Roberta Villa

Medico e giornalista, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali.

Per l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig ha preso parte tra l’altro a progetti europei (TELL ME, ASSET), nel corso dei quali ha approfondito il tema delle vaccinazioni, come caso tipico di interazione tra scienza e società in cui è fondamentale il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news.

Nel 2014, insieme ad Antonino Michienzi, ha pubblicato un e-book inchiesta sul caso Stamina, dal titolo “Acqua sporca”, e nel 2017 il libro “Vaccini. Il diritto di non avere paura”, distribuito con il Corriere della Sera.

Collabora con l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

Per la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) fa parte del team che produce il sito “Dottore, ma è vero che…”.

È molto attiva sui social network e nel suo canale YouTube sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione, partendo dal tema dei vaccini e dalla sua esperienza personale di madre di sei figli.

Stabulari e laboratori alla luce del sole

Oramai non si può più tornare indietro. Qualcuno può pensare che fossero bei tempi quelli in cui gli scienziati, chiusi nella loro proverbiale torre d’avorio, portavano avanti il loro lavoro senza doversi confrontare con la società, senza dover spiegare al grande pubblico le implicazioni delle loro scoperte, senza dover dipendere da un consenso più ampio per reperire le risorse e i fondi necessari per la ricerca. Che piaccia o no, oggi non è più così.

Vaccini obbligatori: un discutibile ritorno al passato

In questi giorni sembra di stare in una macchina del tempo: mentre Roger Federer e Rafael Nadal si contendono una finale del Grande Slam di tennis, riaprendo agli Australian Open il duello di dieci anni fa, in Italia si balza indietro addirittura a prima degli anni Novanta, reintroducendo un sistema elettorale proporzionale e tornando all’idea che il miglior modo per contrastare l’ostilità e la paura nei confronti delle vaccinazioni sia imporle,

La ricerca sui macachi raccontata a senso unico

Se quando si parla di scienza bisogna stare in guardia dalla cosiddetta “false balance”, che mette sullo stesso piano idee bislacche e conoscenze accertate e condivise, quando si tratta di cronaca sarebbe buona pratica giornalistica sentire entrambe le campane per verificare i fatti, soprattutto se riferiti da una fonte che non si può ritenere al di sopra delle parti.

Obbligo vaccinale al nido: è la soluzione giusta?

Al nido si potranno iscrivere solo bambini in regola con le vaccinazioni. Tutti (o quasi) plaudono alla decisione del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna che il 22 novembre, con il solo voto contrario del Movimento 5 Stelle, ha inserito questa clausola in una legge di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia.

Il mondo della ricerca a caccia di metodi complementari alla sperimentazione animale

C’è un equivoco frequente, quando si parla di sperimentazione animale: da un lato si immagina il mondo della ricerca che si barrica a difendere l’uso delle cavie in laboratorio, e dall’altro un sottobosco alternativo, non meglio definito, ma ignorato, anzi osteggiato, dalla cosiddetta “scienza ufficiale”, che, forse in cantina o nel garage di casa, ha messo a punto metodi che già potrebbero sostituire perfettamente gli animali con colture cellulari e programmi al computer, ma che non vengono diffusi per difendere interessi superiori.

La ricerca italiana salvata dall’Europa

L’Italia deve correggere il decreto che fa male ai pazienti e agli animali, non solo alla ricerca

L’Italia ha due mesi di tempo per fare marcia indietro e correggere il decreto legislativo 26/2014 sulla sperimentazione animale, nei punti in cui questo introduce ulteriori limiti alla Direttiva europea del 2010. In caso contrario, scatteranno nei confronti del nostro Paese pesanti sanzioni economiche, fino a 150.000 euro al giorno.  

Vaccines: a case history of false balance on TV

Article published on the ASSET website

Until the end, it seemed it could sort out to be a happy-ending story, a demonstration of how new social networks, renown for spreading misinformation, can also correct it, when used properly. But the unfortunately predictable finale showed the opposite: counteracting false ideas about vaccines is not that easy. It will take time, a big deal of patience, communication skills and a good, coordinated strategy as well.

Vizi umani e bestiali virtù

La LAV è scesa di nuovo in piazza, con motivazioni tra le quali sembra annidarsi un atteggiamento che più che morale, appare moralistico: non far pagare gli animali per i vizi degli uomini.  La pagina ufficiale su Facebook dell’Associazione, infatti, il 18 marzo, chiedeva firme con queste parole: «Fumo, alcol e droga sono vizi umani. Perché gli animali devono pagare con la loro vita?».

Is Zika a lose-lose game for WHO?

Declaring an emergency is a dirty work, but someone has to do it. When facing a serious threat to global public health, even if complete evidence is lacking, someone has to take the responsibility to push the red button that activates a chain of coordinated actions (such as cooperation among states and research of vaccines). Choosing to do this, the risk of giving a false alarm is unavoidable. On the other side, one could decide to wait until something more is known, with the awareness that, in this way, it is possible to act when it is too late.

Zika, o della difficoltà di comunicare l’incertezza

Dichiarare un’emergenza è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Davanti a una possibile grave minaccia alla salute pubblica internazionale, seppure con poche certezze scientifiche tra le mani, qualcuno deve prendersi la responsabilità di schiacciare tempestivamente il pulsante che attiva una catena di risposte coordinate (dalla cooperazione tra i governi alla produzione di farmaci e vaccini), e accettare così il rischio di dare un falso allarme.

La politica è di nuovo bocciata in scienze, ma non è un nuovo “caso Stamina”

L’assegnazione delle risorse per la ricerca non si fa così. In una lettera alla Stampa, un gruppo di una trentina scienziati italiani di spicco ha espresso il proprio disappunto per lo stanziamento di finanziamenti ancora una volta «destinati in maniera arbitraria, a prescindere da un’accurata valutazione scientifica».

Chi decide dell’eredità di Stamina?

L’eredità lasciata dal caso Stamina dovrebbe essere costituita da un bagaglio di nuove consapevolezze acquisite dalla ricerca, dalla politica, dalla stampa, dalla magistratura e dal grande pubblico, ma di certo comprende anche una voce molto concreta: 3 milioni di euro del Fondo sanitario nazionale stanziati nel 2013 dal cosiddetto decreto Balduzzi (legge 23 maggio 2013, n.

Il fil rouge dell’autofagia attraversa tutte le malattie?

Nel 2015 ci sono ancora attività fondamentali della vita della cellula, conservate attraverso tutta l’evoluzione, di cui sappiamo poco. È il caso dell’autofagia, un meccanismo omeostatico che si serve dei lisosomi per degradare e riciclare il materiale cellulare, le proteine, gli organelli invecchiati.  Interpretato al momento della sua scoperta come banale epifenomeno della morte cellulare, si è rivelato, nel corso degli anni, un’inesauribile fonte di sorprese.

Non c’è alternativa alla sperimentazione animale

Una sede, l’Accademia dei Lincei a Roma, è prestigiosa, di quelle che portano già nel nome l’autorevolezza di secoli di storia. L’altra, nel contesto della convention Telethon a Riva del Garda, è suggestiva, coronata dalle montagne che si affacciano sul lago. Due splendidi scenari che hanno visto negli ultimi giorni nuovi tentativi di dialogare con la politica, i media, ma anche con il grande pubblico, per spiegare le conseguenze che avrà la direttiva europea 2010/63 sulla sperimentazione animale, così come è stata applicata in Italia.

E’ italiana la prima cura con staminali approvata al mondo

Si chiama Holoclar, ed è il primo trattamento a base di cellule staminali al mondo a essere approvato da un ente regolatorio come un prodotto farmaceutico. Una volta ratificato l’accordo nei singoli Paesi, l’epitelio corneale ricostituito a Modena su supporti di fibrina permetterà di restituire la vista a occhi ustionati per i quali il trapianto di cornea tradizionale non è indicato o ha già fallito.

Il no del Comitato, nuove speranze per le famiglie

Era già tutto previsto: che il secondo Comitato chiamato a valutare la sperimentazione sul cosiddetto Metodo Stamina desse un parere contrario, vista l’assoluta mancanza di presupposti scientifici per proporla; che Davide Vannoni, “ideatore”, a suo dire, del suddetto metodo, annunciasse un nuovo ricorso al TAR.

Andolina era Andolina anche prima di Vannoni

La classica etichetta che accoppia genio e sregolatezza gli piace molto. Ha forse danneggiato la sua brillante carriera di ematologo pediatra e compromesso i rapporti con il suo Istituto e molti colleghi, ma se di questa immagine sopra le righe Marino Andolina non fosse anche compiaciuto non ne avrebbe fatto il registro su cui si gioca la sua autobiografia (“Marino Andolina, un pediatra in guerra”, Mursia, 2014).

Stamina a Brescia, tra audizioni e contraddizioni

Quasi un milione di euro solo in spese legali, senza parlare dell’impegno di personale e strutture sottratte ad altre necessità, o della ricaduta in termini di immagine su un centro di eccellenza dichiarato dall’AgeNaS nel 2013 il secondo miglior ospedale italiano dopo il San Raffaele di Milano, il primo quindi in Italia tra le strutture pubbliche.

I mutanti sono già tra noi? Niente fantascienza, già realtà

Manipolare i geni per curare le malattie non è più fantascienza. Un trattamento contro una rara malattia ereditaria che provoca gravi pancreatiti ricorrenti per la carenza di una proteina detta lipoproteina lipasi è già stato addirittura autorizzato dalle autorità europee. Ma i pazienti trattati con la terapia genica si possono considerare “mutanti”, come quelli che ci siamo abituati a vedere nei film? Dipende. Sono molti ormai gli individui che portano nelle loro cellule DNA “aggiunto” dall’esterno per correggere un difetto genetico.

Chi ha messo a punto il "metodo Stamina"?

Il “padre” ucraino della tecnica Stamina è un esperto nella clonazione del baco da seta e non ha mai pubblicato nulla sulle staminali; la sua collega, autrice di due delle foto contenute nella richiesta di brevetto di Vannoni, ha firmato due soli lavori sull’argomento; l’italiana che ne ha raccolto il testimone non è nemmeno iscritta all’albo dei biologi; l’unico PhD coinvolto svolgeva solo funzioni da tecnico di laboratorio ed era tenuto all’oscuro di tutto.

The missing link between Ricordi and Medestea

On the stage where the so-called “Stamina case” is being performed – a tragedy disguised as a farce – reflectors have not lightened yet the female protagonists, who are still remaining in the shadows. Or maybe there is where the male actors want to keep them: the star, Davide Vannoni; his right-hand man, Marino Andolina; the deus ex machina, Gianfranco Merizzi, president of Medestea, the company holder of the proprietary rights for the so-called “Stamina method”.

L’anello che chiude il cerchio tra Ricordi e Medestea

Sul palcoscenico dove si rappresenta la tragedia camuffata da farsa del cosiddetto Caso Stamina, i riflettori non hanno ancora illuminato le protagoniste femminili, che per ora si tengono nell’ombra. O forse vi sono tenute dagli attori uomini: la star, Davide Vannoni; la spalla, Marino Andolina; il deus ex machina, Gianfranco Merizzi, presidente di Medestea, la società che detiene i diritti per lo sfruttamento del cosiddetto “metodo Stamina”.

Per Stamina tra gli scienziati volano parole grosse

Ognuno ha il suo carattere, anche tra gli scienziati. C’è chi fa dichiarazioni violente ai giornali, chi  irride ai colleghi su Facebook e chi prende posizioni ferme senza dargli troppa pubblicità, semplicemente rivolgendosi a chi di dovere. Alberto Mantovani, docente di patologia generale all’Università di Milano e direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas, non è tipo da schierarsi in cori da stadio pro o contro un collega.

Superbugs: every one is responsible

Step by step, some improvement can be seen in our fight against the so called “superbugs”. The 2013 Eurobarometer survey on Antimicrobial Resistance (AMR), published in occasion of the 6th European Antibiotic Awareness Day, shows in fact a positive, even if modest, involution in EU citizens’ use and knowledge about antibiotics since the last survey in 2009: «It means that the process is reversible, but a lot of work still needs to be done» said Tonio Borg, Commissioner for Health at the European Commission.

Nei mitocondri conta anche l’apparenza

In una cellula nulla è casuale, nemmeno la forma apparentemente disordinata delle creste mitocondriali. Uno studio appena pubblicato su Cell da Luca Scorrano, ricercatore dell’Istituto Telethon Dulbecco e professore di biochimica all’Università di Padova, ha dimostrato che l’efficienza della catena respiratoria è strettamente correlata alla disposizione delle pieghe della membrana interna dei mitocondri. E questa, a sua volta, è regolata dall’attività di un gene, chiamato OPA1.

La terapia genica fa due gol, e cura due malattie rare

Osare definire storici i due studi pubblicati su Science, in cui si riportano i risultati ottenuti al TIGET di Milano rispettivamente nei confronti della leucodistrofia metacromatica e della sindrome di Wiskott Aldrich, non è un’esagerazione. Per la prima volta, infatti, si può parlare di una cura efficace nei confronti di due malattie che fino a oggi davano poche (o nessuna) speranza.

Gene therapy: great success against two rare diseases

The definition of landmark studies attributed to the two studies published in Science that report the results obtained at the Milan TIGET, respectively on metachromatic leukodystrophy and the Wiskott Aldrich syndrome, is not a daring exaggeration. Indeed, for the first time we may speak of an effective treatment against two diseases which, until now, had given little (or no) hope.

Quel pasticcio fraudolento (e poco chiaro) del caso Stamina

I segugi di Nature hanno fatto una scoperta sorprendente, ma non sono andati fino in fondo a collegare, oltre alle immagini, anche i nomi. E quella denunciata dalla rivista potrebbe essere l’ennesima conferma dell’approssimazione con cui Davide Vannoni e la sua fondazione affrontano la ricerca e la medicina.

Braccio di ferro con la talassemia

Non è solo per effetto delle trasfusioni che i talassemici accumulano troppo ferro:  il difetto genetico nella formazione delle catene dell’emoglobina stimola infatti l’organismo ad assorbire una quantità del metallo maggiore  del dovuto, nel tentativo di ovviare alla difficoltà di produrre i globuli rossi. L’encomiabile sforzo, tuttavia, risulta alla fine controproducente, e l’eccesso di ferro finisce col creare solo danni. Logico quindi cercare di ridurlo, molto meno scoprire che in tal modo si può paradossalmente migliorare anche l’anemia.

La terapia genica che mima gli effetti del digiuno

Studiando le rare malattie da accumulo lisosomiale si è arrivati a una scoperta che potrebbe rappresentare una svolta nella prevenzione e nella cura delle più diffuse patologie del nostro tempo, dall’aterosclerosi all’Alzheimer, passando per l’obesità. La chiave è un gene, chiamato TFEB, segnalato nel 2009 su Science da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di Napoli, guidato da Andrea Ballabio.

La carta d’identità del nuovo virus dell’aviaria

Viene tutto dagli uccelli il patrimonio genetico del nuovo virus influenzale H7N9 che a tutt’oggi, 16 aprile 2013, ha provocato 60 casi della malattia e fatto 13 vittime, almeno secondo i dati ufficiali forniti dalle autorità cinesi e che, partito dalle regioni orientali intorno a Shangai, ha già raggiunto Pechino.

Costringere le cellule alle grandi pulizie di primavera

C’è una company statunitense, la Shire, con sede a Boston, che invece di investire ad Harvard o a Cambridge, ha deciso di scommettere con 22 milioni di dollari sulla ricerca che si fa a Napoli. L’accordo con l’Istituto Telethon TIGEM diretto da Andrea Ballabio, della durata di cinque anni, andrà a sostenere tre programmi di ricerca articolati in 13 progetti. Obiettivo: trovare nuove cure per le malattie da accumulo lisosomiale ma anche per le ben più comuni patologie neurodegenerative, dal morbo di Parkinson all’Alzheimer.

Scienza: nome comune di cosa, ancora maschile

L’anno scorso Nature ha fatto un sano esame di coscienza, ammettendo che solo il 14 per cento dei suoi revisori e il 19 per cento degli esperti cui la redazione chiedeva commenti ed editoriali apparteneva al sesso femminile. Quest’anno la rivista è andata oltre, dedicando alla discriminazione di genere nel mondo della scienza un intero speciale.

Giornata delle malattie rare, in Europa si passa ai fatti

Si parte con le malattie renali, neurodegenerative e neuromuscolari, che costituiscono una grossa fetta delle circa 7.000 malattie rare finora conosciute. Che poi, ormai lo si ripete da tempo, queste patologie sono rare solo se prese a una a una  -- per essere definite tali devono colpire, secondo la definizione dell’Unione Europea, meno di 5 persone ogni 10.000-- ma nel loro insieme interessano circa 30 milioni di persone solo in Europa e 2 milioni in Italia, e rappresentano il 10 per cento di tutte le patologie che colpiscono l’umanità.

Una piccola speranza per il tumore al pancreas

La metafora del cavallo di Troia è trita e ritrita, ma è anche la più semplice per spiegare l’idea che ha permesso di scalfire la purtroppo ben nota refrattarietà alle cure del tumore al pancreas: rinchiudere il farmaco, in questo caso il paclitaxel, usato da vent’anni per la cura di diverse forme di cancro, in un guscio di albumina, per nasconderlo al tumore e trarlo in inganno.

Un difetto genetico cura l'altro

La somma algebrica di due difetti genetici che producono effetti opposti può ristabilire la normalità: una mutazione che aumenta in maniera patologica la tendenza del sangue a coagulare, provocando trombosi attraverso un'eccessiva produzione di fattore IX, può quindi aumentare l'efficienza della terapia genica contro l'emofilia B, in cui, al contrario, i meccanismi della coagulazione sono compromessi proprio per carenza dello stesso fattore.

La ricerca sul diabete

La ricerca avanza ma è trattenuta da lacci che le impediscono di fare tutto quel che potrebbe per la conoscenza e la cura delle malattie. “Come l’FDA può costarti la vita” è il titolo di un articolo pubblicato il 3 ottobre del 2011, sul Wall Street Journal, da Scott Gottlieb, un medico ed ex Commissario incaricato per conto della Food and Drug Administration statunitense.

Comunicazione e partecipazione contro i rischi della rete

Quasi tutte le 800 famiglie di malati rari che hanno partecipato all’indagine sui comportamenti online dell’UNIAMO-FIMR hanno in casa un computer collegato a internet. Poco meno dell’85 per cento dei familiari (per lo più mamme) che hanno compilato il questionario, ancora disponibile sul sito Orphanet, va in rete almeno una volta al giorno, e solo l’1,5 per cento non lo fa mai.

Non ci sono scarabocchi nel libro della vita

Che il junk DNA non fosse tutta spazzatura, lo si ripeteva da anni. Ma la novità dello studio ENCODE, evoluzione del Progetto Genoma Umano, sta nell’aver indicato che non solo alcune, ma almeno l’80 per cento delle sequenze che non codificano per proteine svolge altre funzioni, probabilmente non meno importanti. E nell’aver mappato tutti questi elementi. Così, come spesso è accaduto nella storia della scienza, e più in generale della conoscenza umana, una nuova scoperta innesca un processo a catena, anzi, spalanca un intero nuovo mondo da esplorare.

Also academia needs industry

Researchers working at universities or in independent research centers cannot by themselves change the fate of the sick. They can identify crucial mechanisms underlying a disease and find out how to correct them; they can test their intuitions in vitro and in animal models, they can even perform the first stage of a clinical trial, if they find the appropriate funding, but, especially when it comes to innovative therapies, they will never be able to bring the treatments to all those who need them.

La ricerca è giovane e sempre più donna

A 48 anni Francesco Cecconi è il più anziano, si fa per dire, dei PI, i principal investigator, a bordo della nave della Royal Caribbean che ha ospitato la scorsa settimana il retreat del Dulbecco Telethon Institute. Ma in ambito accademico è giovanissimo, il più giovane dei professori ordinari del Dipartimento di Biologia dell'Università Tor Vergata, dove è docente di Biologia dello sviluppo dal 2006.

Non sono le radiazioni a minacciare Fukushima

Sembra proprio che non sarà la radioattività a minacciare la salute degli abitanti della prefettura di Fukushima. Due diversi rapporti indipendenti, redatti rispettivamente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche (UNSCEAR), gettano acqua sul fuoco delle previsioni diffuse dopo che lo tsunami scatenato dal terremoto dell'11 marzo scorso aveva travolto la centrale nucleare dellaTokyo Electric Power Company.

Anche l’accademia ha bisogno dell’industria

I ricercatori che lavorano nelle università o nei centri di ricerca indipendenti non possono da soli cambiare il destino degli ammalati. Possono individuare meccanismi cruciali alla base di una patologia e scoprire come intervenire per correggerli; possono verificare le loro intuizioni in vitro e su modelli animali, perfino condurre le prime fasi di un trial clinico, se trovano i finanziamenti adeguati, ma non potranno mai essere  in grado, soprattutto quando si parla di terapie innovative, di arrivare a portare le cure a tutti coloro che ne hanno necessità.

Curare il tumore al seno, ma non scordare il cuore

Nei tumori al seno Her2 positivi la terapia mirata, aggiunta alla chemioterapia tradizionale, aumenta la sopravvivenza, ma talvolta a prezzo di uno scompenso cardiaco.  Un tumore al seno su cinque presenta, sulla superficie delle sue cellule, un recettore di crescita epiteliale detto Her2: una caratteristica questa che fino all’introduzione del trastuzumab, un anticorpo monoclonale prodotto in laboratorio e mirato specificamente contro questo bersaglio, rendeva la malattia particolarmente minacciosa e più difficile da trattare.

Una nuova famiglia per le malattie orfane

Le malattie rare non sono più orfane, ma per la ricerca italiana non è solo questa la buona notizia; è motivo di soddisfazione anche sapere che nella famiglia che le ha finalmente adottate spiccano nomi di spicco di casa nostra. Un consorzio internazionale chiamato International Rare Diseases Research Consortium, IRDiRC, ha infatti riunito le principali organizzazioni mondiali, pubbliche e private, impegnate contro le malattie rare.

Da Padova contro le patologie del collagene VI

Anche nelle università italiane, non solo ai National Institutes of Health, succede che esperti di fama mondiale in settori apparentemente disparati lavorino nella stessa struttura su progetti completamente diversi. E che le loro strade così si possano più facilmente incrociare, in modo da potenziare le reciproche competenze. «La cosa avviene solo apparentemente per caso» precisa Paolo Bernardi, professore di patologia generale al Dipartimento di scienze biomediche e sperimentali dell’Università di Padova.

La minaccia dell’aviaria potenziata in laboratorio

Non si può certo dire che Ron Fouchier misuri le parole. Il virologo dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam infatti ha presentato il virus H5N1 da lui modificato come “un agente infettivo capace di annientare metà della popolazione mondiale”. Ovvio che l’annuncio, trapelato dall’European Scientific Working group che si è tenuto un paio di mesi fa a Malta, e poi ribadito dall’esperto olandese a chi lo ha intervistato, abbia creato preoccupazione e sconcerto.

Puntare a zero

La Giornata contro l’AIDS che si celebra oggi in tutto il mondo porta con sé alcuni dati incoraggianti e un barlume di speranza per il futuro: lo slogan dell’iniziativa, Getting to zero, Arrivare a zero -- intendendo con questa cifra il numero di morti e di nuovi casi -- è un obiettivo ambizioso, forse irraggiungibile. L’epidemia sembra però finalmente su una china discendente: i 2,7 milioni di nuove persone contagiate dall’HIV e gli 1,8 milioni di malati deceduti nel 2010 sono ancora un’enormità, ma entrambi i dati sono in netto calo rispetto agli anni precedenti.

AAA ingegneri cercasi per la ricerca sul cancro

«Cerchiamo ingegneri!». L’appello di Marco Foiani, direttore scientifico di IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare), che ha promesso borse di studio e posti di lavoro ben retribuiti, non poteva che suscitare un caloroso applauso nell’aula del Politecnico di Milano gremita di studenti, in occasione delle Giornata per la ricerca sul cancro di AIRC.

Forma e funzione: da Aristotele al DNA

L’umanità ha da sempre nutrito il fascino per la forma, il modo in cui un corpo occupa lo spazio; da tale attrazione nascono le arti visive, la scultura e l’architettura che hanno accompagnato l’umanità fin dalla notte dei tempi. Ma le forme in assoluto più straordinarie appartengono al mondo vivente: sono i nostri organi, tessuti e cellule.

Un samurai in lotta contro il cancro

La chiamano la via Panisperna dell’oncologia. E in effetti, come presso il Regio istituto di fisica dell'Università di Roma nacquero e crebbero negli anni Trenta  i padri della fisica moderna italiana, prima che la sciagura delle leggi razziali li disperdessero in tutto il mondo, così è in via Venezian, all’Istituto dei tumori di Milano, che si può dire ebbe origine e si sviluppò l’oncologia italiana.

Business e ricerca possono andare a braccetto?

Al di là della toccante vicenda umana, Extraordinary Measures, il nuovo film con Harrison Ford in uscita oggi nelle sale italiane, pone l’accento su  una questione cruciale nell’ambito della ricerca biomedica: il vero anello debole della catena è la difficoltà di passare dall’idea geniale di uno scienziato a un prodotto concretamente a disposizione dei malati.

Per Zsyntax la vita è un teorema

Forse non per sciogliere i misteri della vita, ma per rappresentarne alcuni aspetti bisogna pensarli in termini di teoremi matematici. Il nuovo linguaggio formale messo a punto da Giovanni Boniolo, Marcello D'Agostino e Pier Paolo Di Fiore permette di esprimere i processi molecolari studiabili in laboratorio sotto forma di formule logiche precise e rigorose, che anche un computer può leggere ed elaborare.

A Milano, una megasinergia per la nanomedicina

A dirigere il programma di ricerca neurologica del nuovo Centro europeo di nanomedicina (CEN) presso il Campus IFOM-IEO di Milano sarà un ingegnere. E non è l’unico aspetto inconsueto di questa vicenda. Di curioso, per la realtà italiana, c’è anche che Francesco Stellacci abbia solo 37 anni e quindi, a un’età in cui i suoi colleghi si dibattono tra borse di studi e contratti a progetto, torni in Europa rinunciando alla conferma a vita come docente del Massachussetts Institute of Technology di Boston, dove lavora da più di dieci anni.

MAMbo, che scienza!

Ecco una traccia del discorso che Pier-Luigi Lollini, dell'Università di Bologna, ha tenuto presso il Museo d'arte moderna del capoluogo emiliano.

I progressi nella cura dei tumori che vediamo all'opera oggi sono il diretto risultato dell'investimento in ricerca sul cancro che tutti noi (cittadini, AIRC, ricercatori) abbiamo fatto nel passato. Cosa possiamo attenderci per il futuro?

Una rete di geni che alimenta il tumore al seno

Un gruppo di ricercatori coordinati da Giovanni Blandino, ha individuato una rete di geni, alcuni già famosi, come il p53, altri meno noti, che interagiscono tra loro per la formazione di nuovi vasi e quindi per garantire le forniture indispensabili alla sopravvivenza del tumore della mammella, alla sua diffusione e metastasi. Il lavoro è pubblicato oggi su Nature Structure Molecular Biology. di ROBERTA VILLA

Ufficiale: è pandemia

La decisione è anche politica. La dichiarazione ufficiale dal parte dell'OMS che la nuova influenza A ha raggiunto l'ultimo gradino della scala con cui si misura la diffusione della malattia ha implicazioni pratiche immediate. Con questo provvedimento, infatti, scatta la priorità dei paesi che negli anni passati avevano prenotato ingenti quantità di vaccino pandemico alle aziende produttrici, scavalcando gli ordini effettuati nelle ultime settimane.

Glaciazione da ossigeno

Se il riscaldamento globale di oggi è provocato dall'incremento della concentrazione atmosferica di anidride carbonica, anche la prima glaciazione potrebbe essere stata provocata da un suo brusco aumento. Lo sostiene un team internazionale di geologi, i quali, studiando rocce provenienti dal Sud Africa, hanno dimostrato come il fenomeno della prima grande ossigenazione dell'atmosfera terrestre, avvenuta circa 2,3 miliardi di anni fa, abbia coinciso dal punto di vista temporale con l'inizio della prima grande glaciazione, di cui non si conosceva finora la causa.