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COVID-19/Società

Il lockdown colpisce di più le donne

Secondo un'indagine condotta dal gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps, Covid-19 ha impattato negativamente soprattutto sulle donne, sia a livello psicologico che lavorativo (significativo anche l'aumento delle violenze domestiche). Colpiti anche i ragazzini sotto i 12 anni e probabilmente aumentato il tasso di suicidi.

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Come ci sentiamo in questo tempo sospeso che stiamo vivendo? E come sta cambiando la nostra percezione del mondo?

Pandemia: una nuova normalità

Da alcune settimane stiamo assistendo di nuovo a un brusco aumento dei contagi in Italia, in modo sostanzialmente simile a quanto osservato in altre nazioni europee. La seconda ondata, temuta ed evocata come inevitabile da diverse fonti, sembra essere arrivata e lo spettro di un nuovo lockdown si delinea all’orizzonte. Il quadro attuale richiede di prendere rapidamente delle decisioni importanti, ma sarebbe un errore limitarsi a una gestione della situazione contingente. Vi sono infatti elementi a medio-lungo termine associati alla pandemia che sono di portata anche più ampia della diffusione di contagi che l’Italia e l’Europa stanno attualmente affrontando.

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La pandemia non si sta esaurendo e l’immunità di gregge è lontana

Al contrario di quanto prospettato da alcuni ricercatori durante i mesi estivi, il virus mantiene la sua capacità di contagiare e uccidere.

Scuola: lettera aperta per una gestione consapevole

Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione, al Ministro della Salute, al Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico per un adeguamento delle misure anti-Covid-19 agli standard di conoscenza scientifica attualmente disponibili.

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Lettera aperta
alla Ministra dell’Istruzione
al Ministro della Salute
al Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico

La cura dell’arte

“L'arte della medicina” è il titolo di un editoriale recentemente pubblicato sul Lancet e firmato da un gruppo di autori che fanno parte del progetto Theater of War for Frontline Medical Providers, che propone una serie di letture delle tragedie di Sofocle a comunità militari e civili dell’area di New York. A chi si chiedesse cos’abbiano da spartire gli americani con il teatro greco creato 400 anni prima della nascita di Cristo, la risposta è “l’umanità”: usando la lente rovesciata della distanza, gli autori ellenici hanno trasposto nella mitologia le sofferenze della loro società, vessata dalle guerre e dalle pestilenze, così che i loro concittadini potessero oggettivarle ed elaborarle. Una magia psichica che funziona ancora in quest'epoca di pandemia.

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Da mesi, molte piazze italiane assistono alle manifestazioni dei lavoratori dello spettacolo impazienti per la ripresa delle loro attività; ovviamente, la prima preoccupazione è per il mancato sostentamento delle famiglie di chi è impiegato nel mondo del cinema e del teatro, ma non meno importante è l’aspetto culturale della rinuncia forzata a queste due entità della vita sociale.

Salute mentale: gli effetti psicologici delle epidemie

salute mentale

Se da un lato ci si chiede quali saranno le ripercussioni dal punto di vista economico, dall’altro è doveroso chiedersi quali saranno i lasciti riguardanti la sfera psicologica che questo lungo periodo di quarantena si porterà dietro.

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Salute mentale prima, durante e dopo il lockdown

Il 26 febbraio, mentre in Italia cominciavano a moltiplicarsi i casi di Covid-19, su The Lancet usciva una Rapid Review sull’impatto psicologico della quarantena per esplorare i suoi probabili effetti sulla salute mentale [1]. Partendo da 3166 pubblicazioni, la Review ha focalizzato la sua attenzione su 24 di questi, condotti in dieci paesi.

Il Terzo Settore sta rivoluzionando la ricerca: aiutiamolo

La pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere e per molti aspetti potrebbe cambiarlo anche negli anni futuri. Molte riflessioni insistono sul fatto che non si debba “sprecare” questa crisi inaspettata, e le altrettanto inaspettate energie che ha saputo risvegliare. In questo scenario la ricerca scientifica non fa eccezione1.

Scienza tra etica e politica: una riflessione in ricordo di Carlo Bernardini

È uscito in questi giorni il volume “Scienza tra etica e politica” dell’editore Dedalo. Una collettanea curata da Rino Falcone, Pietro Greco e Giulio Peruzzi. Lo scorso 22 giugno si è tenuto un webinar cui ha partecipato anche il Ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi. Riportiamo sotto l’intervento introduttivo di Rino Falcone. Crediti immagine: ErAnger/Pixabay. Licenza: Pixabay License

La scienza ha improvvisamente occupato un posto di primo piano nel dibattito pubblico e nella coscienza attiva dei cittadini; anche di quelli che della scienza avevano una percezione e considerazione scarsa e confusa. Questo è ovviamente un effetto di risposta a seguito della pandemia COVID-19: agli sconvolgimenti, alle trasformazioni della vita individuale e sociale che ha prodotto in tutti noi. In particolare, all’esigenza che è prepotentemente cresciuta di identificare potenziali salvatori della nostra salute e della nostra convivenza civile e sociale.

Scuola, crescita e nuove tecnologie: e ora che si fa?

Studente di terza elementare mentre studia da casa (foto di Aaron Keck).

1665, Londra. La peste si sta diffondendo e solo un ristretto numero di medici, farmacisti ed ecclesiastici rimane nella capitale per aiutare a limitare il contagio, mentre la maggior parte della popolazione si ritira nelle campagne. Tra questi Isaac Newton, da poco laureato, che per sfuggire alla peste torna in terra natia lasciando Cambridge dove da poco aveva iniziato un “master,” a causa della chiusura dell’università. 

Agamben e le insensatezze sulla dittatura telematica

Viviamo sotto dittatura telematica, le tecnologie digitali producono comunità fantasmatiche, i prof che fanno didattica a distanza sono come i docenti che giurarono fedeltà al Fascismo, ecc. ecc. Se, come dice Giorgio Agamben, il problema è la “barbarie tecnologica” che svuota le aule e sfibra lo studentato, c’è da chiedersi perché insieme alla didattica a distanza non abolire anche la scrittura e i libri. Niente distanzia più della tecnologia alfabetica e di quella tipografica.
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È vero che il buon senso non produce buona filosofia, ma ciò non significa che per produrre buona filosofia bisogna necessariamente dire qualcosa di insensato. Pare che invece che Giorgio Agamben voglia dimostrarci il contrario, e poiché non è certo un Diego Fusaro la cosa stranisce un po’. Eppure bisogna resistere ai resistenti, evitare di essere apodittici (anche perché non ce lo possiamo permettere), e provare a trarre dalle argomentazioni degli apocalittici utili spunti per gettare luce su quel che accade intorno a noialtri ingenui integrati.

C'è bisogno di scienze sociali, ma non quelle di una volta

Miniatur Wunderland, Amburgo. Foto di Renata Tinini.

Il Bando MUR (Decreto Direttoriale 562), che finanzierà progetti di ricerca in area Covid-19, destinerà risorse anche per studi di scienze sociali e umanistiche. Malgrado siano state richiamate nelle discussioni pubbliche, soprattutto in ambito internazionale, come potenziali e necessari ausili per governare la pandemia, le scienze sociali e umanistiche sono state in realtà fin qui ignorate e in alcune situazioni sbeffeggiate. La cura e il contrasto di una malattia infettiva è affare per medici, non per scienziati sociali! Si è letto in giro. Per la serie “Behavioral Science?

Epidemiologi, giuristi e avvocati alla prova della pandemia

La lettera sottoscritta da un gruppo di giuristi e avvocati e rivolta al Presidente del Consiglio solleva ancora una volta alcuni temi che sono stati ripetutamente discussi nelle ultime settimane, e cioè presunte gravi violazioni dei diritti costituzionali da parte del governo. Pensiamo che sia importante replicare per evitare che anche questa polemica si trasformi in un “sentire comune” di parte dell’opinione pubblica e che vanifichi le indispensabili iniziative volte a contenere l’epidemia.

Regolarizziamo in fretta i 600.000 immigrati irregolari

Scrivono i Lincei nel documento che segue: "L’immigrato, se contagiato, non è confinabile in un’abitazione che non possiede. L’irregolare sfugge i presidi ospedalieri e si avvale, piuttosto, dei presidi sanitari predisposti da associazioni caritative e volontarie. Non è raggiunto dalle informazioni necessarie per la sua sicurezza. Non è tracciabile o rintracciabile. Il loro alto numero rende difficile, se non impossibile, una serie di interventi di contrasto all’epidemia, quali la somministrazione di appropriati test sanitari o il tracciamento e il monitoraggio dei contagiati. L’irregolare rimane fuori dalla copertura offerta dal sistema sanitario, che pure ha natura universalistica". E allora che fare con i 600.000 immigrati irregolari presenti in Italia? Regolizzarli. E anche alla svelta!

Documento della Commissione Covid-19 Accademia dei Lincei. A cura del Gruppo – Economia e Società

Le attuali vicende sanitarie, sociali ed economiche, stanno esigendo un alto prezzo all’intera popolazione Italiana. L’esplosione della nuova patologia genera dolore e morti; causa la sofferenza delle imprese, l’alta disoccupazione e la caduta dei redditi; la paralisi nei rapporti sociali accentuata dal blocco della mobilità; una diffusa incertezza circa il futuro.

Aritmetica, cultura e pedagogia del distanziamento sociale

Nella fase di uscita dal lockdown, la regola elementare del "metro di distanza" non sarà più sufficiente: finora ha funzionato perché inserita in un contesto di assenza di relazioni, ma bisogna ricordare che il metro di distanza non è un valore costante, bensì proporzionale a una serie di fattori, primo tra tutti il numero di persone presenti

Non si potrà stare per sempre chiusi in casa: prima di approdare a cure efficaci e prima della sperata eventualità risolutiva di un vaccino realmente efficace (ossia che consenta una copertura effettiva, che serva più alle popolazioni che all'industria farmaceutica), la stagione di convivenza che l’umanità intera dovrà intrattenere con il Covid-19 comporterà la necessità di transitare da politiche, protocolli e pratiche di isolamento domestico a quelli di distanziamento sociale.

Insegnare la salute: un'arma in più contro le epidemie

L’emergenza coronavirus ha messo in risalto il rischio di uno scollamento tra cittadini, decisori pubblici e saperi esperti. Il nostro paese non può più permettersi questo stato di cose. È ora di intraprendere iniziative mirate per ricomporre questa frattura. Introdurre l’insegnamento delle scienze della salute nelle scuole superiori è un primo passo necessario in questa direzione 
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In questi giorni la nostra attenzione è stata assorbita interamente dal flusso incessante di notizie sulla diffusione di SARS-CoV-2, dapprima nel lodigiano e poi nel resto d’Italia. Nel seguire i bollettini in costante aggiornamento e l’evoluzione delle misure che di fatto isolavano intere comunità per poi estendersi al resto del paese, molti, me compreso, hanno avvertito la mancanza di una maggiore capacità di coordinamento tra decisori pubblici, esperti e cittadini.

Tutti uguali davanti alla pandemia?

Siamo davvero tutti uguali di fronte all'epidemia di Covid-19? Gli effetti diretti e ancor più indiretti, in realtà, ci stanno mostrando differenze a seconda delle condizioni socio-economiche (ad esempio, la possibilità di lavorare da casa sembra un privilegio per chi lavora presso aziende ed enti dotati di telelavoro, e anche per quanto riguarda la didattica online ci sono grandi differenze di strutture e possibilità fra le scuole) e tra le imprese, che non perdono indistintamente. E la guerra contro il nemico invisibile, se persistente, non potrà essere lasciata al mercato.
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“State tutti a casa”, questa è l’esortazione che ogni giorno viene rivolta a ognuno di noi. La pandemia è un fenomeno collettivo che investe intere comunità. La dicotomia tra il singolo e la collettività non poteva emergere più nitidamente: ciascuno deve mostrare il senso della responsabilità e stare a casa per non arrecare danni agli altri. Se gli altri faranno lo stesso, cooperando e reciprocando si potrà ottenere l’obiettivo dello stop al contagio. Ciò è alla base del distanziamento più o meno forzato. E secondo questa prospettiva “siamo tutti uguali davanti al virus”.

Covid-19: distanziamento sociale e diritti

L'Italia è stata colta impreparata dall'epidemia di Covid e ha reagito come poteva, facendo scattare i dispositivi di una quarantena di massa tramite decreti. Ora è importante che il distanziamento sociale avvenga il più possibile per una consapevole scelta dei cittadini. L'epidemiologo britannico Roy Anderson, per esempio, ha sottolineato che un'efficace prevenzione del contagio deve passare dalla responsabilizzazione dei comportamenti individuali più che da misure coercitive. Considerazioni simili sono state avanzate anche da giuristi americani, che sulla rivista JAMA hanno ricordato che “I poteri obbligatori in materia di salute pubblica devono essere valutati e giustificati secondo uno standard legale ed etico comune, tra cui (1) gli individui devono presentare un rischio significativo di diffusione di una malattia pericolosa e infettiva; (2) gli interventi devono essere suscettibili di migliorare i rischi; (3) sono necessari i mezzi meno restrittivi necessari per raggiungere gli obiettivi di salute pubblica; (4) l'uso della coercizione deve essere proporzionato al rischio; e (5) le valutazioni devono essere basate sulle migliori prove scientifiche disponibili. Nelle crisi emergenti quando la scienza è incerta, l'adozione del "principio di precauzione" è ragionevole per garantire la sicurezza pubblica. Tuttavia, le emergenze sanitarie non giustificano una coercizione indiscriminata, eccessiva, o senza un supporto probatorio”. Sarà molto istruttivo osservare come si comporteranno nelle prossime settimane gli altri paesi quando verranno investiti a loro volta dall'ondata di nuovi casi (come la risposta multifase britannica discussa in questi giorni). Riteniamo quindi utile stimolare un dibattito libero sui diritti e le garanzie in tempi pandemici. (Luca Carra, Roberto Satolli).
Immagine: 
Giorgio De Chirico, Piazza d'Italia.

Tra il 19 e il 21 di febbraio 2020 scoppia in Italia il caso “Covid-19”: il primo paziente italiano affetto da Covid-19, recatosi più volte all’ospedale di Codogno, induce alla ricerca del paziente zero, con presunti contatti con la Cina.

Uno sguardo (molto) indiscreto su un reparto di terapia intensiva

Qualche considerazione sul servizio di Piazzapulita sul reparto di terapia intensiva di Cremona: dagli effetti su chi si è immedesimato a quelli su chi non è preoccupato, per concludere con alcune importanti osservazioni sul terreno che consente alle infezioni di diffondersi, in Italia forse più che altrove, e su cui varrebbe la pena indagare di più.

Non poteva passare inosservato il servizio di Piazzapulita sul reparto di terapia intensiva di Cremona, sotto pressione per l’epidemia di Covid-19 in corso. È evidente che la redazione del programma condotto su La7 da Corrado Formigli, nel confezionare un video come quello trasmesso ieri sera, ha voluto testimoniare la gravità della situazione, aumentarne la consapevolezza nel pubblico e mostrare lo sforzo del personale. Ma molti, come chi scrive, non lo hanno apprezzato, anzi, ne sono stati disturbati.

Covid-19 fra precauzione, comunicazione e diritti

Dire alla gente “non fatevi prendere dal panico” è perfettamente inutile. In quest'articolo, Luca Carra spiega perché - e come quest'epidemia potrebbe aiutare le democrazie

Dire alla gente “non fatevi prendere dal panico” è perfettamente inutile. Essenzialmente per due motivi: 1. In presenza di un decreto che blocca tutto, chiude scuole e teatri, cancella convegni, etc. si crea una fastidiosa dissonanza. 2. Anche in assenza di queste misure, nella frase “Niente Panico” il Panico cancella il Niente, e resta padrone del messaggio.