Economia della scienza

Ricerca: la buona greppia fa la buona bestia

Tre cavalli aveva il fattore: Giacinto, Asclepio e Aristide. Passarono gli anni e nella greppia c’era sempre meno biada perché i tempi erano grami. A un certo punto il fattore decise che era venuto il momento di premiare il cavallo migliore, che avrebbe partecipato alla corsa dell’anno. Così cominciò a dare più biada a Giacinto togliendone un po’ ad Asclepio e Aristide. Anno dopo anno la biada diminuiva, e quel poco che c’era passava dai due cavalli sempre più magri a quello più in forze. Venne il giorno della gara.

È scontro sul bilancio UE per la ricerca

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Günther Oettinger, Commissario europeo per la programmazione finanziaria ed il bilancio. Credit: EPP Group in the CoR / Flickr,  European People's Party / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

La proposta di bilancio per il periodo 2021-2027 presentata il 2 maggio dalla Commissione Europea ha fatto sollevare più di un sopracciglio in chi avversa da posizioni sovraniste una crescita del potere dell'Unione. Perché questo indubbiamente comporta la mossa che rasenta l'azzardo fatta da Jean-Claude Juncker: presentare un bilancio post-2020 pari a 1.279 miliardi di euro,  l'1,11% del PIL dell'Unione. Oltre la soglia psicologica dell'1%.

Innovazione: perché non facciamo come l'Imperial?

Translation & Innovation Hub (I-HUB) dell'Imperial College di Londra.

Duecentoventicinque addetti in tutti gli Uffici di trasferimento tecnologico delle università italiane, che salgono a 280 se comprendiamo gli IRCCS e i centri di ricerca. Detto così sembra un’inezia. Eppure secondo l’associazione Netval, che ha pubblicato nei giorni scorsi il suo XIV Rapporto sul trasferimento tecnologico, c’è motivo di essere moderatamente soddisfatti.

Se pensate che l’università sia costosa, provate con l’ignoranza

Aula Scarpa, ex teatro anatomico dell'Università di Pavia intitolato al celebre anatomo-chirurgo Antonio Scarpa. Fu progettata nel 1785 da Giuseppe Piermarini e portata a termine l'anno successivo da Leopoldo Pollack. Credits: F125d - Wikimedia - Licenza: CC BY-SA 4.0

Siamo in campagna elettorale. E senza voler esprimere in questa sede alcuna preferenza per alcuna proposta politica, esprimiamo un desiderio che, pensiamo, sia largamente condivisibile: che nei programmi elettorali di ogni partito o movimento una delle priorità sia la formazione. E, in particolare, la formazione universitaria.

L’accesso al terzo e più alto livello di studi è decisivo non solo per la crescita culturale di un paese (e non sarebbe davvero poco) ma anche per la competizione - ne conviene la maggior parte degli economisti - nella società della conoscenza.

ERC: formidabili gli italiani, ma all'estero

"Preparing Scientific Equipment". Credit: photo by National Eye Institute - Licenza: CC BY-SA 2.0.

 

 

 

I ricercatori italiani? I più bravi di tutti, in termini relativi. L’Italia della scienza: non vuole venirci nessuno. Questa è - ancora una volta - la fotografia estrema che emerge dai dati statistici dei Consolidator Grants appena assegnati dell’European Research Council. Si tratta di fondi assegnati a progetti presentati da ricercatori europei e non con esperienza di ricerca successiva al PhD tra 7 e 12 anni da spendersi in uno dei paesi europei.

Il declino scientifico del Giappone

Today's sunset - Photo di Halfrain. Licenza: CC BY-SA 2.0.

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Sono pochi le donne e gli uomini di scienza in Giappone che hanno sorriso per la vittoria di Shinzo Abe alle elezioni anticipate dello scorso 23 ottobre. Lo scarso entusiasmo non è dovuto a motivi ideologici. Ma al timore che Abe porterà a termine il suo programma e ridurrà gli investimenti pubblici nelle università e nella ricerca, soprattutto di base. Finendo per acuire quel lento declino della scienza nell’Impero del Sol Levante che i ricercatori avvertono.

L’università italiana, povera e classista

L’OECD, l’Organizzazione per lo cooperazione e lo sviluppo economico, ha nei giorni scorsi reso pubblico l’OECD Skills Strategy Diagnostic Report Italy, un rapporto di 280 pagine sulle strategie per migliorare le abilità nel lavoro degli italiani. Il rapporto si divide in vari capitoli. E poiché oggi viviamo nell’economia della conoscenza, molte pagine sono dedicate alla scuola e un intero capitolo riguarda l’università.

Max Planck Gesellschaft, eccellenza tedesca

Max Planck Gesellschaft: Scultura di Minerva, dea della saggezza, all'ingresso della Direzione Generale.

La Max-Planck-Gesellschaft zur Förderung der Wissenschaften (MPG), in italiano Società Max Planck per l'avanzamento delle scienze, è stata fondata a Göttingen dal chimico tedesco Otto Hahn nel 1948 ed è un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro che si occupa di ricerca di base. Alla data del 1° gennaio 2016 ne facevano parte 83 istituti di ricerca. I dipendenti assunti erano 22.197. Circa il 60% (13.276) era impiegato come personale scientifico. Di questi, 7.500 erano dottorandi, post-dottorandi, assistenti tecnici e studenti.

Se la ricerca si misura in Higuain

Il ministro francese della ricerca, Thierry Mandon, annuncia il budget per la ricerca 2017. Con quasi 8 miliardi, sarà il più alto da 15 anni e cresce del 3,7% rispetto all’anno scorso. E un aumento ancora maggiore, del 9%, è stato annunciato da Hollande in persona per la ANR (Agence nationale de la recerche): avrà più di 600 milioni nel 2017. Il presidente ha aggiunto: “Non si può risparmiare sulla ricerca fondamentale, che determina, nel tempo, il livello economico della nazione”. Che musica, che invidia.

Moltiplichiamo per dieci i fondi PRIN

In Italia la ricerca scientifica sta morendo, in particolare nelle Università e negli Enti Pubblici di Ricerca. Da oltre venti anni le risorse destinate alla ricerca sono in costante diminuzione, in eclatante controtendenza rispetto a tutti gli altri Paesi sviluppati, per non parlare di quelli “emergenti”.

Europa a più velocità, terza potenza nel mondo della ricerca

Un secolo fa l’Europa aveva il monopolio pressoché assoluto degli investimenti in R&S ed era, senza dubbio, l’area tecnologicamente più avanzata del mondo. Oggi il nostro continente è in terza posizione, preceduto dall’Asia e dalle Americhe (essenzialmente dal Nord America, essenzialmente dagli Stati Uniti d’America).

L’Europa, terza forza dopo Asia e America

L’Europa a più velocità, terza potenza nel mondo della ricerca

Un secolo fa l’Europa aveva il monopolio pressoché assoluto degli investimenti in R&S ed era, senza dubbio, l’area tecnologicamente più avanzata del mondo. Oggi il nostro continente è in terza posizione, preceduto dall’Asia e dalle Americhe (essenzialmente dal Nord America, essenzialmente dagli Stati Uniti d’America).

L’Europa, terza forza dopo Asia e America

Privatizzare i dati sanitari ci renderà più disuguali?

I dati sanitari stanno muovendo interessi enormi all'interno del mercato dell'industria dell'innovazione. Avere accesso e possedere l'informazione sanitaria significa intercettare le esigenze dei consumatori, progettare servizi e beni più in linea con le loro richieste, studiare trend e anticipare tendenze. Insomma: predire.

L’ Asia vola, anche senza le ali del Dragone cinese

Toglietele pure la Cina e l’Asia resterà comunque un top player sulla scena mondiale della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico (R&S). Con 859 miliardi di dollari (a parità di potere di acquisto delle monete), pari al 41,8% della spesa totale mondiale, l’Asia (Cina inclusa), è di gran lunga il continente che in questo 2016 investirà di più in R&S.

Asia, top player della ricerca

La Cina, nuova potenza mondiale in ricerca e innovazione

Si chiama QUESS. Ha raggiunto la base di lancio di Jiuquan a giugno. E quando, entro il mese di agosto, sarà messo in orbita, diventerà il primo satellite per comunicazioni quantistiche al mondo con molte ambizioni: realizzare una svolta nella criptografia, rendendo la trasmissione di messaggi intrinsecamente sicura, testando le leggi della meccanica quantistica e, in particolare, verificando il “quantum entanglement”, la correlazione a distanza tra particelle quantistiche, a scala globale. Davvero una bella impresa, se riuscirà.

La ricerca scientifica negli Usa: un primato mondiale tutto a stelle e strisce

In attesa di sapere chi vincerà le prossime elezioni presidenziali e quale sarà, di conseguenza, la politica della ricerca, gli Stati Uniti si confermano nel 2016 il paese che, di gran lunga, investe di più al mondo in scienza e tecnologia (R&S).

Il mondo della ricerca, 2016. Record assoluto di investimenti a livello globale.

Il R&D Magazine ha pubblicato di recente il 2016 Global R&D Funding Forecast, l’analisi degli investimenti mondiali in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico (R&S) e le previsioni relative a l’anno in corso, il 2016. Tutti i dati sono calcolati a parità di potere d’acquisto delle monete nazionali. Quello essenziale è che la spesa mondiale in R&S continua ad aumentare e nel 2015 ha raggiunto, secondo le stime degli esperti del R&D Magazine, i 1.883 miliardi di dollari.

Ricerca: anche all’Italia serve un’Agenzia

L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha ancora un’agenzia deputata a distribuire in maniera competitiva e meritocratica i fondi pubblici a sostegno della ricerca. Fino a poco tempo fa, l’Italia condivideva questo non invidiabile primato con la Spagna, dove però l’Agenzia della ricerca è già in fase di attuazione, con inizio delle attività previsto nel 2017.

Scienziati e società sull’orlo di una crisi di nervi

Allude al famoso film di Pedro Almodóvar il titolo dell’ultimo libro della serie The Rightful Place of Science, da alcune settimane disponibile su Amazon, Science on the Verge. Dal film il libro eredita molti aspetti, come l’intreccio di storie, l’affresco di una comunità messa in crisi da uomini inconsapevoli (se non irresponsabili), una babele di linguaggi che non facilitano la comunicazione tra le persone.

Il mondo della ricerca a caccia di metodi complementari alla sperimentazione animale

C’è un equivoco frequente, quando si parla di sperimentazione animale: da un lato si immagina il mondo della ricerca che si barrica a difendere l’uso delle cavie in laboratorio, e dall’altro un sottobosco alternativo, non meglio definito, ma ignorato, anzi osteggiato, dalla cosiddetta “scienza ufficiale”, che, forse in cantina o nel garage di casa, ha messo a punto metodi che già potrebbero sostituire perfettamente gli animali con colture cellulari e programmi al computer, ma che non vengono diffusi per difendere interessi superiori.

La Cina si avvicina: i grandi passi in avanti del nuovo gigante della ricerca

Lo scorso 17 dicembre la Cina ha lanciato nello spazio il satellite Wukong (il Re delle Scimmie, dal nome del guerriero protagonista di un’antica fiaba). Il suo nome, per così dire, scientifico è Dark Matter Particle Explorer (DAMPE) e la sua missione è dare la caccia a quella materia oscura di cui non conosciamo la natura ma che (pare) costituisce l’85% di tutta la materia cosmica.  

Alla conquista dello spazio

Una ricerca da tre soldi

Nel 2007 il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica pubblicò “La ricerca tradita: Analisi di una crisi e prospettive di rilancio”: un primo bilancio assai negativo della ricerca pubblica e privata in Italia. Qual è la situazione della ricerca in Italia quasi dieci anni dopo? Potremmo dire la stessa o forse peggio che nel 2007, vista anche la crisi economica intervenuta nel frattempo. Per usare le parole di allora di Guido Tabellini: “I numeri non suggeriscono nessun ottimismo”.

L’Università del Sud alla deriva

I giornali lo presentano come l’anno della svolta. Dopo dieci anni di flessione costante (- 20%), le iscrizioni all’università dei giovani italiani tornano ad aumentare (+3,2%). Il dato è parziale. Intanto perché non sono ufficiali e vidimati, ma riguardano solo 70 atenei, tra pubblici e privati, che hanno risposto alla domanda del quotidiano La Repubblica. Ma anche a prenderlo per buono, più che di una svolta saremmo di fronte a una timida ripresina. E poi perché, anche così, nasconde molte ombre.

La protesta del super matematico che fa ricerca senza ottenere fondi

Giuseppe Mingione è uno dei 99 matematici più citati del mondo. In 4 anni ha avuto 3 mila euro di finanziamenti contro il 250 mila dei suoi colleghi stranieri. In una intervista al Corriere della Sera il matematico dell'università di Parma e membro del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica spiega le ragioni per le quali ha scelto il boicottaggio della VQR. Pubblicchiamo l'articolo integrale a firma di Orsola Riva.

Un mondo di diritti e opportunità ancora da venire per le donne

Nel mondo che tutti vorremmo, uomini e donne dovrebbero avere gli stessi diritti e le stesse opportunità. Purtroppo non è così. Il recente rapporto del World Economic Forum, che fotografa la situazione in 145 nazioni, ci dice che la parità è ancora lontana.

La politica è di nuovo bocciata in scienze, ma non è un nuovo “caso Stamina”

L’assegnazione delle risorse per la ricerca non si fa così. In una lettera alla Stampa, un gruppo di una trentina scienziati italiani di spicco ha espresso il proprio disappunto per lo stanziamento di finanziamenti ancora una volta «destinati in maniera arbitraria, a prescindere da un’accurata valutazione scientifica».

Un’agenzia unica per la ricerca pubblica

Poco tempo fa è stato presentato il progetto del governo per il dopo Expo: il premier Renzi ha finalmente parlato di ricerca, di futuro e della necessità di “accendere una scintilla” a Milano per creare nuove eccellenze scientifiche di marca italiana nuove eccellenze scientifiche di marca italiana.
Nell’ambito di questo progetto e, più in generale, della ricerca in Italia manca però un’idea forte e sistemica di governance.

Italia 2040: lo zippo di Renzi, e il salvagente CNR

Matteo Renzi presenta al Piccolo teatro di Milano il futuro dell’Expo. Il pubblico delle grandi occasioni lo applaude, più che altro per gli elogi a Expo e a ciò che ha saputo fare Milano per ripartire dagli anni grigi. Ma quando il premier passa dal divertito ritratto di come eravamo negli anni ’90 (Andreotti, Schillaci, il walkman, il telefono 337 e l’enciclopedia “I quindici” che utilizzavamo per le ricerche) all’Italia del 2040, l’entusiasmo scema un po’. Perché è ancora tutto troppo vago. E i milanesi, se c’è una cosa che non sopportano, è la vaghezza.

Giovani e ricerca: da qui riparte l’Italia

Sotto lo sguardo attento di Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei si è tenuta, oggi nella sala Marconi del CNR, la cerimonia di premiazione del “Premio Giovani Ricercatori Italiani”. 
Il Premio, istituito dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, è stato assegnato quest’anno a Paola Santini e a Gian Paolo Fadini.

La crescita dell’interdisciplinarità

Norbert Wiener l’aveva posta alla base di una nuova scienza – o meglio, di un nuovo approccio allo studio della complessità del mondo – che aveva chiamato cibernetica. Molti oggi la evocano come l’ingrediente necessario per comprendere e avviare a soluzione i grandi problemi del pianeta a carattere scientifico: come i cambiamenti climatici o l’erosione della biodiversità. Ma lei, l’interdisciplinarità, è più sfuggente di un’anguilla. Sei sicuro di averla afferrata ed è già scappata via.

Regole certe per far rientrare i cervelli in fuga

Sono circa trecentomila i professionisti italiani che attualmente lavorano all'estero, ma certamente il numero che include anche i ricercatori è sottostimato. Non bisogna dimenticare che queste persone sono state formate in Italia e hanno rappresentato per tutti coloro che pagano le tasse una spesa alta, che viene offerta gratuitamente ad altri paesi in concorrenza con noi. Non è certo un buon affare.

I giovani, la formazione e il futuro dell’Italia

Quello dei giovani è il nodo di gran lunga principale che l’università italiana deve sciogliere. E quello dei giovani nell’università italiana è il nodo principale che il paese deve sbrogliare.
Il nodo dei giovani nell’università italiano è uno e trino. Riguarda infatti gli studenti, che stanno rinunciando in massa a quella che viene chiamata “tertiary education”: la formazione di terzo livello.

Un ricercatore su due invecchia restando precario

Sono circa 10.160 i giovani che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2013, ma ben pochi sono quelli destinati a fermarsi definitivamente all'università. A elaborare la triste profezia è l'ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), che in uno studio pubblicato nel 2014 afferma che il 96,6% degli attuali assegnisti di ricerca italiani rilevato nel 2013, verrà alla fine espulso dal sistema accademico.

Giancarlo Pinchera, energetico pioniere

In una sorta di damnatio memoriae siamo costretti a riaffrontare vecchi problemi ambientali come se fossero nuovi. E’ il caso dell’energia, dove ogni anno riscopriamo il risparmio e l’efficienza energetica, il Negawatt al posto del Megawatt, magari riprendendo parole d’ordine di nuovi guru, dimenticandoci che di risparmio ed efficienza in Italia si era cominciato a parlare in forme nuove subito dopo la crisi energetica del 1973.

Europa: è ora di puntare sulla scienza

Agli inizi del secolo scorso in ogni paese nascevano i Consigli Nazionale di Ricerca per favorire, anche attraverso lo sviluppo di nuova conoscenza e di tecnologie avanzate in campo militare, la difesa dei territori, ma, anche, per creare una ben più ampia comunità scientifica che potesse collaborare a una crescita complessiva della società e a un miglioramento delle condizioni di vita.

Berlino insegna, senza ricerca non si mangia

“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” comincia così un commento di Amaya Moro-Martin, pubblicato su Nature qualche mese fa “sembrano non sapere che quanto più la ricerca  è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece cosa fanno? Tagliano la ricerca e così rendono  questi paesi ancora più vulnerabili.

L’Europa: il Robin Hood al contrario della conoscenza

L’Europa della conoscenza è sempre più frammentata. E i suoi 28 diversi frammenti invece che a convergere tendono a divergere. Il grande progetto di Antonio Ruberti – creare un’Area Europea della Ricerca – non si sta realizzando.
E nell’Unione anche la rete dell’alta formazione non solo non viene ulteriormente ordita, ma si sta sfilacciando, arrotolandosi intorno a un numero sempre più piccolo di grossi nodi.

Ricerca e formazione: in sette anni i tagli più profondi

La spesa pubblica in Italia cresce, anche al netto del debito pubblico. Ma alcune voci di spesa diminuiscono. E anche piuttosto drasticamente. Le voci che diminuiscono di più sono gli investimenti in ricerca, università e scuola.

Ricercatori italiani, ancora una volta bravi e in fuga

Cervelli italiani sempre più in fuga. Anche e soprattutto quando hanno idee vincenti. I cervelli stranieri, al contrario, non vengono in Italia. Anche quando avrebbero i soldi per pagarsi da soli le loro ricerche.

La ricerca non è un limone. Smettetela di spremerla

Il Consiglio Europeo dello scorso 18 dicembre ha chiesto l’istituzione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nell’ambito del Gruppo BEI (Banca europea per gli investimenti) con l’obiettivo di mobilitare 315 miliardi di euro di nuovi investimenti “per la crescita” nel triennio compreso tra il 2015 e il 2017.
Il Consiglio ha accettato il piano del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che ha almeno due punti deboli.

Apre SmartMatLab, il laboratorio per materiali intelligenti

Il 19 dicembre 2014 presso il Dipartimento di Chimica dell'Università degli Studi di Milano alla presenza di alti dirigenti degli Enti finanziatori e di numerosi rappresentanti di accademia e industria, viene inaugurato SmartMatLab, nuovo Laboratorio di ricerca e formazione per lo sviluppo e la sperimentazione preapplicativa di materiali avanzati in campi quali la conversione dell'energia solare, la optoelettronica e la sensoristica.

In Europa sono a rischio le leggi per l'aria pulita

Dalle prime indiscrezioni provenienti da Bruxelles sembra che sia chiara la volontà di eliminare alcune proposte di nuove direttive e regolamenti per la tutela dell'ambiente. A rischio sono anche 23 nuove iniziative per il 2015 e altre 78 leggi non ancora approvate, che con ogni probabilità verranno scartate. I provvedimenti a rischio riguardano anche il miglioramento della qualità dell'aria in Europa e la gestione più sostenibile dei rifiuti.

I precari a vita dell’università

Giovedì scorso, 4 dicembre, è stata presentata a Roma, nell’ambito di un’iniziativa della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, un’indagine sul lavoro precario nelle università italiane.
I precari nelle università sono lavoratori molto qualificati (hanno la laurea e spesso un PhD, molti hanno superato valutazioni e concorsi, tanti hanno lavori di prestigio su riviste scientifiche con peer review internazionali), che svolgono un lavoro di formazione e di ricerca.

Cina fra obesità e lotta al cancro

Mentre in alcuni paesi europei la ricerca scientifica trova sempre meno finanziamenti a disposizione e la stessa Europa sembra avere idee poco chiare sulle future scelte politiche in questo campo come dimostra la recente vicenda di Anna Glover, in Cina la scienza e lo sviluppo tecnologico stanno attraversando un vero e proprio “Rinascimento”.

La scienza in Europa. Un viaggio tra passato e futuro

Con il primo volume del trittico che Pietro Greco (La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo, L’Asino d’Oro) sta dedicando alla scienza e all’Europa, ovvero, più in generale, alla relazione scienza-società nel corso della storia, si inaugura felicemente anche in Italia il filone pubblicistico in cui alta divulgazione scientifica e rigorosa saggistica si fondono senza mai confondersi.

Un consigliere strategico per l'Europa

Pare proprio che Jean-Claude Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea, abbia deciso di chiudere l’ufficio del Chief Scientific Adviser (Csa), il consigliere scientifico capo. Così a fine gennaio prossimo la biologa molecolare scozzese Anne Glover non avrà più una posizione a Bruxelles. O, almeno, non una posizione all’altezza di quella occupata negli ultimi tre anni.

Rosetta e la politica italiana della ricerca scientifica

Nonostante la non sempre adeguata copertura che ne è stata data sui media italiani, la missione europea Rosetta, che ha effettuato nei giorni scorsi il primo accometaggio nella storia, ha tenuto il mondo con il fiato sospeso ed è stata, a tutti gli effetti, uno straordinario successo scientifico, tecnologico e organizzativo.

Quei fiori sulle macerie del muro di Berlino

Il crollo del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ha aperto un varco tra mondi fino ad allora incomunicanti: tra l’Est e l’Ovest del pianeta. Tra il blocco sovietico e il blocco occidentale. Tra le democrazie liberali a economia di mercato e le cosiddette “democrazie popolari” (in realtà insopportabili dittature) a economia centralmente pianificata.
E, anche, tra la grande comunità scientifica dei paesi liberi e la comunità scientifica dei paesi comunisti.

La conoscenza scientifica per rilanciare l'economia

In che misura l’aumento esponenziale delle conoscenze scientifiche ha cambiato il DNA del mondo in cui viviamo e quali sono le importanti implicazioni che ne derivano? Questa domanda sta al cuore del breve (ma denso) saggio di Sergio Ferrari “Società ed economia della conoscenza” nel quale l’autore intende mettere a fuoco i processi che hanno portato a un sempre più fitto intreccio tra crescita delle conoscenze scientifiche e sviluppo economico e a una profonda trasformazione delle dinamiche che condizionano quest’ultimo.

L’Europa a quattro velocità

"Hanno scelto l’ignoranza", titola il manifesto appello che nove ricercatori europei, tra cui il nostro Francesco Sylos Labini (nostro nel senso sia di italiano che di collaboratore di Scienzainrete, oltre che fondatore e colonna di Roars) hanno pubblicato nei giorni scorsi anche su Nature, mettendo nero su bianco un’inquietudine che serpeggia nella comunità scientifica del Vecchio Continente.

Il riordino degli Enti Pubblici di Ricerca

Il Consiglio dei Ministri di venerdì 13 giugno si è occupato di Pubblica Amministrazione, ma ha rimandato a data ancora da definire quel progetto di riordino degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) di cui si parla da molto tempo.
Anche se la discussione, pur essendo di interesse generale, stenta a uscire fuori dall’ambito degli addetti ai lavori.

A che punto è il trasferimento tecnologico in Italia?

Il Rapporto Ocse 2013 aveva evidenziato le difficoltà dell’avvio di un’azienda innovativa nel nostro Paese.
Il brevetto, forse il più importante tra mezzi a disposizione degli scienziati per trarre vantaggio in termini economici dalle proprie pubblicazioni, è poco utilizzato rispetto agli altri paesi.

I finanziamenti alla ricerca degli Enti pubblici

Il DEF, il Documento di economia e finanza che il governo è tenuto a presentare ogni anno al parlamento entro il 30 giugno, è ancora in bozze. È stato presentato dal Primo Ministro, Matteo Renzi, lo scorso 8 aprile, ma è ancora in fase di costruzione. Un capitolo importante di questo documento che, pur non avendo valore di legge, una volta approvato vincola il governo del paese e la spesa pubblica, riguarda l’università e la ricerca.

Un viaggio nella governance della ricerca europea

La ricerca europea è fondamentale per garantire la competitività futura delle nostre economie, come riconosciuto da tutti gli Stati membri al momento dell'adozione dell’obiettivo 3% del PIL da investire in ricerca e sviluppo. A tutt’oggi, però, gli investimenti in ricerca dei 28 paesi dell’Unione sono sotto il 2% del PIL e anche i finanziamenti pubblici non superano la media dello 0,7%.

Scienza e innovazione in Italia: 
qualche numero per capire

Nonostante l'Italia investa poco in ricerca, i suoi ricercatori si difendono, almeno a giudicare dal numero di pubblicazioni citate a livello internazionale. Critico è invece il passaggio dalla ricerca alle applicazioni industriali, almeno a leggere le statistiche di brevetti, start up e altri indicatori. Eppure è proprio il combinato di capacità di ricerca, innovazione, dinamismo industriale e capacità di conquistare nuovi mercati che può riavviare il Paese, recuperare occupazione e reggere una competizione internazionale sempre più intensa. 

Anche noi avremmo bisogno di una frontiera infinita

Sarebbe bello che un documento come "Scienza, la frontiera infinita" finisse nelle mani del capo del governo italiano. Sarebbe ancora più bello che questo avesse un effetto. Che so, l'aumento immediato del finanziamento della ricerca, una politica per incentivare i giovani a iscriversi all'università, la creazione di una Agenzia unica per la valutazione della ricerca e la promozione del merito.

La ricerca ai tempi della crisi

La ricerca, ai tempi della crisi. Secondo l’irlandese Patrick Cunningham, professore di genetica animale e già consigliere scientifico del governo di Dublino, occorre ripensarla. Rimodulandone le priorità. In un articolo pubblicato oggi, 24 ottobre, su Nature, Cunningham rileva che siamo nel pieno di una recessione economica. Che per uscirne occorre non diminuire, ma aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Soprattutto quelli pubblici.

Shutdown: a rischio la scienza made USA

Dalla mezzanotte del primo ottobre negli Stati Uniti è incominciato il cosiddetto “shutdown”, lo “spegnimento” di tutte le attività non essenziali. Il governo americano ha finito i fondi per finanziare i propri servizi; il lungo braccio di ferro fra Democratici (che hanno la maggioranza in Senato) e Repubblicani (che controllano la Camera) ha portato alla paralisi della pubblica amministrazione statunitense.

Troppi ricercatori in Cina?

Le università cinesi stanno avendo troppo successo. Dite loro di smetterla. Abbiamo bisogno più di operai, che di ricercatori col PhD. Gli operai mancano, mentre i dottori di ricerca non trovano lavoro. Il commento – quasi un appello – che Qiang Wang, direttore del Western Research Center for Energy and Eco-Environmental Policy presso lo Xinjiang Institute of Ecology and Geography dell’Accademia Cinese delle Scienze di Urumqi ha pubblicato nei giorni scorsi su Nature, con il titolo China needs workers more than academics, sembra un fulmine a ciel sereno.

Economia e ricerca nella Società della Conoscenza

Da alcuni anni vengono evidenziate, in occasioni diverse, due questioni apparentemente tra loro divergenti. Il riferimento è da un lato alle affermazioni intorno allo stato dell’economia mondiale e, anche, di quella italiana, che traducono una valutazione a dir poco molto critica, e dall’altro alle indicazioni di ordine certamente più accademico e teorico, ma sempre in materia di sviluppo economico e sociale, del tutto differenti nella qualità e nelle prospettive che vengono avanzate e che sembrerebbero offrire uno scenario del tutt

La ricetta Lincoln per la ricerca italiana

Cento cinquant'anni fa precisi, il 22 aprile 1863, si tenne il primo meeting dell'Accademia Nazionale delle Scienze. L'anno prima, in piena guerra civile, il Presidente Lincoln aveva firmato il Morrill Act, un decreto che avrebbe proiettato l'America verso un futuro di prosperità. Quel decreto metteva le basi perché i giovani di talento potessero accedere all'educazione avanzata e promuoveva la ricerca nel campo delle scienze e della tecnologia.

Bioscienze in UE: eccellenze, giusti ritorni e coesione

Lettera aperta al Ministro della Ricerca Scientifica

Come quasi tutti i Paesi dell’UE l’Italia agonizza in una crisi economica superabile solo con una più equa distribuzione della ricchezza e soprattutto con una sua più efficiente produzione: a quest’ultima un forte contributo può arrivare dalle bioscienze, a patto che se ne ottimizzi il potenzialo innovativa e applicativo.

Horizon 2020, il parlamento ne parla

Il 13 novembre alcuni membri del parlamento Europeo hanno discusso nella sede di Bruxelles, e anche in live streaming, del budget per la ricerca e sviluppo del prossimo programma quadro. L’argomento è molto attuale perché si teme che la crisi economica possa influenzare queste future spese per un settore che va ricevendo a livello nazionale sempre meno sostegno in vari paesi, tra cui l’Italia.

Un'agenzia per la ricerca

Quando si toccano le leve qualificanti il futuro, proprio e collettivo, come la conoscenza, la formazione, l’innovazione, occorre avere buon senso, capacità critica, autonomia di giudizio, umiltà, coraggio, immaginazione. Le future politiche scientifiche del Paese dovranno essere mosse da queste energie e non da visioni di parte, aspettative immediate, motivazioni tiepide. E dovranno poter contare su risorse significative.

Un cammino verde

Tra i comandamenti per il XXI secolo c’è, certamente, quello di attingere alle nuove conoscenze scientifiche per realizzare uno sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile. Potremmo definirlo un Green Path, un percorso verde. Per realizzare questo cammino desiderabile occorre tener conto di almeno tre fattori che, insieme ad altri, influenzano l’economia italiana ed europea nella cosiddetta era globale della conoscenza.

Dai camionisti alla ricerca scientifica

Dunque il Governo Monti con gli interventi di Spending Review ha deciso di ridurre i finanziamenti alla ricerca pubblica, nonostante già precedentemente, con i tagli orizzontali di Tremonti, fosse stata varata un’analoga operazione. Nel caso di Monti questi tagli derivano, tuttavia, da una valutazione di merito di tipo, si presume, costi/benefici.

Enti e istituti in pericolo per la spending review

Stando alla bozza del dl sulla spending review, la manovra messa a punto dal governo Monti dovrebbe riorganizzare il Consiglio nazionale delle Ricerche, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mentre metterebbe seriamente a rischio - sopprimerebbe - diversi Enti di ricerca, come L'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, l'Isituto Nazionale di Astrofisica e il Centro di Studi e Ricerche "Enrico Fermi".

Da "Little" a "Big Science"

Nel XX secolo, in particolare dopo la fine della seconda guerra mondiale, si è verificata una transizione netta nel modo di fare scienza: se Ernest Rutherford all’inizio del ‘900 poteva esplorare le proprietà dell’atomo con una strumentazione che stava tutta sul suo tavolo, oggi per studiare i componenti della materia sono necessarie le enormi apparecchiature del Large Hadron Collider al CERN.

Spagna e Grecia tagliano ancora la ricerca

L’ulteriore aggravarsi della situazione economica europea, sta costringendo molti stati del Vecchio Continente a drastici tagli di bilancio. A farne le spese, come spesso accade, è il mondo della ricerca scientifica. Il governo spagnolo stanzierà per il 2012 circa 6,4 miliardi di euro per la ricerca scientifica, lo sviluppo e l'innovazione. Il budget stanziato rappresenta un taglio del 25,5% rispetto al 2011.

Disastrosi tagli spagnoli

La laurea conviene, ma pochi lo sanno

Il superamento dell’attuale crisi economica e il rilancio del Paese impone un’attenzione particolare rispetto il tema della formazione e dell’orientamento dei giovani verso gli studi post-diploma. Diverse indagini hanno evidenziato nel tempo la scarsa efficacia delle azioni di orientamento dei neo-diplomati rispetto la scelta del corso di laurea, sia di quelle condotte dagli atenei sia di quelle prodotte in ambito scolastico.

Perché in Germania l’economia va meglio che in Italia

Lo sappiamo, a Berlino sono un po’ egoisti e alquanto ossessionati dal “rigore dei bilanci”. Ormai, quel “fiscal compact” che pretendono i tedeschi con prussiana determinazione, sta un po’ stretto agli altri europei. Tuttavia dobbiamo riconoscere che in Germania l’economia va molto meglio che in Italia. Non solo – e forse non tanto – in termini di stabilità finanziaria. Ma anche – e forse soprattutto – in termini di economia reale. Nella produzione di beni e servizi.

La Germania è ancora la locomotiva della lenta Europa.

Verso Rio+20: economia ecologica e giustizia climatica

Verso il summit Rio+20: un'economia più ecologica e solidale per una giustizia climatica e sociale.

Questo il titolo del seminario tenuto il 5 maggio scorso all'interno della festa  della Rete di Economia Solidale di Pisa. L'obiettivo degli organizzatori era di promuovere un momento di riflessione e discussione su quel che sarà Rio+20, continuando il percorso di lotta al cambiamento climatico e di superamento della crisi ambientale e sociale iniziato con l'Earth Summit del 1992.

Horizon’s horizon: science & society e lo shortermism

Nella prospettiva della knowledge society, il rapporto fra scienza e società è un punto critico fondamentale. Esaminare come lo si vuole affrontare vuol dire saggiare l’orizzonte nel quale stiamo elaborando la knowledge society. Eppure, nel profluvio di documentazione già prodotta dalla Commissione Europea per Horizon 2020 spicca l’assenza di un asse d’intervento dedicato, a differenza dei due precedenti Programmi Quadro.

Il futuro dell'Italia nelle sue risorse umane

I dati forniti qualche settimana fa dal gruppo di Andrea Cammelli, dell’università di Bologna, nel “rapporto AlmaLaurea” parlano, come usa dire, da soli: l’Italia stenta a riconoscere l’importanza del suo “capitale umano”. E, infatti, tra il 2008 e il 2011, in appena quattro anni, la percentuale di giovani che a un anno dalla laurea magistrale (3+2) risultano ancora senza lavoro è quasi raddoppiata. Nel 2008 i neolaureati disoccupati erano il 10,4%; nel 2001 sono saliti al 19,6%.

Verso la knowledge society

La Commissione Europea ha messo al centro della sua attenzione l’innovazione, dapprima lanciando la sfida di una "Europa innovativa", già prima dello scatenarsi della crisi mondiale, e poi con il proclama di voler diventare una Innovation Union. In un documento di lavoro dall’ambizioso titolo Consultation on Future ‘EU 2020’ strategy (consultabile in allegato), già si leggeva in effetti che: "Questo è un tempo di profonde trasformazioni per l’Europa. […] La conoscenza è il motore per una crescita sostenibile.

Obama aumenta gli investimenti in ricerca

«Per essere competitivi nel XXI secolo e per creare un’economia americana solida e duratura non dobbiamo porre questa nazione solo su un cammino fiscale sostenibile, ma anche creare un ambiente dove l’invenzione, l’innovazione e l’industria possano fiorire. Il budget 2013 proposto dalla Presidenza supporta la visione di un’economia americana competitiva su scala globale fatta per durare.

Un importante passo verso la ricerca applicata

Nel messaggio che ci ha lasciato l’amico Alessandro Liberati da poco scomparso nel suo articolo per Lancet intitolato “C’è bisogno di riallineare la ricerca accademica e commerciale” si chiede una nuova strategia della ricerca che riunisca tutte le parti interessate ricercatori, clinici, industria farmaceutica, autorità regolatorie e associazioni di pazienti per operare nel bene di tutti, al di là degli interessi personali. Un tentativo per raggiungere questo obiettivo è rappresentato da IMI.

L’industria americana della conoscenza

Non c’è dubbio, con 303 miliardi di dollari spesi nel 2011 in ricerca scientifica e sviluppo (R&S), l’industria degli Stati Uniti d’America si conferma come il principale polo di innovazione al mondo. Basti pensare che la spesa delle imprese americane nel 2011 ha rappresentato il 71% degli investimenti complessivi in R&S degli Stati Uniti. E risulta di poco inferiore alla spesa totale dei due paesi che, dopo gli Stati Uniti, investono di più in R&S: la Cina (175 miliardi di dollari) e il Giappone (152 miliardi di dollari).

Lettera al ministro Profumo

Caro Ministro Profumo,

I nuovi bandi per i Progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin) e per i fondi "Futuro in Ricerca" sono sicuramente un fatto positivo di cui le va reso atto. A differenza di precedenti governi, infatti, i bandi sono usciti per tempo a gennaio ripristinando la certezza sui tempi. Tuttavia, come è emerso anche nel recente dibattito sui media, le modalità di assegnazione dei nuovi bandi contengono alcune lacune. In particolare:

Alcuni chiarimenti sulla "modesta proposta" sull'università

Siamo grati a Francesca Coin per aver accettato il nostro invito a evitare preclusioni pregiudiziali e a entrare nel merito della nostra proposta, discutendone i dettagli e valutandone con attenzione le argomentazioni.(Per leggere l’articolo citato, apparso su www.roars.it, clicca sul seguente link).

Un modesto consiglio ai governi di Italia, Spagna e Grecia

Gettate il cuore oltre l’ostacolo. E anche se state mettendo a punto rigorose politiche di bilancio, con forti tagli alla spesa pubblica, prendete il coraggio a due mani e aumentate gli investimenti in ricerca scientifica e alta educazione.

È questo il consiglio che la rivista scientifica Nature invia, con un editoriale, ai tre paesi – Italia, Spagna e Grecia – che in questo momento sono nell’occhio del ciclone della crisi finanziaria che sta investendo l’Europa.

Rilanciamo le università con prestiti agli studenti

Questo saggio propone l’introduzione in Italia di prestiti condizionati al reddito futuro dei laureati e ne valuta la sostenibilità finanziaria (per leggere l'articolo integrale clicca qui). L’intento della proposta è duplice: (i) aumentare la capacità di scelta degli studenti meritevoli, facilitando in particolare l’investimento in istruzione terziaria di quelli meno abbienti, altrimenti inibiti dall’incertezza di quell’investimento; (ii)

Promosso il nuovo Ministro dell'Istruzione

Ottima scelta, quella di Francesco Profumo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Per almeno tre ordini di motivi: è una persona competente ed esperta; gode del riconoscimento e del consenso della comunità scientifica e accademica; ha un’idea chiara del ruolo che l’educazione terziaria (universitaria e post-universitaria) e la scienza hanno nella società e nell’economia della conoscenza.

Verso Horizon 2020

La Commissione Europea ha dato inizio alla fase di preparazione del prossimo programma per il finanziamento integrato per le attività di ricerca nel periodo 2014-2020. Si chiamerà “Horizon 2020” grazie al concorso “You name it”, lanciato dalla commissione per far scegliere online dai cittadini europei il nome del futuro programma di ricerca e innovazione. Ma c’è ancora tempo prima che abbia inizio. Infatti la sesta e penultima chiamata per progetti del 7°PQ si è appena conclusa e le valutazioni sono in corso.

I dilemmi della ricerca all'europea

La proposta della Commissione europea sarà resa pubblica solo alla fine del prossimo mese di novembre. Ma la rivista Nature nei giorni scorsi è stata in grado di anticipare le principali novità che secondo il “governo di Bruxelles” dovrà contenere Horizon 2020, il programma di finanziamento europeo alla ricerca che, a partire dal 2014 e fino, appunto, al 2020 succederà a FP7, il Settimo Programma Quadro che scadrà con il 2013.

Valutazione: qualche piccolo passo avanti

Si sta cambiando in Italia sulla valutazione della ricerca? Sul fonte privato abbiamo gli storici buoni esempi di AIRC e Telethon. Nel pubblico la situazione è peggiore. Qualche Regione, come la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno sviluppato sistemi di peer-review che, sulla base di esperienze personali come valutatore, mi sono parsi adeguati.

Riavvicinare il sistema produttivo alla ricerca

In  una  recente recensione del Rapporto della Royal Society di Londra, Knowledge, networks and nation. Global scientific collaboration in the 21 century, Pietro Greco su Scienzainrete, citando gli elementi essenziali contenuti in quel Rapporto riportava anche gli aspetti di più diretto interesse italiano.

Due erano, in sintesi, le questioni che emergevano:

Tasse universitarie: risposta a Sylos

Tra le affermazioni di Francesco Sylos Labini nel suo ultimo intervento, la più sorprendente è quella in cui mi domanda "Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all’università più dei poveri?" Questa sua domanda richiede una risposta, in attesa che altri vogliano intervenire in questo dibattito per non limitarlo ad uno sterile scambio bilaterale.

"Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all’università più dei poveri?"

Obama, l’innovazione e il nuovo sogno americano

“That’s the American way”, scandisce Obama di fronte ad una affollata platea di studenti del Northern Virginia Community College, illustrando il modo in cui il Governo Federale intende procedere nell’operazione di contenimento del deficit pubblico. La situazione economica è particolarmente grave e richiede interventi anche molto pesanti sul bilancio pubblico, ma non a costo di perdere la sfida degli Stati Uniti con il futuro. Non a costo di distruggere le prerogative del sogno americano, che ha fatto del Paese un simbolo di civiltà e di speranza.

Tasse per un'università più equa: risposta a Sylos Labini

Ringrazio Francesco Sylos Labini per i suoi commenti stimolanti, anche se critici, al mio tentativo di quadrare il cerchio: ossia di trovare una strada per rifinanziare gli atenei in un modo che sia equo per i meno abbienti, responsabilizzi i singoli e le istituzioni per evitare sprechi di risorse e sia sostenibile nel lungo periodo entro i margini ristretti dei nostri conti pubblici.

Ecco su cosa lavorerà l'agenzia

Prima di tutto vorrei ringraziare Scienzainrete e il Gruppo 2003 per l'attenzione alla nostra Agenzia e per il riconoscimento all'importante ruolo che avrà nella strategia di sviluppo delle università e degli enti di ricerca, una strategia dove la valutazione ricoprirà necessariamente un ruolo centrale.

Meglio "trasformare conoscenza"

Trasformare conoscenza trasferire tecnologia, a cura di Andrea Bonaccorsi e Massimiano Bucchi, è un dizionario critico delle scienze sociali sulla valorizzazione della conoscenza pubblicato ad aprile 2011 da Marsilio per conto del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali. Il volume raccoglie cinquantotto voci che approfondiscono il tema e si conclude con alcuni capitoli di riflessione critica.

Tasse universitarie: fatti, miti e ideologia

La discussione sull’ammontare delle tasse universitarie tocca vari punti politici e strategici di primo piano, dal ruolo dello Stato e dell’intervento pubblico, alla missione stessa dell’università; per questo è necessario che ci sia un dibattito approfondito su questo argomento.

Università e società: qualche cifra

L’università è, finalmente, al centro di un dibattito pubblico sempre più esteso. Se ne parla sui media. Intervengono nella discussione politici, sociologi, economisti.

Se ne parla in termini quantitativi. E ci si chiede: gli atenei sono troppi o troppo pochi? I giovani laureati sono troppi o troppo pochi? E lo stato investe troppo o troppo poco nell’università?

La vera riforma per il Gruppo 2003

Nel 2005, quando si discuteva nel Parlamento la cosiddetta legge Moratti sull’Università, il Gruppo 2003 fu invitato a esprimere la sua opinione sul disegno di legge nel contesto di un’audizione presso la Commissione competente del Senato della Repubblica. Come presidente pro-tempore del Gruppo, presentai ai senatori le nostre proposte su come avrebbe dovuto essere la riforma: proposte basate su tre abolizioni e nove corollari esplicativi. E’ inutile dire che nessuna delle nostre proposte è stata recepita nella legge che fu successivamente approvata.

Dal cinque all'uno per mille

Il tetto di cento milioni di euro posto al 5 per mille equivale a trasformare il cinque per mille in poco più dell'uno per mille. Sarebbe più onesto, almeno, rendere esplicita la scelta cambiando la percentuale. Era già uno stravolgimento il tetto di 400 milioni imposto in precedenza, ma ora si lascia credere alle famiglie di poter devolvere il 5 per mille dei tributi versati a enti e associazioni non profit, mentre la gran parte di quei soldi resteranno nelle casse dello Stato.

L'università italiana è cresciuta. Troppo in fretta?

L'università italiana è molto cresciuta negli ultimi trent'anni. Ormai un ragazzo su tre, giunto a diciannove anni, si iscrive all'università. La crescita era necessaria e auspicabile. La società ha bisogno di persone qualificate. Ma è diventata ipertrofica. Anche perché è avvenuta senza una valutazione attenta della proposta didattica e della produzione scientifica. Se si osservano i dati sull'andamento delle transizioni degli studenti dalla scuola secondaria all'università negli ultimi venti anni, ci si accorge immediatamente come l'università italiana abbia subito una seconda rivoluzione silenziosa: nel 1980 si iscriveva all'università meno del 30% di ogni gruppo di diciannovenni; dieci anni dopo tale numero si era innalzato sopra il 40% e nel 2001/2 superava il 50%. A questa crescita si associava una crescita equivalente del corpo docente.

Come spenderei i soldi di Obama

Arriva al Pronto Soccorso del mio Ospedale un ammalato con un ictus del cervello. Si esprime con difficoltà, non muove bene un braccio e nemmeno una gamba. Un trombo in un'arteria sottrae al suo cervello parte dell'ossigeno. Si deve fare un trattamento e con ogni probabilità lo si deve fare subito ma trattamenti ce ne sono diversi. Su che base il suo dottore sceglierà il trattamento A piuttosto che il trattamento B? A rigore di logica si dovrebbe scegliere il trattamento che darà a questo ammalato la migliore probabilità di sopravvivere o addirittura di guarire ma un medico che sia informato e conosca tutta la letteratura quale sia questo trattamento non può saperlo, ed è così per la maggior parte delle malattie. Il Presidente degli Stati Uniti e quelli che con lui lavorano per la riforma del Sistema Sanitario se n'è accorto.