggi sono sempre meno i giovani che decidono di proseguire gli studi dopo la laurea, il secondo è la scarsa mobilità sociale del sistema universitario italiano, che fa sì che statisticamente chi proviene da contesti familiari meno favorevoli finisca per accontentarsi di un titolo di studio inferiore.

La Cina si avvicina: i grandi passi in avanti del nuovo gigante della ricerca

Lo scorso 17 dicembre la Cina ha lanciato nello spazio il satellite Wukong (il Re delle Scimmie, dal nome del guerriero protagonista di un’antica fiaba). Il suo nome, per così dire, scientifico è Dark Matter Particle Explorer (DAMPE) e la sua missione è dare la caccia a quella materia oscura di cui non conosciamo la natura ma che (pare) costituisce l’85% di tutta la materia cosmica.  

Alla conquista dello spazio

Sempre più asiatica la leadership della ricerca globale: parole di NSF

Come avviene, ormai, tradizionalmente in ogni anno pari, la National Science Foundation degli Stati Uniti ha pubblicato il rapporto Science  and Engeneering Indicators: una disamina molto approfondita dello stato della ricerca, dello sviluppo tecnologico e, più in generale, della cultura scientifica del paese leader al mondo nell’economia della conoscenza. 

Una ricerca da tre soldi

Nel 2007 il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica pubblicò “La ricerca tradita: Analisi di una crisi e prospettive di rilancio”: un primo bilancio assai negativo della ricerca pubblica e privata in Italia. Qual è la situazione della ricerca in Italia quasi dieci anni dopo? Potremmo dire la stessa o forse peggio che nel 2007, vista anche la crisi economica intervenuta nel frattempo. Per usare le parole di allora di Guido Tabellini: “I numeri non suggeriscono nessun ottimismo”.

Senza un investimento serio in ricerca, l'italia perde terreno anche in Europa

Con una lettera a "Nature", il fisico Giorgio Parisi (Gruppo 2003) e altri ricercatori denunciano lo sbilanciamento fra le poche risorse che il governo italiano destina alla ricerca competitiva nazionale (l'ultimo bando PRIN è di 92 milioni di euro) e i 900 milioni di euro che l'Italia ha dato annualmente alla Commissione europea per il Settimo Programma Quadro (2007-2013), con una perdita netta annuale di 300 milioni. E' ora di cambiare priorità. Riportiamo di seguito la lettera su Nature in originale.

La protesta del super matematico che fa ricerca senza ottenere fondi

Giuseppe Mingione è uno dei 99 matematici più citati del mondo. In 4 anni ha avuto 3 mila euro di finanziamenti contro il 250 mila dei suoi colleghi stranieri. In una intervista al Corriere della Sera il matematico dell'università di Parma e membro del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica spiega le ragioni per le quali ha scelto il boicottaggio della VQR. Pubblicchiamo l'articolo integrale a firma di Orsola Riva.

Con la biologia sintetica non si butta via niente

“Le scienze si evolvono e tutte passano attraverso tre diversi stadi: la descrizione, l’analisi e la sintesi dei fenomeni studiati. All’inizio di questo XX secolo la biologia sta passando dalla fase di descrizione a quella di analisi dei fenomeni osservati. Ma verrà il giorno in cui i meccanismi della vita saranno così ben conosciuti da consentire il passaggio alla terza e ultima fase: la sintesi in laboratorio di nuove molecole biologiche e di nuovi organismi viventi (capaci di autoreplicarsi). Allora entreremo nell’era della biologia sintetica”.

Italia, la terra dei miracoli

Potrà mai l’Italia riguadagnare la sua posizione di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione a livello europeo? Durante il Medioevo, il Rinascimento e l’Illuminismo, l’Italia era considerata all’avanguardia nelle scienze naturali e in medicina. Culla delle prime università al mondo, l’Italia fu il principale terreno di formazione per medici ed eruditi, come William Harvey, che venne a studiare anatomia e medicina all’Università di Padova con Girolamo Fabrici d'Acquapendente e Giulio Cesare Casseri agli inizi del Diciassettesimo secolo.

La politica è di nuovo bocciata in scienze, ma non è un nuovo “caso Stamina”

L’assegnazione delle risorse per la ricerca non si fa così. In una lettera alla Stampa, un gruppo di una trentina scienziati italiani di spicco ha espresso il proprio disappunto per lo stanziamento di finanziamenti ancora una volta «destinati in maniera arbitraria, a prescindere da un’accurata valutazione scientifica».

Un’agenzia unica per la ricerca pubblica

Poco tempo fa è stato presentato il progetto del governo per il dopo Expo: il premier Renzi ha finalmente parlato di ricerca, di futuro e della necessità di “accendere una scintilla” a Milano per creare nuove eccellenze scientifiche di marca italiana nuove eccellenze scientifiche di marca italiana.
Nell’ambito di questo progetto e, più in generale, della ricerca in Italia manca però un’idea forte e sistemica di governance.

Giovani e ricerca: da qui riparte l’Italia

Sotto lo sguardo attento di Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei si è tenuta, oggi nella sala Marconi del CNR, la cerimonia di premiazione del “Premio Giovani Ricercatori Italiani”. 
Il Premio, istituito dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, è stato assegnato quest’anno a Paola Santini e a Gian Paolo Fadini.

La crescita dell’interdisciplinarità

Norbert Wiener l’aveva posta alla base di una nuova scienza – o meglio, di un nuovo approccio allo studio della complessità del mondo – che aveva chiamato cibernetica. Molti oggi la evocano come l’ingrediente necessario per comprendere e avviare a soluzione i grandi problemi del pianeta a carattere scientifico: come i cambiamenti climatici o l’erosione della biodiversità. Ma lei, l’interdisciplinarità, è più sfuggente di un’anguilla. Sei sicuro di averla afferrata ed è già scappata via.

Diritto allo studio: ancora troppe borse “virtuali"

Nell'anno accademico 2013-14, l'ultimo di cui possediamo i dati, sono stati oltre 46mila gli studenti universitari italiani dichiarati idonei a ricevere una borsa di studio, ma che non l'hanno ricevuta, che non sono cioè fra i cosiddetti “beneficiari”. In media, su 10 studenti considerati idonei, i borsisti effettivi sono solo 7. E le cose vanno sempre peggio: negli anni della crisi il numero di studenti idonei per una borsa di studio a livello universitario è scesa del 4,16%, e il numero dei borsisti addirittura del 9,17%.

Una proposta per migliorare il VQR 2011-2014

Ben poche le innovazioni sostanziali contenute nel draft della Valutazione della Qualità della ricerca (VQR), che riguarda il quadriennio 2011-2014. Piuttosto, un piccolo ma significativo passo indietro rispetto alla precedente VQR, che abbracciava un periodo più lungo, 6 anni, dal 2004 al 2010.  

Valutazione Anvur, atto secondo

“Con la nuova Vqr avremo un quadro aggiornato di dati sulla qualità della nostra ricerca”, queste le parole del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini dopo aver firmato il decreto con le linee guida per Valutare la ricerca 2011-2014. Insomma, parte il secondo capitolo della Valutazione firmata Anvur i cui risultati sono attesi per ottobre 2016.
Ed ecco la prima novità, con il nuovo esercizio si riduce il numero di anni presi in considerazione: dai 7 della prima tornata si passa ai 4 della seconda.

Regole certe per far rientrare i cervelli in fuga

Sono circa trecentomila i professionisti italiani che attualmente lavorano all'estero, ma certamente il numero che include anche i ricercatori è sottostimato. Non bisogna dimenticare che queste persone sono state formate in Italia e hanno rappresentato per tutti coloro che pagano le tasse una spesa alta, che viene offerta gratuitamente ad altri paesi in concorrenza con noi. Non è certo un buon affare.

I giovani, la formazione e il futuro dell’Italia

Quello dei giovani è il nodo di gran lunga principale che l’università italiana deve sciogliere. E quello dei giovani nell’università italiana è il nodo principale che il paese deve sbrogliare.
Il nodo dei giovani nell’università italiano è uno e trino. Riguarda infatti gli studenti, che stanno rinunciando in massa a quella che viene chiamata “tertiary education”: la formazione di terzo livello.

Un ricercatore su due invecchia restando precario

Sono circa 10.160 i giovani che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2013, ma ben pochi sono quelli destinati a fermarsi definitivamente all'università. A elaborare la triste profezia è l'ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), che in uno studio pubblicato nel 2014 afferma che il 96,6% degli attuali assegnisti di ricerca italiani rilevato nel 2013, verrà alla fine espulso dal sistema accademico.

I big data della biologia a Milano-Bicocca

C'è un nuovo laboratorio al Centro di Systems Biology SYSBIO dell'Università di Milano-Bicocca, dove da oggi si potranno eseguire analisi d'avanguardia in metabolomica grazie a un set di strumentazioni uniche nel settore. La struttura è stata inaugurata nei giorni scorsi ed è situata presso il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze di Milano Bicocca, potrà contare da subito sulle forze di 12 ricercatori, coordinati da Lilia Alberghin

Horizon 2020: per ora l'Italia delude

CORDIS ha pubblicato i primi dati di partecipazione al programma Horizon 2020. I dati riguardano i 2.399 progetti avviati a partire dal primo gennaio 2014, e le relative 10.200 partecipazioni, per un ammontare di circa 3 miliardi e 500 milioni di euro erogati (una media di circa 350.000 euro per ogni partecipazione). Su 94 paesi che hanno partecipato finora il Regno Unito precede tutti per numero di partecipazioni (1.406) ma è la Germania a contare il maggior numero di finanziamenti ricevuti.

Europa: è ora di puntare sulla scienza

Agli inizi del secolo scorso in ogni paese nascevano i Consigli Nazionale di Ricerca per favorire, anche attraverso lo sviluppo di nuova conoscenza e di tecnologie avanzate in campo militare, la difesa dei territori, ma, anche, per creare una ben più ampia comunità scientifica che potesse collaborare a una crescita complessiva della società e a un miglioramento delle condizioni di vita.

Berlino insegna, senza ricerca non si mangia

“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” comincia così un commento di Amaya Moro-Martin, pubblicato su Nature qualche mese fa “sembrano non sapere che quanto più la ricerca  è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece cosa fanno? Tagliano la ricerca e così rendono  questi paesi ancora più vulnerabili.

L’Europa: il Robin Hood al contrario della conoscenza

L’Europa della conoscenza è sempre più frammentata. E i suoi 28 diversi frammenti invece che a convergere tendono a divergere. Il grande progetto di Antonio Ruberti – creare un’Area Europea della Ricerca – non si sta realizzando.
E nell’Unione anche la rete dell’alta formazione non solo non viene ulteriormente ordita, ma si sta sfilacciando, arrotolandosi intorno a un numero sempre più piccolo di grossi nodi.

Ricerca e formazione: in sette anni i tagli più profondi

La spesa pubblica in Italia cresce, anche al netto del debito pubblico. Ma alcune voci di spesa diminuiscono. E anche piuttosto drasticamente. Le voci che diminuiscono di più sono gli investimenti in ricerca, università e scuola.

Ricercatori italiani, ancora una volta bravi e in fuga

Cervelli italiani sempre più in fuga. Anche e soprattutto quando hanno idee vincenti. I cervelli stranieri, al contrario, non vengono in Italia. Anche quando avrebbero i soldi per pagarsi da soli le loro ricerche.

Apre SmartMatLab, il laboratorio per materiali intelligenti

Il 19 dicembre 2014 presso il Dipartimento di Chimica dell'Università degli Studi di Milano alla presenza di alti dirigenti degli Enti finanziatori e di numerosi rappresentanti di accademia e industria, viene inaugurato SmartMatLab, nuovo Laboratorio di ricerca e formazione per lo sviluppo e la sperimentazione preapplicativa di materiali avanzati in campi quali la conversione dell'energia solare, la optoelettronica e la sensoristica.

I precari a vita dell’università

Giovedì scorso, 4 dicembre, è stata presentata a Roma, nell’ambito di un’iniziativa della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, un’indagine sul lavoro precario nelle università italiane.
I precari nelle università sono lavoratori molto qualificati (hanno la laurea e spesso un PhD, molti hanno superato valutazioni e concorsi, tanti hanno lavori di prestigio su riviste scientifiche con peer review internazionali), che svolgono un lavoro di formazione e di ricerca.

La scienza in Europa. Un viaggio tra passato e futuro

Con il primo volume del trittico che Pietro Greco (La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo, L’Asino d’Oro) sta dedicando alla scienza e all’Europa, ovvero, più in generale, alla relazione scienza-società nel corso della storia, si inaugura felicemente anche in Italia il filone pubblicistico in cui alta divulgazione scientifica e rigorosa saggistica si fondono senza mai confondersi.

Un consigliere strategico per l'Europa

Pare proprio che Jean-Claude Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea, abbia deciso di chiudere l’ufficio del Chief Scientific Adviser (Csa), il consigliere scientifico capo. Così a fine gennaio prossimo la biologa molecolare scozzese Anne Glover non avrà più una posizione a Bruxelles. O, almeno, non una posizione all’altezza di quella occupata negli ultimi tre anni.

Rosetta e la politica italiana della ricerca scientifica

Nonostante la non sempre adeguata copertura che ne è stata data sui media italiani, la missione europea Rosetta, che ha effettuato nei giorni scorsi il primo accometaggio nella storia, ha tenuto il mondo con il fiato sospeso ed è stata, a tutti gli effetti, uno straordinario successo scientifico, tecnologico e organizzativo.

Quei fiori sulle macerie del muro di Berlino

Il crollo del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ha aperto un varco tra mondi fino ad allora incomunicanti: tra l’Est e l’Ovest del pianeta. Tra il blocco sovietico e il blocco occidentale. Tra le democrazie liberali a economia di mercato e le cosiddette “democrazie popolari” (in realtà insopportabili dittature) a economia centralmente pianificata.
E, anche, tra la grande comunità scientifica dei paesi liberi e la comunità scientifica dei paesi comunisti.

La conoscenza scientifica per rilanciare l'economia

In che misura l’aumento esponenziale delle conoscenze scientifiche ha cambiato il DNA del mondo in cui viviamo e quali sono le importanti implicazioni che ne derivano? Questa domanda sta al cuore del breve (ma denso) saggio di Sergio Ferrari “Società ed economia della conoscenza” nel quale l’autore intende mettere a fuoco i processi che hanno portato a un sempre più fitto intreccio tra crescita delle conoscenze scientifiche e sviluppo economico e a una profonda trasformazione delle dinamiche che condizionano quest’ultimo.

L’Europa a quattro velocità

"Hanno scelto l’ignoranza", titola il manifesto appello che nove ricercatori europei, tra cui il nostro Francesco Sylos Labini (nostro nel senso sia di italiano che di collaboratore di Scienzainrete, oltre che fondatore e colonna di Roars) hanno pubblicato nei giorni scorsi anche su Nature, mettendo nero su bianco un’inquietudine che serpeggia nella comunità scientifica del Vecchio Continente.

Il riordino degli Enti Pubblici di Ricerca

Il Consiglio dei Ministri di venerdì 13 giugno si è occupato di Pubblica Amministrazione, ma ha rimandato a data ancora da definire quel progetto di riordino degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) di cui si parla da molto tempo.
Anche se la discussione, pur essendo di interesse generale, stenta a uscire fuori dall’ambito degli addetti ai lavori.

A che punto è il trasferimento tecnologico in Italia?

Il Rapporto Ocse 2013 aveva evidenziato le difficoltà dell’avvio di un’azienda innovativa nel nostro Paese.
Il brevetto, forse il più importante tra mezzi a disposizione degli scienziati per trarre vantaggio in termini economici dalle proprie pubblicazioni, è poco utilizzato rispetto agli altri paesi.

Le competenze al servizio della Nazione

L’Italia soffre di un cronico deficit culturale e scientifico che negli ultimi due anni ha prodotto una serie di casi che hanno avuto grande risonanza internazionale e rimarcato le differenze tra il nostro e i paesi più avanzati. Sempre più spesso, infatti, assistiamo ad azioni politiche e giudiziarie che tradiscono una profonda ignoranza e in certi casi un vero e proprio rifiuto del metodo e delle conoscenze scientifiche, sacrificate di volta in volta in nome dell’emotività, di una malintesa compassione o del populismo.

I finanziamenti alla ricerca degli Enti pubblici

Il DEF, il Documento di economia e finanza che il governo è tenuto a presentare ogni anno al parlamento entro il 30 giugno, è ancora in bozze. È stato presentato dal Primo Ministro, Matteo Renzi, lo scorso 8 aprile, ma è ancora in fase di costruzione. Un capitolo importante di questo documento che, pur non avendo valore di legge, una volta approvato vincola il governo del paese e la spesa pubblica, riguarda l’università e la ricerca.

Quanta scienza per migliorare il grano duro

La crisi tra Ucraina e Russia ha già provocato alcune ripercussioni economiche. C'è stato il solito allarme sull'approvvigionamento di gas in Europa occidentale, anche se le riserve garantiscono parecchi mesi di gas nell'ipotesi (improbabile) che Mosca chiuda i rubinetti. Ma ad aumentare di prezzo sono in questo momento soprattutto i cereali.

La ricerca italiana in Europa: una sfida da vincere

Ricerca italiana in Europa: come è andata negli scorsi anni? Come prepararci ai prossimi appuntamenti?
Erano queste le due domande sul tavolo del workshop che si è tenuto l’11 febbraio scorso presso la sede del CNR di Roma, sotto l’egida del Gruppo 2003.

Scienza e innovazione in Italia: 
qualche numero per capire

Nonostante l'Italia investa poco in ricerca, i suoi ricercatori si difendono, almeno a giudicare dal numero di pubblicazioni citate a livello internazionale. Critico è invece il passaggio dalla ricerca alle applicazioni industriali, almeno a leggere le statistiche di brevetti, start up e altri indicatori. Eppure è proprio il combinato di capacità di ricerca, innovazione, dinamismo industriale e capacità di conquistare nuovi mercati che può riavviare il Paese, recuperare occupazione e reggere una competizione internazionale sempre più intensa. 

Increspature e crescita dei buchi neri

E' noto da tempo che nel cuore di quasi tutte le galassie si nasconde almeno un buco nero supermassiccio, ma sui meccanismi che portano questo oggetti astronomici a crescere fino alle loro smisurate dimensioni permangono ancora molti dubbi. L’astrofisico Ryan Shannon (CSIRO) e i suoi collaboratori, però, hanno individuato una modalità d’indagine innovativa che ha permesso di mettere un po’ d’ordine nelle teorie che riguardano l’accrescimento di questi mostri.

Promotori e geni: così distanti ma così vicini

Incominciamo con un ripasso di alcune delle basi della biologia molecolare: l’inizio della trascrizione richiede la RNA polimerasi e fattori di trascrizione. Qualunque proteina necessaria per l’inizio della trascrizione, ma che non è essa stessa parte della RNA polimerasi, è definita come un fattore di trascrizione.

Italia e Francia insieme per lo sviluppo agroalimentare

L'agroalimentare è uno dei settori che maggiormente contribuiscono all'immagine positiva del made in Italy.
Insieme a quello metalmeccanico e del tessile-manifatturiero, è fra i principali comparti in termini di fatturato, numero di imprese e occupazione. Il settore ha sviluppato un fatturato che supera i 180 miliardi di euro, rappresenta il 12% del PIL nazionale e da lavoro a quasi due milioni di persone. Il campo della ricerca agroalimentare però non beneficia di molti fondi da parte del nostro governo.

Si inaugura a Ferrara LAUE: lenti a caccia di raggi gamma

Giovedì 10 ottobre verrà inaugurata a Ferrara un grande facility per raggi gamma dedicata allo sviluppo di lenti di Laue per l’astrofisica spaziale. La facility è installata in un laboratorio per raggi X, LARIX (LARge Italian X-ray facility) che comprende un tunnel protetto lungo 100 m, affiancato da due grandi sale sperimentali agli estremi. La realizzazione della facility rientra in un progetto, denominato LAUE, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Bioscienze in Europa, quale ruolo per l'Italia?

Adriano Buzzati Traverso sarà ricordato come studioso, docente ma soprattutto come manager d’una ricerca senza frontiere: i suoi frequenti soggiorni all’estero, al di qua e al di là dell’Atlantico, l’avevano rapidamente convinto della necessità di sprovincializzare lo studio delle bioscienze in Italia e quindi di potenziare gli scambi con Paesi più avanzati.

FisMat 2013: la massa critica della fisica italiana

L'ultimo giorno di FisMat2013, a conclusione delle cinque giornate dedicate alla fisica della materia condensata, ha registrato numeri che tracciano il quadro di un successo: circa un migliaio d’iscritti in rappresentanza di quaranta istituzioni, tra università ed enti, e tremila ricercatori (la comunità dei fisici della materia, riuniti a congresso dopo la diaspora del 2004 - leggi qui, Pietro Greco su S

La ricerca italiana sulla sigaretta elettronica

I rischi e i danni provocati dal fumo di tabacco sono noti da tempo. Per la sigaretta elettronica, invece, mancano trial clinici controllati, indipendenti e di grandi dimensioni. Non è ancora stato chiarito se il suo utilizzo nasconda pericoli per la salute, soprattutto sul lungo termine.

La realtà virtuale al servizio della salute

È soprattutto italiano, anche se sviluppato all’estero, lo studio pilota che esplora l’applicazione clinica della realtà virtuale, pubblicato il 1 luglio scorso sul Journal of Diabetes Science and Technology. L’articolo [1] illustra come la simulazione al computer di situazioni reali con le quali un soggetto in sovrappeso interagisce sotto forma di avatar, può essere utilizzata con successo come ausilio in un programma di perdita di peso.

Oncologia: limiti e opportunità dei nuovi farmaci molecolari

I moderni farmaci oncologici sono sempre più mirati a colpire specifici bersagli molecolari (target therapy) e rappresentano uno dei maggiori progressi in oncologia. Allo stesso tempo, il contemporaneo sviluppo di nuove tecnologie applicate alla medicina molecolare consente oggi di caratterizzare virtualmente tutte le alterazioni genomiche e funzionali dei singoli tumori, ampliando enormemente il ventaglio dei possibili bersagli terapeutici, con un conseguente aumento dei potenziali farmaci a bersaglio molecolare.

Grafene: speranze e successi di una rivoluzione annunciata

A pochi anni dalla scoperta e dal premio Nobel, assegnato nel 2010 ad Andre Geim e Konstantin Novoselov, il grafene ha già conquistato l’attenzione di ricerca e industria, evocando altre rivoluzioni tecnologiche del passato come l'introduzione, nel secolo scorso, della sintesi dei polimeri per la produzione di plastica.

Matite, navi e Nobel: come il grafene riscatterà l’Europa

Cosa c'è di più semplice di una matita? Quali oscuri segreti potranno mai nascondersi nella traccia che lascia dopo il suo passaggio? Perché mettersi a studiare la grafite, il cuore della matita? Perché uno scienziato che si occupa di fisica della materia dovrebbe perdere tempo con qualcosa di così comune e ordinario? Eppure la fisica si sta interessando alle matite. C’è qualcuno che, armato di grafite e nastro adesivo, cerca di scovare nuovi materiali, di capire come ricavare da una matita qualcosa che può finire nello schermo di uno smartphone.

Diagnostica: la scienza al servizio del patrimonio artistico

Nessun Paese al mondo può vantare, come l’Italia, qualche migliaio di anni di arte, storia e produzione di beni culturali. Che il nostro patrimonio artistico e culturale non temi concorrenza, sia per quantità che per qualità, è un dato che difficilmente può essere contestato.
Tuttavia, il paradosso di doverlo considerare, per molti versi, un 'tesoro nascosto', rende necessario, di nuovo, rilanciare una discussione su quali siano le strategie più efficaci per la sua valorizzazione.

Puntare sulla ricerca: ecco il Brain Activity Map di Obama

Chi ha detto che la ricerca non paga. Che non sia così lo dimostra il progetto Human Genome, lanciato dagli USA nel 1999 e costato un po’ meno di 4 miliardi di dollari in 10 anni ma che, a tutt’oggi, ha fruttato 796 miliardi di dollari in attività economiche ed ha generato 310.000 posti di lavoro.

Le ambizioni del Brain Activity Map Project

Lo scorso 12 febbraio, nel Discorso sullo stato dell’Unione, Barack Obama ha annunciato di voler intraprendere un nuovo colossale progetto scientifico, non dissimile per metodo e grandiosità da quelli che, nei decenni passati hanno permesso agli Stati Uniti di arrivare sulla Luna, e agli scienziati di tutto il mondo, sotto la guida dei National Institutes of Health, di decifrare il genoma umano.

La Regione Sardegna punta sulla ricerca

In tempi di crisi è più facile che prevalga una politica dei tagli che una strategia mirata di investimenti. Eppure le eccezioni ci sono: a livello regionale, per esempio, la Sardegna investe in modo consistente sulla ricerca. Nel 2007, infatti, la Regione ha promulgato una Legge Regionale che punta su “Innovazione, sviluppo e ricerca, per rispondere e guardare al futuro”. Attraverso questa iniziativa si è voluto intraprendere un lungo percorso per fare della ricerca e dell’innovazione la chiave per uscire dalla crisi economica ed essere pronti nella fase di rilancio dell’economia.

Energia pulita: dalla Sardegna un’innovazione per il solare

I primi giorni di febbraio è stata depositata una richiesta di brevetto nazionale per applicazioni nel settore delle energie rinnovabili: “Procedimento e dispositivo per il controllo di un impianto ad energia solare del tipo a concentrazione su più torri con eliostati”.

Siamo uomini o robot?

Due eventi organizzati casualmente in contemporanea, il Consumers Electronics Show (CES 2013) a Las Vegas e la mostra Tech me to the future a Mosca, hanno rilanciato il tema del ruolo della tecnologia nella nostra vita, in particolar modo il suo impatto sulla possibilità di prevenire le conseguenze di alcune nostre cattive abitudini, come l'abuso di alcol e di cibo, o addirittura di sostituirsi all'uomo nell'espletamento di azioni quotidiane.

Ci sarà una nuova rivoluzione russa?

Il 2013 sarà ancora un anno difficilissimo per tutto il mondo della ricerca. La crisi economica senza soluzione di continuità costringerà purtroppo molti governi a rivedere i budget destinati alla scienza, apportando drastiche modifiche. Questi enormi tagli riguarderanno anche le migliaia di docenti e studenti universitari russi, ma alcuni di loro sono ottimisti perché, nonostante le difficoltà, in Russia sta per iniziare la più grande revisione del sistema universitario che ci sia mai stata sotto il Cremlino.

Ricerca e innovazione nel "Progetto Monti"

Come è noto il Progetto che il Presidente Monti ha affidato al paese per proseguire la sua opera parla anche di Scuola, Università, Ricerca, Cultura e di Rivitalizzare la vocazione industriale dell’Italia.

Prima di entrare nel merito e necessario riprendere testualmente questi messaggi:

Incominciamo intanto dal tema relativo alla “Ricerca e Innovazione”.

Rilanciamo il dibattito per rafforzare la ricerca in Italia

La pubblicazione del documento di riforma generale del settore della ricerca, presentato dal ministro Profumo – e poi, comunque, ritirato – ha interrotto una riflessione avviata da un gruppo di “addetti ai lavori” che si poneva un obiettivo solo parzialmente analogo, nel senso che partiva da una considerazione della crisi generale del Paese, riconoscendo nei ritardi e nella marginalità del ruolo della ricerca e dell’innovazione in Italia un fattore negativo e importante del nostro declino economico, sociale e culturale.

Ma ora tocca all’Europa

I marziani, si suppone, non hanno ancora inventato la ruota. Quella foto di una ruota sulla ghiaia marziana è quindi la prova che Curiosity è davvero atterrato, e per di più, con fantastica precisione, proprio dove voleva la NASA. Congratulazioni e grande ammirazione da tutti quelli che amano lo spazio e Marte. Stavolta la NASA ha mandato un oggetto da una tonnellata, grande come una Land Rover e capace di far cose egregie.

Curiosity, un laboratorio su Marte

Alle 7.31 - ora italiana - la sonda della NASA Curiosity si è posata sul suolo di Marte, dopo un viaggio di otto mesi e più di 560 milioni di chilometri percorsi. Ci sono voluti 7 minuti di manovra per rallentare dai 21.000 chilometri orari di velocità fino a poggiare sulla superficie marziana, centrando il punto più interessante per poter cercare tracce di fossili, il Crater Gale.

Cyber Brain: il centro di ricerca sulla neurocibernetica

Non basta aprire una finestra sulla mente. Da quella finestra i ricercatori coinvolti nel progetto Cyber Brain intendono entrare per influenzare direttamente l’attività cerebrale e curare così le malattie neurologiche e psichiatriche in modo del tutto innovativo.

Sviluppo senza ricerca

Con il “decreto per lo sviluppo” voluto dal ministro Corrado Passera, lo stato italiano arriverà a spendere quest’anno circa 150 milioni di euro come credito d’imposta per stimolare l’innovazione del nostro sistema produttivo. Una spesa che, nelle statistiche internazionali, viene rubricata come investimento in R&S (ricerca scientifica e sviluppo tecnologico).

Il data sharing può favorire il progresso scientifico

Esiste ormai un ampio consenso  nella comunità scientifica sull’importanza  che la disponibilità integrale dei risultati della ricerca riveste ai fini della verifica di nuove ipotesi, del controllo di eventuali errori sperimentali, della validazione di nuovi strumenti d’analisi e della pianificazione di nuovi studi. In un solo concetto, per un più veloce progresso scientifico!

Anche l’accademia ha bisogno dell’industria

I ricercatori che lavorano nelle università o nei centri di ricerca indipendenti non possono da soli cambiare il destino degli ammalati. Possono individuare meccanismi cruciali alla base di una patologia e scoprire come intervenire per correggerli; possono verificare le loro intuizioni in vitro e su modelli animali, perfino condurre le prime fasi di un trial clinico, se trovano i finanziamenti adeguati, ma non potranno mai essere  in grado, soprattutto quando si parla di terapie innovative, di arrivare a portare le cure a tutti coloro che ne hanno necessità.

Acceleratore SuperB, una nuova sfida italiana

Passi avanti concreti per il progetto dell’acceleratore di particelle SuperB da costruirsi alla periferia di Roma, inserito alla fine del 2010 tra i progetti bandiera del Piano Nazionale dlla Ricerca. Si stanno infatti erigendo le impalcature che dovranno sorreggere il lavoro di costruzione della macchina.

Le ricadute tecnologiche della ricerca astronomica

Da qualche tempo viene esercitata una pressione sempre maggiore nei confronti dei programmi di ricerca, affinché vengano privilegiati gli sviluppi applicativi, le ricadute tecnologiche, i programmi finalizzati all’ottenimento di risultati tangibili di cui la società possa beneficiare su tempi scala abbastanza brevi.

OGM: termometro per valutare il ritardo culturale del Paese

Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha rilasciato il 15 marzo una intervista per cercare di riaprire il dibattito sulla sperimentazione e l’uso degli OGM (organismi geneticamente modificati) in agricoltura. Si tratta di uno dei maggiori terreni di scontro tra la comunità scientifica ed i media che influenzano l’opinione pubblica.

I dubbi sul dottorato in alto apprendistato

E’ in corso il processo di approvazione del decreto MIUR sul nuovo “regolamento recante criteri generali per la disciplina del dottorato di ricerca”. Una delle novità del nuovo regolamento è la possibilità di formazione dei dottorandi all’interno di aziende.  Sono infatti equiparate alle borse di studio anche i contratti di apprendistato. Tali contratti sono regolati dal Decreto Legislativo 14 settembre 2011, n. 167, che prevede contratti di apprendistato per il conseguimento di titoli di studio universitari e di alta formazione, inclusi i dottorati di ricerca.

Luci e ombre del finanziamento della ricerca

Non c’è dubbio che il Ministero della Salute abbia instaurato, quando era Ministro Ferruccio Fazio, un sistema meritocratico e qualitativo per la valutazione dei progetti di ricerca nell’ambito dei bandi della Ricerca Finalizzata e Progetti Giovani Ricercatori (vedere su l'articolo su Scienza in Rete, 19 Luglio u.s.).

Tre volte astrofisica nella top ten di Science

Fra le dieci più importanti scoperte scientifiche dell’anno che sta per chiudersi, ben tre riguardano lo studio dell’Universo. Questo il verdetto della rivista Science, che come da tradizione ha appena stilato l’elenco dei “breakthrough” per il 2011. A farla da padrona sono le scienze biomediche, cinque risultati su dieci, uno dei quali – sui progressi nella prevenzione dell’AIDS – nel gradino più altro del podio.

La voce degli Scienziati

Nel 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, l’occasione per ricordare il ruolo degli scienziati nella laboriosa riunificazione non può essere meramente celebrativa: come in ogni paese sviluppato, anche in Italia la conoscenza esperta e profonda della realtà naturale e dei suoi linguaggi è divenuta, e deve continuare ad essere, il motore più importante della crescita. Un motore che va di pari passo con la democrazia, perché tutti condividano la consapevolezza che esso è il più significativo investimento che convenga a una comunità nazionale evoluta.

Alcuni chiarimenti sulla "modesta proposta" sull'università

Siamo grati a Francesca Coin per aver accettato il nostro invito a evitare preclusioni pregiudiziali e a entrare nel merito della nostra proposta, discutendone i dettagli e valutandone con attenzione le argomentazioni.(Per leggere l’articolo citato, apparso su www.roars.it, clicca sul seguente link).

Rilanciamo insieme la ricerca in Italia

La prossima settimana Telethon si appresta alla sua ventiduesima maratona televisiva, che andrà in onda sulle reti Rai dal 16 al 18 dicembre: come direttore generale della Fondazione desidero cogliere questa occasione per riproporre una proposta concreta nata dalla nostra esperienza e condivisa anchecon Scienzainrete e il gruppo 2003 per rilanciare la ricerca scientifica nel nostro Paese.

Sette idee sulla ricerca per Monti

La ricerca scientifica e l’innovazione costituiscono uno dei terreni su cui si gioca il futuro dell’Italia. Il Gruppo 2003 (http://www.gruppo2003.org), che raccoglie scienziati italiani altamente citati nella letteratura scientifica internazionale, intende portare il suo contributo di riflessione e proposta nell’affrontare questo passaggio critico nella vita del nostro paese.

Un modesto consiglio ai governi di Italia, Spagna e Grecia

Gettate il cuore oltre l’ostacolo. E anche se state mettendo a punto rigorose politiche di bilancio, con forti tagli alla spesa pubblica, prendete il coraggio a due mani e aumentate gli investimenti in ricerca scientifica e alta educazione.

È questo il consiglio che la rivista scientifica Nature invia, con un editoriale, ai tre paesi – Italia, Spagna e Grecia – che in questo momento sono nell’occhio del ciclone della crisi finanziaria che sta investendo l’Europa.

La scienza e il governo della società

Che cosa deve dare la scienza alla società in cambio dei soldi che riceve per svolgere le sue ricerche? Le risposte sono ovvie. Prima di tutto deve produrre conoscenza, che è un bene comune, un bene per tutti. Poi deve aiutare l’economia a far crescere il PIL, inventando nuovi beni da produrre e da vendere. Poi deve dar luogo ad applicazioni in campo medico, nella produzione di energia, nella protezione dell’ambiente, e così via. Ma oggi, più di prima, la scienza deve dare alla società qualcosa di più: deve aiutare la società a governare sé stessa.

Promosso il nuovo Ministro dell'Istruzione

Ottima scelta, quella di Francesco Profumo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Per almeno tre ordini di motivi: è una persona competente ed esperta; gode del riconoscimento e del consenso della comunità scientifica e accademica; ha un’idea chiara del ruolo che l’educazione terziaria (universitaria e post-universitaria) e la scienza hanno nella società e nell’economia della conoscenza.

Fate presto

Il Gruppo2003 è nato otto anni fa sulla base dell'urgenza, condivisa dai più rilevanti scienziati italiani, di un rilancio della ricerca e della cultura scientifica, considerandole elemento essenziale del progresso intellettuale, materiale e civile del Paese.

AAA ingegneri cercasi per la ricerca sul cancro

«Cerchiamo ingegneri!». L’appello di Marco Foiani, direttore scientifico di IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare), che ha promesso borse di studio e posti di lavoro ben retribuiti, non poteva che suscitare un caloroso applauso nell’aula del Politecnico di Milano gremita di studenti, in occasione delle Giornata per la ricerca sul cancro di AIRC.

La scienza di Sua maestà britannica

Ci sono due dimensioni affatto diverse nel sistema di ricerca del Regno Unito che emerge dall’analisi proposta, nei giorni scorsi, dal Global Research Report. United Kingdom della Thomson Reuters. La prima dimensione è quella di un sistema pubblico di assoluta eccellenza. Fondato sulla qualità. La seconda dimensione è quella della ricerca privata. Caratterizzata da una scarsa quantità.

Scienza, luci e ombre a Istanbul

La Turchia è presente sempre più spesso sulle prime pagine dei giornali, nazionali e internazionali. Per il suo nuovo protagonismo politico e per la sue notevoli performances economiche. Sul piano politico Istanbul sta ridefinendo le sue relazioni strategiche (con Israele, con l’Unione europea, con i Paesi Arabi). Sul piano economico la Turchia ha fatto registrare, negli ultimi anni, un tasso di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) tra i più alti al mondo.

Difficoltà della ricerca o dello sviluppo?

Dunque, dopo l’intervento di Cinzia Duraio e i successivi approfondimenti, non possiamo escludere segnali di difficoltà da parte del sistema di ricerca nazionale ricavati anche dall’andamento del numero delle pubblicazioni. Sarebbe interessante poter misurare questi andamenti da parte dei vari paesi riferiti non solo al numero totale delle pubblicazioni ma, particolarmente, al numero delle pubblicazioni che riscontrano dati ed esperienze sperimentali, che implicano, cioè, il funzionamento di strutture costose.

Declino scientifico dell’Italia? Probably yes!

Nella calura estiva d’agosto abbiamo seguito una discussione sul possibile declino della scienza italiana. La discussione è nata dalla risonanza mediatica di un articolo apparso online su una rivista scientifica internazionale (firmato da Cinzia Daraio). Il titolo, alcuni dati e la discussione dell’articolo davano supporto alla percezione che il ridotto finanziamento alla ricerca in Italia sta cominciando a tradursi in declino scientifico. Questa conclusione è stata contrastata da De Nicolao in un commento online, poi ripreso da alcuni giornali come l’Unità.

Nepotismo e mancanza di risorse

Distribuiti in 28 settori disciplinari e in 94 atenei pubblici, i docenti universitari italiani sono 61.340. Tra loro i cognomi diversi ammontano a 27.220. I più diffusi sono Rossi (255 docenti), Russo (153), Ferrari (110) e Romano (100). A tutti gli altri cognomi corrispondono meno di cento docenti. In particolare 17.274 cognomi compaiono una sola volta, 4.583 compaiono due volte e 1.903 cognomi compaiono tre volte.

I nuovi presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca

Mariastella Gelmini ha nominato i nuovi presidenti di una serie di Enti Pubblici di Ricerca che ricadono sotto la tutela del MIUR. Purtroppo non sono stati riconfermati scienziati di straordinario valore, come Luciano Maiani, presidente uscente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), o Tommaso Maccacaro, presidente uscente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

L'Anvur fissa i parametri per scegliere i docenti

Primi passi dell'ANVUR nel campo minato valutazione, anche in risposta ai quesiti posti a suo tempo proprio dall'Osservatorio sulla riforma universitaria del Gruppo 2003 (vedi articolo). Il primo documento dei sette saggi dell'ANVUR, pubblicato lo scorso 22 giugno, esce praticamente insieme al documento del CUN e del CEPR, che avremo modo di analizzare nel dettaglio.

Valutare le scienze sociali. Sì, ma come?

È buon segno che in Italia tanto si ragioni e si discuta di valutazione della ricerca, e soprattutto dell’università; ed è naturale che le pubblicazioni siano sempre chiamate al ruolo di “base empirica”. E che nessuno, sui lidi di nessuna disciplina, gridi alla “lesa maestà”!

Valutazione: qualche piccolo passo avanti

Si sta cambiando in Italia sulla valutazione della ricerca? Sul fonte privato abbiamo gli storici buoni esempi di AIRC e Telethon. Nel pubblico la situazione è peggiore. Qualche Regione, come la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno sviluppato sistemi di peer-review che, sulla base di esperienze personali come valutatore, mi sono parsi adeguati.

A cosa serve la ricerca?

La domanda "a cosa serve la ricerca?" è relativamente nuova, ma più recentemente e a causa della persistente crisi economica e industriale, è dilagata. Ci si chiede se gli investimenti in ricerca debbano essere indirizzati principalmente verso chiare ricadute e si considera rischioso finanziare ricerca fondamentale. A questo proposito è opportuno analizzare due punti: cosa si intende per ricadute della ricerca? E chi dovrebbe finanziare la ricerca pubblica?

Open internet: America chiama, Napoli risponde

E’ partenopeo l’unico progetto di ricerca europeo scelto per la competizione lanciata dall’Autorità Garante americana (FCC) sulla “Open Internet”. Si chiama BISMark, e a lavoro c’è un gruppo di ingeneri dell’Ateneo Federiciano insieme a un team dell’Università d’Atlanta. “Internet – dicono – è come l’aria: tutti abbiamo gli stessi diritti di usarla”.

Riavvicinare il sistema produttivo alla ricerca

In  una  recente recensione del Rapporto della Royal Society di Londra, Knowledge, networks and nation. Global scientific collaboration in the 21 century, Pietro Greco su Scienzainrete, citando gli elementi essenziali contenuti in quel Rapporto riportava anche gli aspetti di più diretto interesse italiano.

Due erano, in sintesi, le questioni che emergevano:

Tasse universitarie: risposta a Sylos

Tra le affermazioni di Francesco Sylos Labini nel suo ultimo intervento, la più sorprendente è quella in cui mi domanda "Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all’università più dei poveri?" Questa sua domanda richiede una risposta, in attesa che altri vogliano intervenire in questo dibattito per non limitarlo ad uno sterile scambio bilaterale.

"Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all’università più dei poveri?"

Tasse per un'università più equa: risposta a Sylos Labini

Ringrazio Francesco Sylos Labini per i suoi commenti stimolanti, anche se critici, al mio tentativo di quadrare il cerchio: ossia di trovare una strada per rifinanziare gli atenei in un modo che sia equo per i meno abbienti, responsabilizzi i singoli e le istituzioni per evitare sprechi di risorse e sia sostenibile nel lungo periodo entro i margini ristretti dei nostri conti pubblici.

Meglio "trasformare conoscenza"

Trasformare conoscenza trasferire tecnologia, a cura di Andrea Bonaccorsi e Massimiano Bucchi, è un dizionario critico delle scienze sociali sulla valorizzazione della conoscenza pubblicato ad aprile 2011 da Marsilio per conto del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali. Il volume raccoglie cinquantotto voci che approfondiscono il tema e si conclude con alcuni capitoli di riflessione critica.

Proposta equa per migliorare l'università

Gli atenei italiani sono strangolati dai tagli ai finanziamenti abbinati all'impossibilità di ridurre posti di lavoro intoccabili indipendentemente dalla performance dei singoli. Le retribuzioni sono uguali per tutti, a parità di anzianità, e i migliori se ne vanno, se già non sono all'estero, lasciando qui chi si accontenta spesso per mancanza di alternative. Si potrebbero liberare risorse rilevanti tagliando chirurgicamente i molti sprechi e le rendite parassitarie che pullulano nelle nostre università ma questo richiede tempo.

Università e società: qualche cifra

L’università è, finalmente, al centro di un dibattito pubblico sempre più esteso. Se ne parla sui media. Intervengono nella discussione politici, sociologi, economisti.

Se ne parla in termini quantitativi. E ci si chiede: gli atenei sono troppi o troppo pochi? I giovani laureati sono troppi o troppo pochi? E lo stato investe troppo o troppo poco nell’università?

La vera riforma per il Gruppo 2003

Nel 2005, quando si discuteva nel Parlamento la cosiddetta legge Moratti sull’Università, il Gruppo 2003 fu invitato a esprimere la sua opinione sul disegno di legge nel contesto di un’audizione presso la Commissione competente del Senato della Repubblica. Come presidente pro-tempore del Gruppo, presentai ai senatori le nostre proposte su come avrebbe dovuto essere la riforma: proposte basate su tre abolizioni e nove corollari esplicativi. E’ inutile dire che nessuna delle nostre proposte è stata recepita nella legge che fu successivamente approvata.

Il ritorno della scienza araba

Gli scienziati stanno fornendo in queste settimane un contributo importante alla domanda di democrazia nei paesi arabi. Sia a livello collettivo: le università sono i centri della protesta. Sia a livello individuale: per esempio, l’unico premio Nobel islamico vivente, il chimico Ahmed Zewail, è ritornato dagli Stati Uniti nel suo paese natale, l’Egitto, e si è speso in prima persona per accelerare la fine alla dittatura di Mubarak e sostenere il processo di riforme democratiche.

Memoria e Progetto

Ogni serio obiettivo di rilancio, del Mezzogiorno come dell’intero Paese, non può prescindere dalla memoria. Si fa presto oggi a parlare di innovazione e interdisciplinarità. Sono parole che corrono sulla bocca di tutti. Suonano bene, sembrano addirittura godere di effetti taumaturgici: basta dire di un’iniziativa, anche la più claudicante, che è innovativa e multidisciplinare e, statene certi, guadagnerà d’un tratto tutte le credenziali del caso.

Fine della valutazione meritocratica della ricerca

Notizia d'agenzia: il 25 gennaio 2011, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta è stato presentato a Ladispoli un progetto di ricerca scientifica concordato da sette Ministeri (Università e Ricerca, Agricoltura, Economia, Ambiente, Beni Culturali, Sviluppo Economico, Affari Esteri e Politiche Comunitarie). Si tratta di un progetto di ricerca nel settore agricolo che si propone, essenzialmente, di utilizzare la "nuova" tecnologia MAS ("Marker Assisted Selection ") per il miglioramento genetico delle piante coltivate.

CNR: uno statuto frutto di equilibri, ma soddisfacente

Il nuovo statuto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, approvato dal suo Cda integrato dagli esperti nominati dal MIUR, è insieme un punto di arrivo e partenza. Conclude infatti il processo iniziato nel 2009 dal decreto di riforma degli enti di ricerca, e rappresenta un avanzamento rispetto ai processi innovativi intrapresi in questi anni, diventando così uno strumento per consolidare e migliorare gli straordinari risultati scientifici ottenuti dal CNR nell'ultimo triennio.

Il consiglio dell'ANVUR: buon inizio ma tanta strada da fare

L’attivazione dell’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR), istituita con un percorso bipartisan, costituisce uno snodo essenziale in un percorso di rinnovamento necessario e auspicabile. In particolare per chi ha sempre pensato che la valutazione e la premialità, ossia la distribuzione cioè di risorse sulla base dei risultati della valutazione, costituiscano l’elemento cruciale capace di innescare un circuito virtuoso di rinnovamento del sistema di ricerca del Paese (www.gruppo2003.it).

La Corea nell'economia della conoscenza

Le cronache di questi giorni ce ne parlano come di un paese impegnato intorno al 48° parallelo in un confronto militare tanto pericoloso quanto anacronistico, l’ultimo della guerra fredda. Da sessant’anni la Corea del Sud è formalmente in stato di belligeranza con l’altra Corea, quella del Nord. Ma in tutti questi anni Seul ha accettato e vinto anche un’altra sfida, entrare da protagonista assoluta nell’economia della conoscenza.

In Italia la politica uccide la scienza

Un'epidemia di politica, ecco cosa affligge la scienza in molti paesi del mondo, anche in democrazie mature come gli Stati Uniti e l'Italia. Negli USA la presidenza di George Bush ha fortemente condizionato la libertà di ricerca scientifica. Lo stesso è avvenuto in Italia in più fasi storiche: subito dopo l'Unità di Italia, durante il fascismo e nell'ultimo ventennio.

Il Kit del giornalista

Comprendere il funzionamento dei meccanismi che regolano l'università italiana non è impresa facile, tanto che a volte alcune sottigliezze sfuggono anche a chi nell'università ci lavora. Ciò è dovuto al fatto che, nel tempo, si sono succedute diverse leggi e regolamenti: in particolare negli ultimi 15 anni l'università ha subìto una vera e propria overdose di riforme, in genere rimaste incompiute, che si sono stratificate una sull'altra.

Un’opportunità da non perdere

Prendo volentieri spunto dall’articolo di Massimo Mucchetti dello scorso 17 settembre (Un’Agenzia nazionale per la ricerca contro la burocrazia e le clientele), per richiamare l’attenzione su una novità intervenuta negli ultimo giorni, e che può forse contribuire a dare con ancor maggior chiarezza il senso della posta in gioco in questi giorni.

La vera natura della riforma Gelmini

L’università pubblica italiana sta di fronte a un baratro. Per l’anno prossimo è previsto un taglio del 15 per cento nei bilanci: sarà molto difficile pagare gli stipendi ai dipendenti e le spese fisse e del tutto impossibile assumere giovani al posto dei tanti professori che andranno in pensione. Nonostante che il numero dei docenti non sia adeguato agli standard europei e sia insufficiente per una buona didattica, il governo è intenzionato a ridurre il numero d’insegnanti universitari tagliando brutalmente i fondi.

La riforma non è ideale, ma è una occasione da non sprecare

L’intervento di Sylos Labini sulla “riforma da rottamare” richiama dati importanti e valutazioni condivisibili (per esempio lo stipendio dei ricercatori), ma anche errori o mancanze fattuali cruciali per la formulazione del giudizio globale (“da rottamare”). Mi soffermo su alcuni punti specifici in particolare sul tema valutazione-premialità-ricerca:

Le università del Pakistan, il diluvio dopo il diluvio

Pakistan: insoddisfatti dei tagli imposti dal Ministero delle Finanze, i Vice-Cancellieri di 71 Università del settore pubblico minacciano di dimettersi in blocco. Sostengono, giustamente, che i progetti di sviluppo sono fermi, le bollette non sono pagate, alcuni edifici sono costruiti a metà e gli stipendi dei docenti sono a rischio. Il governo però replica che l'assoluta priorità, vista la mancanza di fondi, è affrontare l'emergenza causata dalle devastanti inondazioni e che non può sostenere i budget gonfiati degli anni precedenti.

Nuovi meccanismi di governance della ricerca in italia

La Ricerca non gode di grande considerazione nel nostro Paese, da sempre poco attento al futuro e poco lungimirante nei confronti delle generazioni che verranno. I governi che abbiamo avuto dal dopoguerra in poi, con pochissime notabili eccezioni, non si sono mai seriamente impegnati per promuovere l’economia della conoscenza e la Ricerca, che è strettamente apparentata con essa.

Africa: la rinascita può partire dalla scienza

Né di una rivoluzione silenziosa, né di una tempesta. Ciò di cui l’Africa ha bisogno è di una rivoluzione scientifica che porti una nuova generazione di ricercatori verso la soluzione dei suoi problemi più urgenti.

Più del 40% degli Africani (su circa 922 milioni di abitanti) non ha accesso ad acqua potabile e all’elettricità; il 70% vive con meno di 2 dollari al giorno (dollari Usa) e milioni soffrono per l’Aids, la malaria e altre malattie infettive.

Non tagliate senza criterio i fondi agli istituti culturali

Abbiamo ricevuto dall'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, l'appello dell'Associazione delle istituzioni di cultura italiane contro i tagli agli istituti culturali previsti dalla manovra economica elaborata dal governo e in discussione in Parlamento e volentieri lo pubblichiamo. Lo trovate qui sotto.

Lettera aperta sul futuro dell'università

Un gruppo di professori Universitari ha inviato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e a Maria Stella Gelmini una lettera aperta. Si riconoscono alcuni meriti disegno di legge di riforma dell'Università ora in discussione in Parlamento e si analizzano in maniera puntuale, evidenziandone limiti e difficoltà, alcuni punti ritenuti più critici. Scienza in Rete pubblica la lettera e invita i lettori ad aprire un dibattito in merito.

La scure non è una buona politica della ricerca

Ancora una volta si ripete la triste storia dei tagli alla ricerca e alle sue strutture: dovendo il Governo – di fronte a circostanze eccezionali – ridurre la spesa pubblica, la scure del Tesoro minaccia tagli orizzontali che forse penalizzano meno il rapporto complessivo con l’elettorato e sono facili da realizzare, ma stupiscono soprattutto per la mancanza di criteri di scelta espliciti e oggettivi.

Fondo per i giovani ricercatori: molte luci, qualche ombra

Forse il titolo poteva essere più generoso: si tratta in fin dei conti di un esperimento che, nel panorama della ricerca Italiana, si può ben dire rivoluzionario. Stiamo parlando dei circa 28 milioni di euro appena assegnati del Ministero della Salute a una cinquantina di progetti presentati da ricercatori italiani al di sotto dei 40 anni. Già l’idea di offrire una corsia preferenziale a chi non ha accesso al potere che domina l’ambiente della ricerca è senza precedenti (in Italia, s'intende, perché fuori è invece la regola).

Business e ricerca possono andare a braccetto?

Al di là della toccante vicenda umana, Extraordinary Measures, il nuovo film con Harrison Ford in uscita oggi nelle sale italiane, pone l’accento su  una questione cruciale nell’ambito della ricerca biomedica: il vero anello debole della catena è la difficoltà di passare dall’idea geniale di uno scienziato a un prodotto concretamente a disposizione dei malati.

Fondi ai giovani ricercatori: finalmente vale il merito

In seguito a un bando del 2008 del Ministero della Salute sono stati finanziati 57 scienziati italiani con meno di 40 anni, per i loro progetti in campi diversi: dalla biomedicina alle applicazioni nella clinica e nell’assistenza.

Il fondo di 28 milioni di euro, la cui assegnazione è stata approvata la scorsa settimana dalla Commissione ministeriale nominata dal ministro Ferruccio Fazio, è stato ripartito in base a un meccanismo  innovativo per i finanziamenti pubblici italiani: all’insegna della trasparenza.

I dieci anni che sconvolsero il mondo

La National Science Foundation (NSF), l’agenzia federale che coordina la ricerca scientifica negli Stati Uniti d’America, ha presentato di recente il nuovo rapporto sui Key Science and Engineering Indicators. Il rapporto, che viene pubblicato con cadenza biennale a cura del National Science Board, è l’occasione per fare il punto dello stato della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico (R&S) negli Usa.

I ricercatori non crescono sugli alberi

Sono molti i libri usciti negli ultimi anni che trattano della crisi della ricerca scientifica e dell’Università in Italia e recentemente sembra vi sia stata addirittura una accelerazione nella pubblicazione di questa saggistica. Già questo può essere considerato un indicatore del crescente malessere di chi, per una ragione o per un’altra, si relaziona con questo settore, così importante, della nostra società.

Così va il mondo della ricerca

L’evoluzione del sistema di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico (R&S) nel mondo non è stato intaccato dalla crisi economica e finanziaria che nell’anno che si va chiudendo, il 2009, ha raggiunto il suo apice.

Tuttavia il sistema della ricerca globale ha subito una profonda ristrutturazione al suo interno. La geopolitica della ricerca ha subito una nuova, drastica accelerazione. Si è riequilibrato il rapporto tra investimenti pubblici e privati. Si accentua la fatica con cui l’Europa in generale e l’Italia in particolare reggono il passo del resto del mondo.

Piano nazionale della ricerca: buone idee, senza portafoglio

Una carrellata di buone analisi e altrettanto buone intenzioni. Ma con poche risorse. Questo è il primo impatto con il Piano Nazionale della Ricerca, presentato ieri in forma sostanzialemnte definitiva dal ministro Mariastella Gelmini ai rettori e ai presidenti degli enti di ricerca presso l'Accademia nazionale dei Lincei. In attesa di un commento da parte del Gruppo 2003, ecco una prima traccia.

L'analisi del contesto della ricerca in italia parte prendendo atto del quadro critico ormai noto. Si legge sul Piano:

Positivo, questo progetto di riforma dell'università

Habemus papam, dunque! Il Disegno di Legge (DDL) sulla Riforma Universitaria è stato finalmente approvato dal Consiglio dei Ministri. Avrà ora davanti a sé il prevedibilmente accidentato percorso parlamentare, e dovrà poi attendere i Decreti Attuativi. Tempo ne dovrà ancora passare, quindi. Ma è qui, e possiamo già ora leggerlo e discuterne. Diciamo allora subito che è un progetto di riforma diverso dagli innumerevoli altri che lo hanno preceduto nel corso di decenni. Diverso e migliore. Ha aspetti che, in linea di principio, possono spazzare via molta dell’aria stantia che ristagna da sempre nell’ambiente accademico. E di questo va dato atto al Ministro Gelmini.

MAMbo, che scienza!

Ecco una traccia del discorso che Pier-Luigi Lollini, dell'Università di Bologna, ha tenuto presso il Museo d'arte moderna del capoluogo emiliano.

I progressi nella cura dei tumori che vediamo all'opera oggi sono il diretto risultato dell'investimento in ricerca sul cancro che tutti noi (cittadini, AIRC, ricercatori) abbiamo fatto nel passato. Cosa possiamo attenderci per il futuro?

Il destino del giovane dottore

I giovani italiani che hanno conseguito un dottorato di ricerca trovano lavoro più facilmente di altri. Ricevono, in media, uno stipendio di ingresso simile o appena più alto di quello dei loro coetanei (circa 1.200 euro), ma la loro retribuzione cresce un po' più velocemente. Lavorano quasi tutti in strutture pubbliche di ricerca. Pochissimi invece trovano un'occupazione in imprese private che fanno industria o producono servizi. Sono piuttosto soddisfatti dei contenuti ricevuti, meno del contesto organizzativo nel quale hanno studiato.

La scienza carioca

In campo scientifico il Brasile è, con Cina e India, una potenza emergente. Lo confermano i dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Ufficio Statistico dell’Unesco. Nel 2007 il paese sudamericano ha investito in ricerca e sviluppo l’equivalente di 17,3 miliardi di dollari, pari all’1,02 del Prodotto interno lordo. di PIETRO GRECO

La "green economy" ha finalmente un interprete

La questione della “green economy”, dell'economia fondata su tecnologie sostenibili per l'ambiente e capaci di contrastare, in particolare, i cambiamenti climatici, sembra aver trovato finalmente quell’interprete senza il quale altre questioni, complicatissime e sottese, sembravano prevalere. di SERGIO FERRARI

L'Europa della scienza a quattro velocità

L’Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, ha pubblicato nei giorni scorsi l’edizione 2009 di Science, Technology and Innovation in Europe: un compendio aggiornato della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico (R&S) nell’UE e nei suoi 27 paesi membri. Si tratta di un corposo volume denso di cifre da cui è possibile ricavare il quadro completo della R&S in Europa con notevole definizione di dettaglio. di PIETRO GRECO

Tutti rilanciano per superare la crisi. E noi no?

Gli interventi di natura economica da soli non basteranno per assicurare all'Europa,
agli Stati Uniti e al Giappone una via di uscita dalla crisi. Altro andrà fatto: andrà sostenuto il talento,
il capitale umano e, in particolare, la ricerca, la scienza e l'innovazione, al fine di disporre
- in un pianeta che aumenta continuamente la propria popolazione ed invecchia - di nuove soluzioni e di nuove tecnologie; in una parola, di nuove prospettive di sviluppo sostenibile.

Le università non sono tutte uguali

Brava! Brava il Ministro Gelmini che ha finalmente messo in pratica quanto auspicato da molti: il legame tra finanziamenti e valutazione. Che sia la volta buona, quella in cui si passa dalle parole ai fatti? La classifica appena pubblicata degli atenei italiani e le percentuali di maggior o minor allocazione di risorse rappresenta un momento di rottura rispetto al passato e la premessa per un cambiamento importante che speriamo possa consolidarsi. C'è tempo per rimediare ad eventuali omissioni e per migliorare. L'importante è aver rotto un tabù, ed essere stati capaci di mettere in ordine, in un qualche ordine, le università italiane.

Chi partecipa e chi vince in Europa

L’European Research Council (ERC) è nato il 2 febbraio 2007. Ha due anni e poco più di vita. La sua missione è quella di finanziare la ricerca di base o, come si dice oggi, curiosity-driven: mossa dalla curiosità del ricercatore e senza finalità di applicazione immediata. In circa trenta mesi l’ERC ha lanciato e già finanziato due call per progetti di ricerca curiosity-driven. Ecco chi ha partecipato. E chi ha vinto. di PIETRO GRECO

Il Consiglio europeo della ricerca supera la prova

A due anni e poco più dalla sua nascita l’European Research Council (ERC) è stato sottoposto, a sua volta, a valutazione. L'ERC ha il compito di finanziare la ricerca curiosity-driven in Europa. Lo scorso 11 marzo la Commissione europea ha nominato un Review Panel che ha studiato e valutato L'ERC. Giovedì scorso, 23 luglio, il panel ha pubblicato il suo rapporto conclusivo. Che conferma una sensazione diffusa. L'ERC si è comportato bene in questi primi due anni di vita, finanziando progetti solo sulla base dell'eccellenza scientifica. Ma c'è un pericolo che mette a rischio il futuro: un colpo di coda della burocrazia. di PIETRO GRECO

La risorsa infinita

La risorsa infinita. Ecco il nuovo libro di Pietro Greco e Vittorio Silvestrini (Editori Riuniti, 2009, ppgg 286, euro 15,50). Prendetelo. Andate subito a pagina 69: troverete le domande chiave, nel capitolo che si intitola "La natura della conoscenza". E' possibile, e come, ricomporre in forme desiderabili gli equilibri distrutti dalla perturbazione che chiamiamo era dell'informazione e della conoscenza? E' possibile e come, costrire una società democratica della conoscenza?

Università, troppi tagli e poco dialogo

Il tema dell'università si sta imponendo all'attenzione dei media, in attesa di conoscere i dettagli della riforma annunciata dal ministro Gelmini. Scienzainrete ha da tempo avviato una discussione, aperta con un editoriale di Alberto Mantovani (11 giugno) e continuata con gli interventi di Daniele Checchi (20 giugno), Carlo Bernardini (30 giugno) e Marino Regini (6 luglio). Oggi un nuovo intervento, che mette a fuoco tre problemi: il nostro paese non "crede" e quindi non "investe" nell'alta formazione, le riforme vengono elaborate senza dialogo con la comunità scientifica; spesso manca la coerenza tra l'annuncio dell'azione riformatrice e l'azione stessa. Come avviene nel caso degli strumenti di valutazione.

Esclusiva: Berlusconi sulla scienza

Con uno dei colpi di scena a cui ormai ci ha abituato, Silvio Berlusconi ha voluto suggellare il summit dei G8 de L'Aquila con un fervido discorso sulla scienza e sul futuro, forse per rimediare alla cancellazione del G8 sulla scienza, che tanta delusione aveva prodotto nella comunità scientifica nazionale e internazionale. Ma ecco come sono andate le cose.di GIULIANO BUZZETTI E LUCA CARRA

Come modernizzare l’università italiana?

Concordo in pieno con l'Editoriale di Alberto Mantovani dell'11 giugno: la mancata internazionalizzazione dell'Università italiana è un problema da non sottovalutare. Mi spingerei a dire che rischia di diventare uno dei suoi problemi principali. Prendiamo ad esempio l'acceso dibattito che si è scatenato in tutta Europa sul deludente posizionamento delle università europee (eccezion fatta per quelle britanniche e olandesi) nei principali ranking internazionali. In Italia, la pubblicazione di questi ranking è stata l'ennesima occasione per denigrare il nostro sistema universitario, accusandolo di scarsa produttività scientifica. Ma guardiamo con attenzione i dati presentati nella Tabella che segue...

Nonno scienziato, offresi

Perché non impegnare gli scienziati in pensione per dare una mano a scuola? Penso che si potrebbe organizzare un servizio pubblico quasi senza spesa con una lista di "consulenti didattici disponibili" da distribuire in tutte le scuole dopo averli reperiti e arruolati tra i professori che cessano la loro carriera universitaria per limiti di età. di CARLO BERNARDINI

Tutti su, tranne l'Italia

Nel 2008 gli investimenti mondiali in ricerca e sviluppo (R&S) hanno raggiunto la cifra di 1.108,0 miliardi di dollari, con un incremento del 3,4% rispetto all'anno precedente. Malgrado la crisi, nel 2009 la spesa mondiale in ricerca aumenterà ancora a ritmo immutato e, al netto dell'inflazione, giungerà a 1143,2 miliardi di dollari: il 3,4% in più rispetto al 1938. Solo l'italia scende.

Il concorso? Meglio abolito che riformato

E’ senz’altro l’ottimismo della volontà che spinge il ministro Gelmini a cercare di riformare i concorsi universitari. La ragione, con il suo sempre più giustificato pessimismo, dovrebbe piuttosto portare ad abolirli. Sappiamo dei tanti concorsi «truccati» e delle assunzioni di parenti, amici e portaborse nelle Università italiane. E’ quindi comprensibile che ci si ponga il problema di rendere abusi e scorrettezze difficili se non impossibili, a salvaguardia dei molti che, forti solo del loro merito, ambiscono a entrare nei percorsi di carriera accademica e di ricerca. Sfugge tuttavia al legislatore, nonostante una pluriennale esperienza, che dettar norme al fine di rendere «oggettiva» la valutazione dei candidati di un concorso è un modo di servire le Università inevitabilmente perdente. L’interrogativo è quindi, ancora una volta, «che fare?».

Una pioggia di dollari per la scienza americana

Qualcuno lo ha già definito il New Deal della scienza degli Stati Uniti d’America. Con un presidente, Barack Obama, che appena eletto ha annunciato di voler «rimettere la scienza al posto cui ha diritto» e che, appena insediato, ha mantenuto la promessa, aumentando gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo (R&S) di 21,5 miliardi di dollari. Un’iniezione di denaro che per quantità non ha precedenti nella storia pur ricca del sistema di ricerca pubblico americano. Che rappresenta non solo il 2,7% del mastodontico pacchetto di investimenti da 787 miliardi messo a punto dalla Casa Bianca per contrastare la grande crisi economica in atto.

Gli zii d'America fanno bene anche all'italia

La presenza di numerosi qualificati scienziati italiani in università e istituti di ricerca all'estero, soprattutto negli Stati Uniti, costituisce anche una risorsa per la scienza in Italia. Da anni questa sinergia è già in atto, attraverso brevi corsi intensivi insegnati in Italia da questi studiosi, la loro frequente partecipazione a comitati scientifici italiani, lo scambio d'informazioni e lo scambio di giovani ricercatori. di MASSIMO PIATTELLI PALMARINI

Università: Ministro, più coraggio!

Nel complesso, il giudizio sul decreto non può che essere positivo, perché per la prima volta si parla di merito, termine sconosciuto al sistema universitario Italiano. Ma non basta: non basta se continueremo ad avere 95 università (di cui quasi la metà gravemente indebitate), più di 5000 corsi di laurea, più di 600 facoltà, più di 300 sedi di atenei distaccate e minuscole, quasi sempre senza aule e laboratori e basate su corsi telematici per lo più virtuali. Un nuovo progetto di riforma dell’università deve essere realmente radicale, e dare un forte segnale di discontinuità. Il Gruppo 2003, già nel 2005 durante la discussione della legge 230 sull’università, aveva presentato proposte innovative che affrontavano il nodo centrale di un’università Italiana: la totale assenza di incentivi (dentro l’università) e di competizione (tra le università). La proposta di base era e rimane quella delle tre abolizioni: abolizione dei concorsi, abolizione del posto fisso nelle università, abolizione del valore legale del titolo di studio.

Il cervello del Paese

«Un Paese evoluto è quello in cui la popolazione nel suo complesso è convinta che la produzione di cultura in tutte le sue forme è l’investimento più importante che si possa fare». Così scrive Carlo Bernardini nel suo pamphlet Il cervello del Paese, mutuando il titolo da una rivisitazione del noto apologo di Menenio Agrippa: il cervello del “corpo” sociale di un Paese evoluto è l’Università.