Sistema nervoso

La mielina torna se si sfiamma

Oligodendrocita, modificato con GFP (Green Fluorescent Protein) - Credit: photo by Jurjen Broeke - Wikimedia - Pubblico dominio

Il nostro cervello è un organo incredibilmente complesso, formato da molti miliardi di cellule. Tra queste, i neuroni sono responsabili della trasmissione dell’impulso nervoso, mentre altre cellule, chiamate oligodendrociti, avvolgono i lunghi filamenti dei neuroni a formare la guaina mielinica, una struttura isolante che avvolgendosi strettamente ai prolungamenti dei neuroni, permette un’efficiente propagazione degli impulsi nervosi da una cellula all’altra.

Disamorarsi della cocaina con la medicina magnetica

'Strutture cercebrali.' . Credit: Wellcome CollectionCC BY

La dipendenza da cocaina è un problema che affligge milioni di persone, attratti dai suoi effetti: annientare la fatica, incrementare i ritmi, migliorare la performance. Come si sa, il consumo prolungato di cocaina, però, conduce facilmente alla dipendenza, dalla quale è estremamente difficile liberarsi. Le terapie consolidate sono tradizionalmente impostate sull’associazione di farmaci e psicoterapia, ma i risultati sono in generale deludenti.

Microbioma e sclerosi multipla: c'è correlazione?

Escherichia coli, una delle molte specie di batteri presenti nel microbiota umano. Credit: Rocky Mountain Laboratories, National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institues of Health.

Due gruppi distinti di scienziati hanno dimostrato che i batteri intestinali svolgono un ruolo nella sclerosi multipla (MS), una malattia in cui il sistema immunitario dell’organismo attacca il rivestimento mielinico dei neuroni causando tremore, stanchezza, problemi cognitivi e altri disturbi del sistema nervoso.

Le grandi pulizie durante il sonno

Tamara de Lempicka (1898-1980), "The Sleeping Girl (Kizette)", circa 1933.

Sul perché periodicamente non possiamo fare a meno di ritirarci dal mondo abbandonando momentaneamente la coscienza sul nostro caro materasso tarda ancora ad arrivare una risposta definitiva. Di una sola cosa abbiamo la certezza: la privazione assoluta del sonno dopo un certo tempo porta alla morte: e non solo noi, anche gli animali.

Luce nel cervello

Una sonda riesce a esplorare le aree più nascoste del cervello. Credit: Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Un nuovo strumento per analizzare, grazie a stimoli luminosi, aree più ampie e profonde del cervello al fine di comprendere meglio le basi fisiopatologiche di alcune malattie: questo il risultato pubblicato su Nature Neuroscience lo scorso 19 giugno, frutto di un lavoro di ricerca condotto dall’IIT di Lecce in collaborazione con la Harvard Medical School di Boston.

Cervello di mamma

A.A.A. cercasi candidata con le seguenti abilità: flessibilità cognitiva, buona memoria di lavoro, controllo dell’attenzione, multitasking, focalizzazione dei bisogni, organizzazione delle cure, capacità di interpretare le richieste del linguaggio pre-verbale e conseguente formulazione di risposte coerenti ai bisogni. Per tale posizione il compenso sarà corrisposto sotto forma di gratificazione profusa e spontanea derivante dall’esercizio delle suddette abilità nel rapporto con il beneficiario.

Cervelli asimmetrici e divisi

Con Giorgio Vallortigara, professore ordinario di Neuroscienze e direttore vicario del Center for Mind/Brain Sciences (CiMeC) dell’Università di Trento abbiamo parlato di biologia e del comportamento delle asimmetrie del cervello. L’a simmetria del cervello e del comportamento (lateralizzazione) è stata tradizionalmente considerata caratteristica esclusiva degli esseri umani.

Come contrastare l'astuzia evolutiva del glioblastoma

Il glioblastoma (GBM) è il più comune ed aggressivo tumore cerebrale primario negli adulti. Le opzioni terapeutiche sono limitate e consistono essenzialmente nell’intervento chirurgico e nel trattamento con radioterapia più un agente alchilante orale denominato temozolomide (TMZ). Nonostante i benefici derivati dall’utilizzo di TMZ, i tempi di sopravvivenza dei pazienti si prolungano di ~ 2 mesi e mezzo e il tumore invariabilmente si ripresenta con esito fatale.

Disegnata la nuova mappa del cervello

I neuroscienziati hanno a lungo cercato di suddividere il cervello umano in un mosaico di aree, anatomicamente e funzionalmente distinte benché spazialmente contigue (aree corticali e nuclei sottocorticali), come prerequisito per capire come funziona il cervello. Ciascuna area differisce da quelle circostanti per quanto concerne l’architettura microstrutturale, la specializzazione funzionale, la connettività con altri settori e/o l’ordinata organizzazione topografica intra-area (per esempio, la mappa dello spazio visivo nelle aree corticali visive).

La nostra marijuana

Tra i numerosi neurotrasmettitori presenti nel cervello umano si trovano alcune molecole di natura lipidica – derivanti cioè dai grassi della cellula – che non sono né immagazzinate in vescicole né liberate attraverso un processo di neurosecrezione, ma sono invece prodotte "su richiesta" dai neuroni quando questi sono stimolati da trasmettitori eccitatori quali il glutammato o l’acetilcolina.

Chi decide dell’eredità di Stamina?

L’eredità lasciata dal caso Stamina dovrebbe essere costituita da un bagaglio di nuove consapevolezze acquisite dalla ricerca, dalla politica, dalla stampa, dalla magistratura e dal grande pubblico, ma di certo comprende anche una voce molto concreta: 3 milioni di euro del Fondo sanitario nazionale stanziati nel 2013 dal cosiddetto decreto Balduzzi (legge 23 maggio 2013, n.

Da un farmaco antiasmatico segnali di ringiovanimento cerebrale

Uno studio internazionale ha mostrato come un farmaco già in commercio da anni per la cura dell'asma (un antagonista dei leucotrieni1), è in grado di invertire il corso dell'invecchiamento cerebrale e la perdita delle funzioni cognitive in animali anziani ai quali il farmaco è stato somministrato per 6 settimane a dosaggi compatibili con quelli già in uso nell’uomo. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications.

Ecco perché il nostro cervello funziona come Facebook

Se qualcuno pensava che fosse Mark Zuckerberg ad avere inventato Facebook (l'avrebbe fatto con Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes i suoi compagni di stanza dell’Harvard University) dovrà ricredersi. Zuckerberg è partito dall'elenco degli studenti con tanto di foto - Facebook appunto - che le Università degli Stati Uniti distribuiscono a chi si iscrive e ne ha fatto un social network che in un baleno ha conquistato il mondo. In un certo senso però  Facebook c'era già in natura, nel cervello di ciascuno di noi ben prima di Zuckerberg.

Epigenomica, la sinfonia delle nostre cellule

Tutte le cellule del corpo umano contengono essenzialmente lo stesso DNA. Ma allora cosa rende diverse una cellula cardiaca da neurone? Le cellule possono utilizzare le informazioni contenute nel codice genetico in maniera differente a seconda delle funzioni che devono esplicare, proprio come un’orchestra può eseguire una sinfonia in diversi modi. L’epigenoma rappresenta la sinfonia delle nostre cellule cioè la particolare combinazione di modificazioni dell’espressione genica che differenzia la cellula.

Staminali e Parkinson: una connessione di successo

Da oggi la medicina rigenerativa ha un'arma in più. In uno studio, appena pubblicato su Cell Stem Cell, viene dimostrato per la prima volta come neuroni derivati da cellule staminali umane sono in grado di creare, una volta trapiantati in modelli animali, specifici circuiti neuronali. Un risultato importante che apre la strada all’applicazione clinica delle cellule staminali nei pazienti affetti da Parkinson.

La musica in testa

«Da un punto di vista evolutivo, il linguaggio e la musica sono fenomeni particolari, perché appaiono in una sola specie: l’Homo sapiens». Così Aniruddh D. Patel inizia il settimo e ultimo capitolo, quello dedicato all’evoluzione, di un poderoso libro, La musica, il linguaggio e il cervello, da poco tradotto e pubblicato in italiano dal’editore Giovanni Fioriti.

La storia della cellula scritta con i caratteri del DNA

Un gruppo di ricercatori britannici del Wellcome Trust Genome Campus di Cambridge, in collaborazione con l’Università di Utrecht, ha pubblicato, in una lettera recentemente apparsa su Nature, uno studio relativo al sequenziamento di cellule normali per l’identificazione delle linee di sviluppo e dei processi mutazionali ai quali ogni cellula va incontro nel corso della propria vita.

Nei siti industriali inquinati maggior rischio di malattie

Ci si ammala più facilmente nei siti industriali contaminati: questo il succo della terza edizione dello studio «Sentieri» (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità sullo stato di salute della popolazione che vive nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN).

Dopaminet: due giorni per conoscere il Parkinson

Parkinson: un malattia in crescita, ancora non curabile e di cui non si parla abbastanza. Oggi esistono 4 milioni di casi nel mondo, 200 mila solo in Italia, ma le proiezioni dicono che nel 2025 i casi potrebbero essere raddoppiati. “Non esiste una cura per questa malattia", spiega Stefano Gustincich, docente di fisiologia presso la SISSA "Nessuna molecola può bloccare la neurodegenarazione. Il motivo principale della mancanza di una cura sta nel fatto che non c’è una diagnosi obiettiva, la diagnosi è clinica ma poco precisa.

Intelligenza artificiale e malattia mentale

Ricorre in questi giorni il centenario della nascita di Alan Turing, i cui studi sono ora più attuali che mai alla luce dei passi da gigante già compiuti verso la creazione dell’intelligenza artificiale. Il metodo elaborato da Turing nel famoso “Imitation game” (spesso ricordato come “Turing test”) è ancora un punto fermo nell’immaginare un sistema per accertare se i computer, oggi sempre più sofisticati, siano dotati di autonoma intelligenza. Turing

Ma è vero che uno spinello ogni tanto non fa male?

Qualche settimana fa il governatore della Regione Toscana, ai microfoni di Radio24, ha detto che uno spinello ogni tanto non fa male. La Regione toscana è quella che ha approvato a maggioranza una legge che attribuisce al servizio sanitario regionale il compito e l'onere di fornire medicamenti derivati dalla Cannabis ai pazienti per i quali questi farmaci siano indicati.

Cannabis: perché ora è pericolosa

Farmaci cannabinoidi e Medical Cannabis

Il 2 maggio il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza una legge volta a facilitare per i residenti l'uso di farmaci cannabinoidi come coadiuvanti degli oppioidi nellla terapia del dolore e nella terapia palliativa di condizioni croniche debilitanti (AIDS, anoressia, cachessia etc). A tale scopo, le strutture ospedaliere e le ASL provvederanno all'importazione di farmaci cannabinoidi, che saranno somministrati a carico e sotto stretto controllo del sistema sanitario regionale. 

Perché il metodo Zamboni non convince

Dove eravamo rimasti con la cura per la sclerosi multipla proposta dal dottor Zamboni? Zamboni è un chirurgo dell’Università di Ferrara che qualche anno fa cogliendo di sorpresa un po’ tutti ha annunciato che i suoi ammalati di sclerosi multipla tutti, nessuno escluso, avevano stenosi delle giugulari o delle vene azygos. Non era difficile prevedere che questo avrebbe suscitato l’interesse prima e l’entusiasmo poi di ammalati e delle loro associazioni, e dei giornalisti.

Viaggio alla scoperta dei lobi frontali

I lobi frontali, oltre a essere la parte del cervello piú estesa negli esseri umani, sono anche quella ontogeneticamente e filogeneticamente piú giovane. Molte delle aree cerebrali piú posteriori o subcorticali hanno dei ruoli specifici. Ad esempio, il lobo occipitale é dedicato quasi interamente alla visione, quello temporale alla memoria e alla percezione uditiva e così via.

lI futuro dei neuroni specchio

Chiamatela, se volete, serendipity: caso, fortuna. Serendipità, appunto: trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Chiamatela, se volete, contingenza. Nell’accezione che al concetto ha dato il biologo Stephen Jay Gould: trovarsi non solo al posto giusto e nel momento giusto, ma con tutte le capacità per cogliere al volo l’imprevista opportunità. Sta di fatto che, per serendipity o per contingenza:

Quante emozioni nei ricordi!

E’ una bella sera d’estate. Stiamo camminando per le vie del centro. Improvvisamente, uno sconosciuto si avvicina e con voce minacciosa ci aggredisce. Da questo momento, il ricordo di quell’evento così emotivamente coinvolgente tenderà a persistere nel nostro cervello. Tutte le volte che risentiremo quella voce o rivedremo quella persona ne avremo paura e rabbia. In maniera analoga, ricordiamo molto bene le voci e le fisionomie delle persone a noi care, o che comunque hanno avuto un ruolo importante e positivo nella nostra vita.

Che confusione, dottor Zamboni!

“Poor judgment in medicine can lead to interventions with fatal consequences”. Comincia così una nota del Lancet dell’anno scorso commentando la morte di un uomo ammalato di sclerosi multipla. Gli avevano messo due “stent” nella giugulare e poi gli hanno dato un anticoagulante perché gli stent non si chiudessero. E’ morto di emorragia cerebrale. Tre mesi dopo un altro paziente, curato allo stesso modo per la sclerosi multipla, ha dovuto essere operato di cuore per rimuovere uno di questi stent che era finito nel ventricolo destro.

I neuroni decidono per noi?

Lo studioso israeliano Itzhak Fried ha pubblicato su un recente numero di Neuron una ricerca che promette di riaprire le polemiche sul rapporto fra le neuroscienze e il concetto di libero arbitrio. Fried è andato in sala operatoria mentre erano eseguite operazioni a cranio aperto su una dozzina di pazienti coscienti, affetti da forme intrattabili di epilessia. Ha potuto misurare l'attività di singoli neuroni mentre i pazienti replicavano l'esperimento che rese celebre il neuroscienziato statunitense Benjamin Libet negli anni Ottanta.

Percezione artistica: meglio gli uomini o le donne?

Da alcuni anni una serie di studi sta cercando di svelare i correlati neuronali della percezione della bellezza nei visi, nei quadri e nelle sculture, nella danza e nella musica (Aharon 2001; Cela-Conde 2004; Jacobsen 2006; Kawabata 2004; O'Doherty 2003; Rhodes 2007; Senior 2003; Vartanian & Goel, 2004). Si sono scoperte molte cose, ma due importanti aspetti sono ancora da chiarire: le possibili differenze tra la percezione estetica degli uomini e quella delle donne, e le spinte evolutive che possono avere modellato la nostra capacità di percepire “il bello”.

Due errori logici contro l'Alzheimer

Vi sono proteine, come la beta amiloide o la tau, che si accumulano nel cervello dei malati di Alzheimer, e sono quindi oggetto di molti studi per comprendere meglio la demenza e trovare il modo di sconfiggerla. Sull'ultimo numero di Archives of Neurology, per esempio, due articoli e un editoriale sono dedicati al dosaggio di queste proteine per individuare i malati di Alzheimer o coloro che lo stanno diventando.

Quest'ultima possibilità, per le implicazioni che possiede, è dirompente, e merita una messa a fuoco.

Chi vegeta lo sa?

Un gruppo di ricercatori britannici e belgi ne è fermamente convinto. Secondo un loro recente studio la risonanza magnetica funzionale è in grado di rilevare segni di attività cerebrale anche nei pazienti incapaci di comunicare, perché in coma e mostra che una piccola parte delle persone in stato vegetativo ha in realtà una forma di coscienza.

Si soffre insieme con le reti neurali

Le neuroscienze hanno descritto con crescente accuratezza quali gruppi di neuroni costituiscono la matrice del dolore, struttura che ci permettono ad un tempo di percepire dolore e comprenderlo nei nostri simili. Lo studio di magnetoencefalografia (MEG) attuato presso l'ospedale Fatebenefratelli di Roma sotto la guida di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISTC), ha scoperto un meccanismo che ci mette in sintonia con gli altri quando provano dolore. di FRANCA MATILDE TECCHIO #FFF#

La rianimazione non è per chi deve morire

Nelle nostre terapie intensive ogni anno vengono ricoverati 150 mila ammalati, 30 mila muoiono. Le disposizioni di fine vita ce l’hanno solo l’8 percento, per gli altri qualche volta – poche - decidono i familiari, o il medico. Tutti i giorni i dottori delle nostre rianimazioni si chiedono se il loro è “un intervento a favore del paziente o è un intervento contro il paziente”. E devono comunque decidere.
“Alla fine cerchiamo di garantire una fine dignitosa, ma a volte garantiamo una cattiva fine” è lo sfogo di uno dei medici delle ottantaquattro rianimazioni che hanno partecipato allo studio del Mario Negri.

Chi ci guida in economia, l'emozione o la ragione?

Cosa guida le nostre scelte? Quali sono i fattori che ci inducono ad agire in un determinato modo piuttosto che in un altro? Un nuovo studio sul ruolo giocato dalle emozioni nei processi decisionalianche in ambiti tradizionalmente legati al concetto di razionalità in senso stretto, come quello economico. di CLAUDIA CIVAI